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Una riflessione

27 Nov

Noi dovremmo fermarci e riflettere circa le cose che scriviamo sui Social Network

Io vorrei portare alla vostra attenzione codesto esempio: “Ogni maschio è un possibile molestatore”.  Quanto un giudizio tanto sommario e sciocco è figlio di una giusta rabbia o quanto invece sia una pericolosa generalizzazione? Le generalizzazioni, allo stesso modo dei luoghi comuni, contengono una loro plausibile verità oppure sono sempre sbagliate? Queste sono le prime domande che vi vorrei porre e alle quali mi piacerebbe aver risposta.

Il sottoscritto che ne pensa? Sono convinto che un tal pensiero vada a braccetto con altre sacrosante verità, ecco alcuni  casi: 1) i napoletani sono potenziali camorristi, 2) i musulmani sono terroristi, 3) gli omosessuali pederasti, 3) le donne paranoiche.

Sono sicuro che certe bestialità sarebbero subito condannate, anche dalle stesse persone le quali senza batter ciglio son convinte che esser maschi sia sinonimo di violentatori.

Posso anche comprendere una simile idea, la cronaca ultimamente offre a noi uomini spunti di amara riflessione su un tema molto importante e serio come quello delle molestie.

Un tema che non merita frizzi e lazzi, ironie e distingui poco opportuni. L’unica cosa fondamentale è la lotta senza quartiere contro di essa, prima che perda il peso all’interno delle notizie acchiappa ascolti, e tutto torni come prima.

Una divisione netta fra chi possa parlare di certi argomenti e chi no, chi possa partecipare alle manifestazioni e chi no, chi possa scrivere o fare film su un tema sociale e chi no, mi par assolutamente sbagliata.

Il motivo è proprio quello di creare divisioni e scontri anche tra persone che potrebbero condividere una lotta insieme.

Vi voglio far riflettere su un punto: come nasce e viene portato avanti un conflitto/cambiamento radicale in una società che ha tutti i mezzi, leciti e no, per spegnere ogni ribellione. Entriamo nello specifico: 1) Si tende a minimizzare l’accaduto ,2) Si punta sui disagiati e le disperate che estremizzano le cause e gli elementi di una ribellione, una lotta, un’accusa. Queste persone sono utili alla lotta stessa perché colgono brillantemente i punti fondamentali e allo stesso tempo arrecano danni, perché non controllandosi danno motivi al nemico di ridicolizzare la questione. Questo si nota benissimo nel caso delle molestie denunciate in questo periodo. 3) Non dimentichiamo che opportuniste e sciacalli esistono in ogni settore. Tanto il caso è importante, quanto vi saranno uomini e donne pronti a ritagliarsi uno spazio pubblicitario personale. 4) Qualora la lotta dovesse diventare concreta si troverà il modo per smontarla. Esempio calzante è l’uomo cacciato dalle organizzatrici alla manifestazione contro la violenza sulle donne.

Su questo specifico caso apro un’analisi a parte. Io penso che ogni comitato organizzativo sia libero di scegliere chi far partecipare e chi no alla propria manifestazione. Ho preso parte a diverse proteste in piazza e ricordo benissimo di quanti “intrusi” abbiamo allontanato perché, a torto o a ragione, pensavamo fossero presenze inopportune all’interno della nostra lotta e manifestazione.

L’indomani, per quanto la nostra manifestazione sia perfettamente riuscita, tutti i giornali e media riportano dell’atto anti democratico che ha impedito a un libero cittadino di partecipare alla protesta per le strade della città.

Di nuovo non è il tema della manifestazione e cosa si andava denunciando,  a riempire pagine, telegiornali, chiacchiere su Facebook o al bar ma l’elemento di distrazione.

Sono argomenti di distrazione quando diciamo ” i maschi sono potenziali stupratori, per questo non li vogliamo MAI accanto a noi, nelle nostre lotte”, ” oppure un maschio non sa cosa significhi una molestia sessuale e non ha diritto di scrivere o fare film su di essa. Figurarsi manifestare la sua solidarietà, la quale è sicuramente solidarietà di facciata”.

Ripeto: proviamo a dire o scriver certe cose pensando ad altri ambiti. Un musulmano non potrà mai essere sincero quando esprime solidarietà ai morti provocati dai terroristi? Oppure oltre che musulmano è anche un essere umano, capace di empatia nei confronti degli altri? Un siciliano non dovrebbe partecipare ai funerali degli eroi dell’anti-mafia, perché potrebbe esser un potenziale mafioso? Ma non sono proprio i siciliani i primi a subire la presenza di quei criminali? Non è un gesto forte che si ribellino all’omertà e manifestino le vicinanze alle vittime di Cosa Nostra?

Lo stesso discorso è utilizzabile quando capita un fatto di sangue e prendiamo la razza del criminale per dire: “Sono tutti così. Quelli che sembrano onesti, ma..Staranno preparando qualcosa”

Non si vince nessuna guerra, lotta, conflitto, non si conquista nulla, se pensiamo di dividere gli esseri umani. Pur con argomenti che potrebbero sembrarci giusti.

L’altro punto interessante è quello del diritto di scrivere, o far film, o canzoni; insomma esprimere in modo culturale/ artistico, una nostra visione su un certo argomento.

Io chi sono? Un uomo. Solo questo, oppure anche altro? Sì, anche altro: un uomo bianco, occidentale.

Ecco, prendiamo nota: bianco e occidentale. Posso comprendere la vita di un africano, arabo, asiatico, sottomesso al nostro imperialismo e colonialismo? Posso da maschio, bianco, occidentale metter in scena il dolore procurato da quelli della mia etnia, nei confronti di altri uomini e donne? Per me si

Perché esiste la presa di coscienza che unita all’empatia mi permette di capire e comprendere il dolore degli altri. Dovrebbe essere chiaro a tutti che questi elementi positivi non cadano dal cielo.  Come ogni aspetto dell’essere umano deve essere alimentato e allenato.

Per questo dobbiamo aprirci agli altri e confrontarci, anche se vuol dire incazzarsi, discutere ferocemente.

Tornando al tema della molestia, riguarda solo le donne e gli uomini no. O meglio: solo una donna può subire molestie e violenze fisiche e psicologiche e un uomo no? Io non credo ci sia bisogno nemmeno di una risposta

Però diamola: anche gli uomini possono subire molestie o violenze fisiche e psicologiche. Non sono pochi i bimbi molestati e per essi, forse, è anche più difficile denunciare questo fatto. Gioca molto la giovane o giovanissima età delle vittime, ma non dimenticherei nemmeno discorsi più machisti e ignobili che mettono in profondo imbarazzo le vittime. Proprio la lotta alle molestie e alle violenze che prendono corpo e sostanza in questi tempi, sono utili perché molti uomini possano parlar delle violenze subite.

Certo, si potrà obiettare: ” Sempre da altri uomini” Vero. Nondimeno se dovessimo parlare di denuncia e lotta contro la violenza psicologica potremmo notare come non siano pochi i casi di bambini maltrattati duramente da madri opprimenti, violente, inadatte a gestire quel ruolo e responsabilità.

Questo appare evidente anche in Mind Hunter.

Quindi un modo giusto di lottare contro un problema reale, vero, concreto, è quello di non cedere mai al lusso di creare divisioni. In particolare di genere. Dato per morto, superato, in quanto esistono solo le persone, per poi esser dissepolto e riportato in auge, per i motivi sbagliati.

Voglio essere chiaro: vi è anche il tempo di star da soli, di riunirsi tra “simili”,  scambiarsi le proprie esperienze. Non è sbagliato, ma deve rimanere un breve periodo transitorio.

Perché solo quando un uomo capirà profondamente e farà suo cosa significhi essere vittime di una molestia, o un eterosessuale capirà che significhi vivere per anni di nascosto la propria inclinazione sessuale, o un bianco occidentale comprenderà tutto il male fatto ad altri popoli  si potrà ritenere superato il problema.  Tutto questo richiede enormi sforzi e fatiche, per questo motivo è più facile smontare o dividere.

Io sono convinto che vi sia sempre un carnefice e una vittima. Il carnefice potrà essere anche gentile coi vicini, amare il suo cane, esser affettuoso con i propri figli, ma la vittima, anche quelle che piace indicare come “poco di buono”, ha perso la vita. Oppure è stata distrutta come persona. Un carnefice potrà rivedere il suo cane e i suoi figli, la vittima no.  Lei è stata tolta ai suoi figli e ai suoi cari.

La differenza c’è sempre e non va scordata. In questi casi di molestie ci cono vittime e carnefici. Io credo sia doveroso liberarci dei secondi, e senza troppi complimenti.

Un cavallo di battaglia di chi tende a minimizzare (ricordiamo che è un classico per smontare ogni lotta far passar il pensiero che non sia successo nulla di tanto grave) è che vengono denunciate per molestie cose che non lo sono.

Io mi e vi chiedo: come possiamo affermare che sia una molestia o no?  Lo dirà la legge, senza ombra di dubbio. Va bene, ma a livello più profondo e psicologico, che cosa è una molestia? Qui entra in gioco il vissuto di ognuno di noi. Per molti esser toccati non è una cosa piacevole. Una carezza o un abbraccio possono esser visti come violazione del proprio spazio. Per cui credo si possa parlare di “molestia” anche in questo caso, nondimeno credo che un aiuto psicologico possa aiutare anche chi si sente minacciato da carezze o abbracci. Io, alla mia psicologa, dico spesso che non amo esser toccato. Ci sto lavorando sopra, forse sarebbe anche un modo per portare il problema su livelli più consoni e specifici , caso per caso. Evitando di polemizzare, minimizzare o condannare a cuor leggero.

Io temo solo che una volta esauriti i nomi delle stars del cinema o dello spettacolo, si torni come prima: silenzio, onta per le vittime e casi insabbiati. Temo che tutto questo casino venga presa come una storia che capita in certi luoghi, per cui i proletari e proletarie abusati/e, continueranno a non denunciare.

Temo che si pensi , da una parte e dall’altra, che riguardi solo un sesso contro l’altro.  Col risultato che nessun ragazzo denunci le attenzioni poco piacevoli di adulti molestatori, che siano insegnanti, preti, vicini di casa o famigliari.

La lotta non esclude mai, ma al contrario include. Ricordiamolo la prossima volta che scriviamo post, commentiamo su Facebook oppure organizziamo manifestazioni.

Perché in tanti e tante possiamo cambiare la società.

 

Aggiungo a questo articolo un mio intervento precedente , comparso sulla rivista online  : Il Becco.

Il testo di quel mio articolo è più politico e analizza i rapporti di forza nelle relazioni umane. Sicché interesserà chi ha una visione decisamente politica della vita.

Però potrebbe piacere molto anche agli altri!

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/societa/item/4010-il-privato-%C3%A8-politico.html

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The song remains the same

17 Nov

Visto che mi appresto ad aggiungere una penosa, confusa, riflessione politica sulla sinistra, il lavoro e quello che man mano mi salta in mente, ho deciso di deliziarvi con un po’ di ottima musica: Led Zeppelin, e la canzone da cui è tratto il titolo di codesto post

 

Un po’ di chitarre elettriche ci possono far dimenticare i fatti del Brancaccio, o della novità politica del momento: La mossa del cavallo.

Dopotutto l’occidente si basa sulla cultura dello sballo, ben saldo in mani capitaliste – questo non l’hanno capito quelli che reputano il rock musica di rottura e rivoluzionaria. visto che esso è solo un prodotto del capitale pensato per le masse giovanili-  per cui sballiamoci con i nostri amici inglesi, che peraltro saluto: Ciao Robert! Ciao Jimmi!

Ora: per esser un buon militante della sinistra sono fondamentali tre cose 1) egocentrismo, 2) autocommiserazione spacciata per autocritica, 3) elaborare teorie e creare nuove formazioni a sinistra, che chiaramente salveranno il mondo, ma che dico il mondo? L’universo! Ma che dico l’Universo? Tutte cose!

Più o meno ne siamo afflitti tutti. Prendi il primo punto: l’egocentrismo. In buonissima fede e per via del fatto che comunque ci interessiamo davvero a quello che capita di sbagliato nella società, siamo portati a credere di aver elementi atti a sconvolgere il sistema, per far questo: basta seguire gli insegnamenti dei nostri padri, e dar spazio al tema del lavoro, tornare nei quartieri.

Sono cose che ho detto e dico anche io, perché sono giuste. Però: quale sinistra o idea di comunismo hanno avuto peso e rilievo nel nostro mondo, quello occidentale? Dico questo per due motivi, legati al “riprendere le lezioni dei maestri”: 1) In occidente abbiamo avuto rivoluzioni borghesi in almeno due grandi stati europei, la più famosa sappiamo come è andata a finire, colla Restaurazione. Dopodiché nel 1800, la nostra vita è stata sconvolta da due rivoluzioni industriali. In tutta la nostra storia sono stati i Re, gli Imperatori e poi i borghesi legati al grande capitale a segnare la differenza. Il popolo ha partecipato, ma come massa utile per raggiungere lo scopo. Il pensiero dominante, nato già nei primi tentativi parlamentari, repubblicani, e così via, è gestito di fatto da classi agiate e ricche. Il salto in avanti è stato quello di donare le briciole, nemmeno le brioche, alle classi subalterne.Certo, abbiamo anche lottato e versato sangue per diritti sul lavoro, e al riconoscimento della classe proletaria come fondamentale per ogni democrazia. Quello che passa, però, è l’idea di una sinistra e anche di un certo comunismo, duro nelle parole, negli slogan, portato a gesti simbolici, anche forti, ma che non fanno mai il passo successivo: la rivoluzione.  Tentativi ce ne sono stati, ma indeboliti per mille ragioni.

Alla fine conta l’uomo, l’individuo, più che il riscatto astratto di una classe, per cui – da sempre- siamo più o meno portati a una visione anti autoritaria, umanista, libertaria, bilanciata chiaramente da posizioni più ortodosse, classiste, potenzialmente rivoluzionarie. Non fosse altro per la storia gloriosa della resistenza in Spagna, durante la guerra civile, o la presenza comunista nella lotta di liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tuttavia, ci avviciniamo sempre a una svolta rivoluzionaria, che viene sempre rimandata per scrupoli, oltre che per un discorso oggettivo di rapporti di forza

Ecco: i rapporti di forza.

Io smitizzerei l’idea che vi fosse stato un periodo dove noi eravamo uniti, forti e ganzi, di teoria e prassi che funzionava a meraviglia.

Basterebbe leggere i libri scritti da Paolo Spriano, sulla lunga e travagliata vita del Pci, per notare come divisioni, appelli persi nel vento, e altro, sono un po’ il nostro marchio di fabbrica

Il meglio è ovviamente il sigillo finale: tutta colpa dei traditori, dei revisionisti.

Questa è l’idea fissa della compagine comica dentro la storia della sinistra e del comunismo: i duri e puri della sezione ” Quattro amici al bar”.

Dopo c’è sempre quello che ti dice: ” Lo sapevo! Te lo dicevo che fallivate! Bisogna..”

E poi ti dicono sempre le stesse cose sui lavoratori, che non conoscono o in minima parte, o sul popolo da organizzare dal basso.

Io non mi stupisco che si vada in Russia a parlar di comunismo democratico e libertario, perché ogni elemento della sinistra porta a questa considerazione finale.

Dai vecchi sessantottini extraparlamentari che trovano noiosi i libri di Lenin, o che si preoccupano di far notare a tutti che alla fine dai: un po’ di libertà sessuale, un po’ di fumo, il fatto che tanto puoi far quello che vuoi che le cose si sistemano, sono vittorie del popolo, i proletari in testa.  Conta infine più un’utopia di assoluta libertà dell’individuo senza responsabilità sociale e di scelta politica, che l’organizzazione delle classi, la disciplina di partito, il controllo di mezzi di produzione. Sbagliato? Non lo so. In fin dei conti, la felicità dell’uomo non può esser trascurata, non possiamo ingabbiare un essere umano all’obbedienza cieca, o al sottomettersi sotto rigide regole senza che vi sia una minima comprensione di esse.

Però dobbiamo anche evitare la narrazione utopista di suoni, colori, emozioni, come se bastassero queste belle cose a cambiare il sistema.

Le belle parole, le ottime intenzioni, i cambiamenti marginali, ma anche quelli forti a livello di solo diritto civile, possono avvenire ed essere accettate. Non sono in contraddizione alcuna col liberal-capitalismo.

Penso che ogni comunista dovrebbe sapere che non siamo né liberali, né libertari. Per questo tanto dobbiamo combattere quelle sciagure umane che sono i rossobruni, a cui dedicherò un post più avanti,  fascisti e reazionari; tanto dobbiamo metter in evidenza le contraddizioni, ipocrisie, del sistema liberale-capitalista. Certo non aiuta la causa prendersela costantemente con l’esercito di riserva e altre cazzate tipiche dei social-confusi. Ma saper smontare la struttura liberale, conoscendola, studiandola, demolendola con proposte concrete per le classi meno abbienti.

La Sinistra e i Comunisti, per tornare a contare devono abbandonare piazze, luoghi, social network dove veniamo rinchiusi dal potere, per occupare spazi autonomi, spiazzando il sistema vigente. Dobbiamo esser agenti del disordine, della riscossa, del conflitto con tutti i mezzi a disposizione, liberarci dalla rappresentazione di forza in ogni caso legalitaria, pacifista, non violenta.

Pur non cedendo al simbolismo fine a sé stesso, o alla commozione per qualche piccola vittoria, rifiutata persino da Pirro.

Il problema della sinistra e dei comunisti, non è tanto il buonismo o i radical chic, soluzione di comodo,  semmai un insistere su utopie pacifiste ad oltranza o sogni di cambiamento senza lotta, più che altro quello che avverto come un problema serio è la riscrittura della nostra storia, attraverso un’autocritica frettolosa e poco discussa, che ci porta a sostenere la narrazione capitalista e imperialista come se fosse vera

Dal 1989 non facciamo altro che chieder scusa per non esser stati abbastanza democratici, liberali, attenti alle esigenze dell’impresa e cazzate simili.

L’implosione dell’Unione Sovietica non è stata vista come colpa di un certo revisionismo venuto alla luce e alla ribalta non proprio “democraticamente” dopo il 1954, ma come colpa di quel cattivon de cattivonis che è Stalin

L’autocritica a sinistra e tra i comunisti sta tutta lì. Spesso basandosi su documenti della propaganda occidentale, su comunisti eretici, perché ci piace tanto immaginar di esserlo

Critiche imposte, democraticamente che nessuno sa imporsi sugli altri meglio dei compagni democratici e libertari, superate come se la faccenda sul nostro passato rivoluzionario possa esser deciso da Bertinotti, Occhetto e gli altri che hanno scavato la fossa alla sinistra e al comunismo in Italia.

Attenzione! Non sono nemmeno un sostenitore degli stalinisti a cuor leggero, quelli che lo vedono come un dio in terra che non fa altro che picconare e mandar in Siberia. Loro sono i peggiori anti stalinisti possibili e immaginabili, visto la pochezza degli argomenti e lo scambiare un passato ormai legato a un contesto storico, con una storia che risorga dalle ceneri, così magicamente.

Dico solo che non possiamo cancellare la nostra storia e accomodarla affinché sia, come ha tenuto a dir il leader di quella cosa chiamata Podemos, più ” sexy” per il pubblico.

Questo sbaglio sta alla base della mancata credibilità delle segreterie nazionali, della formazione nei confronti delle nuove generaz..Ah, no! La formazione del militante non la facciamo più, da! Scusate, sono un anacronistico comunista ❤

Su questo tema, però torneremo in altre occasioni

2) Si , c’era anche il punto due! A quali maestri, per cortesia, dovremmo far riferimento? Anche all’interno dello stesso partito vi sono diverse guide. Non so, rammento che i bertinottiani/vendoliani avevano Gandhi, Jobs, Obama e poi dai un etto di Gramsci. C’erano i trockjisti, occupati a dividersi in sottogruppi, gli stalinisti. Un po’ di tutto.

Marx ed Engels, poveri vengono citati ma non letti o compresi.

Per cui quando diciamo ” partire dai maestri”, ecco quali sono i motivi di incomprensione e di smarrimento.

Dar spazio al lavoro 

Questo è un cavallo di battaglia dei compagni “benaltristi”, i quali concludono le loro battaglie contro vegani, femministe, gay, gente che posta foto dei loro animali, con questo richiamo forte e vincente , immediatamente!

Ovviamente scherzo, non sono solo loro a richiamare giustamente l’attenzione sul punto centrale e fondamentale del lavoro.

L’unita delle classi subalterne è alla base di tutte le lotte e delle rivoluzioni. Quando un lavoratore dipendente sente che non è solo, ma fa parte di una classe è più forte e motivato a far valere i suoi diritti,  aggiungo: con ogni mezzo a disposizione, anche – e sopratutto- quelli che non vanno a Tommasi ( che peraltro stimo per alcune cose e saluto!)

Il punto è. quale classe lavoratrice oggi rappresenta il mondo del lavoro? Quella operaia? Assolutamente. Per la grande storia passata e perché , in ogni caso, hai sempre bisogno di  operai per costruire le cose. Nondimeno: i giovani che lavorano come venditori e promoter a provvigione, non sono anche loro operai del sistema vincente in questi tempi: quello delle vendite appunto. O sono ascari del capitale, visto che talora indossano vestiti eleganti? Pagati di tasca loro, spesso? E i piccoli artigiani, esercenti? Non sono forse accecati da un’idea traviata di imprenditoria? Ma subiscono la pressione del capitale come i proletari?

Cosa sappiamo dire di utile e concreto ai precari? Ai lavoratori sommersi? A tutte le nuove tipologie di moderni schiavi? Come possiamo essere utili se parliamo a cazzo di cane di esercito di riserva, quando la questione razziale nel lavoro non deve contare un cazzo, come in tutti gli altri campi. Semmai, visto che a parte su faceboook, poi facciamo fatica anche a unire noi stessi con la propria prole e mogli, non sarebbe utile unire i lavoratori sfruttati, italiani o no, sotto un’unica grande battaglia? Comunque Marx mi sa che difendeva i proletari irlandesi e non tanto quelli reazionari- anche in buonafede- inglesi.

Per ripartire dal lavoro bisogna conoscer bene il tema, cambiato rispetto a dieci anni fa, pensa se rimani legato agli anni 70.  Avanzare su lotte e scioperi selvaggi, e saper proporre leggi a favore delle masse. La buona volontà e la nostalgia servono fino a un certo punto.

Io ho grosse difficoltà e per questo reputo necessario che su questi temi si lavori con impegno, come comunisti.

Vedere il quartiere

Il quartiere è come una città, il posto in cui passiamo la nostra vita. Centrale per ogni azione politica. Per questo è fondamentale essere presenti. Ma anche qui: come? Oggi spesso i quartieri sono dormitori, dove al massimo c’è un Arci in mano ai destrosi del pd, o con piccole realtà confinate, che non diventano quasi mai prassi di lotta comune. Passa la demagogia xenofoba, vedi il successo di Casa pound,

Il posto di lavoro e il quartiere sono i simboli forti delle nostre sconfitte, perché proprio lì sta il nostro mondo, le radici, la forza. Abbiamo perso peso per molte ragioni politiche, il Pacchetto Treu è solo un esempio, per la stanchezza di una militanza simbolica dove corri di qui, corri di là, ma appari e scompari senza lasciare traccia. O poca roba.

Come sono cambiati i quartieri? Come è possibile battere la demagogia xenofoba? Io credo che l’attacco continuo al fascismo sia doveroso.

Non solo il fascismo ucraino, ma anche quello italiano. Smettendola di dire che son quattro gatti, per un comunista anche un solo fascista isolato e indifeso, è sempre un nemico da stanare ed eliminare. La vittoria della destra giovanile negli istituti scolastici a Firenze promette malissimo.

Un fascista non fa fatica a far proseliti: va nei quartieri popolari, dà la colpa di tutto agli stranieri,  pompa un po’ il fatto che siamo italiani e che dobbiamo riprenderci la nostra patria, un po’ di complottismo, un po’ di signoria mia dove siamo finiti con sti gay in giro, un po’ di cazzate in libertà, ma il proletario, senza coscienza di classe ci casca. Pure certi compagni, ma questo discorso sarà affrontato nel post sui rossobruni.

Ogni volta che siamo in un quartiere dobbiamo porre la questione di classe, non con parole astratte ma basandoci sui fatti e dicendo che i fascisti mai e poi mai stanno dalla parte dei lavoratori, semmai da quella dei padroni.

 

L’autocommiserazione confusa con l’autocritica.

Come ho scritto dopo il 1989 è diventato tutto un casino. Tangentopoli poi, cancellando interi partiti e uomini di potere, ci ha dato un po’ alla testa. Convinti di poter governare, di vincere, perché quelli diversi, nonostante l’anomalia Greganti. Per cui subito ci è venuta la smania di far mea culpa, mea massima culpa. Buttando via il nostro passato, con tutto quello che di ottimo aveva, Anche se la via non era quella del pacifismo ad oltranza, ma quando liberi una classe dalla schiavitù le maniere non possono e devono essere buone.

Ci siamo rinchiusi nel ruolo di persona per bene, moralmente ed eticamente superiore, che riconosce nel sistema capitalista e nel mercato libero la sola dottrina politica possibile e immaginabile. I più ribelli puntano su una critica al solo liberismo, senza mai  toccare il capitale.

Questa voglia di piacere, di renderci moderati, piano piano ci ha fatto perdere il contatto colla nostra storia e ruolo, e con i punti di riferimento

Anti imperialismo, anti capitalismo, sostegno ed organizzazione delle lotte dei lavoratori sono passate in mano ai social confusi o alle destre, alle quali si contrappone una parte di sinistra e di comunisti indeboliti, per quanto molto impegnati

Come se avessimo perso del tutto, attraverso questo distacco dalla nostra funzione politica e storica anche l’idea di perché eravamo comunisti. Diventando quelli che ” la società civile cambierà tutte le cose”, basta partiti, oppure burocratici stanchi

Elaborare nuove teorie per la sinistra

Non passa tempo che alla nascita e alla fine delle varie formazioni per unire la sinistra, ci siano compagni che ti dicono : oh, si capiva benissimo che sarebbe finita male! Fate sempre gli stessi errori.

Come sempre dopo, lontani da ogni tentativo.

Si, perché siamo fatti così: ogni due parole una teoria, lo faccio io, lo fate voi. Ci innamoriamo di nuovi eroi, di formazioni che son composte dalla società civile, oppure abbiamo il partito comunista del portogallo che spiega la vita agli italiani.

Quanta tristezza questa corsa verso nuovi schieramenti, sigle,  per aver un risultato elettorale, anche minimo, ma cazzo! Che si torni in Parlamento.

I pirla di ieri, diventano i compagni di oggi. Così che la memoria, sai, è una brutta bestia!

E allora Tsiparas e allora la Falcone e allora tutto.

Ogni volta con impegno, sputando sangue e fatica, non capendo che gli altri giocano, tanto poi le cose vanno male e noi diamo la colpa ai comunistu

E i comunisti? A testa bassa per lavorare, perché le cose buone le abbiamo sempre e comunque fatte noi. Non i social democratici per le privatizzazioni, non la società civile allo sbaraglio, ma noi: disciplinati e forse un po’ noiosi, grigi, comunisti

Lo so, fa ridere. D’altronde i grandi rivoluzionari ce lo dicono sempre e hanno anche ragione: sono decenni che volete unire la sinistra, teorie su teorie e niente.

Hanno ragione.

D’altra parte mentre criticano, loro danno l’assalto al Palazzo d’ Inverno, no? Avanguardie sempre in prima fila, seguiti dal popolo, non è così?

Non mi pare.

Ed è triste avere ragione, quando non si è in grado di dare una vera soluzione.

 

Dolci note

Comunque, nonostante tutto: io rimango comunista. Non solo: litigo, mi incazzo, lancio madonne molotov contro ai “sinistrati” e ai compagni che sbagliano sulla nostra storia, ma questa è la mia famiglia. Il nemico è il capitale e i fascisti.

Per gli altri rieducazione ^_^

Per questo a fine articolo, non posso che dedicare a tutti voi, compagni cari e a me, questa canzone

Bastava questa canzone, per spiegare parole e parole di questo articolo!

Ritorno alle origini: militanza e nuove collaborazioni

28 Ago

Prima dell’arrivo di Facebook, il massimo per sentirsi cool era avere un blog. C’era in quel periodo ormai lontano, una sorta di eccitazione forte e profonda: il pensiero di ogni singolo cittadino veniva letto da altri che commentando, aumentavano l’ego dei pirla, certo, ma creavano anche amicizie, partecipazione, non eri più un povero comunista in una terra di fasciolegaioli, c’era qualcuno di un’altra città, che la pensava come te.

Ecco, io ho un po’ nostalgia di quei tempi: non era ancora il momento di sentirsi delle blogstars, ci si accontentava di condividere un pensiero, un’idea. Alcuni usavano codesto nuovo mezzo malissimo, altri meglio. Si cominciava a comprendere che la vita non è mai divisa tra reale/virtuale: tutto è vero. Lo sono le parole, le riflessioni, pure le menzogne.

A quei tempi andavo fiero del mio blog: malgoverno. splinder. com . Il diario politico passionale e ironico, di un militante comunista. Bastava quello, complottari deliranti e debunker a protezione dell’imperialismo, erano ancora lontani,

Sono stati cinque meravigliosi anni. Poi Splinder ha chiuso i battenti, e ho trasferito il blog su codesta piattaforma.

Però ero cambiato io

Dal 2009 al 2013 ho detto e scritto delle clamorose cazzate sia livello politico che  cinematografico.  La mia militanza comunista messa un po’ in crisi da tentazioni rossobrune e altre pacchianate. Ci stanno, non c’è niente di cui vergognarsi. Saper essere lucidi e capire gli sbagli è fondamentale.

In realtà, però, mi sentivo orfano e staccato di/da una base solida in termini di partito e organizzazione. Abbandonato definitivamente il trockjismo, ero alla ricerca di un partito che non si rifugiasse in ottime teorie, ma che avesse anche una certa riconoscibilità sul territorio.  Perché o fai la guerra rivoluzionaria oppure cerchi di usar al meglio i pochi e pessimi spazi a disposizione. Questi sono tempi di soldati da tastiera, sicché ho optato per un ritorno in quel di Rifondazione, perché a Firenze, il partito, si occupa di cose concrete e lo fa al suo meglio. Sarà che la Toscana è diversa assai rispetto alla Lombardia, e un minimo di aderenza alla realtà locale non manca mai.

Sto ricominciando a far militanza. Con calma, forse anche troppa, ma la passione per la politica non si è mai estinta.

Inoltre ho cominciato a collaborare con una rivista online davvero ottima in quanto approfondimento politico, sociale e anche culturale, il cui nome è : Il Becco

Qui di seguito vi metto gli articoli che ho scritto finora, sono due, ma aumenteranno di sicuro, perché mi piace collaborare con una rivista giovane e capace di dar una rappresentanza alle idee di socialismo e cambiamento della società.

Da settembre riprendiamo a far militanza seriamente e Malgoverno  e il Becco, avranno un ruolo sempre più profondo e decisivo.

 

Nel frattempo, buona lettura! Mi raccomando: diventate lettori de Il Becco e ricordatevi di Malgoverno

http://www.ilbecco.it/cultura/cinema/film-della-settimana/item/3836-the-chosen-cinema-e-propaganda,-tra-trockij-e-mercader.html

Esiste un legame tra industria cinematografica e propaganda liberal- capitalista, il link qui sopra cerca di farvi comprendere perché la risposta è : sì

 

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/politica/item/3892-in-un-mondo-libero-non-ci-sarebbe-una-guerra-contro-i-poveri.html

Il mio ultimo articolo, forse il più ambizioso mai scritto da me. Attraverso alcuni temi fondamentali: povertà, lavoro, economia liberista, colonialismo, razzismo, giustizia classista ai danni dei poveri, si vuol dimostrare come l’idea di vivere in un mondo libero sia del tutto falsa.

Spero siano di vostro gradimento, io non posso che non ringraziare il compagno Dmitij Palagi, segretario provinciale del Prc e collega ne il Becco.

 

Quanto a me: sicuramente da oggi in avanti, questo blog tornerà a rivivere i vecchi fasti. Son tempi davvero orribili e scrivere di politica, per amor di essa, è un modo per resistere

Spero mi seguirete e commenterete !

 

 

 

è normale

28 Lug

Probabilmente aveva ragione Eco: dai a un imbecille la possibilità di esprimersi liberamente e ne vedremo delle “belle”. Non tanto perchè la rete sia il male assoluto, ma perché la vergogna urlata , fai girare e condividi, vale solo per la fantomatica casta e non per gli individui, sempre più mostruosi e meschini, che dovrebbero chiamarsi cittadini

D’altronde appare normale. Un tizio qualsiasi cosa sente durante la sua vita: attacchi agli intellettuali, ai radical chic, agli ipocriti che parlano di bontà, empatia, condivisione. Sono loro i veri e unici nemici del paese. E chi sono gli eroi? I pirla. I cafoni arricchiti. Gli ignoranti ruspanti. Questa gente è il nostro orgoglio.

La vergogna sarebbe invece necessaria. Vuol dire aver idea anche dell’altro da sé e che se dovessimo aver un momento di rabbia, una repulsione, dovremmo controllarla, ragionare, e poi eventualmente scrivere o parlare.

Le mamme di Peschiera Borromeo e il padre scioccato dalla presenza di disabili nel suo rifugio di quiete estiva, evidentemente non la conoscono la vergogna. O forse si. Vivono esistenze talmente mediocri, vittime di paure, pregiudizi, allarmismi, che la vergogna per loro sono quelle esistenze talora tragiche, talora con diversità evidenti, che per loro non devono esistere. Sporcano il paesaggio tranquillo delle loro vite.

In più sanno che il popolo è con loro. Codesto popolo mitizzato, idolatrato, al centro di tantissime leggende metropolitane, sopratutto fra compagni che, per mancanza di coraggio ideologico e politico, devono ciecamente seguirlo. Quando non si accorgono o lo sanno, ma il lavoro è troppo pesante e duro, esso senza coscienza di classe è portato naturalmente alla reazione.

Salvini e compagnia non fanno nulla di speciale, dicono e scrivono quello che un popolo di masse amorfe, succube della sua stessa frustrazione, represso e stressato, pensa e fa.

Così mentre fanno crociate contro gli anormali, dal loro miope punto di vista, a costoro par normale – usando sempre come scusa i bambini, farabutti e vigliacchi che non siete altro, non nascondetevi dietro ai figlioli, pezzenti codardi, ma palesate la vostra squallida ignoranza e idiozia- togliere il figlio da un centro estivo, perché – orrore orrore- vi lavora anche un rifugiato del Ghana.Non un pericoloso terrorista, non un bigotto frustrato, non un decerebrato di estrema destra, non una legaiola che se la prende con le parole di Imagine, ma un ragazzo che viene da un paese che ha i suoi bei problemi. Uno che forse ha fatto anche un viaggio drammatico e duro, o forse no. Ma sicuramente, care mamme, a lui non viene in mente di giudicare la vostra bassezza morale ed etica, la vostra mania di esser sempre giovani e tirate, le vostre macchine, la merce che diventa la vostra vita, vita soffocata dalla paura che tanto vi tiene compagnia  e voi preferite la sua, di compagnia, piuttosto che conoscere l’altro

Perché la paura è comoda, tipo quelle poltrone che si distendono e ti permettono di dormire bene. Conoscere invece è duro, difficile, pieno di delusioni e sorprese. No, meglio urlare: ruspaaaa!!! O dire italia agli italiani.

Quelli che aggrediscono gli altri, i diversi. E che voi ritenete vostri simili. Che un giorno potrebbero esser vostri figli, e visto che educazione del cazzo avete dato a loro, non mi stupisco che possano, a parole o nei fatti, dar notizie di loro sui giornali o in tv. Brutte e spiacevoli notizie, per me. ” Ragazzate”, per voi.

Ora: lo confesso.Sono un nemico del popolo, eh! Ebbene sì. Nell’ordine sono: radical chic, buonista, ipocrita perché credo e applico la bontà, l’empatia, la condivisione. ” Gente lontana venuta dall’est, credeva in un altro e non mi hanno fatto del male”, ecco questa frase da una vecchia canzone di De Andrè illustra bene il mio rapporto con lo straniero, che poi è un uomo come me. Non un mostro, non si ciberà dei vostri figlioli. Dispiace, lo so che nel profondo delle vostre anime nere, non vi dispiacerebbe, ma non succederà.

Certo la disabilità ci inquieta, ci colpisce, non riusciamo a gestire bene i nostri sentimenti, ma se dovessimo fermarci a questo, ci parrebbe normale scrivere un commento/recensione su un social, dove con la consueta codardia e cioè usando i figli, diciamo palese e chiaro che i disabili nei luoghi di vacanza non devono proprio esserci. O almeno avvisate noi gente normale e per bene. Che non veniamo. Nel mondo, infatti, non esistono diversi e disabili, ma solo dei simpatici coglioni pieni di pensieri scadenti e senza un po’ di bellezza nel cuore.

Loro però sono normali. Normali, anzi da capire perché figli di un reale disagio, i loro commenti violenti e rancorosi, per ogni argomento. Non è solo infatti il diverso e il disabile ad esser il nemico, o il buonista radical chic. Leggete i commenti dei signori per bene ed onesti cittadini, ad esempio, sul lavoro scientifico fatto da Samantha Cristoferretti nello spazio. Un tale odio legato al sesso di costei, da parte di maschi bavosi e vomitanti idiozie, che poi sono le stesse cose scritte contro la Boldrini o altre donne dentro nella politica, manifesta una involuzione della specie. I danni della sincerità gestita dalle teste di cazzo. Qualunque sia la ragione di tale rabbia. Se non fosse giusta, va combattuta senza troppa galanteria, se fosse giusta- vedi il sostegno al governo fascista ucraino da parte di certe donne della politica- non si combatte con l’insulto, ma rendendo credibile  la nostra idea anti imperialista. Mi preoccuperei di più dei malati di mente che giocano con la geopolitica e i complotti, che fanno danni clamorosi dalle nostre parti, piuttosto che perder tempo dando della donna di dubbia moralità a chi non apprezziamo.

Qualcuno diceva che le parole sono importanti. Ed è vero. Come è importante abitare in un paese decente, aver voglia di conoscere e confrontarsi, e combattere aspramente ogni idiota che dice o scrive cazzate di cattivo gusto. Vale la pena esser giudicati ipocriti buonisti da costoro. Vale davvero la pena

L’alibi del populsimo

22 Lug

Che racconteremo ai nostri nipoti? Quale esempio potremmo mai essere per i nostri figli? Quali ideali stiamo difendendo? In quale fede poniamo la nostra fiducia? Quali certezze abbiamo? Il dubbio così tanto propagandato, non è in molti casi un elegante distacco dalla presa di posizione, una raffinata ritirata di fronte a tempi complessi e alla crisi assoluta dell’occidente, non in quanto tale e su tutti i fronti, ma in particolare quello liberal-capitalista con le sue ossessive credenze per inerzia nella Legge Del Mercato. Si dice che i nostri nemici siano degli esaltati legati a un dogma, ma in un certo senso.. Ecco, primo: chi sono i nostri nemici? Gli stessi che abbiamo o finanziato in tempi non troppo lontano, oppure ignorato colpevolmente? O sono i nostri governi con le continue modifiche al mondo del lavoro? Dello studio? Chissà perché ci si accanisce così tanto su questi temi.

Di fatto si vive, anche bene per certi punti di vista o per certe cose, in un sistema fragile di precarietà perpetua.  La rivoluzione permanente dei padroni e dei suoi servitori. Che comunque non sono degli sciocchi, degli improvvisati e fanno benissimo il loro dovere.

Il resto si divide tra il ripetere, e io lo trovo affascinante e stimolante, vecchi schemi di unità, accordi, nuovi e allo stesso tempo vecchissimi soggetti politici. Ci si impegna nella costruzione di nuovi idoli, che poi amiamo distruggere per primi, metaforicamente come dei fondamentalisti che se la prendono con le icone. Però, mentre loro poi rivendono a ricchi europei, americani, ebrei, i pezzi delle varie opere d’arte devastate, noi col cazzo! Ammiriamo le rovine e diciamo: vedi? ci rovinano i nostri idoli. Geni! Artisti!

Avverto una reale e potente incapacità di comprendere e agire su questi tempi. Crolla la solidarietà di classe sul lavoro, si disfa l’unità, anche apparente ma pur sempre costruttiva, delle sinistre. Si rivolta la politica, strappandola ai partiti, alle formazioni, ci ritroviamo con movimenti populisti e razzisti, che alimentano l’ignoranza sociale delle persone.  Delle masse amorfe. Le quali come unico sfogo hanno solo il diritto di perdersi e naufragare nel dolce mare dei social e dei commenti. Anestetizzati al loro dolore, non comprendono, non ” sanno”, quello degli altri. Tutto è reazione, di pancia, di rabbia smodate, di irriverenza feroce. Una ribellione popolare senza coscienza di classe porta il popolo a destra, perché esso, di sua natura, è fragile e spaventato, sicché il ricorso al manganello virtuale, o alla violenza insensata sul debole, è un passo naturale. Il populismo è l’alibi delle sinistre che perdono il terreno delle comunicazioni con le masse allo sbando. Troppo litigiosi tra di noi, forse. Lo vedi dagli ultimi atti. Il presunto attentatore dell’Isis, quanto pare solo un folle solitario – pare- è servito per schernire la parte avversa, vuoi che sia quella che eccede in complottismi oppure quella- per me la più detestabile, perché nemmeno mi fa ridere- eurocentrica di sinistra, che divide i buoni europei e americani portatori di diritti civili, contro i barbari. La crisi politica è ben evidente perché dalla scontro comunisti- capitalisti, si è passato all’avanspettacolo misero e ridicolo di complottisti paranoici contro debunker.

Non avendo solidarietà e coscienza di classe, partiti organizzati in grado di dettare linee e comportamenti politici chiari ai suoi militanti, una netta divisione tra destra e sinistra, è chiaro che si agisce secondo lo stimolo del momento, ed è chiarissimo che l’attaccarsi a dogmi è condivisibile sia dai populisti che da quelli che si palesano come democratici.

Che significa però esser democratici? Come dovrebbe comportarsi una democrazia nei riguardi dei suoi cittadini e con le altre nazioni? Quanto si possono sostenere mezzi di espressione popolari generalizzati o metterli in discussione anche con veemenza? La democrazia, l’esser democratico, è un vezzo? Un accessorio ornamentale, di abbigliamento, oppure è una idea, un ideale, una fede e per cui quanto dovremmo sostenere l’apparato e idea democratico e di democrazia, quando le cose si mettono male?

Io, di questi tempi, non vedo tanto o solo l’avanzare di un populismo reazionario pericoloso, quanto noto la debolezza del pensiero comune circa la democrazia. La pigrizia intellettuale dei suoi sostenitori, che enfatizzano un problema certamente concreto, ma d’altra parte non fanno quasi nulla- se non con l’uso dell’effimero, elemento che contraddistingue la nostra epoca- per rendere appetibile la democrazia come è ora e qui, non come ideale o figlia di illustri pensatori e politici, cioè un sistema appiattito su esigenze economiche e di classe, ma quella padronale e dei ricchi. Dove lo stato sociale, necessario e fondamentale in ogni sistema libero e democratico, è pressoché smantellato e inutilizzato. Non penso per colpa dei populisti. O perlomeno, volendo esser buoni, solo per colpa loro.

Ma cosa dovrebbe essere un pensiero e un agire democratico? Lo vediamo messo in pratica? Non so. Questo “non so” è nel vederlo messo in pratica o quanto meno: la pratica della democrazia, è pur sempre legata a motivi a prescindere validi?Mi viene in mente un discorso sulla legge e giustizia. I giudici applicano la legge, ma questa applicazione, giusta e di fatto figlia di millenni di attenzioni sul diritto e i diritti, è sempre infallibile, anche quando si applica e in modo corretto i suoi codici? Ecco, io credo che i nostri attuali democratici pur ritenendosi diversi usino metodi assai legati a sistemi dogmatici. Mi spiego: per essi si deve sostenere e difendere “la democrazia” un entità superiore e infallibile seppur fallace e mendace a volte. Come un cristiano difende il suo dio, un bolscevico i valori del comunismo, un populista il suo esser contro un tanto al chilo e le sue bislacche idee cariche di idiotismo non autorizzato.

La crisi economica, le difficoltà di gestione dei flussi migratori, l’inconsistenza politica nazionale e internazionale, non sono invenzioni di chiassose e inopportune minoranze politiche o di masse amorfe abbandonate alla loro cretineria. Queste sono le conseguenze, le derive e deviazioni. Lo dico per portar a riflettere quelli che condividendo le divertentissime pagine come ” siamo la gente il potere ci temono”, siano convinti di aver un pensiero politico, di aver colto quello che le masse di plebaglie non coglieranno mai.

Noto, nascosta bene e sicuramente inconscia, una certa deriva di velato “razzismo di classe”. Il democratico medio nell’era dei social è infastidito dai suoi concittadini rozzi, volgari, ignoranti, e fa benissimo. Dà molto fastidio anche a me. Però a maggior ragione, concedetemelo, mi infastidisce l’uso di un linguaggio poco consono da parte di persone che hanno studiato, vengono da famiglie “bene”, eppure devono scimmiottare un ambiente che odiano e da cui si sentono attratti come il proletariato. Il quale è rozzo e infame perchè è destino che sia così, in quanto certi mezzi, certe possibilità gli vengono negate. Con modi e metodi diversi, ma negati.

Questa fetta di popolazione si è ritrovata privata di alcuni elementi fondamentali per renderla migliore e realmente nociva al capitale: la solidarietà e coscienza di classe, in primis. Senza codesti componenti abbiamo un proletariato, che ha assimilato in sè parte della piccola/ media borghesia, umiliato, scosso, che nella lotta al debole trova la sua unica e vigliacca soluzione. Da qui il populismo. Figlio dell’incapacità dei democratici di saper gestire la democrazia.

In fin dei conti che democrazia sarebbe quella che, all’indomani del Brexit, ha usato metodi e linguaggio degni dei peggiori populisti, con tanto di attori e gente di spettacolo usati come testimoni della sciocchezza delle masse. Ma come non siete voi degli appassionati debunker che pretendono la qualifica con tanto di attestato, ogni volta che si esprime un concetto sui social networks?  L’idea di democrazia mi par una difesa di classe di alcuni privilegiati, o aspiranti tali, o chi si reputano tali, contro il risultato in termini umani della loro democrazia di apparenza e rappresentanza.

Scagliarsi contro chi non vota come noi, pretendere che non possano aver voce e rappresentanza, è tipica delle mie adorate dittature proletarie e socialiste. Non di delicati, raffinati, umanissimi, pensatori democratici. Nella democrazia è fondamentale una cosa: pensare che possiamo esser sconfitti, che le cose non vadano come ce le aspettiamo e interrogarci e agire sul malessere che una parte consistente e traversale del popolo mette in evidenza.

Non è tanto questione di ripetere la frase di Voltaire,  ma accettare un verdetto spontaneo, genuino che evidenzia una distorsione nel sistema. Non si può esser democratici quando passa e vince la nostra aspettativa e idea e dar di matto quando si perde.  In quei giorni la differenza fra i peggiori populisti e i valorosi democratici si è andata assottigliando sempre di più.  Mostrando e palesando la debolezza del pensiero e della pratica, e di come definirsi democratici( e si badi bene: democrazia occidentale e anglofila, non altro.  L’altro è di per sé cattivo e manigoldo, va abbattuto con rivolte che finiscono presto per esser strumentalizzate e manipolate da orde di criminali che usano la religione come scusa per le loro bestialità) sia un vezzo, che fa figo e non impegna.

Il dogma però non deve esser messo in discussione, migliorato, analizzato seriamente. I fondamentalisti della democrazia, che siano liberali, liberisti, libertari light, usano tutti i mezzi per creare nemici di comodo e lasciare a casa un pensiero critico libero e stimolante.

Il populista ha poche idee e confuse e le difende, come difende il suo leader. L’editorialista che sulle pagine dell’Unità difende Blair, fa la stessa cosa. Nonostante possa sentirsi migliore, democratico. A sinistra invece si preferisce elaborare tesi che ci svelano dopo pochi secondi la vera natura del mancato golpe turco, si rievoca per l’ennesima volta l’avvicinarsi e palesarsi del “fascismo”, ma si tacciono le convivenza forti che ci sono state tra capitale e fascismo, leggere il bellissimo libro di un grande liberale come Ernesto Rossi: i padroni del vapore, potrebbe aiutare.

La difesa della propria certezza, praticata anche da chi si reputa sostenitore del dubbio, è alla base della deriva protezionistica di un sistema che genera mostri sociali e politici, incapace di fermare il terrore, anzi aumentandolo con guerre espansionistiche o quantomeno gestite male. Le nostre democrazie partoriscono i populismi che giustamente detestiamo, in quanto il pensiero e agire politico è avulso da un reale specchiarsi con i propri problemi e limiti, meglio un bel trucco da photoshop, meglio la certezza di un debole dogma. Per distruggere il populismo si deve aver il coraggio di esser davvero democratici con le dovute riconsiderazioni sulle proprie idee e aspettative, si deve cambiare e riformare questo pasticcio liberal-capitalista  e cercare di passare dalla democrazia reale a quella dal volto umano. Oppure, sai che il socialismo non è così male !

Berlusconismo come Highlander

8 Giu

Il berlusconismo è un fenomeno sociale e politico, di cui faremo fatica a liberarci. Esso non finisce assolutamente con la vita del suo fondatore, ma -a vari livelli- ha a che fare con la storia del paese. Ha a che fare con gli italiani.

La cosa divertente è la sua presunta novità, quando comparì , sulla scena politica italiana, all’indomani di Tangentopoli. Ricordate? “Il nuovo che avanza!” Molti italiani ci credettero. Per credere non è necessario esser dei gran farabutti, basta esserlo anche di veramente piccoli. Oppure anche esser delle brave persone, spaventate dai rossi che mi portano via la “roba”. No, brave non direi.. Diciamo che risulterebbe difficile votare per costui.

La storia ha dato a costui il compito di portare le costanti dei personaggi “sordiani” nella politica. Svelando un pensiero altamente democratico, e che ho sentito anche fare da molti libertari in libera uscita: ma che ci vuole a fare politica? Essa è come la pubblicità, non devi avere un’idea, devi venderla.

Il nuovo apparente era questo. Gli italiani preferirono e preferiscono ancora oggi, esser dei clienti, piuttosto che dei cittadini.

Il sogno americano, il pragmatismo materialista liberal-capitalista, in salsa festosa, televisiva, facile da comprendere e divertente il giusto. Un mix tra marketing e feste estive.

Questo è durato, con due piccole parentesi, per quasi venti anni.

Ora, cercate di comprendermi, non diciamolo troppo forte che il tg 5 ci rimane male, ma è un progetto verso il viale del tramonto. Che potrà anche vincere qualche battaglia, ma non la guerra. Per cui pare brutto prendersela con il caro Silvio e ritornare a discutere degli effetti nefasti che ha avuto sulla nazione.

Però: cosa sarebbe stato Berlusconi senza il riflusso? Lui non è altro che un prodotto sociale ed economico ampiamente vedibile negli anni 80. La Milano da bere (e da papparsi) dei socialisti, di quelli che son passati da avanguardia operaia ai socialisti. Molti “creativi” hanno abbandonato gli slogan ribellistici e velleitari per vendere merendine e macchine.

 

Vendere. Comprare. Il capitalismo in poche parole. Per questo reputo il berlusconismo non nuovo, lo saranno i metodi e i gesti, forse, ma nulla di innovativo all’interno di un sistema capitalistico che si basa su promesse altisonanti, allarmismi, nemici  di facile presa sugli istinti popolari. Per questo Berlusconi si è portato a presso la Lega e i post fascisti.

Vincendo una battaglia, allora, data per persa. Come persa e perché? Ma come non siete informati sulla Britania? Quel simpatico ritrovo di agenti c.i.a. e del servizio inglese, si mormora ci fosse pure il cappellino della regina e quindi lei stessa, pronti a consegnare, previa colpo di stato, la nazione a quel malvagio agente bolscevico che era Occhetto.

Chiaramente, quando si muovono i complottisti è quasi sempre così, le cose andarono diversamente.

Vinse l’Italia. Perchè il berlusconismo non riguarda solo l’aver votato o no Forza Italia, esso riguarda noi. Ogni volta che non ci siamo comportati correttamente dal punto di vista civile. La macchina parcheggiata a cazzo, che tanto sono solo due minuti, lo scontrino non fatto, la tassa evasa, il chiuder gli occhi davanti alla deriva dei costumi, dell’educazione, il pressapochismo accompagnato da un tifo di stile calcistico quando parliamo di politica, la battuta volgare con relativa strizzatina d’occhio. L’idea del mio che è più importante del nostro. Le piccole truffe che impariamo dai genitori, cbe ne so..dal padre?

Ecco il popolo del ” ma si, tanto!” Senza sapere che dietro a queste cose c’è qualcuno che pagherà la nostra negligenza, l’indulgenza, l’inettitudine.

Ci vuole forza per opporsi e non sempre io l’ho avuta ed ho, mi faccio metter in mezzo, non è colpa mia, sono sciocche giustificazioni.  Come la moda di perdonarsi, perché umani, le nostre debolezze.  Attenzione non vuol dire essere rigidi e schematici, possiamo comprender il perché a volte dimentichiamo la questione morale, l’etica e caschiamo in piccoli e gretti errori, ma non dobbiamo giustificarli, dire “fanno tutti”, “cosa sarà mai”, sopratutto se, da genitori, abbiamo a che fare con la formazione di un nuovo cittadino.

Per questo il berlusconismo non può mai esser preso sotto gamba, per questo sono squallide e ignobili i tentativi di sdoganarlo perché ” quando c’era lui perlomeno protestavi e ora?” e via di sciocchezze di questo tipo. Ripeto ai compagni che sostengono codesta linea: anche il peggiore dei criminali, in vita sua, potrà dire due o tre cose buone. Non cambia per nulla il suo operato e quello che è, inoltre ogni governo ha le sue debolezze e dovremmo parlare di quelle, senza dar spazio a notizie non fondate o false solo perché contro il capo del governo.

Perso il grande prestigio politico, penso resisterà a livello comunale/regionale,  ma non a livello di presenza e potere nazionale, il berlusconismo non scomparirà affatto dalla scena sociale e culturale italiana, cambierà nome ed aspetto, ma rimarrà quello che è sempre stato: l’aspetto comune e peggiore dell’esser italiani. In modo traversale, al di là del sesso, idee, classe.

Insieme al fondatore dovremmo superare e seppellire anche quegli elementi che ci avvicinano a questa pagina indelebile di orribile politica nazionale e degrado etico-intellettuale.

I Colpevoli

3 Set

Ogni tanto una foto ci commuove, ci scuote, per un attimo. Un giorno. Giustamente rammentiamo di aver un cuore da qualche parte, un pezzetto d’anima. Ce la prendiamo con il destino cinico e baro, con il mondo che è un brutto posto, ma non pensiamo mai ai capi di governo occidentali, alle monarchie arabe, e ai loro complici.

D’altronde la nostra prosperità economica, il benessere, delle nostre nazioni dipende, da sempre, dallo sfruttamento delle classi meno abbienti e dal colonialismo.

Le nostre giovani democrazie si sono sempre sostenute così. Poi costruivamo strade e altre belle cose, ma per i nostri coloni, non certo per rendere migliore la vita della gente che viveva laggiù da molto prima.  La cosa importante è ritenersi innocenti, civili, democratici. Sconvolgerci per le barbarie altrui, mai per le nostre.

Sicché quando giustamente piangete i morti annegati, soffocati, le vittime dell’ immigrazione, fate benissimo.  Vuol dire che avete compreso una cosa banale, scontata, ma che da molto tempo è pressoché dimenticata:  noi siamo esseri umani. La morte di un figlio, un padre, un amico, un fratello, una sorella, madre, moglie, è identica sempre e comunque in tutto il mondo. Cambiano le cause. Ed è su queste che siamo colpevoli.

Quelle persone potevano e dovevano vivere. Chissà cosa potevano diventare: forse niente, forse criminali, forse era nel destino loro finire male. Forse no. Una vita normale: famiglia, lavoro, piccole cose. Come me, come te.  Noi abbiamo deciso di intervenire. Non contenti di quella guerra al terrorismo che alimenta da 14 anni il terrorismo, anche per una certa confusione: Bin Laden prima alleato contro i sovietici, poi figlio di puttana, l’isis prima giovani ribelli pacifici e sbarazzini, ora figli di puttana. Ecco non è facile combattere il terrore se sono un coglione che non sa scegliersi gli amici. Ma questo non è un problema: abbiamo delle magnifiche cose in campo filosofico e culturale e ci basta per crederci superiori agli altri. Ignorando che pure loro in quel campo non sono secondi a nessuno.

Li abbiamo sempre derubati, spesso schiavizzati -e quanti milioni di morti nei viaggi verso le nazioni libere e civili- siamo stati capaci di genocidi, ma ogni volta ci stupisce la ferocia del diverso, mai quella di chi è come me. Problema che nasce per l’indifferenza che proviamo per le vite altrui.

Non è vero, come mi è capitato di leggere, che tra i sostenitori degli interventi in quei paesi e i razzisti, siano peggio i primi. Rifiuto totalmente la mentalità da superclassifica show, dove si cerca di dar colpe a destra e a manca, per una ragione simile: non voglio dare alibi. Partendo dal fatto che un razzista non penso si sia mai interessato di Gheddafi o Assad, ma che li abbia semmai visti come arabi del cazzo, io a costui do una grossa colpa: l’assuefazione alla disumanizzazione. E ci metto anche un’altra: la vigliaccheria, codardia, infame e squallida di chi sta al sicuro. Lontano dalla guerra

E se colpevoli lo sono i capi di governo, i sinistrati imbecilli che applaudono la libertà portata da eserciti e rivoluzionari del menga, gli ultra rivoluzionari permanenti con il sostegno fortissimo ai tagliagola per incapacità di saper riflettere e per imbecillita assoluta, ecco io reputo colpevoli anche quelli che vorrebbero che ne affogassero di più, che alimentano l’odio verso il diverso e l’altro, che fanno gli spiritosi sulla tragedia altrui. Ecco questi mi fanno più schifo rispetto a chi almeno ha un piano di conquista e guadagno, no questi sono stronzi, frustrati, repressi, che godono della sofferenza altrui. Vigliacchi che non hanno il coraggio di ribellarsi e vivere a pieno e con gioia la loro vita e allora sperano, auspicano, pretendono, la sofferenza degli altri.

Io l’errore grave di dire che non sono peggiori degli altri non lo faccio. Sono peggiori, sono la feccia. Proprio perché inermi a tutto, tranne che alla loro frustrazione la quale diventa tifo per la morte e la distruzione del diverso.

Per questo, pur avendo grossissimi limiti, non critico Saverio Tommasi. Lui ha un solo scopo: ricordarci che siamo tutti uguali noi esseri umani e che il primo passo per accettare codesta cosa è accettare l’altro da me. Nella nostra società e in questi tempi è rivoluzionario dire queste cose.  Più dei rivoluzionari da tastiera, dei turisti della rivoluzione.

Sicuramente va preso solo questo e il suo discorso sul “restiamo umani”, altrettanto vero che politicamente non ha rilevanza. E allora? Invece di scrivere cazzate del tipo : tommasi è l’altra faccia di Salvini, cosa che è ridicola solo pensarla, ecco, noi che abbiamo un’idea più profonda, militante, politica, invece di occuparci di costui, dovremmo per primi rammentare ad amici, parenti, conoscenti, la natura imperialista e colonialista delle nostre guerre e come causa principale di immigrazione

Ma sopratutto dovremmo ricordare a noi stessi di rimanere umani, provare tenerezza per il prossimo, solidarietà sociale e individuale, non accettare la propaganda del regime liberal- capitalista, provare astio per i reazionari e rammentare i nomi di Sarkozy, Napolitano, La Russa, Berlusconi, Cameron, Obama e tanti altri come responsabili di queste morti e di questa immigrazioni di poveri cristi.