è normale

28 Lug

Probabilmente aveva ragione Eco: dai a un imbecille la possibilità di esprimersi liberamente e ne vedremo delle “belle”. Non tanto perchè la rete sia il male assoluto, ma perché la vergogna urlata , fai girare e condividi, vale solo per la fantomatica casta e non per gli individui, sempre più mostruosi e meschini, che dovrebbero chiamarsi cittadini

D’altronde appare normale. Un tizio qualsiasi cosa sente durante la sua vita: attacchi agli intellettuali, ai radical chic, agli ipocriti che parlano di bontà, empatia, condivisione. Sono loro i veri e unici nemici del paese. E chi sono gli eroi? I pirla. I cafoni arricchiti. Gli ignoranti ruspanti. Questa gente è il nostro orgoglio.

La vergogna sarebbe invece necessaria. Vuol dire aver idea anche dell’altro da sé e che se dovessimo aver un momento di rabbia, una repulsione, dovremmo controllarla, ragionare, e poi eventualmente scrivere o parlare.

Le mamme di Peschiera Borromeo e il padre scioccato dalla presenza di disabili nel suo rifugio di quiete estiva, evidentemente non la conoscono la vergogna. O forse si. Vivono esistenze talmente mediocri, vittime di paure, pregiudizi, allarmismi, che la vergogna per loro sono quelle esistenze talora tragiche, talora con diversità evidenti, che per loro non devono esistere. Sporcano il paesaggio tranquillo delle loro vite.

In più sanno che il popolo è con loro. Codesto popolo mitizzato, idolatrato, al centro di tantissime leggende metropolitane, sopratutto fra compagni che, per mancanza di coraggio ideologico e politico, devono ciecamente seguirlo. Quando non si accorgono o lo sanno, ma il lavoro è troppo pesante e duro, esso senza coscienza di classe è portato naturalmente alla reazione.

Salvini e compagnia non fanno nulla di speciale, dicono e scrivono quello che un popolo di masse amorfe, succube della sua stessa frustrazione, represso e stressato, pensa e fa.

Così mentre fanno crociate contro gli anormali, dal loro miope punto di vista, a costoro par normale – usando sempre come scusa i bambini, farabutti e vigliacchi che non siete altro, non nascondetevi dietro ai figlioli, pezzenti codardi, ma palesate la vostra squallida ignoranza e idiozia- togliere il figlio da un centro estivo, perché – orrore orrore- vi lavora anche un rifugiato del Ghana.Non un pericoloso terrorista, non un bigotto frustrato, non un decerebrato di estrema destra, non una legaiola che se la prende con le parole di Imagine, ma un ragazzo che viene da un paese che ha i suoi bei problemi. Uno che forse ha fatto anche un viaggio drammatico e duro, o forse no. Ma sicuramente, care mamme, a lui non viene in mente di giudicare la vostra bassezza morale ed etica, la vostra mania di esser sempre giovani e tirate, le vostre macchine, la merce che diventa la vostra vita, vita soffocata dalla paura che tanto vi tiene compagnia  e voi preferite la sua, di compagnia, piuttosto che conoscere l’altro

Perché la paura è comoda, tipo quelle poltrone che si distendono e ti permettono di dormire bene. Conoscere invece è duro, difficile, pieno di delusioni e sorprese. No, meglio urlare: ruspaaaa!!! O dire italia agli italiani.

Quelli che aggrediscono gli altri, i diversi. E che voi ritenete vostri simili. Che un giorno potrebbero esser vostri figli, e visto che educazione del cazzo avete dato a loro, non mi stupisco che possano, a parole o nei fatti, dar notizie di loro sui giornali o in tv. Brutte e spiacevoli notizie, per me. ” Ragazzate”, per voi.

Ora: lo confesso.Sono un nemico del popolo, eh! Ebbene sì. Nell’ordine sono: radical chic, buonista, ipocrita perché credo e applico la bontà, l’empatia, la condivisione. ” Gente lontana venuta dall’est, credeva in un altro e non mi hanno fatto del male”, ecco questa frase da una vecchia canzone di De Andrè illustra bene il mio rapporto con lo straniero, che poi è un uomo come me. Non un mostro, non si ciberà dei vostri figlioli. Dispiace, lo so che nel profondo delle vostre anime nere, non vi dispiacerebbe, ma non succederà.

Certo la disabilità ci inquieta, ci colpisce, non riusciamo a gestire bene i nostri sentimenti, ma se dovessimo fermarci a questo, ci parrebbe normale scrivere un commento/recensione su un social, dove con la consueta codardia e cioè usando i figli, diciamo palese e chiaro che i disabili nei luoghi di vacanza non devono proprio esserci. O almeno avvisate noi gente normale e per bene. Che non veniamo. Nel mondo, infatti, non esistono diversi e disabili, ma solo dei simpatici coglioni pieni di pensieri scadenti e senza un po’ di bellezza nel cuore.

Loro però sono normali. Normali, anzi da capire perché figli di un reale disagio, i loro commenti violenti e rancorosi, per ogni argomento. Non è solo infatti il diverso e il disabile ad esser il nemico, o il buonista radical chic. Leggete i commenti dei signori per bene ed onesti cittadini, ad esempio, sul lavoro scientifico fatto da Samantha Cristoferretti nello spazio. Un tale odio legato al sesso di costei, da parte di maschi bavosi e vomitanti idiozie, che poi sono le stesse cose scritte contro la Boldrini o altre donne dentro nella politica, manifesta una involuzione della specie. I danni della sincerità gestita dalle teste di cazzo. Qualunque sia la ragione di tale rabbia. Se non fosse giusta, va combattuta senza troppa galanteria, se fosse giusta- vedi il sostegno al governo fascista ucraino da parte di certe donne della politica- non si combatte con l’insulto, ma rendendo credibile  la nostra idea anti imperialista. Mi preoccuperei di più dei malati di mente che giocano con la geopolitica e i complotti, che fanno danni clamorosi dalle nostre parti, piuttosto che perder tempo dando della donna di dubbia moralità a chi non apprezziamo.

Qualcuno diceva che le parole sono importanti. Ed è vero. Come è importante abitare in un paese decente, aver voglia di conoscere e confrontarsi, e combattere aspramente ogni idiota che dice o scrive cazzate di cattivo gusto. Vale la pena esser giudicati ipocriti buonisti da costoro. Vale davvero la pena

L’alibi del populsimo

22 Lug

Che racconteremo ai nostri nipoti? Quale esempio potremmo mai essere per i nostri figli? Quali ideali stiamo difendendo? In quale fede poniamo la nostra fiducia? Quali certezze abbiamo? Il dubbio così tanto propagandato, non è in molti casi un elegante distacco dalla presa di posizione, una raffinata ritirata di fronte a tempi complessi e alla crisi assoluta dell’occidente, non in quanto tale e su tutti i fronti, ma in particolare quello liberal-capitalista con le sue ossessive credenze per inerzia nella Legge Del Mercato. Si dice che i nostri nemici siano degli esaltati legati a un dogma, ma in un certo senso.. Ecco, primo: chi sono i nostri nemici? Gli stessi che abbiamo o finanziato in tempi non troppo lontano, oppure ignorato colpevolmente? O sono i nostri governi con le continue modifiche al mondo del lavoro? Dello studio? Chissà perché ci si accanisce così tanto su questi temi.

Di fatto si vive, anche bene per certi punti di vista o per certe cose, in un sistema fragile di precarietà perpetua.  La rivoluzione permanente dei padroni e dei suoi servitori. Che comunque non sono degli sciocchi, degli improvvisati e fanno benissimo il loro dovere.

Il resto si divide tra il ripetere, e io lo trovo affascinante e stimolante, vecchi schemi di unità, accordi, nuovi e allo stesso tempo vecchissimi soggetti politici. Ci si impegna nella costruzione di nuovi idoli, che poi amiamo distruggere per primi, metaforicamente come dei fondamentalisti che se la prendono con le icone. Però, mentre loro poi rivendono a ricchi europei, americani, ebrei, i pezzi delle varie opere d’arte devastate, noi col cazzo! Ammiriamo le rovine e diciamo: vedi? ci rovinano i nostri idoli. Geni! Artisti!

Avverto una reale e potente incapacità di comprendere e agire su questi tempi. Crolla la solidarietà di classe sul lavoro, si disfa l’unità, anche apparente ma pur sempre costruttiva, delle sinistre. Si rivolta la politica, strappandola ai partiti, alle formazioni, ci ritroviamo con movimenti populisti e razzisti, che alimentano l’ignoranza sociale delle persone.  Delle masse amorfe. Le quali come unico sfogo hanno solo il diritto di perdersi e naufragare nel dolce mare dei social e dei commenti. Anestetizzati al loro dolore, non comprendono, non ” sanno”, quello degli altri. Tutto è reazione, di pancia, di rabbia smodate, di irriverenza feroce. Una ribellione popolare senza coscienza di classe porta il popolo a destra, perché esso, di sua natura, è fragile e spaventato, sicché il ricorso al manganello virtuale, o alla violenza insensata sul debole, è un passo naturale. Il populismo è l’alibi delle sinistre che perdono il terreno delle comunicazioni con le masse allo sbando. Troppo litigiosi tra di noi, forse. Lo vedi dagli ultimi atti. Il presunto attentatore dell’Isis, quanto pare solo un folle solitario – pare- è servito per schernire la parte avversa, vuoi che sia quella che eccede in complottismi oppure quella- per me la più detestabile, perché nemmeno mi fa ridere- eurocentrica di sinistra, che divide i buoni europei e americani portatori di diritti civili, contro i barbari. La crisi politica è ben evidente perché dalla scontro comunisti- capitalisti, si è passato all’avanspettacolo misero e ridicolo di complottisti paranoici contro debunker.

Non avendo solidarietà e coscienza di classe, partiti organizzati in grado di dettare linee e comportamenti politici chiari ai suoi militanti, una netta divisione tra destra e sinistra, è chiaro che si agisce secondo lo stimolo del momento, ed è chiarissimo che l’attaccarsi a dogmi è condivisibile sia dai populisti che da quelli che si palesano come democratici.

Che significa però esser democratici? Come dovrebbe comportarsi una democrazia nei riguardi dei suoi cittadini e con le altre nazioni? Quanto si possono sostenere mezzi di espressione popolari generalizzati o metterli in discussione anche con veemenza? La democrazia, l’esser democratico, è un vezzo? Un accessorio ornamentale, di abbigliamento, oppure è una idea, un ideale, una fede e per cui quanto dovremmo sostenere l’apparato e idea democratico e di democrazia, quando le cose si mettono male?

Io, di questi tempi, non vedo tanto o solo l’avanzare di un populismo reazionario pericoloso, quanto noto la debolezza del pensiero comune circa la democrazia. La pigrizia intellettuale dei suoi sostenitori, che enfatizzano un problema certamente concreto, ma d’altra parte non fanno quasi nulla- se non con l’uso dell’effimero, elemento che contraddistingue la nostra epoca- per rendere appetibile la democrazia come è ora e qui, non come ideale o figlia di illustri pensatori e politici, cioè un sistema appiattito su esigenze economiche e di classe, ma quella padronale e dei ricchi. Dove lo stato sociale, necessario e fondamentale in ogni sistema libero e democratico, è pressoché smantellato e inutilizzato. Non penso per colpa dei populisti. O perlomeno, volendo esser buoni, solo per colpa loro.

Ma cosa dovrebbe essere un pensiero e un agire democratico? Lo vediamo messo in pratica? Non so. Questo “non so” è nel vederlo messo in pratica o quanto meno: la pratica della democrazia, è pur sempre legata a motivi a prescindere validi?Mi viene in mente un discorso sulla legge e giustizia. I giudici applicano la legge, ma questa applicazione, giusta e di fatto figlia di millenni di attenzioni sul diritto e i diritti, è sempre infallibile, anche quando si applica e in modo corretto i suoi codici? Ecco, io credo che i nostri attuali democratici pur ritenendosi diversi usino metodi assai legati a sistemi dogmatici. Mi spiego: per essi si deve sostenere e difendere “la democrazia” un entità superiore e infallibile seppur fallace e mendace a volte. Come un cristiano difende il suo dio, un bolscevico i valori del comunismo, un populista il suo esser contro un tanto al chilo e le sue bislacche idee cariche di idiotismo non autorizzato.

La crisi economica, le difficoltà di gestione dei flussi migratori, l’inconsistenza politica nazionale e internazionale, non sono invenzioni di chiassose e inopportune minoranze politiche o di masse amorfe abbandonate alla loro cretineria. Queste sono le conseguenze, le derive e deviazioni. Lo dico per portar a riflettere quelli che condividendo le divertentissime pagine come ” siamo la gente il potere ci temono”, siano convinti di aver un pensiero politico, di aver colto quello che le masse di plebaglie non coglieranno mai.

Noto, nascosta bene e sicuramente inconscia, una certa deriva di velato “razzismo di classe”. Il democratico medio nell’era dei social è infastidito dai suoi concittadini rozzi, volgari, ignoranti, e fa benissimo. Dà molto fastidio anche a me. Però a maggior ragione, concedetemelo, mi infastidisce l’uso di un linguaggio poco consono da parte di persone che hanno studiato, vengono da famiglie “bene”, eppure devono scimmiottare un ambiente che odiano e da cui si sentono attratti come il proletariato. Il quale è rozzo e infame perchè è destino che sia così, in quanto certi mezzi, certe possibilità gli vengono negate. Con modi e metodi diversi, ma negati.

Questa fetta di popolazione si è ritrovata privata di alcuni elementi fondamentali per renderla migliore e realmente nociva al capitale: la solidarietà e coscienza di classe, in primis. Senza codesti componenti abbiamo un proletariato, che ha assimilato in sè parte della piccola/ media borghesia, umiliato, scosso, che nella lotta al debole trova la sua unica e vigliacca soluzione. Da qui il populismo. Figlio dell’incapacità dei democratici di saper gestire la democrazia.

In fin dei conti che democrazia sarebbe quella che, all’indomani del Brexit, ha usato metodi e linguaggio degni dei peggiori populisti, con tanto di attori e gente di spettacolo usati come testimoni della sciocchezza delle masse. Ma come non siete voi degli appassionati debunker che pretendono la qualifica con tanto di attestato, ogni volta che si esprime un concetto sui social networks?  L’idea di democrazia mi par una difesa di classe di alcuni privilegiati, o aspiranti tali, o chi si reputano tali, contro il risultato in termini umani della loro democrazia di apparenza e rappresentanza.

Scagliarsi contro chi non vota come noi, pretendere che non possano aver voce e rappresentanza, è tipica delle mie adorate dittature proletarie e socialiste. Non di delicati, raffinati, umanissimi, pensatori democratici. Nella democrazia è fondamentale una cosa: pensare che possiamo esser sconfitti, che le cose non vadano come ce le aspettiamo e interrogarci e agire sul malessere che una parte consistente e traversale del popolo mette in evidenza.

Non è tanto questione di ripetere la frase di Voltaire,  ma accettare un verdetto spontaneo, genuino che evidenzia una distorsione nel sistema. Non si può esser democratici quando passa e vince la nostra aspettativa e idea e dar di matto quando si perde.  In quei giorni la differenza fra i peggiori populisti e i valorosi democratici si è andata assottigliando sempre di più.  Mostrando e palesando la debolezza del pensiero e della pratica, e di come definirsi democratici( e si badi bene: democrazia occidentale e anglofila, non altro.  L’altro è di per sé cattivo e manigoldo, va abbattuto con rivolte che finiscono presto per esser strumentalizzate e manipolate da orde di criminali che usano la religione come scusa per le loro bestialità) sia un vezzo, che fa figo e non impegna.

Il dogma però non deve esser messo in discussione, migliorato, analizzato seriamente. I fondamentalisti della democrazia, che siano liberali, liberisti, libertari light, usano tutti i mezzi per creare nemici di comodo e lasciare a casa un pensiero critico libero e stimolante.

Il populista ha poche idee e confuse e le difende, come difende il suo leader. L’editorialista che sulle pagine dell’Unità difende Blair, fa la stessa cosa. Nonostante possa sentirsi migliore, democratico. A sinistra invece si preferisce elaborare tesi che ci svelano dopo pochi secondi la vera natura del mancato golpe turco, si rievoca per l’ennesima volta l’avvicinarsi e palesarsi del “fascismo”, ma si tacciono le convivenza forti che ci sono state tra capitale e fascismo, leggere il bellissimo libro di un grande liberale come Ernesto Rossi: i padroni del vapore, potrebbe aiutare.

La difesa della propria certezza, praticata anche da chi si reputa sostenitore del dubbio, è alla base della deriva protezionistica di un sistema che genera mostri sociali e politici, incapace di fermare il terrore, anzi aumentandolo con guerre espansionistiche o quantomeno gestite male. Le nostre democrazie partoriscono i populismi che giustamente detestiamo, in quanto il pensiero e agire politico è avulso da un reale specchiarsi con i propri problemi e limiti, meglio un bel trucco da photoshop, meglio la certezza di un debole dogma. Per distruggere il populismo si deve aver il coraggio di esser davvero democratici con le dovute riconsiderazioni sulle proprie idee e aspettative, si deve cambiare e riformare questo pasticcio liberal-capitalista  e cercare di passare dalla democrazia reale a quella dal volto umano. Oppure, sai che il socialismo non è così male !

Berlusconismo come Highlander

8 Giu

Il berlusconismo è un fenomeno sociale e politico, di cui faremo fatica a liberarci. Esso non finisce assolutamente con la vita del suo fondatore, ma -a vari livelli- ha a che fare con la storia del paese. Ha a che fare con gli italiani.

La cosa divertente è la sua presunta novità, quando comparì , sulla scena politica italiana, all’indomani di Tangentopoli. Ricordate? “Il nuovo che avanza!” Molti italiani ci credettero. Per credere non è necessario esser dei gran farabutti, basta esserlo anche di veramente piccoli. Oppure anche esser delle brave persone, spaventate dai rossi che mi portano via la “roba”. No, brave non direi.. Diciamo che risulterebbe difficile votare per costui.

La storia ha dato a costui il compito di portare le costanti dei personaggi “sordiani” nella politica. Svelando un pensiero altamente democratico, e che ho sentito anche fare da molti libertari in libera uscita: ma che ci vuole a fare politica? Essa è come la pubblicità, non devi avere un’idea, devi venderla.

Il nuovo apparente era questo. Gli italiani preferirono e preferiscono ancora oggi, esser dei clienti, piuttosto che dei cittadini.

Il sogno americano, il pragmatismo materialista liberal-capitalista, in salsa festosa, televisiva, facile da comprendere e divertente il giusto. Un mix tra marketing e feste estive.

Questo è durato, con due piccole parentesi, per quasi venti anni.

Ora, cercate di comprendermi, non diciamolo troppo forte che il tg 5 ci rimane male, ma è un progetto verso il viale del tramonto. Che potrà anche vincere qualche battaglia, ma non la guerra. Per cui pare brutto prendersela con il caro Silvio e ritornare a discutere degli effetti nefasti che ha avuto sulla nazione.

Però: cosa sarebbe stato Berlusconi senza il riflusso? Lui non è altro che un prodotto sociale ed economico ampiamente vedibile negli anni 80. La Milano da bere (e da papparsi) dei socialisti, di quelli che son passati da avanguardia operaia ai socialisti. Molti “creativi” hanno abbandonato gli slogan ribellistici e velleitari per vendere merendine e macchine.

 

Vendere. Comprare. Il capitalismo in poche parole. Per questo reputo il berlusconismo non nuovo, lo saranno i metodi e i gesti, forse, ma nulla di innovativo all’interno di un sistema capitalistico che si basa su promesse altisonanti, allarmismi, nemici  di facile presa sugli istinti popolari. Per questo Berlusconi si è portato a presso la Lega e i post fascisti.

Vincendo una battaglia, allora, data per persa. Come persa e perché? Ma come non siete informati sulla Britania? Quel simpatico ritrovo di agenti c.i.a. e del servizio inglese, si mormora ci fosse pure il cappellino della regina e quindi lei stessa, pronti a consegnare, previa colpo di stato, la nazione a quel malvagio agente bolscevico che era Occhetto.

Chiaramente, quando si muovono i complottisti è quasi sempre così, le cose andarono diversamente.

Vinse l’Italia. Perchè il berlusconismo non riguarda solo l’aver votato o no Forza Italia, esso riguarda noi. Ogni volta che non ci siamo comportati correttamente dal punto di vista civile. La macchina parcheggiata a cazzo, che tanto sono solo due minuti, lo scontrino non fatto, la tassa evasa, il chiuder gli occhi davanti alla deriva dei costumi, dell’educazione, il pressapochismo accompagnato da un tifo di stile calcistico quando parliamo di politica, la battuta volgare con relativa strizzatina d’occhio. L’idea del mio che è più importante del nostro. Le piccole truffe che impariamo dai genitori, cbe ne so..dal padre?

Ecco il popolo del ” ma si, tanto!” Senza sapere che dietro a queste cose c’è qualcuno che pagherà la nostra negligenza, l’indulgenza, l’inettitudine.

Ci vuole forza per opporsi e non sempre io l’ho avuta ed ho, mi faccio metter in mezzo, non è colpa mia, sono sciocche giustificazioni.  Come la moda di perdonarsi, perché umani, le nostre debolezze.  Attenzione non vuol dire essere rigidi e schematici, possiamo comprender il perché a volte dimentichiamo la questione morale, l’etica e caschiamo in piccoli e gretti errori, ma non dobbiamo giustificarli, dire “fanno tutti”, “cosa sarà mai”, sopratutto se, da genitori, abbiamo a che fare con la formazione di un nuovo cittadino.

Per questo il berlusconismo non può mai esser preso sotto gamba, per questo sono squallide e ignobili i tentativi di sdoganarlo perché ” quando c’era lui perlomeno protestavi e ora?” e via di sciocchezze di questo tipo. Ripeto ai compagni che sostengono codesta linea: anche il peggiore dei criminali, in vita sua, potrà dire due o tre cose buone. Non cambia per nulla il suo operato e quello che è, inoltre ogni governo ha le sue debolezze e dovremmo parlare di quelle, senza dar spazio a notizie non fondate o false solo perché contro il capo del governo.

Perso il grande prestigio politico, penso resisterà a livello comunale/regionale,  ma non a livello di presenza e potere nazionale, il berlusconismo non scomparirà affatto dalla scena sociale e culturale italiana, cambierà nome ed aspetto, ma rimarrà quello che è sempre stato: l’aspetto comune e peggiore dell’esser italiani. In modo traversale, al di là del sesso, idee, classe.

Insieme al fondatore dovremmo superare e seppellire anche quegli elementi che ci avvicinano a questa pagina indelebile di orribile politica nazionale e degrado etico-intellettuale.

I Colpevoli

3 Set

Ogni tanto una foto ci commuove, ci scuote, per un attimo. Un giorno. Giustamente rammentiamo di aver un cuore da qualche parte, un pezzetto d’anima. Ce la prendiamo con il destino cinico e baro, con il mondo che è un brutto posto, ma non pensiamo mai ai capi di governo occidentali, alle monarchie arabe, e ai loro complici.

D’altronde la nostra prosperità economica, il benessere, delle nostre nazioni dipende, da sempre, dallo sfruttamento delle classi meno abbienti e dal colonialismo.

Le nostre giovani democrazie si sono sempre sostenute così. Poi costruivamo strade e altre belle cose, ma per i nostri coloni, non certo per rendere migliore la vita della gente che viveva laggiù da molto prima.  La cosa importante è ritenersi innocenti, civili, democratici. Sconvolgerci per le barbarie altrui, mai per le nostre.

Sicché quando giustamente piangete i morti annegati, soffocati, le vittime dell’ immigrazione, fate benissimo.  Vuol dire che avete compreso una cosa banale, scontata, ma che da molto tempo è pressoché dimenticata:  noi siamo esseri umani. La morte di un figlio, un padre, un amico, un fratello, una sorella, madre, moglie, è identica sempre e comunque in tutto il mondo. Cambiano le cause. Ed è su queste che siamo colpevoli.

Quelle persone potevano e dovevano vivere. Chissà cosa potevano diventare: forse niente, forse criminali, forse era nel destino loro finire male. Forse no. Una vita normale: famiglia, lavoro, piccole cose. Come me, come te.  Noi abbiamo deciso di intervenire. Non contenti di quella guerra al terrorismo che alimenta da 14 anni il terrorismo, anche per una certa confusione: Bin Laden prima alleato contro i sovietici, poi figlio di puttana, l’isis prima giovani ribelli pacifici e sbarazzini, ora figli di puttana. Ecco non è facile combattere il terrore se sono un coglione che non sa scegliersi gli amici. Ma questo non è un problema: abbiamo delle magnifiche cose in campo filosofico e culturale e ci basta per crederci superiori agli altri. Ignorando che pure loro in quel campo non sono secondi a nessuno.

Li abbiamo sempre derubati, spesso schiavizzati -e quanti milioni di morti nei viaggi verso le nazioni libere e civili- siamo stati capaci di genocidi, ma ogni volta ci stupisce la ferocia del diverso, mai quella di chi è come me. Problema che nasce per l’indifferenza che proviamo per le vite altrui.

Non è vero, come mi è capitato di leggere, che tra i sostenitori degli interventi in quei paesi e i razzisti, siano peggio i primi. Rifiuto totalmente la mentalità da superclassifica show, dove si cerca di dar colpe a destra e a manca, per una ragione simile: non voglio dare alibi. Partendo dal fatto che un razzista non penso si sia mai interessato di Gheddafi o Assad, ma che li abbia semmai visti come arabi del cazzo, io a costui do una grossa colpa: l’assuefazione alla disumanizzazione. E ci metto anche un’altra: la vigliaccheria, codardia, infame e squallida di chi sta al sicuro. Lontano dalla guerra

E se colpevoli lo sono i capi di governo, i sinistrati imbecilli che applaudono la libertà portata da eserciti e rivoluzionari del menga, gli ultra rivoluzionari permanenti con il sostegno fortissimo ai tagliagola per incapacità di saper riflettere e per imbecillita assoluta, ecco io reputo colpevoli anche quelli che vorrebbero che ne affogassero di più, che alimentano l’odio verso il diverso e l’altro, che fanno gli spiritosi sulla tragedia altrui. Ecco questi mi fanno più schifo rispetto a chi almeno ha un piano di conquista e guadagno, no questi sono stronzi, frustrati, repressi, che godono della sofferenza altrui. Vigliacchi che non hanno il coraggio di ribellarsi e vivere a pieno e con gioia la loro vita e allora sperano, auspicano, pretendono, la sofferenza degli altri.

Io l’errore grave di dire che non sono peggiori degli altri non lo faccio. Sono peggiori, sono la feccia. Proprio perché inermi a tutto, tranne che alla loro frustrazione la quale diventa tifo per la morte e la distruzione del diverso.

Per questo, pur avendo grossissimi limiti, non critico Saverio Tommasi. Lui ha un solo scopo: ricordarci che siamo tutti uguali noi esseri umani e che il primo passo per accettare codesta cosa è accettare l’altro da me. Nella nostra società e in questi tempi è rivoluzionario dire queste cose.  Più dei rivoluzionari da tastiera, dei turisti della rivoluzione.

Sicuramente va preso solo questo e il suo discorso sul “restiamo umani”, altrettanto vero che politicamente non ha rilevanza. E allora? Invece di scrivere cazzate del tipo : tommasi è l’altra faccia di Salvini, cosa che è ridicola solo pensarla, ecco, noi che abbiamo un’idea più profonda, militante, politica, invece di occuparci di costui, dovremmo per primi rammentare ad amici, parenti, conoscenti, la natura imperialista e colonialista delle nostre guerre e come causa principale di immigrazione

Ma sopratutto dovremmo ricordare a noi stessi di rimanere umani, provare tenerezza per il prossimo, solidarietà sociale e individuale, non accettare la propaganda del regime liberal- capitalista, provare astio per i reazionari e rammentare i nomi di Sarkozy, Napolitano, La Russa, Berlusconi, Cameron, Obama e tanti altri come responsabili di queste morti e di questa immigrazioni di poveri cristi.

Resistenza umana

2 Lug

Io , per quanto possa sembrare impossibile, continuo ad amare l’umanità. Ci sono troppi abbracci, lontananze non volute, esistenze che passano e ci lasciano ricordi che fan tremare il sangue nelle vene. Esistono i nuovi amori e quelli che resistono nel tempo, i piccoli gesti di generosità, i giorni passati con gli amici o a trovarne di nuovi. Tutti sono fatti di sorrisi e lacrime, di disperazione e momenti di tenerezza.

Questo è il genere umano e quello che mi piace narrare, conoscere, difendere. Poi ci sono quelli inguaiati e veramente.

Che scuse hanno? E perché ogni volta dovremmo cercarne una nuova? Sicché basterebbe esser nati nel sotto proletariato, aver bevuto, esser da tempo disoccupati, esser nato al sud, per poter dire e scrivere cazzate? E al nord, al centro, che scuse inventiamo?

Perché a ben vedere: tanti si ubriacano e non intonano cori in cui si stupra allegramente della gente, altri nati nel sottoproletariato si prendono quel pezzo di umanità e cultura che a loro è escluso da un discorso classista, molti non hanno lavoro ma non pensano che vi siano altri a rubarlo, qualcuno è del sud ma non si esprime come certi suoi conterranei delle liste Noi con Salvini.

Io sono brianzolo da generazioni, ma non sono un legaiolo in nessun modo.

Come mai? Sono responsabilità, scelte. Dici: ma l’ambiente conta! Certo. Conta tantissimo, ma conta anche saper giudicare e pensare su ogni cosa che ti dicono. Il pensiero nasce da te. Infatti anche io da ragazzino ho ceduto al verbo legaiolo e destronzo all’italiana. Ma sai cosa? A furia di sentirle e leggerle certe cose, mi sono reso conto del grado di disumanizzazione e di repressione, frustrazione, ignoranza e ottusità che regna nei discorsi e nella testa dei reazionari.

Però, fosse solo un problema politico, lo è…Ma. La lega, Salvini, i fascisti revisionisti, pescano in un sentito comune. Una massa in fondo è solo materia indistinta, amorfa,  che si trascina stancamente. Di natura, essendo composta da paura, ignoranza, pressapochismo, punta a destra. O in quel mondo di nessuno tra reazione e istanze che agli sprovveduti possono sembrare di sinistra. Anzi come la metti che pure alcuni che si definiscono compagni, in sostanza non sono altro che dei piccoli, rancorosi, reazionari? Tutti presi a un eterno insulto e violenza, che si esplicita sugli schermi?

Credo sia per via del collasso sociale, dello sfascio assoluto di una presenza forte delle correnti progressiste, socialiste, comuniste, nel paese. In tono più neutro: credo sia la falla più estesa all’interno della nostra traballante, incerta, democrazia.

Ora, lasciando da parte il mio sostegno al socialismo reale, alle democrazie popolari e socialiste, ragioniamo da liberali e democratici. Cosa ci sta a cuore, a noi? L’uomo. E cosa difendiamo? I suoi diritti.

Tra questi diritti c’è quello ad amare. Abbiamo qualcosa contro al fatto che una persona ami? Ora, i reazionari penseranno subito agli organi sessuali. Rimanete su questo: amore. A voi dà veramente fastidio che una donna ami un’altra donna? Un uomo un altro uomo? Evidentemente si se mi tirate fuori complotti contro la famiglia tradizionale, il fatto che dal matrimonio per i gay si passa a quello tra uomini e bestie e altre scemenze. Perché il reazionario è un po’ scemino eh!

Così si scoprono Cuor di Leoni contro un avatar arcobalenato e non dicono nulla contro chi ha un avatar raffigurante i padri del comunismo, ma ne rovinano la statura con discorsi idioti e isterismi inopportuni.

Mi viene da pensare: ” Basterebbe riflettere” Questa cosa che a me dà tanto fastidio, che problemi reali mi procura?

A Marzdo mi sposo. Ora dove un matrimonio tra persone dello stesso sesso, potrebbe impedire che io convoli a nozze? E dove mi si rende impossibile far una famiglia se per caso esistessero altri tipi di famiglia? Semmai penso sia un esempio, l’etica, la moralità attiva che dedichiamo agli altri il collante fondamentale per ogni relazione e società. E l’affetto.

Perché chi critica dedica così tanto tempo all’odio scomposto e sensazionalistico contro i suoi nemici,e non ci parla mai di che razza di paradiso terrestre sia la loro visione della vita, la loro società? Costoro spendono parole volgari, oscene e pensieri paranoici, ossessivi, devianti, solo per distruggere una parte che per loro è il male. Ma cazzo parlami un po’ del Bene, di come lo intendi, con le ruspe?

Nonostante tutto quello che possano inventare, nonostante le masse che li seguono, nonostante i loro commenti scritti senza vergogna, nonostante i cori in favore dello stupro e nonostante quelli che minimizzano, assolvano, giustificano, è chiaro che il reazionario è malato. Di cretineria, idiozia, e che la natura da loro tanto difesa, le tradizioni da loro tanto sostenute siano traviate e ridotte a cose oscurantiste e fasciste.

Certo manca una parte forte che rieduchi, che sappia educare queste masse trasversali di coglioni. Il fallimento del comunismo e della democrazia liberal-progressista ha portato a questo

Gente che parla impunita e altezzosa che tanto sa di non venir mai bastonata, insultata, mortificata come merita. Che parla di libertà di espressione e opinione, ma senza rammentare le responsabilità etiche, morali, di ogni nostra parola.

Perché a mio avviso sono colpevoli e come tale vadano trattati. Da una parte c’è la resistenza umana che ragione, riflette, vuol conoscere e comprendere, senza giustificare alla cazzo, dall’altra codesti rifiuti umani. No, ma rifiuti umani è poco.

Si parlo di voi! Vi siete divertiti a scrivere parole piene di odio maschilista contro una ragazzina d sedici anni? Vi siete sentiti maschi come quelle teste di cazzo dei tifosi che sul bus cantavano inni allo stupro? Cosa sapete del dolore? Dell’umiliazione? Di una vita devastata?

Voi ridete e vomitate merda sotto forma di parole. E siete schifosamente ipocriti: ” No la violenza è veramente brutta brutta, ma quella gira con la mini gonna alle 23 di notte eh!”

Dovremmo creare una squadra d’assalto speciale che sulle vostre bacheche e per ogni vostro commento vi rammenti che teste di cazzo siete. Ogni pensiero lo devo manifestare, ogni bassezza, cretineria, senza pentimenti o altro.

Una ragazza potrà esser ripresa dai genitori, al massimo, ma per quanto possa dire e fare, mai e poi mai si deve “meritare” ” un’altra volta non giri più” una violenza simile.

Qui si parla solo di umanità. Di empatia. Riconoscere il dolore altrui, come il nostro. Ma voi non gioite, non soffrite, voi siete meno del niente.

la mentalità

13 Giu

Giorno dopo giorno, parola dopo parola, si costruisce una mentalità. Una volta che diventa abitudine, una volta che il ripetere un concetto è atto d’inerzia intellettuale, è difficilissimo spiegare alla gente – non parlo di persone- che stanno dicendo e facendo un sacco di cazzate. Perché vi è la normalizzazione di un pensiero, di un atto, e quindi viene ritenuto normale un certo modo di porsi.

Oggi capita di stupirci per certe cose che leggiamo o vediamo, capita a quelli che sanno usare la lucidità necessaria per distanziare l’istinto dalla ragione, ma tutto questo non è un prodotto originale, di questi tempi. No.

Negli anni 90, attraverso una campagna martellanti di televisione e giornali, si è costruita la base su cui edificare un modo di pensare e vivere rozzamente reazionario. Le parole diventavano sempre più offensive, aggressive, l’altro non è uno specchio ne quale riflettiamo noi stessi, non è neppure un individuo con cui dialogare, anche vivacemente, ma cercando di esporre pensieri e soluzioni non tanto ad effetto, quanto efficaci. L’altro è il nemico, l’altro non è umano come noi.

L’aggressività verbale è da sempre un buon mezzo per soffocare l’altri intervento, buttar tutto in caciara, propagandare la falsa soluzione del momento, rispetto a una più articolata. Questo tipo di agire serve anche per nascondere la sostanziale vigliaccheria dei reazionari.

Facciamo un passo indietro, o meglio, torniamo ad analizzare quello che è capitato negli anni 90. In realtà, azzardo, questo modo di fare è la deriva grottesca e rumorosa dell’arroganza craxiana. La sua risposta ai fischi contro Berlinguer è un meraviglioso gioco di attacco personale, fatto passare per attacco alle idee e non all’uomo. Ben sapendo che in politica uomo e idee spesso sono la stessa cosa.

In quel contesto veniva fatto passare l’idea che l’ospite può e deve esser umiliato, se necessario. O per il gusto, il sollazzo, della ferocia, della plebe. In quel caso i poveri craxiani, non scrivo “socialisti” per rispetto ad Andrea Costa, Nenni,e così via.

L’effetto devastante è stato che si è perso ogni controllo, confuso, dagli imbecilli, come ipocrisia. Nel senso che ogni frustrato, ogni persona non risolta, incapace di vivere decentemente, si è trovata giustificata a palesare la sua idiozia politica, umana, etica,e non vergognarsene minimamente. Anzi, costoro spesso sono quelli che abusano di “vergooooooognaaaaaaaaaa”, ma appunto: non conoscono vergogna.

L’idea che esser sinceri significhi dar sfogo solo agli istinti più beceri, demolire gli altri e il loro pensiero, in particolare se portatore o difensore di umanità e progresso. Meglio la coperta di linus e il dito non la luna, che ci mostrano come nemici quei fratelli e quelle sorelle che scappano da guerre volute e fatte da noi, parlare di ruspe per i zingari e lasciare che le mafie occupino l’economia locale, il tutto alzando sempre l’asta della cretineria verbale e di pensiero. Non si combatte un governo o una classe corrotta, autoreferenziale, portatrice di leggi sbagliate e anti popolari, spostando il tutto a una guerra contro minoranze, diversi, altri popoli. Capirai è come se ti invitassi alla guerra e tu mi dici che se schiacciamo tante zanzare, è fatta. Ok, le zanzare rompono i coglioni, ma forse quella potenza che ci sta sparando addosso è un problema più grande

Avviso per uno o due lettori: codesta parte è un paradosso, una metafora, non è reale. Lo so perchè vi attaccherete a questo. Ciao belle gioie.

D’altronde viviamo in un paese dove alcuni tifosi trovano normale cantare inni allo stupro contro disabili, bambini, e così via. Un paese che sminuisce, giustifica, un paese che ancora campa sul ” chissà che ha fatto o detto” per meritarsi la violenza. Perché il processo di disumanizzazione è ormai giunto a un livello profondo. Per riuscirci dovevamo santificare l’ignoranza vista come voce potente e non criticabile del popolo. La voce del popolo, voce di dio. Popolo che può far la voce grossa, mentre il capitalismo gli smantella i diritti e lo fa lavorare in condizione precarie ed assurde, ma esso è così orgoglioso della sua voce e delle sue gesta, che non si accorge di esser fregato. Non per colpa di quelli che pensa lui, ma dal Capitalismo, dal dio mercato, da politiche a salvaguardia di pochissimi e contro il resto.

La mentalità aggressiva-offensiva-reazionaria, trucca le carte facendo passar il tutto come una nobile manifestazione di sentimenti reali, popolari, scorretti e non buonisti per cui ipocriti. Gran parte di questi si professano anche cattolici e liberali, ma è chiaro che non sappiano cosa significhi esser quantomeno buon cristiani: la carità, la compassione, la pietà, dove stanno? No, in realtà i reazionari di tutte le classi, sessi, religioni ,vanno etichettati sotto una sola voce: impauriti. Poi repressi, frustrati, vigliacchi,ma sono gli effetti devastanti di vivere quotidianamente la paura.

Paure anche immotivate perché costa troppo chiedersi dove abbiamo sbagliato, dove manchiamo. Non ho una fidanzata? Le donne sono tutte troie che badano a chi ha soldi. Tranne mamà, e quella no! Non ho il lavoro perché c’è questo e quelo che vengono da fuori, ma mai che si domandi su quanto abbiamo concesso ai padroni e sul ruolo del libero mercato, delle multinazionali che comprano, del capitalismo che si rinnova e lascia indietro pezzi pleonastici per l’attuale politica economica. Mi improvviso imprenditore, faccio il furbo? Cazzo lo  Stato mi frega!

L’ossessione del benessere a tutti i costi da esibire, il ” mi salvo io e a fanculo tutto il resto” ci ha reso bestie mediocri, che per vivere hanno bisogno di nemici. Un po’ come quel popolo che in tutti i suoi film ci sbatte i tedeschi, russi, cinesi, arabi, giapponesi, cattivissimi e loro eroi del menare senza pensare.

Il nemico è la ragione di vita alla base di questa mentalità. La paura è una ragione. Paura della miseria. I migranti ci rammentano cosa eravamo e cosa non vogliamo più essere. Solo che questo tipo di vivere e agire, che nel tempo del craxismo e degli anni 90, pareva fico e vincente, si è mostrato per quello che è : roba da perdenti e sfigati. Non di quelli simpatici alla Charlie Brown, ma di quelli coglioni e squallidi. Ridete, osannate le ruspe, attaccatevi alla difesa di bigotte normalità, ma dietro il vostro mostrarvi sprezzanti e arroganti, si vede un ignorante allo sbando. Proprio perché date sfogo a un odio di serie z e perché dovete alzare la voce e le porcherie che dite.

Non vi par normale che una donna come la Cristoforetti possa esser il simbolo di una Italia che ci possa rendere orgogliosi, e non tanto perché sappia tante lingue o per la laurea, ma per il suo modo di porsi, per quello che rappresenta : cioè un’italiana non coinvolta in atti e discorsi retrogradi.  Un buon esempio. No, la donna deve fare e dire altro. Ora, non sono nemmeno un femminista ottuso che vede nella casalinga e in chi si occupa della famiglia una poveretta, dipende dalla felicità. E quella è roba talmente personale che non andrei a criticar troppo.

Per il resto io rimango dall’idea che il cambiamento possa anche partire dalle persone. Come? Debellando il populismo delle ruspe per ritrovare l’etica di chi si pone la questione morale.

La Normalizzazione

3 Giu

Lo spunto di questo post mi è venuto leggendo questo: https://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/2015/06/03/e-che-sara-mai/ . In questo post si denuncia il modo leggero con cui si affronta, in una nota serie tv, lo stupro. Giustamente si denuncia il cuore del problema: la normalizzazione

Nella nostra società si avverte sempre di più una forte indifferenza verso l’altro. Che non è solo il discorso: altro=nemico, ma una cosa ancora più preoccupante: altro= nulla. Che non ha sentimenti, obiettivi, sogni, illusioni, non vive insomma. Discorso che ha una sua variazione anche nella nostra vita affettiva. Quanti sanno cosa significhi esser ” una coppia”? Vivere con un’altra persone e amarla proprio per il suo essere altro rispetto a noi? Un individualismo anestetizzato verso quello che capita fuori.

Che sia il partner, che siano persone fuggite a guerra e miseria, non è un fatto di classe o almeno non solo: è la fine dell’occidente come parte del mondo patria della filosofia e della cultura umanista.

L’economicismo gretto e sguaiato ha vinto su tutto. Questo da una parte ci spiega il perché sia quasi più importante un mezzo di trasporto privato e si spendano milioni di euro in pubblicità per farteli comprare, rispetto a educare il popolo alla solidarietà, alla cooperazione, alla condivisione. La macchina sei tu. Acciaio e quattro ruote, sono il tuo corpo. Libero di fare il ganassa, visto che poi ci tengono a dire di andare oltre alle regole.

Quindi; pensa solo a te stesso. Dopo l’auto, ovviamente.

Che rapporto abbiamo con il dolore? Cosa sappiamo di esso? L’abbiamo mai affrontato? Non so quanto possa esser vero che il dolore ci renda forti, magari anche no. So però che rifiutare di soffrire è un metodo altrettanto sbagliato. Non ti serve per costruire un percorso di comprensione, analisi, riflessione ed uscita . La donna ti lascia? Invece di passar del tempo a stare male, sopratutto ad analizzare le motivazioni di lei, i tuoi sbagli, che fai? A  puttane e a sbronzarmi. Negandoti sicuramente la sofferenza, e anche il poter imparare dal tuo errore o dai suoi. Poi ci ricaschi e la colpa è dell’amore che non esiste e tanto “ok i primi tempi, ma poi tutto finisce”. Sei un pirla, sappilo.

Quando una persona vive in modo così indifferente il suo vissuto sentimentale, come si rapporterà agli altri? Allo stesso modo. Peggio perché gli altri non meritano attenzione. Sono tutti coglioni, cattivi, pleonastici. Gli altri sono altri.

Sicché dal non comprendere il dolore per una relazione finita, passiamo a fregarcene per certe violenze. Almeno che non siamo in campagna elettorale. Lo stupro fa notizia perché possiamo criticare un’etnia, un popolo, o una classe. Non frega nulla della vittima in sé. 

Tempo fa due ragazzini avevano dato fuoco a un barbone. La famiglia di uno di loro disse: “sono ragazzi che si annoiavano”. Come si dice anche di quello che Napoli mise nel retto di un povero ragazzino un tubo per l’aria compressa. “Scherzava”  Non sentono il dolore. Negandolo a sé stessi, non affrontandolo mai, non riflettendoci mia, non provandolo sulla loro pelle o quello di un famigliare. La risposta è: minchia zio, si scherzava . Erano annoiati.

Tutto è possibile, la tua libertà d’azione non deve scontrarsi con nessun limite. Sopratutto: cosa è la morale? Una parolaccia per noi. Non fare il moralista, e basta con la morale, il moralista è un sessuofobo bacchettone. Togliendo la morale, che prima di tutto è esercizio intellettuale: la capacità di distinguere tra bene e male, giusto e sbagliato, ci pone due traguardi facili: non fare mai autocritica e quindi ritenersi sempre dei ragazzini vivaci o dei viveur della madonna, oppure non porci limiti nei confronti degli altri.

I bambini sono soggetti dalla nascita alla distorsione dei rapporti tra i sessi . Nemmeno il femminismo, nella sostanza un movimento spesso di devianza borghese e portatore anche esso di libertà individualiste ed isolazioniste, è riuscita a porre freno alla deriva della cultura patriarcale

Che da noi è fascista. Il bambino viene spinto a comportarsi da Uomo: non piangere, non rallegrarsi della bellezza e dell’arte, non vedere nella donna l’altra da sé. Proprio per questo così importante,  da trattare con massimo rispetto. Un rispetto non tanto perché donna, ma in quanto persona come te.

L’educazione sessuale e sentimentale che si dà ai figlioli è un disastro assoluto: prendila, sbattila, se dice no è si, sono tutte troie,e così via. Taluni hanno invece una figura femminile che vive male la sua condizione e non è del tutto risolta, così scatenano sul figliolo la violenza che non possono rovesciare su mariti, padri, capi.

Educare ad amare, a riconoscersi negli altri,a non aver paura della diversità, costa fatica. Troppa. Certo alla lunga avrai effetti migliori, rispetto ad altri,ma è meglio dire: cosa vuoi che sia. Vale per una serie tv, vale nella vita. Ormai non esiste una separazione, con grande predominio della finzione-indifferenza, rispetto alla difesa dell’umanità

Per questo si dà spazio a un bimbo frustrato e non cresciuto che risolve tutto con le ruspe, per questo stiamo malissimo e non comprendendolo diamo colpa agli altri, anestetizzati da troppe notizie di cronaca nera, non comprendiamo che quella foto, quella vita spezzata, appartiene a una persona. Nella cultura reazionaria italiana viene tutto etichettato sotto la voce: chissà che avrà fatto, in fondo rompono i coglioni, se lo meritano. In nome del politicamente scorretto, dell’anti buonismo, del fatto che sincerità è solo odio e coglioneria a seguito, ecco che non ci si vergogni nemmeno più di dire e pensare certe cose.

Sì: la vergogna non è quella cosa da mettere con tanti punti esclamativi a seguito e un condividete finale.Io credo sia un sentimento più sottile,importante. Ci permette di ragionare sui nostri errori e degli altri e non solo aspettarsi delle scuse,ma anche farle.

Ritenere normale che una serie usi lo stupro con leggerezza, ci porta a non soffermarci sulla sofferenza dei singoli quando capita nella vita reale. Tanto è finzione, tanto non capita a me.

Ogni cosa che colpisce e crea sofferenza nell’altro, riguarda me. Sempre. Trattasi di responsabilità sociale.