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7 Nov

Dicono che siano tredici. Che poi cosa vuol dire? Un numero, a noi piace tanto spararli! Sei milioni di morti, centomila dispersi, quaranta feriti. Numeri. Dicono tanto, ma non tutto.

Per esempio chi sono questi morti, dispersi, feriti. Cosa desideravano, che sognavano, cosa li divertiva e cosa li faceva arrabbiare. Perché dietro a un numero poi c’è la persona, eh!

E le persone sono strane: mica per forza buoni, non necessariamente cattivi. Tutto un casino di nobiltà e grettezza, semmai.

Spesso anche solo dei simboli, il lavoro che fai – senza indagare per quale ragione fai quel tipo di professione- ignorando che si possa vestire un panno, ma non condividere tutta la linea di comportamenti che spesso si è “costretti” a dover metter in pratica.

Bello, no? La buttiamo sull’umanità tutta meritevole e uguale, e non badiamo ai fatti politici, alle scelte e responsabilità sociali. Perché queste cose pesano e anche molto.

Esse ci spingono ad analizzare i fatti, a partecipare non tanto emotivamente e in balìa del sentimento spontaneo, ma socialmente e guardando alla classe e alle sue contraddizioni.

La non violenza è una materia complessa, come anche il pacifismo, nessuno mette in dubbio che siano modi di intender la vita e la politica nobilissimi. Ammiro chi con coerenza rifiuta ogni tipo di uso della violenza. Non la sua idea, ma la sua coerenza.

Sapete cosa invece non tollero: la strumentalizzazione e manipolazione dei fatti e delle analisi politiche, da parte di quelli che si considerano scevri di ogni populismo, incoerenza, di quelli che – glielo hanno detto i debunker- hanno ragione perché si.

Non tollero che si proibisca un percorso ad una manifestazione, che si lasci ribollire gli animi, che si arrivi a uno scontro per metter in moto la propaganda idiota del: “manifestante= terrorista”. Che si rappresenti una grande fetta di popolazione come degli idioti che parlano a vanvera, violenti, cretini e una parte invece pacata, equidistante, sempre ben informata.

Lo scontro e il dissenso sono cose per le quali ci piace bombardare di critiche, quando non di vere bombe, tutti i regimi non allineati alla dottrina liberal-capitalista.  La libertà di parola, espressione, stampa, di manifestare, è la base più solida su cui costruiamo le nostre certezza di razza superiore che ha i suoi sacri valori occidentali. Stigmatizziamo e condanniamo con veemenza quando in altre parti la polizia si mobilita contro i poveri ragazzi, la migliore gioventù, gli inermi cittadini.

I quali, tanto per dire, non è che stiano a prender randellate con l’occhio umido a favor di telecamera. Reagiscono e anche con violenza, ma sta parte la dimenticano sempre, i nostri amici liberal-capitalisti.

Dimenticano, ad esempio, i soldati cinesi bruciati vivi e impiccati da quei pacifici studenti tanto buoni e bravi.  Dimenticano che i giovani ribelli hanno trasformato un paese come la Libia, per quanto si possa anche criticare Gheddafi, in uno stato diviso e senza un vero e proprio governo. Loro dimenticano

Però, magia delle magie, inorridiscono, sbraitano, fanno la voce grossa, come tutti i codardi che bramano il sangue ma gli fa schifo sporcarsi le mani, per arginare il grossissimo problema della violenza di chi è antagonista politico nel paese delle meraviglie e del benessere che è l’Italia, ma la cosa viene ampliata a tutto il magnifico mondo occidentale. Più o meno.

Certo dobbiamo aver dei limiti, ci devono esser per forza.Non è che uno debba o possa fare tutto ciò che vuole! C’è la legge! Infatti: visto che siete tanto legalitari  vi rammento una cosa: vivete nel paese in cui sistematicamente viene ignorata una sua legge.

Quale? La numero 645 del 1952. Perché per voi è normale veder manifestare i fascisti ed estremisti di destra. Si, dai sono carucci eh! Gli sta a cuore l’italia e gli italiani  Nulla da dire che una legge vieti le loro manifestazioni, d’altronde in democrazia siamo liberi di esprimere i nostri pensieri .

Oh, bene! Sicché per quale motivo si è cercato e voluto lo scontro diretto a Firenze? Per aver 13 poveri cristi da usare come martiri del terrorismo locale? Per distruggere civilmente e democraticamente  il dissenso interno?

Perché la critica a chi manifesta non è solo diretta contro chi ” è sceso in piazza”, abbandonando l’isola comoda e protetta del dissenso e scontro su e da social network. In realtà è molto più profondo e amplio.

Come vengono considerati gli scioperi? Cosa pensiamo delle lotte da parte della classe operaia o dei lavoratori? Che idea abbiamo come democratici del lavoro altrui?

Individualista, ecco che idea abbiamo. Si pretende dal momento che siamo passati da “cittadino” a “cliente” di poter esprimere in modo spesso villano o disinformato le nostre preziose idee sul lavoro altrui e su come debba esser eseguito.  Vediamo con immenso fastidio ogni tentativo da parte operaia, sopratutto, di ricordarci i loro problemi. Di ricordarci che i padroni non camminano sulle acque e non hanno nessuna santità, questa cosa è sconveniente visto che nella libera impresa e nel libero mercato si fonda la nostra fragilissima società. Tutti giovani, tutti imprenditori. Gli altri sono meno giovani, sono sicuramente dei pezzenti che non hanno brillanti idee.

Quanto dissenso è possibile nel mondo del lavoro in un sistema democratico? La crisi ha contribuito certamente a ridurci servi di un sistema del lavoro anche ampiamente criticabile. Si lavora con malumore e la paura di perderlo quel posto, sentendoci ormai inoffensivi e senza nessuna solidarietà di classe. Ogni tanto giunge notizia sui giornali, ma è cosa quasi folkloristica, vista con paternalista nostalgia.  Ci sono questi che poverini fanno tanto casino, compatiamoli.  D’altronde il mercato.. Una società liberale e progressista che non crede in Dio, ma ne ha inventato uno anche peggiore: il Libero Mercato. Che chiede, domanda, pretende, quasi sempre dalle classi proletarie e dalla piccola e media borghesia. Ai secondi, per macabro umorismo, gli vende pure l’idea che sono meglio dei primi, che loro si godranno il miracolo, basta esser furbi, poi …Finiscono in rovina. Perché il libero mercato mica viene in pace, ma còlla spada .

Quindi il dissenso non è accettabile nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nel libero scambio di opinioni?

Ma che sei matto? Siamo in guerra contro il Populismo. Ecco, questo è il vero tocco di genio, la vera arte della comunicazione e della propaganda.

Far credere che vi sia un’urgenza reale per la democrazia che è il populismo.  Parliamoci chiaramente: esso è un problema. Uno dei tanti che abbiamo e se dovessimo davvero controllare da vicino, si capirebbe che a subire i fortissimi colpi dei cretini del 1111!!!!! sono le opposizioni politiche e sociali. Il populismo è la metastasi assoluta dell’opposizione. Che finisce screditata, distrutta, da una serie di scemenze, complotti ridicoli, parole a caso, semplificazioni bestiali

Mentre corre in soccorso al pochissimo credito che avrebbe, di norma, l’attuale democrazia liberal-capitalista.  I saputi e intelligenti di Facebook, si sentono tale, perché nei mezzi di comunicazione moderni non manca mai una stronzata dei populisti. Si critica il loro atteggiamento di fanatici, la strumentalizzazione dei fatti e delle persone per ottenere consenso o far pubblicità alle loro idee.  Per cui, anche se volessi criticare le riforme e le politiche governative, nel nome del “meno peggio” si arriva a puntare il dito contro un nemico barbaro e incivile e sostenere, magari turandosi il naso, una parte che ci pare civile e ragionevole.

Ci pare perché in realtà noto poca differenza tra i fanatici cri cri e quelli del “bomba”. Entrambi convinti di esser l’unica reale risorsa del paese, entrambi convinti che il loro o i loro leader/s abbiano sempre ragione, entrambi incapaci di dubbi e dissensi sia interni che esterni.

D’altronde la simpatica onorevole che strumentalizza la morte della Anselmi, pubblicando la foto della Iotti, per dire di votare si, le piazze a un tratto riempite da persone che ivi transitavano anni prima, il terremoto che ci dovrebbe spinger a sostenere il sì, giusto per citare alcune prelibatezze, non mi paiono così diverse rispetto alle becere manovre dei populisti.

Solo che se dovessimo analizzare bene codesta cosa, magari ci verrebbe voglia di pensare ad organizzare un dissenso e scontro contro il nemico principale e non perder tempo con una deriva politica figlia della scomparsa e inerzia di molta sinistra.

Esisterà un modo per gestire in modo intelligente l’ordine pubblico e garantire l’esercizio democratico del dissenso politico, in particolare in un sistema che lo gradisce assai a casa degli altri, ma ha difficoltà a comprenderlo tra le sue fila.

Un sistema scevro e libero da ogni opposizione ben formata e preparata a livello ideologico e organizzativo, avrà sempre la meglio su qualsiasi forma di protesta. Poiché la rabbia e in parte anche l’idiozia dei “minchia, zio bordello”, metterà sempre in crisi il risultato di una sana operazione politica di dissenso sociale .

Per quanto mi riguarda, in un contesto come il nostro, non posso che esser solidale con i manifestanti, gli operai e i lavoratori in sciopero e con chi voglia far sentire la sua voce, la sua presenza, contro le leggi ed organizzazioni politiche liberal-capitaliste da una parte e per il più totale isolamento e cancellazione dalle lotte politiche di populisti legaioli e di altra forma.

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