Archive | giugno, 2015

la mentalità

13 Giu

Giorno dopo giorno, parola dopo parola, si costruisce una mentalità. Una volta che diventa abitudine, una volta che il ripetere un concetto è atto d’inerzia intellettuale, è difficilissimo spiegare alla gente – non parlo di persone- che stanno dicendo e facendo un sacco di cazzate. Perché vi è la normalizzazione di un pensiero, di un atto, e quindi viene ritenuto normale un certo modo di porsi.

Oggi capita di stupirci per certe cose che leggiamo o vediamo, capita a quelli che sanno usare la lucidità necessaria per distanziare l’istinto dalla ragione, ma tutto questo non è un prodotto originale, di questi tempi. No.

Negli anni 90, attraverso una campagna martellanti di televisione e giornali, si è costruita la base su cui edificare un modo di pensare e vivere rozzamente reazionario. Le parole diventavano sempre più offensive, aggressive, l’altro non è uno specchio ne quale riflettiamo noi stessi, non è neppure un individuo con cui dialogare, anche vivacemente, ma cercando di esporre pensieri e soluzioni non tanto ad effetto, quanto efficaci. L’altro è il nemico, l’altro non è umano come noi.

L’aggressività verbale è da sempre un buon mezzo per soffocare l’altri intervento, buttar tutto in caciara, propagandare la falsa soluzione del momento, rispetto a una più articolata. Questo tipo di agire serve anche per nascondere la sostanziale vigliaccheria dei reazionari.

Facciamo un passo indietro, o meglio, torniamo ad analizzare quello che è capitato negli anni 90. In realtà, azzardo, questo modo di fare è la deriva grottesca e rumorosa dell’arroganza craxiana. La sua risposta ai fischi contro Berlinguer è un meraviglioso gioco di attacco personale, fatto passare per attacco alle idee e non all’uomo. Ben sapendo che in politica uomo e idee spesso sono la stessa cosa.

In quel contesto veniva fatto passare l’idea che l’ospite può e deve esser umiliato, se necessario. O per il gusto, il sollazzo, della ferocia, della plebe. In quel caso i poveri craxiani, non scrivo “socialisti” per rispetto ad Andrea Costa, Nenni,e così via.

L’effetto devastante è stato che si è perso ogni controllo, confuso, dagli imbecilli, come ipocrisia. Nel senso che ogni frustrato, ogni persona non risolta, incapace di vivere decentemente, si è trovata giustificata a palesare la sua idiozia politica, umana, etica,e non vergognarsene minimamente. Anzi, costoro spesso sono quelli che abusano di “vergooooooognaaaaaaaaaa”, ma appunto: non conoscono vergogna.

L’idea che esser sinceri significhi dar sfogo solo agli istinti più beceri, demolire gli altri e il loro pensiero, in particolare se portatore o difensore di umanità e progresso. Meglio la coperta di linus e il dito non la luna, che ci mostrano come nemici quei fratelli e quelle sorelle che scappano da guerre volute e fatte da noi, parlare di ruspe per i zingari e lasciare che le mafie occupino l’economia locale, il tutto alzando sempre l’asta della cretineria verbale e di pensiero. Non si combatte un governo o una classe corrotta, autoreferenziale, portatrice di leggi sbagliate e anti popolari, spostando il tutto a una guerra contro minoranze, diversi, altri popoli. Capirai è come se ti invitassi alla guerra e tu mi dici che se schiacciamo tante zanzare, è fatta. Ok, le zanzare rompono i coglioni, ma forse quella potenza che ci sta sparando addosso è un problema più grande

Avviso per uno o due lettori: codesta parte è un paradosso, una metafora, non è reale. Lo so perchè vi attaccherete a questo. Ciao belle gioie.

D’altronde viviamo in un paese dove alcuni tifosi trovano normale cantare inni allo stupro contro disabili, bambini, e così via. Un paese che sminuisce, giustifica, un paese che ancora campa sul ” chissà che ha fatto o detto” per meritarsi la violenza. Perché il processo di disumanizzazione è ormai giunto a un livello profondo. Per riuscirci dovevamo santificare l’ignoranza vista come voce potente e non criticabile del popolo. La voce del popolo, voce di dio. Popolo che può far la voce grossa, mentre il capitalismo gli smantella i diritti e lo fa lavorare in condizione precarie ed assurde, ma esso è così orgoglioso della sua voce e delle sue gesta, che non si accorge di esser fregato. Non per colpa di quelli che pensa lui, ma dal Capitalismo, dal dio mercato, da politiche a salvaguardia di pochissimi e contro il resto.

La mentalità aggressiva-offensiva-reazionaria, trucca le carte facendo passar il tutto come una nobile manifestazione di sentimenti reali, popolari, scorretti e non buonisti per cui ipocriti. Gran parte di questi si professano anche cattolici e liberali, ma è chiaro che non sappiano cosa significhi esser quantomeno buon cristiani: la carità, la compassione, la pietà, dove stanno? No, in realtà i reazionari di tutte le classi, sessi, religioni ,vanno etichettati sotto una sola voce: impauriti. Poi repressi, frustrati, vigliacchi,ma sono gli effetti devastanti di vivere quotidianamente la paura.

Paure anche immotivate perché costa troppo chiedersi dove abbiamo sbagliato, dove manchiamo. Non ho una fidanzata? Le donne sono tutte troie che badano a chi ha soldi. Tranne mamà, e quella no! Non ho il lavoro perché c’è questo e quelo che vengono da fuori, ma mai che si domandi su quanto abbiamo concesso ai padroni e sul ruolo del libero mercato, delle multinazionali che comprano, del capitalismo che si rinnova e lascia indietro pezzi pleonastici per l’attuale politica economica. Mi improvviso imprenditore, faccio il furbo? Cazzo lo  Stato mi frega!

L’ossessione del benessere a tutti i costi da esibire, il ” mi salvo io e a fanculo tutto il resto” ci ha reso bestie mediocri, che per vivere hanno bisogno di nemici. Un po’ come quel popolo che in tutti i suoi film ci sbatte i tedeschi, russi, cinesi, arabi, giapponesi, cattivissimi e loro eroi del menare senza pensare.

Il nemico è la ragione di vita alla base di questa mentalità. La paura è una ragione. Paura della miseria. I migranti ci rammentano cosa eravamo e cosa non vogliamo più essere. Solo che questo tipo di vivere e agire, che nel tempo del craxismo e degli anni 90, pareva fico e vincente, si è mostrato per quello che è : roba da perdenti e sfigati. Non di quelli simpatici alla Charlie Brown, ma di quelli coglioni e squallidi. Ridete, osannate le ruspe, attaccatevi alla difesa di bigotte normalità, ma dietro il vostro mostrarvi sprezzanti e arroganti, si vede un ignorante allo sbando. Proprio perché date sfogo a un odio di serie z e perché dovete alzare la voce e le porcherie che dite.

Non vi par normale che una donna come la Cristoforetti possa esser il simbolo di una Italia che ci possa rendere orgogliosi, e non tanto perché sappia tante lingue o per la laurea, ma per il suo modo di porsi, per quello che rappresenta : cioè un’italiana non coinvolta in atti e discorsi retrogradi.  Un buon esempio. No, la donna deve fare e dire altro. Ora, non sono nemmeno un femminista ottuso che vede nella casalinga e in chi si occupa della famiglia una poveretta, dipende dalla felicità. E quella è roba talmente personale che non andrei a criticar troppo.

Per il resto io rimango dall’idea che il cambiamento possa anche partire dalle persone. Come? Debellando il populismo delle ruspe per ritrovare l’etica di chi si pone la questione morale.

La Normalizzazione

3 Giu

Lo spunto di questo post mi è venuto leggendo questo: https://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/2015/06/03/e-che-sara-mai/ . In questo post si denuncia il modo leggero con cui si affronta, in una nota serie tv, lo stupro. Giustamente si denuncia il cuore del problema: la normalizzazione

Nella nostra società si avverte sempre di più una forte indifferenza verso l’altro. Che non è solo il discorso: altro=nemico, ma una cosa ancora più preoccupante: altro= nulla. Che non ha sentimenti, obiettivi, sogni, illusioni, non vive insomma. Discorso che ha una sua variazione anche nella nostra vita affettiva. Quanti sanno cosa significhi esser ” una coppia”? Vivere con un’altra persone e amarla proprio per il suo essere altro rispetto a noi? Un individualismo anestetizzato verso quello che capita fuori.

Che sia il partner, che siano persone fuggite a guerra e miseria, non è un fatto di classe o almeno non solo: è la fine dell’occidente come parte del mondo patria della filosofia e della cultura umanista.

L’economicismo gretto e sguaiato ha vinto su tutto. Questo da una parte ci spiega il perché sia quasi più importante un mezzo di trasporto privato e si spendano milioni di euro in pubblicità per farteli comprare, rispetto a educare il popolo alla solidarietà, alla cooperazione, alla condivisione. La macchina sei tu. Acciaio e quattro ruote, sono il tuo corpo. Libero di fare il ganassa, visto che poi ci tengono a dire di andare oltre alle regole.

Quindi; pensa solo a te stesso. Dopo l’auto, ovviamente.

Che rapporto abbiamo con il dolore? Cosa sappiamo di esso? L’abbiamo mai affrontato? Non so quanto possa esser vero che il dolore ci renda forti, magari anche no. So però che rifiutare di soffrire è un metodo altrettanto sbagliato. Non ti serve per costruire un percorso di comprensione, analisi, riflessione ed uscita . La donna ti lascia? Invece di passar del tempo a stare male, sopratutto ad analizzare le motivazioni di lei, i tuoi sbagli, che fai? A  puttane e a sbronzarmi. Negandoti sicuramente la sofferenza, e anche il poter imparare dal tuo errore o dai suoi. Poi ci ricaschi e la colpa è dell’amore che non esiste e tanto “ok i primi tempi, ma poi tutto finisce”. Sei un pirla, sappilo.

Quando una persona vive in modo così indifferente il suo vissuto sentimentale, come si rapporterà agli altri? Allo stesso modo. Peggio perché gli altri non meritano attenzione. Sono tutti coglioni, cattivi, pleonastici. Gli altri sono altri.

Sicché dal non comprendere il dolore per una relazione finita, passiamo a fregarcene per certe violenze. Almeno che non siamo in campagna elettorale. Lo stupro fa notizia perché possiamo criticare un’etnia, un popolo, o una classe. Non frega nulla della vittima in sé. 

Tempo fa due ragazzini avevano dato fuoco a un barbone. La famiglia di uno di loro disse: “sono ragazzi che si annoiavano”. Come si dice anche di quello che Napoli mise nel retto di un povero ragazzino un tubo per l’aria compressa. “Scherzava”  Non sentono il dolore. Negandolo a sé stessi, non affrontandolo mai, non riflettendoci mia, non provandolo sulla loro pelle o quello di un famigliare. La risposta è: minchia zio, si scherzava . Erano annoiati.

Tutto è possibile, la tua libertà d’azione non deve scontrarsi con nessun limite. Sopratutto: cosa è la morale? Una parolaccia per noi. Non fare il moralista, e basta con la morale, il moralista è un sessuofobo bacchettone. Togliendo la morale, che prima di tutto è esercizio intellettuale: la capacità di distinguere tra bene e male, giusto e sbagliato, ci pone due traguardi facili: non fare mai autocritica e quindi ritenersi sempre dei ragazzini vivaci o dei viveur della madonna, oppure non porci limiti nei confronti degli altri.

I bambini sono soggetti dalla nascita alla distorsione dei rapporti tra i sessi . Nemmeno il femminismo, nella sostanza un movimento spesso di devianza borghese e portatore anche esso di libertà individualiste ed isolazioniste, è riuscita a porre freno alla deriva della cultura patriarcale

Che da noi è fascista. Il bambino viene spinto a comportarsi da Uomo: non piangere, non rallegrarsi della bellezza e dell’arte, non vedere nella donna l’altra da sé. Proprio per questo così importante,  da trattare con massimo rispetto. Un rispetto non tanto perché donna, ma in quanto persona come te.

L’educazione sessuale e sentimentale che si dà ai figlioli è un disastro assoluto: prendila, sbattila, se dice no è si, sono tutte troie,e così via. Taluni hanno invece una figura femminile che vive male la sua condizione e non è del tutto risolta, così scatenano sul figliolo la violenza che non possono rovesciare su mariti, padri, capi.

Educare ad amare, a riconoscersi negli altri,a non aver paura della diversità, costa fatica. Troppa. Certo alla lunga avrai effetti migliori, rispetto ad altri,ma è meglio dire: cosa vuoi che sia. Vale per una serie tv, vale nella vita. Ormai non esiste una separazione, con grande predominio della finzione-indifferenza, rispetto alla difesa dell’umanità

Per questo si dà spazio a un bimbo frustrato e non cresciuto che risolve tutto con le ruspe, per questo stiamo malissimo e non comprendendolo diamo colpa agli altri, anestetizzati da troppe notizie di cronaca nera, non comprendiamo che quella foto, quella vita spezzata, appartiene a una persona. Nella cultura reazionaria italiana viene tutto etichettato sotto la voce: chissà che avrà fatto, in fondo rompono i coglioni, se lo meritano. In nome del politicamente scorretto, dell’anti buonismo, del fatto che sincerità è solo odio e coglioneria a seguito, ecco che non ci si vergogni nemmeno più di dire e pensare certe cose.

Sì: la vergogna non è quella cosa da mettere con tanti punti esclamativi a seguito e un condividete finale.Io credo sia un sentimento più sottile,importante. Ci permette di ragionare sui nostri errori e degli altri e non solo aspettarsi delle scuse,ma anche farle.

Ritenere normale che una serie usi lo stupro con leggerezza, ci porta a non soffermarci sulla sofferenza dei singoli quando capita nella vita reale. Tanto è finzione, tanto non capita a me.

Ogni cosa che colpisce e crea sofferenza nell’altro, riguarda me. Sempre. Trattasi di responsabilità sociale.