L’indifferenza non risolve nulla

5 Dic

A me capita spesso di leggere sui Social Network, o di ascoltare durante le discussioni colle persone, inni all’indifferenza come metodo giusto e sicuro per ostacolare la devianza fascista.

Questa idea è la sorella militante di un’altra grande idea di questi tempi: non fare la morale. In poche parole non criticare e giudicare gli altri e le loro azioni.

Chi espone codesti pensieri, spesso è in buona fede.  Egli o ella motiva il tutto ponendo al centro del loro dire una giusta distanza nei confronti degli altri. L’idea sarebbe: “Ognuno di noi è debole e misero per cui perché rompere le palle agli altri. Che ne sappiamo della loro vita e delle loro scelte?” Non nego che possa sembrare giusto un ragionamento simile ma a mio avviso si notano anche certe debolezze

La massa di persone che critica gli altri di far la morale, insegnare come si vive, e tutte quelle scemenze lì, a loro volta stanno moralizzando e insegnando cosa sia giusto dire o fare nei Social Network o nella vita. Il tono è lo stesso: categorico, chiuso nel proprio pensiero e visione del mondo, con una spruzzata di progressismo libertario all’acqua di rose.

Io penso che il famoso detto “vivi e lascia vivere” non sia affatto un modo umano di rispettare gli altri, ma una pessima imitazione di Ponzio Pilato :” Me ne lavo le mani”.

Un fatto letto, sentito, che coinvolga un conoscente o no, ci dovrebbe portare a riflettere e prendere posizione circa le “non scelte” e la mancanza di responsabilità individuale e sociale, che ci spingono a compiere grossi errori.

I consigli degli altri per quanto possano dar fastidio e risultare inopportuni, in realtà ci offrono un punto di vista altro e oltre su una situazione che , direttamente o indirettamente, stiamo vivendo.

A volte sono anche delle immense cazzate ma ci spingono a non giustificarci, chiuderci in un nostro recinto in cui siamo sempre le vittime, quelle che hanno bisogno di consolazione e di sentirsi dire: “Hai ragione, che male c’è?”

Io giudico e critico; lo faccio in primis con me stesso e poi si allarga il discorso agli altri. Condanno il peccato e non il peccatore, non mi interessa il nome e il cognome, ma il gesto.  Tutto questo perché son convinto che noi uomini siamo esseri morali ed etici, portati anche a compiere cose orribili ma dalle quali possiamo e dobbiamo prender distanza, grazie all’auto critica e al giudizio e consiglio altrui.

Noi dovremmo esser sempre e comunque partigiani, militanti, precisi e decisi nel valutare il mondo e l’uomo.

Questo distacco progressista dalle cose e dalle persone, in molti casi diventa “l’indifferenza buona” nei fatti politici.

Vi è questa curiosa e fallace idea per cui non si debba dar spago alle stronzate dei fascisti. Molti sono convinti che ignorando la loro presenza, i nazifascisti si sgonfino da soli.

Io ho una domanda: ” Il fascismo e il nazismo sono stati sconfitti dall’indifferenza codarda dei più, o dalla lotta contro di essi?”

Hitler e camerati si sono stancati a un certo punto perché nessuno gli faceva una resistenza forte ed ostinata, oppure sono stati i valorosi soldati dell’Armata Rossa e gli alleati a stroncare il nazismo?

Quante vite di oppositori o semplici nemici del nazifascismo ha salvato l’indifferenza e quante l’azione diretta contro questi aguzzini?

Basterebbe riflettere su queste cose.

Ogni epoca ha i suoi regimi, certo, i cani al servizio di esso  sono sempre fascisti.  Il sistema pesca sempre nell’estrema destra, la quale si evolve e confonde le masse con piccoli aggiustamenti teorici alla loro fede nel manganello.  Per cui ritenere che i fascisti oggi siano quattro gatti spelacchiati,  ridicoli e poco pericolosi è un grave errore.

Questo sbaglio ha due ragioni: 1) si prendono le cose a cuor leggero, 2) si è complici con loro.

In questi ultimi tempi si è dato ad essi troppo spazio. Noi abbiamo lasciato che facessero a pezzi la storia della resistenza, accettato ogni forma di revisionismo idiota e campato in aria, considerato casa pound un non problema, siamo già stati indifferenti nei confronti di costoro. Non mi par che si siano ottenuti grandi risultati. Se non la crescita di elementi nazi fascisti nei settori popolari dei quartieri di periferia e nelle scuole.

Basterebbe conoscere la storia e notare come una certa indulgenza verso il fascismo, la non comprensione della portata del fenomeno, le beghe per unir la sinistra,  la codardia liberal-capitalista e l’indifferenza delle masse, abbia portato al potere il nazifascismo cento anni fa.

L’indifferenza non è mai una soluzione. Non salva o aiuta i nostri amici quando compiono delle clamorose cazzate, non guarisce il paese dall’infezione del fascismo.

Un comunista che sottovaluta anche un solo pirla nazista non è un compagno di cui ci si possa fidare. Perché non comprende che il fascista ucraino, argentino, americano, israeliano, del brukina faso, o del pianerottolo di casa, non sono diversi. Tutti loro obbediscono alla legge del più forte contro il più debole, di violenza nei confronti di ogni compagno, portatori di un’idea della patria errata e dannosa.

Il legame col capitale è chiaro e diretto. Come colle forze dell’ordine e di certa Chiesa.  Per cui quando ce la prendiamo col capitalismo, l’imperialismo, il colonialismo, non deve mai mancare la condanna al fascismo. Che essi siano quaranta milioni o due coglioni.

Ernesto Rossi scrisse un bellissimo e fondamentale libro sul rapporto capitale- regime fascista: I padroni del vapore. L’autore in questo libro dimostra come il terrore per le lotte operaie, abbia spinto il padronato a finanziare il fascismo.  La stessa cose successe sul finire degli anni 60. Non dovremmo forse parlare di fascisti, quando si parla di stragi di stato? O si pensa che siano tutti democristiani i terroristi neri?

Sicché denunciare, combattere, contrastare, l’estrema destra è un dovere e obbligo di qualsiasi comunista o, mal che vada, democratico sincero.

Non solo per un reale pericolo di presa del potere da parte di questi imbecilli. Anche come semplice rivendicazione politica e quindi morale ed etica: noi coi fascisti non abbiamo nulla a che fare e non li tolleriamo.

Il fascismo non è un’opinione ma un crimine.

 

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Una riflessione

27 Nov

Noi dovremmo fermarci e riflettere circa le cose che scriviamo sui Social Network

Io vorrei portare alla vostra attenzione codesto esempio: “Ogni maschio è un possibile molestatore”.  Quanto un giudizio tanto sommario e sciocco è figlio di una giusta rabbia o quanto invece sia una pericolosa generalizzazione? Le generalizzazioni, allo stesso modo dei luoghi comuni, contengono una loro plausibile verità oppure sono sempre sbagliate? Queste sono le prime domande che vi vorrei porre e alle quali mi piacerebbe aver risposta.

Il sottoscritto che ne pensa? Sono convinto che un tal pensiero vada a braccetto con altre sacrosante verità, ecco alcuni  casi: 1) i napoletani sono potenziali camorristi, 2) i musulmani sono terroristi, 3) gli omosessuali pederasti, 3) le donne paranoiche.

Sono sicuro che certe bestialità sarebbero subito condannate, anche dalle stesse persone le quali senza batter ciglio son convinte che esser maschi sia sinonimo di violentatori.

Posso anche comprendere una simile idea, la cronaca ultimamente offre a noi uomini spunti di amara riflessione su un tema molto importante e serio come quello delle molestie.

Un tema che non merita frizzi e lazzi, ironie e distingui poco opportuni. L’unica cosa fondamentale è la lotta senza quartiere contro di essa, prima che perda il peso all’interno delle notizie acchiappa ascolti, e tutto torni come prima.

Una divisione netta fra chi possa parlare di certi argomenti e chi no, chi possa partecipare alle manifestazioni e chi no, chi possa scrivere o fare film su un tema sociale e chi no, mi par assolutamente sbagliata.

Il motivo è proprio quello di creare divisioni e scontri anche tra persone che potrebbero condividere una lotta insieme.

Vi voglio far riflettere su un punto: come nasce e viene portato avanti un conflitto/cambiamento radicale in una società che ha tutti i mezzi, leciti e no, per spegnere ogni ribellione. Entriamo nello specifico: 1) Si tende a minimizzare l’accaduto ,2) Si punta sui disagiati e le disperate che estremizzano le cause e gli elementi di una ribellione, una lotta, un’accusa. Queste persone sono utili alla lotta stessa perché colgono brillantemente i punti fondamentali e allo stesso tempo arrecano danni, perché non controllandosi danno motivi al nemico di ridicolizzare la questione. Questo si nota benissimo nel caso delle molestie denunciate in questo periodo. 3) Non dimentichiamo che opportuniste e sciacalli esistono in ogni settore. Tanto il caso è importante, quanto vi saranno uomini e donne pronti a ritagliarsi uno spazio pubblicitario personale. 4) Qualora la lotta dovesse diventare concreta si troverà il modo per smontarla. Esempio calzante è l’uomo cacciato dalle organizzatrici alla manifestazione contro la violenza sulle donne.

Su questo specifico caso apro un’analisi a parte. Io penso che ogni comitato organizzativo sia libero di scegliere chi far partecipare e chi no alla propria manifestazione. Ho preso parte a diverse proteste in piazza e ricordo benissimo di quanti “intrusi” abbiamo allontanato perché, a torto o a ragione, pensavamo fossero presenze inopportune all’interno della nostra lotta e manifestazione.

L’indomani, per quanto la nostra manifestazione sia perfettamente riuscita, tutti i giornali e media riportano dell’atto anti democratico che ha impedito a un libero cittadino di partecipare alla protesta per le strade della città.

Di nuovo non è il tema della manifestazione e cosa si andava denunciando,  a riempire pagine, telegiornali, chiacchiere su Facebook o al bar ma l’elemento di distrazione.

Sono argomenti di distrazione quando diciamo ” i maschi sono potenziali stupratori, per questo non li vogliamo MAI accanto a noi, nelle nostre lotte”, ” oppure un maschio non sa cosa significhi una molestia sessuale e non ha diritto di scrivere o fare film su di essa. Figurarsi manifestare la sua solidarietà, la quale è sicuramente solidarietà di facciata”.

Ripeto: proviamo a dire o scriver certe cose pensando ad altri ambiti. Un musulmano non potrà mai essere sincero quando esprime solidarietà ai morti provocati dai terroristi? Oppure oltre che musulmano è anche un essere umano, capace di empatia nei confronti degli altri? Un siciliano non dovrebbe partecipare ai funerali degli eroi dell’anti-mafia, perché potrebbe esser un potenziale mafioso? Ma non sono proprio i siciliani i primi a subire la presenza di quei criminali? Non è un gesto forte che si ribellino all’omertà e manifestino le vicinanze alle vittime di Cosa Nostra?

Lo stesso discorso è utilizzabile quando capita un fatto di sangue e prendiamo la razza del criminale per dire: “Sono tutti così. Quelli che sembrano onesti, ma..Staranno preparando qualcosa”

Non si vince nessuna guerra, lotta, conflitto, non si conquista nulla, se pensiamo di dividere gli esseri umani. Pur con argomenti che potrebbero sembrarci giusti.

L’altro punto interessante è quello del diritto di scrivere, o far film, o canzoni; insomma esprimere in modo culturale/ artistico, una nostra visione su un certo argomento.

Io chi sono? Un uomo. Solo questo, oppure anche altro? Sì, anche altro: un uomo bianco, occidentale.

Ecco, prendiamo nota: bianco e occidentale. Posso comprendere la vita di un africano, arabo, asiatico, sottomesso al nostro imperialismo e colonialismo? Posso da maschio, bianco, occidentale metter in scena il dolore procurato da quelli della mia etnia, nei confronti di altri uomini e donne? Per me si

Perché esiste la presa di coscienza che unita all’empatia mi permette di capire e comprendere il dolore degli altri. Dovrebbe essere chiaro a tutti che questi elementi positivi non cadano dal cielo.  Come ogni aspetto dell’essere umano deve essere alimentato e allenato.

Per questo dobbiamo aprirci agli altri e confrontarci, anche se vuol dire incazzarsi, discutere ferocemente.

Tornando al tema della molestia, riguarda solo le donne e gli uomini no. O meglio: solo una donna può subire molestie e violenze fisiche e psicologiche e un uomo no? Io non credo ci sia bisogno nemmeno di una risposta

Però diamola: anche gli uomini possono subire molestie o violenze fisiche e psicologiche. Non sono pochi i bimbi molestati e per essi, forse, è anche più difficile denunciare questo fatto. Gioca molto la giovane o giovanissima età delle vittime, ma non dimenticherei nemmeno discorsi più machisti e ignobili che mettono in profondo imbarazzo le vittime. Proprio la lotta alle molestie e alle violenze che prendono corpo e sostanza in questi tempi, sono utili perché molti uomini possano parlar delle violenze subite.

Certo, si potrà obiettare: ” Sempre da altri uomini” Vero. Nondimeno se dovessimo parlare di denuncia e lotta contro la violenza psicologica potremmo notare come non siano pochi i casi di bambini maltrattati duramente da madri opprimenti, violente, inadatte a gestire quel ruolo e responsabilità.

Questo appare evidente anche in Mind Hunter.

Quindi un modo giusto di lottare contro un problema reale, vero, concreto, è quello di non cedere mai al lusso di creare divisioni. In particolare di genere. Dato per morto, superato, in quanto esistono solo le persone, per poi esser dissepolto e riportato in auge, per i motivi sbagliati.

Voglio essere chiaro: vi è anche il tempo di star da soli, di riunirsi tra “simili”,  scambiarsi le proprie esperienze. Non è sbagliato, ma deve rimanere un breve periodo transitorio.

Perché solo quando un uomo capirà profondamente e farà suo cosa significhi essere vittime di una molestia, o un eterosessuale capirà che significhi vivere per anni di nascosto la propria inclinazione sessuale, o un bianco occidentale comprenderà tutto il male fatto ad altri popoli  si potrà ritenere superato il problema.  Tutto questo richiede enormi sforzi e fatiche, per questo motivo è più facile smontare o dividere.

Io sono convinto che vi sia sempre un carnefice e una vittima. Il carnefice potrà essere anche gentile coi vicini, amare il suo cane, esser affettuoso con i propri figli, ma la vittima, anche quelle che piace indicare come “poco di buono”, ha perso la vita. Oppure è stata distrutta come persona. Un carnefice potrà rivedere il suo cane e i suoi figli, la vittima no.  Lei è stata tolta ai suoi figli e ai suoi cari.

La differenza c’è sempre e non va scordata. In questi casi di molestie ci cono vittime e carnefici. Io credo sia doveroso liberarci dei secondi, e senza troppi complimenti.

Un cavallo di battaglia di chi tende a minimizzare (ricordiamo che è un classico per smontare ogni lotta far passar il pensiero che non sia successo nulla di tanto grave) è che vengono denunciate per molestie cose che non lo sono.

Io mi e vi chiedo: come possiamo affermare che sia una molestia o no?  Lo dirà la legge, senza ombra di dubbio. Va bene, ma a livello più profondo e psicologico, che cosa è una molestia? Qui entra in gioco il vissuto di ognuno di noi. Per molti esser toccati non è una cosa piacevole. Una carezza o un abbraccio possono esser visti come violazione del proprio spazio. Per cui credo si possa parlare di “molestia” anche in questo caso, nondimeno credo che un aiuto psicologico possa aiutare anche chi si sente minacciato da carezze o abbracci. Io, alla mia psicologa, dico spesso che non amo esser toccato. Ci sto lavorando sopra, forse sarebbe anche un modo per portare il problema su livelli più consoni e specifici , caso per caso. Evitando di polemizzare, minimizzare o condannare a cuor leggero.

Io temo solo che una volta esauriti i nomi delle stars del cinema o dello spettacolo, si torni come prima: silenzio, onta per le vittime e casi insabbiati. Temo che tutto questo casino venga presa come una storia che capita in certi luoghi, per cui i proletari e proletarie abusati/e, continueranno a non denunciare.

Temo che si pensi , da una parte e dall’altra, che riguardi solo un sesso contro l’altro.  Col risultato che nessun ragazzo denunci le attenzioni poco piacevoli di adulti molestatori, che siano insegnanti, preti, vicini di casa o famigliari.

La lotta non esclude mai, ma al contrario include. Ricordiamolo la prossima volta che scriviamo post, commentiamo su Facebook oppure organizziamo manifestazioni.

Perché in tanti e tante possiamo cambiare la società.

 

Aggiungo a questo articolo un mio intervento precedente , comparso sulla rivista online  : Il Becco.

Il testo di quel mio articolo è più politico e analizza i rapporti di forza nelle relazioni umane. Sicché interesserà chi ha una visione decisamente politica della vita.

Però potrebbe piacere molto anche agli altri!

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/societa/item/4010-il-privato-%C3%A8-politico.html

The song remains the same

17 Nov

Visto che mi appresto ad aggiungere una penosa, confusa, riflessione politica sulla sinistra, il lavoro e quello che man mano mi salta in mente, ho deciso di deliziarvi con un po’ di ottima musica: Led Zeppelin, e la canzone da cui è tratto il titolo di codesto post

 

Un po’ di chitarre elettriche ci possono far dimenticare i fatti del Brancaccio, o della novità politica del momento: La mossa del cavallo.

Dopotutto l’occidente si basa sulla cultura dello sballo, ben saldo in mani capitaliste – questo non l’hanno capito quelli che reputano il rock musica di rottura e rivoluzionaria. visto che esso è solo un prodotto del capitale pensato per le masse giovanili-  per cui sballiamoci con i nostri amici inglesi, che peraltro saluto: Ciao Robert! Ciao Jimmi!

Ora: per esser un buon militante della sinistra sono fondamentali tre cose 1) egocentrismo, 2) autocommiserazione spacciata per autocritica, 3) elaborare teorie e creare nuove formazioni a sinistra, che chiaramente salveranno il mondo, ma che dico il mondo? L’universo! Ma che dico l’Universo? Tutte cose!

Più o meno ne siamo afflitti tutti. Prendi il primo punto: l’egocentrismo. In buonissima fede e per via del fatto che comunque ci interessiamo davvero a quello che capita di sbagliato nella società, siamo portati a credere di aver elementi atti a sconvolgere il sistema, per far questo: basta seguire gli insegnamenti dei nostri padri, e dar spazio al tema del lavoro, tornare nei quartieri.

Sono cose che ho detto e dico anche io, perché sono giuste. Però: quale sinistra o idea di comunismo hanno avuto peso e rilievo nel nostro mondo, quello occidentale? Dico questo per due motivi, legati al “riprendere le lezioni dei maestri”: 1) In occidente abbiamo avuto rivoluzioni borghesi in almeno due grandi stati europei, la più famosa sappiamo come è andata a finire, colla Restaurazione. Dopodiché nel 1800, la nostra vita è stata sconvolta da due rivoluzioni industriali. In tutta la nostra storia sono stati i Re, gli Imperatori e poi i borghesi legati al grande capitale a segnare la differenza. Il popolo ha partecipato, ma come massa utile per raggiungere lo scopo. Il pensiero dominante, nato già nei primi tentativi parlamentari, repubblicani, e così via, è gestito di fatto da classi agiate e ricche. Il salto in avanti è stato quello di donare le briciole, nemmeno le brioche, alle classi subalterne.Certo, abbiamo anche lottato e versato sangue per diritti sul lavoro, e al riconoscimento della classe proletaria come fondamentale per ogni democrazia. Quello che passa, però, è l’idea di una sinistra e anche di un certo comunismo, duro nelle parole, negli slogan, portato a gesti simbolici, anche forti, ma che non fanno mai il passo successivo: la rivoluzione.  Tentativi ce ne sono stati, ma indeboliti per mille ragioni.

Alla fine conta l’uomo, l’individuo, più che il riscatto astratto di una classe, per cui – da sempre- siamo più o meno portati a una visione anti autoritaria, umanista, libertaria, bilanciata chiaramente da posizioni più ortodosse, classiste, potenzialmente rivoluzionarie. Non fosse altro per la storia gloriosa della resistenza in Spagna, durante la guerra civile, o la presenza comunista nella lotta di liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tuttavia, ci avviciniamo sempre a una svolta rivoluzionaria, che viene sempre rimandata per scrupoli, oltre che per un discorso oggettivo di rapporti di forza

Ecco: i rapporti di forza.

Io smitizzerei l’idea che vi fosse stato un periodo dove noi eravamo uniti, forti e ganzi, di teoria e prassi che funzionava a meraviglia.

Basterebbe leggere i libri scritti da Paolo Spriano, sulla lunga e travagliata vita del Pci, per notare come divisioni, appelli persi nel vento, e altro, sono un po’ il nostro marchio di fabbrica

Il meglio è ovviamente il sigillo finale: tutta colpa dei traditori, dei revisionisti.

Questa è l’idea fissa della compagine comica dentro la storia della sinistra e del comunismo: i duri e puri della sezione ” Quattro amici al bar”.

Dopo c’è sempre quello che ti dice: ” Lo sapevo! Te lo dicevo che fallivate! Bisogna..”

E poi ti dicono sempre le stesse cose sui lavoratori, che non conoscono o in minima parte, o sul popolo da organizzare dal basso.

Io non mi stupisco che si vada in Russia a parlar di comunismo democratico e libertario, perché ogni elemento della sinistra porta a questa considerazione finale.

Dai vecchi sessantottini extraparlamentari che trovano noiosi i libri di Lenin, o che si preoccupano di far notare a tutti che alla fine dai: un po’ di libertà sessuale, un po’ di fumo, il fatto che tanto puoi far quello che vuoi che le cose si sistemano, sono vittorie del popolo, i proletari in testa.  Conta infine più un’utopia di assoluta libertà dell’individuo senza responsabilità sociale e di scelta politica, che l’organizzazione delle classi, la disciplina di partito, il controllo di mezzi di produzione. Sbagliato? Non lo so. In fin dei conti, la felicità dell’uomo non può esser trascurata, non possiamo ingabbiare un essere umano all’obbedienza cieca, o al sottomettersi sotto rigide regole senza che vi sia una minima comprensione di esse.

Però dobbiamo anche evitare la narrazione utopista di suoni, colori, emozioni, come se bastassero queste belle cose a cambiare il sistema.

Le belle parole, le ottime intenzioni, i cambiamenti marginali, ma anche quelli forti a livello di solo diritto civile, possono avvenire ed essere accettate. Non sono in contraddizione alcuna col liberal-capitalismo.

Penso che ogni comunista dovrebbe sapere che non siamo né liberali, né libertari. Per questo tanto dobbiamo combattere quelle sciagure umane che sono i rossobruni, a cui dedicherò un post più avanti,  fascisti e reazionari; tanto dobbiamo metter in evidenza le contraddizioni, ipocrisie, del sistema liberale-capitalista. Certo non aiuta la causa prendersela costantemente con l’esercito di riserva e altre cazzate tipiche dei social-confusi. Ma saper smontare la struttura liberale, conoscendola, studiandola, demolendola con proposte concrete per le classi meno abbienti.

La Sinistra e i Comunisti, per tornare a contare devono abbandonare piazze, luoghi, social network dove veniamo rinchiusi dal potere, per occupare spazi autonomi, spiazzando il sistema vigente. Dobbiamo esser agenti del disordine, della riscossa, del conflitto con tutti i mezzi a disposizione, liberarci dalla rappresentazione di forza in ogni caso legalitaria, pacifista, non violenta.

Pur non cedendo al simbolismo fine a sé stesso, o alla commozione per qualche piccola vittoria, rifiutata persino da Pirro.

Il problema della sinistra e dei comunisti, non è tanto il buonismo o i radical chic, soluzione di comodo,  semmai un insistere su utopie pacifiste ad oltranza o sogni di cambiamento senza lotta, più che altro quello che avverto come un problema serio è la riscrittura della nostra storia, attraverso un’autocritica frettolosa e poco discussa, che ci porta a sostenere la narrazione capitalista e imperialista come se fosse vera

Dal 1989 non facciamo altro che chieder scusa per non esser stati abbastanza democratici, liberali, attenti alle esigenze dell’impresa e cazzate simili.

L’implosione dell’Unione Sovietica non è stata vista come colpa di un certo revisionismo venuto alla luce e alla ribalta non proprio “democraticamente” dopo il 1954, ma come colpa di quel cattivon de cattivonis che è Stalin

L’autocritica a sinistra e tra i comunisti sta tutta lì. Spesso basandosi su documenti della propaganda occidentale, su comunisti eretici, perché ci piace tanto immaginar di esserlo

Critiche imposte, democraticamente che nessuno sa imporsi sugli altri meglio dei compagni democratici e libertari, superate come se la faccenda sul nostro passato rivoluzionario possa esser deciso da Bertinotti, Occhetto e gli altri che hanno scavato la fossa alla sinistra e al comunismo in Italia.

Attenzione! Non sono nemmeno un sostenitore degli stalinisti a cuor leggero, quelli che lo vedono come un dio in terra che non fa altro che picconare e mandar in Siberia. Loro sono i peggiori anti stalinisti possibili e immaginabili, visto la pochezza degli argomenti e lo scambiare un passato ormai legato a un contesto storico, con una storia che risorga dalle ceneri, così magicamente.

Dico solo che non possiamo cancellare la nostra storia e accomodarla affinché sia, come ha tenuto a dir il leader di quella cosa chiamata Podemos, più ” sexy” per il pubblico.

Questo sbaglio sta alla base della mancata credibilità delle segreterie nazionali, della formazione nei confronti delle nuove generaz..Ah, no! La formazione del militante non la facciamo più, da! Scusate, sono un anacronistico comunista ❤

Su questo tema, però torneremo in altre occasioni

2) Si , c’era anche il punto due! A quali maestri, per cortesia, dovremmo far riferimento? Anche all’interno dello stesso partito vi sono diverse guide. Non so, rammento che i bertinottiani/vendoliani avevano Gandhi, Jobs, Obama e poi dai un etto di Gramsci. C’erano i trockjisti, occupati a dividersi in sottogruppi, gli stalinisti. Un po’ di tutto.

Marx ed Engels, poveri vengono citati ma non letti o compresi.

Per cui quando diciamo ” partire dai maestri”, ecco quali sono i motivi di incomprensione e di smarrimento.

Dar spazio al lavoro 

Questo è un cavallo di battaglia dei compagni “benaltristi”, i quali concludono le loro battaglie contro vegani, femministe, gay, gente che posta foto dei loro animali, con questo richiamo forte e vincente , immediatamente!

Ovviamente scherzo, non sono solo loro a richiamare giustamente l’attenzione sul punto centrale e fondamentale del lavoro.

L’unita delle classi subalterne è alla base di tutte le lotte e delle rivoluzioni. Quando un lavoratore dipendente sente che non è solo, ma fa parte di una classe è più forte e motivato a far valere i suoi diritti,  aggiungo: con ogni mezzo a disposizione, anche – e sopratutto- quelli che non vanno a Tommasi ( che peraltro stimo per alcune cose e saluto!)

Il punto è. quale classe lavoratrice oggi rappresenta il mondo del lavoro? Quella operaia? Assolutamente. Per la grande storia passata e perché , in ogni caso, hai sempre bisogno di  operai per costruire le cose. Nondimeno: i giovani che lavorano come venditori e promoter a provvigione, non sono anche loro operai del sistema vincente in questi tempi: quello delle vendite appunto. O sono ascari del capitale, visto che talora indossano vestiti eleganti? Pagati di tasca loro, spesso? E i piccoli artigiani, esercenti? Non sono forse accecati da un’idea traviata di imprenditoria? Ma subiscono la pressione del capitale come i proletari?

Cosa sappiamo dire di utile e concreto ai precari? Ai lavoratori sommersi? A tutte le nuove tipologie di moderni schiavi? Come possiamo essere utili se parliamo a cazzo di cane di esercito di riserva, quando la questione razziale nel lavoro non deve contare un cazzo, come in tutti gli altri campi. Semmai, visto che a parte su faceboook, poi facciamo fatica anche a unire noi stessi con la propria prole e mogli, non sarebbe utile unire i lavoratori sfruttati, italiani o no, sotto un’unica grande battaglia? Comunque Marx mi sa che difendeva i proletari irlandesi e non tanto quelli reazionari- anche in buonafede- inglesi.

Per ripartire dal lavoro bisogna conoscer bene il tema, cambiato rispetto a dieci anni fa, pensa se rimani legato agli anni 70.  Avanzare su lotte e scioperi selvaggi, e saper proporre leggi a favore delle masse. La buona volontà e la nostalgia servono fino a un certo punto.

Io ho grosse difficoltà e per questo reputo necessario che su questi temi si lavori con impegno, come comunisti.

Vedere il quartiere

Il quartiere è come una città, il posto in cui passiamo la nostra vita. Centrale per ogni azione politica. Per questo è fondamentale essere presenti. Ma anche qui: come? Oggi spesso i quartieri sono dormitori, dove al massimo c’è un Arci in mano ai destrosi del pd, o con piccole realtà confinate, che non diventano quasi mai prassi di lotta comune. Passa la demagogia xenofoba, vedi il successo di Casa pound,

Il posto di lavoro e il quartiere sono i simboli forti delle nostre sconfitte, perché proprio lì sta il nostro mondo, le radici, la forza. Abbiamo perso peso per molte ragioni politiche, il Pacchetto Treu è solo un esempio, per la stanchezza di una militanza simbolica dove corri di qui, corri di là, ma appari e scompari senza lasciare traccia. O poca roba.

Come sono cambiati i quartieri? Come è possibile battere la demagogia xenofoba? Io credo che l’attacco continuo al fascismo sia doveroso.

Non solo il fascismo ucraino, ma anche quello italiano. Smettendola di dire che son quattro gatti, per un comunista anche un solo fascista isolato e indifeso, è sempre un nemico da stanare ed eliminare. La vittoria della destra giovanile negli istituti scolastici a Firenze promette malissimo.

Un fascista non fa fatica a far proseliti: va nei quartieri popolari, dà la colpa di tutto agli stranieri,  pompa un po’ il fatto che siamo italiani e che dobbiamo riprenderci la nostra patria, un po’ di complottismo, un po’ di signoria mia dove siamo finiti con sti gay in giro, un po’ di cazzate in libertà, ma il proletario, senza coscienza di classe ci casca. Pure certi compagni, ma questo discorso sarà affrontato nel post sui rossobruni.

Ogni volta che siamo in un quartiere dobbiamo porre la questione di classe, non con parole astratte ma basandoci sui fatti e dicendo che i fascisti mai e poi mai stanno dalla parte dei lavoratori, semmai da quella dei padroni.

 

L’autocommiserazione confusa con l’autocritica.

Come ho scritto dopo il 1989 è diventato tutto un casino. Tangentopoli poi, cancellando interi partiti e uomini di potere, ci ha dato un po’ alla testa. Convinti di poter governare, di vincere, perché quelli diversi, nonostante l’anomalia Greganti. Per cui subito ci è venuta la smania di far mea culpa, mea massima culpa. Buttando via il nostro passato, con tutto quello che di ottimo aveva, Anche se la via non era quella del pacifismo ad oltranza, ma quando liberi una classe dalla schiavitù le maniere non possono e devono essere buone.

Ci siamo rinchiusi nel ruolo di persona per bene, moralmente ed eticamente superiore, che riconosce nel sistema capitalista e nel mercato libero la sola dottrina politica possibile e immaginabile. I più ribelli puntano su una critica al solo liberismo, senza mai  toccare il capitale.

Questa voglia di piacere, di renderci moderati, piano piano ci ha fatto perdere il contatto colla nostra storia e ruolo, e con i punti di riferimento

Anti imperialismo, anti capitalismo, sostegno ed organizzazione delle lotte dei lavoratori sono passate in mano ai social confusi o alle destre, alle quali si contrappone una parte di sinistra e di comunisti indeboliti, per quanto molto impegnati

Come se avessimo perso del tutto, attraverso questo distacco dalla nostra funzione politica e storica anche l’idea di perché eravamo comunisti. Diventando quelli che ” la società civile cambierà tutte le cose”, basta partiti, oppure burocratici stanchi

Elaborare nuove teorie per la sinistra

Non passa tempo che alla nascita e alla fine delle varie formazioni per unire la sinistra, ci siano compagni che ti dicono : oh, si capiva benissimo che sarebbe finita male! Fate sempre gli stessi errori.

Come sempre dopo, lontani da ogni tentativo.

Si, perché siamo fatti così: ogni due parole una teoria, lo faccio io, lo fate voi. Ci innamoriamo di nuovi eroi, di formazioni che son composte dalla società civile, oppure abbiamo il partito comunista del portogallo che spiega la vita agli italiani.

Quanta tristezza questa corsa verso nuovi schieramenti, sigle,  per aver un risultato elettorale, anche minimo, ma cazzo! Che si torni in Parlamento.

I pirla di ieri, diventano i compagni di oggi. Così che la memoria, sai, è una brutta bestia!

E allora Tsiparas e allora la Falcone e allora tutto.

Ogni volta con impegno, sputando sangue e fatica, non capendo che gli altri giocano, tanto poi le cose vanno male e noi diamo la colpa ai comunistu

E i comunisti? A testa bassa per lavorare, perché le cose buone le abbiamo sempre e comunque fatte noi. Non i social democratici per le privatizzazioni, non la società civile allo sbaraglio, ma noi: disciplinati e forse un po’ noiosi, grigi, comunisti

Lo so, fa ridere. D’altronde i grandi rivoluzionari ce lo dicono sempre e hanno anche ragione: sono decenni che volete unire la sinistra, teorie su teorie e niente.

Hanno ragione.

D’altra parte mentre criticano, loro danno l’assalto al Palazzo d’ Inverno, no? Avanguardie sempre in prima fila, seguiti dal popolo, non è così?

Non mi pare.

Ed è triste avere ragione, quando non si è in grado di dare una vera soluzione.

 

Dolci note

Comunque, nonostante tutto: io rimango comunista. Non solo: litigo, mi incazzo, lancio madonne molotov contro ai “sinistrati” e ai compagni che sbagliano sulla nostra storia, ma questa è la mia famiglia. Il nemico è il capitale e i fascisti.

Per gli altri rieducazione ^_^

Per questo a fine articolo, non posso che dedicare a tutti voi, compagni cari e a me, questa canzone

Bastava questa canzone, per spiegare parole e parole di questo articolo!

Ritorno alle origini: militanza e nuove collaborazioni

28 Ago

Prima dell’arrivo di Facebook, il massimo per sentirsi cool era avere un blog. C’era in quel periodo ormai lontano, una sorta di eccitazione forte e profonda: il pensiero di ogni singolo cittadino veniva letto da altri che commentando, aumentavano l’ego dei pirla, certo, ma creavano anche amicizie, partecipazione, non eri più un povero comunista in una terra di fasciolegaioli, c’era qualcuno di un’altra città, che la pensava come te.

Ecco, io ho un po’ nostalgia di quei tempi: non era ancora il momento di sentirsi delle blogstars, ci si accontentava di condividere un pensiero, un’idea. Alcuni usavano codesto nuovo mezzo malissimo, altri meglio. Si cominciava a comprendere che la vita non è mai divisa tra reale/virtuale: tutto è vero. Lo sono le parole, le riflessioni, pure le menzogne.

A quei tempi andavo fiero del mio blog: malgoverno. splinder. com . Il diario politico passionale e ironico, di un militante comunista. Bastava quello, complottari deliranti e debunker a protezione dell’imperialismo, erano ancora lontani,

Sono stati cinque meravigliosi anni. Poi Splinder ha chiuso i battenti, e ho trasferito il blog su codesta piattaforma.

Però ero cambiato io

Dal 2009 al 2013 ho detto e scritto delle clamorose cazzate sia livello politico che  cinematografico.  La mia militanza comunista messa un po’ in crisi da tentazioni rossobrune e altre pacchianate. Ci stanno, non c’è niente di cui vergognarsi. Saper essere lucidi e capire gli sbagli è fondamentale.

In realtà, però, mi sentivo orfano e staccato di/da una base solida in termini di partito e organizzazione. Abbandonato definitivamente il trockjismo, ero alla ricerca di un partito che non si rifugiasse in ottime teorie, ma che avesse anche una certa riconoscibilità sul territorio.  Perché o fai la guerra rivoluzionaria oppure cerchi di usar al meglio i pochi e pessimi spazi a disposizione. Questi sono tempi di soldati da tastiera, sicché ho optato per un ritorno in quel di Rifondazione, perché a Firenze, il partito, si occupa di cose concrete e lo fa al suo meglio. Sarà che la Toscana è diversa assai rispetto alla Lombardia, e un minimo di aderenza alla realtà locale non manca mai.

Sto ricominciando a far militanza. Con calma, forse anche troppa, ma la passione per la politica non si è mai estinta.

Inoltre ho cominciato a collaborare con una rivista online davvero ottima in quanto approfondimento politico, sociale e anche culturale, il cui nome è : Il Becco

Qui di seguito vi metto gli articoli che ho scritto finora, sono due, ma aumenteranno di sicuro, perché mi piace collaborare con una rivista giovane e capace di dar una rappresentanza alle idee di socialismo e cambiamento della società.

Da settembre riprendiamo a far militanza seriamente e Malgoverno  e il Becco, avranno un ruolo sempre più profondo e decisivo.

 

Nel frattempo, buona lettura! Mi raccomando: diventate lettori de Il Becco e ricordatevi di Malgoverno

http://www.ilbecco.it/cultura/cinema/film-della-settimana/item/3836-the-chosen-cinema-e-propaganda,-tra-trockij-e-mercader.html

Esiste un legame tra industria cinematografica e propaganda liberal- capitalista, il link qui sopra cerca di farvi comprendere perché la risposta è : sì

 

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/politica/item/3892-in-un-mondo-libero-non-ci-sarebbe-una-guerra-contro-i-poveri.html

Il mio ultimo articolo, forse il più ambizioso mai scritto da me. Attraverso alcuni temi fondamentali: povertà, lavoro, economia liberista, colonialismo, razzismo, giustizia classista ai danni dei poveri, si vuol dimostrare come l’idea di vivere in un mondo libero sia del tutto falsa.

Spero siano di vostro gradimento, io non posso che non ringraziare il compagno Dmitij Palagi, segretario provinciale del Prc e collega ne il Becco.

 

Quanto a me: sicuramente da oggi in avanti, questo blog tornerà a rivivere i vecchi fasti. Son tempi davvero orribili e scrivere di politica, per amor di essa, è un modo per resistere

Spero mi seguirete e commenterete !

 

 

 

Il lavoro

9 Ago

Il lavoro ha un suo senso quando diventa collante sociale, quando di fatto è utile al bene comune, aiuta a far progredire la società,  si prende cura ed assistenza di masse disagiate.

Quando punta sulla cultura, arte, al servizio di qualsiasi cittadino.

Vuol dire alzarsi la mattina ed essere orgoglioso di far parte di una classe sociale ben definita  e definibile.  La classe operaia ha creato nel concreto i mezzi per un progresso sociale del nostro paese: macchine, elettrodomestici e via dicendo.  Pressoché dimenticati o abbandonati, sono una base fondamentale per la società occidentale. Gli insegnanti non devono far divulgazione a caso, o esser trattati come dei presunti privilegiati, essi devono infondere la passione per lo studio, che richiede tempo-passione-fatica, e l’arricchimento personale di ciascuno di noi.

Il vero profitto non è tanto quello economico, ma quello personale e culturale.  Avere cittadini in grado di poter diventare i politici di domani, senza improvvisarsi paladini delle masse e rivoluzionari da tastiera, masse in grado di gestire al meglio la complessità e idiozia del sistema liberal-capitalista. Lavoratori dignitosi che sappiano rispondere con i mezzi che reputano più opportuni, all’arroganza padronale.

Questa sarebbe una società perfetta. Dove il lavoro occupa lo spazio che gli compete: essere la rappresentazione di classe, di progetti, di avanzamento verso cambiamenti individuali e di masse.

Tutto questo non succede nel nostro mondo.

Basti prendere gli ultimi tre casi: al sud dipendenti di una stazione di servizio, costretti a ridare ai padroni metà del loro stipendio, turni di lavoro massacranti, nessun diritto nel gestire la propria vita sul posto di lavoro e a casa.

http://meridionews.it/articolo/57377/siracusa-dipendenti-di-un-bar-pagati-500-euro-per-8-ore-costretti-a-restituire-meta-stipendio-societa-sequestrata/

Ad Adrara San Martino un’altra brutta storia di lavoro in nero, per poco più di un euro all’ora

http://www.bergamonews.it/2017/08/03/non-solo-stranieri-anche-3-bergamaschi-sfruttati-a-domicilio-dallazienda-di-adrara/261511/

Infine la storia di un uomo, licenziato per assenza ingiustificata, quando al suo datore di lavoro chiede espressivamente di cambiargli il turno perché la moglie sta partorendo.

Questi casi non sono isolati. Non si può liquidare il tutto come nefandezze di un gruppo di mele marce, perché La Mela Marcia, è il mondo del lavoro.

Da quando, attraverso la precarietà si è di fatto  disorganizzato il legame sociale e umano tra lavoratori. Creando persone ansiose di trovar un posto, uno  vale l’altro, tenerselo stretto più a lungo possibile, in competizione con altri disgraziati come te.

La propaganda di vivere in un bellissimo mondo pieno di oggetti che aspettano solo te, la fine dell’ideologia comunista per masse di lavoratori, spesso gente che fin quando andava bene erano i compagni della fabbrica, poi improvvisamente tutti legaioli e affini, ha debellato per molto tempo l’idea che il lavoratore abbia un ruolo centrale nella società. Conta il profitto e la produzione di beni da vendere. Per vendere  ti tocca pur veder la psicologia sputtanata da sedicenti guru delle vendite.

L’uomo è solo al cospetto della decisione aziendale.  La debolezza dell’individualismo è ben evidente in tutto il suo splendore: non hai una classe di riferimento, o meglio c’è ma non vuoi riconoscerti in essa, non hai un progetto di lunga durata e questo ti porta a non affezionarti al tuo luogo di lavoro, tempi ed orari ti portano via la vita. Ogni ambizione è sottoposta al sonnifero del: prendi quel che capita, di questi tempi si accetta di tutto.

Ragionamenti cretini che però sono accettati dalla società Meglio uno impiegato male, ma che “lavora”, piuttosto di uno che nonostante tutto e con mille difficoltà non vuol vendere il suo tempo a lavori a provvigione,  o di nessuna reale importanza. Tanti sono i lavoratori, tante anche le aziende. Se non assicurano un contratto serio, lasciate perdere.

Ci vuole coraggio a prendere questa decisione, non per niente ce l’hanno tolto da tanto tempo.

La crisi profonda comincia negli anni 80, precisamente dopo che 40.000 leccaculi, borghesucci squallidi, e proletari servi, fecero fallire l’occupazione della Fiat. Piano piano, giorno dopo giorno, scala mobile dopo scala mobile, il lavoratore diventa sempre più la merce che desidera e che compra e sempre meno un elemento sociale, di lotta, di classe.

Nel 1998 il pacchetto Treu, segna la rottura forte col passato. Da lì è un peggiorare senza freni.

Sicchè ancora prima del tanto bersagliato e malvisto “esercito di riserva” che poi sarebbero quelle persone- non poveracci, non martiri e santi o criminali ad oltranza- che sbarcano da noi. Fa specie che molti compagni si rendano conto ora di come sia ridotto malissimo il lavoro e non ricordino più gli oltre trent’anni di smantellamento della legge 300 del 1970: Lo Statuto dei Lavoratori

Fa specie anche di come molti progressisti liberal democratici, in primissima linea sul fronte giusto e importante, sia scritto e detto senza alcun filo di sarcasmo, ma con reale e sincera condivisione di idee civili,  siano rimasti zitti per tutto questo tempo, mentre il capitale si prendeva tutto e non dava nulla

L’uomo è tante cose, tra queste, anche il ruolo sociale che ricopre. Fino a trenta anni fa c’era ed era presente una sorte di soddisfazione di massa e personale, di stabilità e speranza nel futuro. Non perché fossero tempi migliori di questi, anzi sotto molti punti di vista: tecnologia, durata della vita, progressi scientifici, questi sono anni notevoli. Non per questo, dunque. Ma per un motivo ben più valido: la coscienza di classe.

L’operaio sapeva quel che valeva. E cosa chiedeva? Tempo per vivere, anche fuori dai turni massacranti della fabbrica. Chiedeva di poter decidere sul posto di lavoro, di democratizzare la produzione.

Cioè aveva una visione sia del suo posto di lavoro, che della sua vita.

La fatica non va mai idolatrata sopratutto quando è fine a sé stessa,  far vedere ai borghesi che culo ci facciamo, o non ti porta a un miglioramento anche umano.

Di fatti il padrone sa che lodando il lavoro del suo sottoposto avrà soltanto un cagnolino servizievole.

La benedizione della fatica fine a sé stessa è una delle tante arme usate dal padronato per amicarsi i sottoposti. Lodando il grande lavoratore di turno, spesso un idiota contentissimo di sprecare la sua vita in un posto di produzione e profitto di cui vedrà sempre una piccolissima e irrisoria parte, si loda non tanto un uomo, ma un servo.

Uno contento di non vivere, ma dar tutto al suo padrone. Spesso costoro creano fratture interne, non essendo per nulla d’aiuto ai compagni/colleghi.

Ogni lotta per vincere deve liberarsi delle quinte colonne interne: ” la gente che si pensa bianca” per i fratelli africani, le donne che insultano una ragazzina stuprata perché veste in modo indecente, in generale tutte le donne che offendono altre donne: fossero ragazzine violate, fidanzate di cantanti, attori, registi, e così via, per le rivendicazioni femminili.

Grandi lavoratori e crumiri sono la stessa cosa. Badate bene: non parlo di chi fa il suo lavoro con serietà, impegno, passione, ma di quelli per cui esiste solo il lavoro e l’approvazione del padrone. Questi sono nemici da sempre e vanno contenuti e screditati il più possibile

Un gregge di uomini chini su un lavoro non troppo stabile, e il datore dei lavoro o i datori di lavoro che controllano tutto: dalla produzione, ai licenziamenti, assunzioni, e sopratutto la vita degli operai e dei sottoposti

Succedeva anche nei decenni passati. Costruivano case, scuole, dopo lavoro. Così che tu fossi perennemente grato al padrone. Perché il lavoro fosse la tua vita. Non il riconoscimento di classe, perché quello porta a lotte e altro.

Assunzioni? Ecco, leggevo oggi di una ragazza non assunta come commessa perché il suo compagno è un africano. e quel cittadino italico puro del suo futuro datore di lavoro, non se la sentiva di lasciare la sua cassa nelle mani di un’italiana traditrice della sua razza.

Fa pensare come un padrone possa far quel cazzo che gli pare e un dipendente no. Perché nelle testa di cazzo di costoro non sei una persona con idee, emozioni, pensieri tuoi: no! Sei un oggetto creato a immagine e somiglianza di una testa di cazzo in pieno delirio di grandezza.

Tutto questo è sempre avvenuto, ma se prima la coscienza di classe ti poneva le basi per sentirti altro rispetto alle mire espansionistiche del padronato, ora è sempre più difficile

La paura della miseria, di allontanarci dal magnifico sogno di consumi, che consumeremo poco e male visto che siamo sempre al lavoro o alla ricerca di esso, ci spingono ad accettare

Perché gli altri che diranno? Perché in tempi di dominio borghese le masse sono belle quando non hanno gioia e pretesa alcuna che faticare e vantarsi di farsi il culo per niente

Il lavoro è un mezzo economico gestito da classi agiate per mantenere i loro agi, Il lavoro del futuro e fatto da numerosissimi giovani e meno giovani si basa sulla instabilità delle vendite e di un immaginario dove siete tutti fichissimi per al massimo 800 euro al mese. Lordi.

Per altro leggendo diversi libri di economisti, questo sistema di intendere il lavoro e i mercati che domina la nostra vita da quel lontano e ignobile 1989, è dannosissimo anche per i capitalisti, almeno per una buona percentuale di loro. Vi  è da dire che fino a quando non verranno colpiti, come è successo nell’ultima crisi e radicale cambiamento del capitale, piccoli e medi imprenditori se ne fregheranno allegramente.

Poi piangeranno miseria, prendendosela con lo Stato e non col capitale che ha deciso di sbarazzarsi di loro. La classe media non è mai stata quella classe portatrice di benessere o altro, i passi in avanti sono stati fatti grazie alla coesione e forza delle classi subalterne e proletarie. Ora si parla di classe media in difficoltà, si parla di poveri laureati in crisi, che vivono in un paese cattivo, come se il paese cattivo non avesse devastato e distrutto la classe sociale più forte e motivata di ogni società : quella proletaria. La sua riduzione, esclusione, non ha sconvolto nessuno

Da una parte,a sinistra, tutti volevano essere liberali, dall’altra, a destra: cazzo non ci posso credere! Venti anni di berlusconismo poi hanno fatto il resto.

Eppure è la classe proletaria, sono i lavoratori nel settore dell’educazione, delle scienze, della psicologia, della cultura, dell’insegnamento, quelli su cui puntare per risollevare la nostra società.

Questo non avverrà mai, non ora. Forse i nipoti dei nostri nipoti, forse loro.. Comunque noi non dobbiamo arrenderci: combattiamo anche per il gusto di rompere i coglioni a padroni, borghesi, e proletari servi. In particolare contro costoro.

13

7 Nov

Dicono che siano tredici. Che poi cosa vuol dire? Un numero, a noi piace tanto spararli! Sei milioni di morti, centomila dispersi, quaranta feriti. Numeri. Dicono tanto, ma non tutto.

Per esempio chi sono questi morti, dispersi, feriti. Cosa desideravano, che sognavano, cosa li divertiva e cosa li faceva arrabbiare. Perché dietro a un numero poi c’è la persona, eh!

E le persone sono strane: mica per forza buoni, non necessariamente cattivi. Tutto un casino di nobiltà e grettezza, semmai.

Spesso anche solo dei simboli, il lavoro che fai – senza indagare per quale ragione fai quel tipo di professione- ignorando che si possa vestire un panno, ma non condividere tutta la linea di comportamenti che spesso si è “costretti” a dover metter in pratica.

Bello, no? La buttiamo sull’umanità tutta meritevole e uguale, e non badiamo ai fatti politici, alle scelte e responsabilità sociali. Perché queste cose pesano e anche molto.

Esse ci spingono ad analizzare i fatti, a partecipare non tanto emotivamente e in balìa del sentimento spontaneo, ma socialmente e guardando alla classe e alle sue contraddizioni.

La non violenza è una materia complessa, come anche il pacifismo, nessuno mette in dubbio che siano modi di intender la vita e la politica nobilissimi. Ammiro chi con coerenza rifiuta ogni tipo di uso della violenza. Non la sua idea, ma la sua coerenza.

Sapete cosa invece non tollero: la strumentalizzazione e manipolazione dei fatti e delle analisi politiche, da parte di quelli che si considerano scevri di ogni populismo, incoerenza, di quelli che – glielo hanno detto i debunker- hanno ragione perché si.

Non tollero che si proibisca un percorso ad una manifestazione, che si lasci ribollire gli animi, che si arrivi a uno scontro per metter in moto la propaganda idiota del: “manifestante= terrorista”. Che si rappresenti una grande fetta di popolazione come degli idioti che parlano a vanvera, violenti, cretini e una parte invece pacata, equidistante, sempre ben informata.

Lo scontro e il dissenso sono cose per le quali ci piace bombardare di critiche, quando non di vere bombe, tutti i regimi non allineati alla dottrina liberal-capitalista.  La libertà di parola, espressione, stampa, di manifestare, è la base più solida su cui costruiamo le nostre certezza di razza superiore che ha i suoi sacri valori occidentali. Stigmatizziamo e condanniamo con veemenza quando in altre parti la polizia si mobilita contro i poveri ragazzi, la migliore gioventù, gli inermi cittadini.

I quali, tanto per dire, non è che stiano a prender randellate con l’occhio umido a favor di telecamera. Reagiscono e anche con violenza, ma sta parte la dimenticano sempre, i nostri amici liberal-capitalisti.

Dimenticano, ad esempio, i soldati cinesi bruciati vivi e impiccati da quei pacifici studenti tanto buoni e bravi.  Dimenticano che i giovani ribelli hanno trasformato un paese come la Libia, per quanto si possa anche criticare Gheddafi, in uno stato diviso e senza un vero e proprio governo. Loro dimenticano

Però, magia delle magie, inorridiscono, sbraitano, fanno la voce grossa, come tutti i codardi che bramano il sangue ma gli fa schifo sporcarsi le mani, per arginare il grossissimo problema della violenza di chi è antagonista politico nel paese delle meraviglie e del benessere che è l’Italia, ma la cosa viene ampliata a tutto il magnifico mondo occidentale. Più o meno.

Certo dobbiamo aver dei limiti, ci devono esser per forza.Non è che uno debba o possa fare tutto ciò che vuole! C’è la legge! Infatti: visto che siete tanto legalitari  vi rammento una cosa: vivete nel paese in cui sistematicamente viene ignorata una sua legge.

Quale? La numero 645 del 1952. Perché per voi è normale veder manifestare i fascisti ed estremisti di destra. Si, dai sono carucci eh! Gli sta a cuore l’italia e gli italiani  Nulla da dire che una legge vieti le loro manifestazioni, d’altronde in democrazia siamo liberi di esprimere i nostri pensieri .

Oh, bene! Sicché per quale motivo si è cercato e voluto lo scontro diretto a Firenze? Per aver 13 poveri cristi da usare come martiri del terrorismo locale? Per distruggere civilmente e democraticamente  il dissenso interno?

Perché la critica a chi manifesta non è solo diretta contro chi ” è sceso in piazza”, abbandonando l’isola comoda e protetta del dissenso e scontro su e da social network. In realtà è molto più profondo e amplio.

Come vengono considerati gli scioperi? Cosa pensiamo delle lotte da parte della classe operaia o dei lavoratori? Che idea abbiamo come democratici del lavoro altrui?

Individualista, ecco che idea abbiamo. Si pretende dal momento che siamo passati da “cittadino” a “cliente” di poter esprimere in modo spesso villano o disinformato le nostre preziose idee sul lavoro altrui e su come debba esser eseguito.  Vediamo con immenso fastidio ogni tentativo da parte operaia, sopratutto, di ricordarci i loro problemi. Di ricordarci che i padroni non camminano sulle acque e non hanno nessuna santità, questa cosa è sconveniente visto che nella libera impresa e nel libero mercato si fonda la nostra fragilissima società. Tutti giovani, tutti imprenditori. Gli altri sono meno giovani, sono sicuramente dei pezzenti che non hanno brillanti idee.

Quanto dissenso è possibile nel mondo del lavoro in un sistema democratico? La crisi ha contribuito certamente a ridurci servi di un sistema del lavoro anche ampiamente criticabile. Si lavora con malumore e la paura di perderlo quel posto, sentendoci ormai inoffensivi e senza nessuna solidarietà di classe. Ogni tanto giunge notizia sui giornali, ma è cosa quasi folkloristica, vista con paternalista nostalgia.  Ci sono questi che poverini fanno tanto casino, compatiamoli.  D’altronde il mercato.. Una società liberale e progressista che non crede in Dio, ma ne ha inventato uno anche peggiore: il Libero Mercato. Che chiede, domanda, pretende, quasi sempre dalle classi proletarie e dalla piccola e media borghesia. Ai secondi, per macabro umorismo, gli vende pure l’idea che sono meglio dei primi, che loro si godranno il miracolo, basta esser furbi, poi …Finiscono in rovina. Perché il libero mercato mica viene in pace, ma còlla spada .

Quindi il dissenso non è accettabile nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nel libero scambio di opinioni?

Ma che sei matto? Siamo in guerra contro il Populismo. Ecco, questo è il vero tocco di genio, la vera arte della comunicazione e della propaganda.

Far credere che vi sia un’urgenza reale per la democrazia che è il populismo.  Parliamoci chiaramente: esso è un problema. Uno dei tanti che abbiamo e se dovessimo davvero controllare da vicino, si capirebbe che a subire i fortissimi colpi dei cretini del 1111!!!!! sono le opposizioni politiche e sociali. Il populismo è la metastasi assoluta dell’opposizione. Che finisce screditata, distrutta, da una serie di scemenze, complotti ridicoli, parole a caso, semplificazioni bestiali

Mentre corre in soccorso al pochissimo credito che avrebbe, di norma, l’attuale democrazia liberal-capitalista.  I saputi e intelligenti di Facebook, si sentono tale, perché nei mezzi di comunicazione moderni non manca mai una stronzata dei populisti. Si critica il loro atteggiamento di fanatici, la strumentalizzazione dei fatti e delle persone per ottenere consenso o far pubblicità alle loro idee.  Per cui, anche se volessi criticare le riforme e le politiche governative, nel nome del “meno peggio” si arriva a puntare il dito contro un nemico barbaro e incivile e sostenere, magari turandosi il naso, una parte che ci pare civile e ragionevole.

Ci pare perché in realtà noto poca differenza tra i fanatici cri cri e quelli del “bomba”. Entrambi convinti di esser l’unica reale risorsa del paese, entrambi convinti che il loro o i loro leader/s abbiano sempre ragione, entrambi incapaci di dubbi e dissensi sia interni che esterni.

D’altronde la simpatica onorevole che strumentalizza la morte della Anselmi, pubblicando la foto della Iotti, per dire di votare si, le piazze a un tratto riempite da persone che ivi transitavano anni prima, il terremoto che ci dovrebbe spinger a sostenere il sì, giusto per citare alcune prelibatezze, non mi paiono così diverse rispetto alle becere manovre dei populisti.

Solo che se dovessimo analizzare bene codesta cosa, magari ci verrebbe voglia di pensare ad organizzare un dissenso e scontro contro il nemico principale e non perder tempo con una deriva politica figlia della scomparsa e inerzia di molta sinistra.

Esisterà un modo per gestire in modo intelligente l’ordine pubblico e garantire l’esercizio democratico del dissenso politico, in particolare in un sistema che lo gradisce assai a casa degli altri, ma ha difficoltà a comprenderlo tra le sue fila.

Un sistema scevro e libero da ogni opposizione ben formata e preparata a livello ideologico e organizzativo, avrà sempre la meglio su qualsiasi forma di protesta. Poiché la rabbia e in parte anche l’idiozia dei “minchia, zio bordello”, metterà sempre in crisi il risultato di una sana operazione politica di dissenso sociale .

Per quanto mi riguarda, in un contesto come il nostro, non posso che esser solidale con i manifestanti, gli operai e i lavoratori in sciopero e con chi voglia far sentire la sua voce, la sua presenza, contro le leggi ed organizzazioni politiche liberal-capitaliste da una parte e per il più totale isolamento e cancellazione dalle lotte politiche di populisti legaioli e di altra forma.

è normale

28 Lug

Probabilmente aveva ragione Eco: dai a un imbecille la possibilità di esprimersi liberamente e ne vedremo delle “belle”. Non tanto perchè la rete sia il male assoluto, ma perché la vergogna urlata , fai girare e condividi, vale solo per la fantomatica casta e non per gli individui, sempre più mostruosi e meschini, che dovrebbero chiamarsi cittadini

D’altronde appare normale. Un tizio qualsiasi cosa sente durante la sua vita: attacchi agli intellettuali, ai radical chic, agli ipocriti che parlano di bontà, empatia, condivisione. Sono loro i veri e unici nemici del paese. E chi sono gli eroi? I pirla. I cafoni arricchiti. Gli ignoranti ruspanti. Questa gente è il nostro orgoglio.

La vergogna sarebbe invece necessaria. Vuol dire aver idea anche dell’altro da sé e che se dovessimo aver un momento di rabbia, una repulsione, dovremmo controllarla, ragionare, e poi eventualmente scrivere o parlare.

Le mamme di Peschiera Borromeo e il padre scioccato dalla presenza di disabili nel suo rifugio di quiete estiva, evidentemente non la conoscono la vergogna. O forse si. Vivono esistenze talmente mediocri, vittime di paure, pregiudizi, allarmismi, che la vergogna per loro sono quelle esistenze talora tragiche, talora con diversità evidenti, che per loro non devono esistere. Sporcano il paesaggio tranquillo delle loro vite.

In più sanno che il popolo è con loro. Codesto popolo mitizzato, idolatrato, al centro di tantissime leggende metropolitane, sopratutto fra compagni che, per mancanza di coraggio ideologico e politico, devono ciecamente seguirlo. Quando non si accorgono o lo sanno, ma il lavoro è troppo pesante e duro, esso senza coscienza di classe è portato naturalmente alla reazione.

Salvini e compagnia non fanno nulla di speciale, dicono e scrivono quello che un popolo di masse amorfe, succube della sua stessa frustrazione, represso e stressato, pensa e fa.

Così mentre fanno crociate contro gli anormali, dal loro miope punto di vista, a costoro par normale – usando sempre come scusa i bambini, farabutti e vigliacchi che non siete altro, non nascondetevi dietro ai figlioli, pezzenti codardi, ma palesate la vostra squallida ignoranza e idiozia- togliere il figlio da un centro estivo, perché – orrore orrore- vi lavora anche un rifugiato del Ghana.Non un pericoloso terrorista, non un bigotto frustrato, non un decerebrato di estrema destra, non una legaiola che se la prende con le parole di Imagine, ma un ragazzo che viene da un paese che ha i suoi bei problemi. Uno che forse ha fatto anche un viaggio drammatico e duro, o forse no. Ma sicuramente, care mamme, a lui non viene in mente di giudicare la vostra bassezza morale ed etica, la vostra mania di esser sempre giovani e tirate, le vostre macchine, la merce che diventa la vostra vita, vita soffocata dalla paura che tanto vi tiene compagnia  e voi preferite la sua, di compagnia, piuttosto che conoscere l’altro

Perché la paura è comoda, tipo quelle poltrone che si distendono e ti permettono di dormire bene. Conoscere invece è duro, difficile, pieno di delusioni e sorprese. No, meglio urlare: ruspaaaa!!! O dire italia agli italiani.

Quelli che aggrediscono gli altri, i diversi. E che voi ritenete vostri simili. Che un giorno potrebbero esser vostri figli, e visto che educazione del cazzo avete dato a loro, non mi stupisco che possano, a parole o nei fatti, dar notizie di loro sui giornali o in tv. Brutte e spiacevoli notizie, per me. ” Ragazzate”, per voi.

Ora: lo confesso.Sono un nemico del popolo, eh! Ebbene sì. Nell’ordine sono: radical chic, buonista, ipocrita perché credo e applico la bontà, l’empatia, la condivisione. ” Gente lontana venuta dall’est, credeva in un altro e non mi hanno fatto del male”, ecco questa frase da una vecchia canzone di De Andrè illustra bene il mio rapporto con lo straniero, che poi è un uomo come me. Non un mostro, non si ciberà dei vostri figlioli. Dispiace, lo so che nel profondo delle vostre anime nere, non vi dispiacerebbe, ma non succederà.

Certo la disabilità ci inquieta, ci colpisce, non riusciamo a gestire bene i nostri sentimenti, ma se dovessimo fermarci a questo, ci parrebbe normale scrivere un commento/recensione su un social, dove con la consueta codardia e cioè usando i figli, diciamo palese e chiaro che i disabili nei luoghi di vacanza non devono proprio esserci. O almeno avvisate noi gente normale e per bene. Che non veniamo. Nel mondo, infatti, non esistono diversi e disabili, ma solo dei simpatici coglioni pieni di pensieri scadenti e senza un po’ di bellezza nel cuore.

Loro però sono normali. Normali, anzi da capire perché figli di un reale disagio, i loro commenti violenti e rancorosi, per ogni argomento. Non è solo infatti il diverso e il disabile ad esser il nemico, o il buonista radical chic. Leggete i commenti dei signori per bene ed onesti cittadini, ad esempio, sul lavoro scientifico fatto da Samantha Cristoferretti nello spazio. Un tale odio legato al sesso di costei, da parte di maschi bavosi e vomitanti idiozie, che poi sono le stesse cose scritte contro la Boldrini o altre donne dentro nella politica, manifesta una involuzione della specie. I danni della sincerità gestita dalle teste di cazzo. Qualunque sia la ragione di tale rabbia. Se non fosse giusta, va combattuta senza troppa galanteria, se fosse giusta- vedi il sostegno al governo fascista ucraino da parte di certe donne della politica- non si combatte con l’insulto, ma rendendo credibile  la nostra idea anti imperialista. Mi preoccuperei di più dei malati di mente che giocano con la geopolitica e i complotti, che fanno danni clamorosi dalle nostre parti, piuttosto che perder tempo dando della donna di dubbia moralità a chi non apprezziamo.

Qualcuno diceva che le parole sono importanti. Ed è vero. Come è importante abitare in un paese decente, aver voglia di conoscere e confrontarsi, e combattere aspramente ogni idiota che dice o scrive cazzate di cattivo gusto. Vale la pena esser giudicati ipocriti buonisti da costoro. Vale davvero la pena