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L’indifferenza non risolve nulla

5 Dic

A me capita spesso di leggere sui Social Network, o di ascoltare durante le discussioni colle persone, inni all’indifferenza come metodo giusto e sicuro per ostacolare la devianza fascista.

Questa idea è la sorella militante di un’altra grande idea di questi tempi: non fare la morale. In poche parole non criticare e giudicare gli altri e le loro azioni.

Chi espone codesti pensieri, spesso è in buona fede.  Egli o ella motiva il tutto ponendo al centro del loro dire una giusta distanza nei confronti degli altri. L’idea sarebbe: “Ognuno di noi è debole e misero per cui perché rompere le palle agli altri. Che ne sappiamo della loro vita e delle loro scelte?” Non nego che possa sembrare giusto un ragionamento simile ma a mio avviso si notano anche certe debolezze

La massa di persone che critica gli altri di far la morale, insegnare come si vive, e tutte quelle scemenze lì, a loro volta stanno moralizzando e insegnando cosa sia giusto dire o fare nei Social Network o nella vita. Il tono è lo stesso: categorico, chiuso nel proprio pensiero e visione del mondo, con una spruzzata di progressismo libertario all’acqua di rose.

Io penso che il famoso detto “vivi e lascia vivere” non sia affatto un modo umano di rispettare gli altri, ma una pessima imitazione di Ponzio Pilato :” Me ne lavo le mani”.

Un fatto letto, sentito, che coinvolga un conoscente o no, ci dovrebbe portare a riflettere e prendere posizione circa le “non scelte” e la mancanza di responsabilità individuale e sociale, che ci spingono a compiere grossi errori.

I consigli degli altri per quanto possano dar fastidio e risultare inopportuni, in realtà ci offrono un punto di vista altro e oltre su una situazione che , direttamente o indirettamente, stiamo vivendo.

A volte sono anche delle immense cazzate ma ci spingono a non giustificarci, chiuderci in un nostro recinto in cui siamo sempre le vittime, quelle che hanno bisogno di consolazione e di sentirsi dire: “Hai ragione, che male c’è?”

Io giudico e critico; lo faccio in primis con me stesso e poi si allarga il discorso agli altri. Condanno il peccato e non il peccatore, non mi interessa il nome e il cognome, ma il gesto.  Tutto questo perché son convinto che noi uomini siamo esseri morali ed etici, portati anche a compiere cose orribili ma dalle quali possiamo e dobbiamo prender distanza, grazie all’auto critica e al giudizio e consiglio altrui.

Noi dovremmo esser sempre e comunque partigiani, militanti, precisi e decisi nel valutare il mondo e l’uomo.

Questo distacco progressista dalle cose e dalle persone, in molti casi diventa “l’indifferenza buona” nei fatti politici.

Vi è questa curiosa e fallace idea per cui non si debba dar spago alle stronzate dei fascisti. Molti sono convinti che ignorando la loro presenza, i nazifascisti si sgonfino da soli.

Io ho una domanda: ” Il fascismo e il nazismo sono stati sconfitti dall’indifferenza codarda dei più, o dalla lotta contro di essi?”

Hitler e camerati si sono stancati a un certo punto perché nessuno gli faceva una resistenza forte ed ostinata, oppure sono stati i valorosi soldati dell’Armata Rossa e gli alleati a stroncare il nazismo?

Quante vite di oppositori o semplici nemici del nazifascismo ha salvato l’indifferenza e quante l’azione diretta contro questi aguzzini?

Basterebbe riflettere su queste cose.

Ogni epoca ha i suoi regimi, certo, i cani al servizio di esso  sono sempre fascisti.  Il sistema pesca sempre nell’estrema destra, la quale si evolve e confonde le masse con piccoli aggiustamenti teorici alla loro fede nel manganello.  Per cui ritenere che i fascisti oggi siano quattro gatti spelacchiati,  ridicoli e poco pericolosi è un grave errore.

Questo sbaglio ha due ragioni: 1) si prendono le cose a cuor leggero, 2) si è complici con loro.

In questi ultimi tempi si è dato ad essi troppo spazio. Noi abbiamo lasciato che facessero a pezzi la storia della resistenza, accettato ogni forma di revisionismo idiota e campato in aria, considerato casa pound un non problema, siamo già stati indifferenti nei confronti di costoro. Non mi par che si siano ottenuti grandi risultati. Se non la crescita di elementi nazi fascisti nei settori popolari dei quartieri di periferia e nelle scuole.

Basterebbe conoscere la storia e notare come una certa indulgenza verso il fascismo, la non comprensione della portata del fenomeno, le beghe per unir la sinistra,  la codardia liberal-capitalista e l’indifferenza delle masse, abbia portato al potere il nazifascismo cento anni fa.

L’indifferenza non è mai una soluzione. Non salva o aiuta i nostri amici quando compiono delle clamorose cazzate, non guarisce il paese dall’infezione del fascismo.

Un comunista che sottovaluta anche un solo pirla nazista non è un compagno di cui ci si possa fidare. Perché non comprende che il fascista ucraino, argentino, americano, israeliano, del brukina faso, o del pianerottolo di casa, non sono diversi. Tutti loro obbediscono alla legge del più forte contro il più debole, di violenza nei confronti di ogni compagno, portatori di un’idea della patria errata e dannosa.

Il legame col capitale è chiaro e diretto. Come colle forze dell’ordine e di certa Chiesa.  Per cui quando ce la prendiamo col capitalismo, l’imperialismo, il colonialismo, non deve mai mancare la condanna al fascismo. Che essi siano quaranta milioni o due coglioni.

Ernesto Rossi scrisse un bellissimo e fondamentale libro sul rapporto capitale- regime fascista: I padroni del vapore. L’autore in questo libro dimostra come il terrore per le lotte operaie, abbia spinto il padronato a finanziare il fascismo.  La stessa cose successe sul finire degli anni 60. Non dovremmo forse parlare di fascisti, quando si parla di stragi di stato? O si pensa che siano tutti democristiani i terroristi neri?

Sicché denunciare, combattere, contrastare, l’estrema destra è un dovere e obbligo di qualsiasi comunista o, mal che vada, democratico sincero.

Non solo per un reale pericolo di presa del potere da parte di questi imbecilli. Anche come semplice rivendicazione politica e quindi morale ed etica: noi coi fascisti non abbiamo nulla a che fare e non li tolleriamo.

Il fascismo non è un’opinione ma un crimine.

 

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Ritorno alle origini: militanza e nuove collaborazioni

28 Ago

Prima dell’arrivo di Facebook, il massimo per sentirsi cool era avere un blog. C’era in quel periodo ormai lontano, una sorta di eccitazione forte e profonda: il pensiero di ogni singolo cittadino veniva letto da altri che commentando, aumentavano l’ego dei pirla, certo, ma creavano anche amicizie, partecipazione, non eri più un povero comunista in una terra di fasciolegaioli, c’era qualcuno di un’altra città, che la pensava come te.

Ecco, io ho un po’ nostalgia di quei tempi: non era ancora il momento di sentirsi delle blogstars, ci si accontentava di condividere un pensiero, un’idea. Alcuni usavano codesto nuovo mezzo malissimo, altri meglio. Si cominciava a comprendere che la vita non è mai divisa tra reale/virtuale: tutto è vero. Lo sono le parole, le riflessioni, pure le menzogne.

A quei tempi andavo fiero del mio blog: malgoverno. splinder. com . Il diario politico passionale e ironico, di un militante comunista. Bastava quello, complottari deliranti e debunker a protezione dell’imperialismo, erano ancora lontani,

Sono stati cinque meravigliosi anni. Poi Splinder ha chiuso i battenti, e ho trasferito il blog su codesta piattaforma.

Però ero cambiato io

Dal 2009 al 2013 ho detto e scritto delle clamorose cazzate sia livello politico che  cinematografico.  La mia militanza comunista messa un po’ in crisi da tentazioni rossobrune e altre pacchianate. Ci stanno, non c’è niente di cui vergognarsi. Saper essere lucidi e capire gli sbagli è fondamentale.

In realtà, però, mi sentivo orfano e staccato di/da una base solida in termini di partito e organizzazione. Abbandonato definitivamente il trockjismo, ero alla ricerca di un partito che non si rifugiasse in ottime teorie, ma che avesse anche una certa riconoscibilità sul territorio.  Perché o fai la guerra rivoluzionaria oppure cerchi di usar al meglio i pochi e pessimi spazi a disposizione. Questi sono tempi di soldati da tastiera, sicché ho optato per un ritorno in quel di Rifondazione, perché a Firenze, il partito, si occupa di cose concrete e lo fa al suo meglio. Sarà che la Toscana è diversa assai rispetto alla Lombardia, e un minimo di aderenza alla realtà locale non manca mai.

Sto ricominciando a far militanza. Con calma, forse anche troppa, ma la passione per la politica non si è mai estinta.

Inoltre ho cominciato a collaborare con una rivista online davvero ottima in quanto approfondimento politico, sociale e anche culturale, il cui nome è : Il Becco

Qui di seguito vi metto gli articoli che ho scritto finora, sono due, ma aumenteranno di sicuro, perché mi piace collaborare con una rivista giovane e capace di dar una rappresentanza alle idee di socialismo e cambiamento della società.

Da settembre riprendiamo a far militanza seriamente e Malgoverno  e il Becco, avranno un ruolo sempre più profondo e decisivo.

 

Nel frattempo, buona lettura! Mi raccomando: diventate lettori de Il Becco e ricordatevi di Malgoverno

http://www.ilbecco.it/cultura/cinema/film-della-settimana/item/3836-the-chosen-cinema-e-propaganda,-tra-trockij-e-mercader.html

Esiste un legame tra industria cinematografica e propaganda liberal- capitalista, il link qui sopra cerca di farvi comprendere perché la risposta è : sì

 

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/politica/item/3892-in-un-mondo-libero-non-ci-sarebbe-una-guerra-contro-i-poveri.html

Il mio ultimo articolo, forse il più ambizioso mai scritto da me. Attraverso alcuni temi fondamentali: povertà, lavoro, economia liberista, colonialismo, razzismo, giustizia classista ai danni dei poveri, si vuol dimostrare come l’idea di vivere in un mondo libero sia del tutto falsa.

Spero siano di vostro gradimento, io non posso che non ringraziare il compagno Dmitij Palagi, segretario provinciale del Prc e collega ne il Becco.

 

Quanto a me: sicuramente da oggi in avanti, questo blog tornerà a rivivere i vecchi fasti. Son tempi davvero orribili e scrivere di politica, per amor di essa, è un modo per resistere

Spero mi seguirete e commenterete !

 

 

 

Il lavoro

9 Ago

Il lavoro ha un suo senso quando diventa collante sociale, quando di fatto è utile al bene comune, aiuta a far progredire la società,  si prende cura ed assistenza di masse disagiate.

Quando punta sulla cultura, arte, al servizio di qualsiasi cittadino.

Vuol dire alzarsi la mattina ed essere orgoglioso di far parte di una classe sociale ben definita  e definibile.  La classe operaia ha creato nel concreto i mezzi per un progresso sociale del nostro paese: macchine, elettrodomestici e via dicendo.  Pressoché dimenticati o abbandonati, sono una base fondamentale per la società occidentale. Gli insegnanti non devono far divulgazione a caso, o esser trattati come dei presunti privilegiati, essi devono infondere la passione per lo studio, che richiede tempo-passione-fatica, e l’arricchimento personale di ciascuno di noi.

Il vero profitto non è tanto quello economico, ma quello personale e culturale.  Avere cittadini in grado di poter diventare i politici di domani, senza improvvisarsi paladini delle masse e rivoluzionari da tastiera, masse in grado di gestire al meglio la complessità e idiozia del sistema liberal-capitalista. Lavoratori dignitosi che sappiano rispondere con i mezzi che reputano più opportuni, all’arroganza padronale.

Questa sarebbe una società perfetta. Dove il lavoro occupa lo spazio che gli compete: essere la rappresentazione di classe, di progetti, di avanzamento verso cambiamenti individuali e di masse.

Tutto questo non succede nel nostro mondo.

Basti prendere gli ultimi tre casi: al sud dipendenti di una stazione di servizio, costretti a ridare ai padroni metà del loro stipendio, turni di lavoro massacranti, nessun diritto nel gestire la propria vita sul posto di lavoro e a casa.

http://meridionews.it/articolo/57377/siracusa-dipendenti-di-un-bar-pagati-500-euro-per-8-ore-costretti-a-restituire-meta-stipendio-societa-sequestrata/

Ad Adrara San Martino un’altra brutta storia di lavoro in nero, per poco più di un euro all’ora

http://www.bergamonews.it/2017/08/03/non-solo-stranieri-anche-3-bergamaschi-sfruttati-a-domicilio-dallazienda-di-adrara/261511/

Infine la storia di un uomo, licenziato per assenza ingiustificata, quando al suo datore di lavoro chiede espressivamente di cambiargli il turno perché la moglie sta partorendo.

Questi casi non sono isolati. Non si può liquidare il tutto come nefandezze di un gruppo di mele marce, perché La Mela Marcia, è il mondo del lavoro.

Da quando, attraverso la precarietà si è di fatto  disorganizzato il legame sociale e umano tra lavoratori. Creando persone ansiose di trovar un posto, uno  vale l’altro, tenerselo stretto più a lungo possibile, in competizione con altri disgraziati come te.

La propaganda di vivere in un bellissimo mondo pieno di oggetti che aspettano solo te, la fine dell’ideologia comunista per masse di lavoratori, spesso gente che fin quando andava bene erano i compagni della fabbrica, poi improvvisamente tutti legaioli e affini, ha debellato per molto tempo l’idea che il lavoratore abbia un ruolo centrale nella società. Conta il profitto e la produzione di beni da vendere. Per vendere  ti tocca pur veder la psicologia sputtanata da sedicenti guru delle vendite.

L’uomo è solo al cospetto della decisione aziendale.  La debolezza dell’individualismo è ben evidente in tutto il suo splendore: non hai una classe di riferimento, o meglio c’è ma non vuoi riconoscerti in essa, non hai un progetto di lunga durata e questo ti porta a non affezionarti al tuo luogo di lavoro, tempi ed orari ti portano via la vita. Ogni ambizione è sottoposta al sonnifero del: prendi quel che capita, di questi tempi si accetta di tutto.

Ragionamenti cretini che però sono accettati dalla società Meglio uno impiegato male, ma che “lavora”, piuttosto di uno che nonostante tutto e con mille difficoltà non vuol vendere il suo tempo a lavori a provvigione,  o di nessuna reale importanza. Tanti sono i lavoratori, tante anche le aziende. Se non assicurano un contratto serio, lasciate perdere.

Ci vuole coraggio a prendere questa decisione, non per niente ce l’hanno tolto da tanto tempo.

La crisi profonda comincia negli anni 80, precisamente dopo che 40.000 leccaculi, borghesucci squallidi, e proletari servi, fecero fallire l’occupazione della Fiat. Piano piano, giorno dopo giorno, scala mobile dopo scala mobile, il lavoratore diventa sempre più la merce che desidera e che compra e sempre meno un elemento sociale, di lotta, di classe.

Nel 1998 il pacchetto Treu, segna la rottura forte col passato. Da lì è un peggiorare senza freni.

Sicchè ancora prima del tanto bersagliato e malvisto “esercito di riserva” che poi sarebbero quelle persone- non poveracci, non martiri e santi o criminali ad oltranza- che sbarcano da noi. Fa specie che molti compagni si rendano conto ora di come sia ridotto malissimo il lavoro e non ricordino più gli oltre trent’anni di smantellamento della legge 300 del 1970: Lo Statuto dei Lavoratori

Fa specie anche di come molti progressisti liberal democratici, in primissima linea sul fronte giusto e importante, sia scritto e detto senza alcun filo di sarcasmo, ma con reale e sincera condivisione di idee civili,  siano rimasti zitti per tutto questo tempo, mentre il capitale si prendeva tutto e non dava nulla

L’uomo è tante cose, tra queste, anche il ruolo sociale che ricopre. Fino a trenta anni fa c’era ed era presente una sorte di soddisfazione di massa e personale, di stabilità e speranza nel futuro. Non perché fossero tempi migliori di questi, anzi sotto molti punti di vista: tecnologia, durata della vita, progressi scientifici, questi sono anni notevoli. Non per questo, dunque. Ma per un motivo ben più valido: la coscienza di classe.

L’operaio sapeva quel che valeva. E cosa chiedeva? Tempo per vivere, anche fuori dai turni massacranti della fabbrica. Chiedeva di poter decidere sul posto di lavoro, di democratizzare la produzione.

Cioè aveva una visione sia del suo posto di lavoro, che della sua vita.

La fatica non va mai idolatrata sopratutto quando è fine a sé stessa,  far vedere ai borghesi che culo ci facciamo, o non ti porta a un miglioramento anche umano.

Di fatti il padrone sa che lodando il lavoro del suo sottoposto avrà soltanto un cagnolino servizievole.

La benedizione della fatica fine a sé stessa è una delle tante arme usate dal padronato per amicarsi i sottoposti. Lodando il grande lavoratore di turno, spesso un idiota contentissimo di sprecare la sua vita in un posto di produzione e profitto di cui vedrà sempre una piccolissima e irrisoria parte, si loda non tanto un uomo, ma un servo.

Uno contento di non vivere, ma dar tutto al suo padrone. Spesso costoro creano fratture interne, non essendo per nulla d’aiuto ai compagni/colleghi.

Ogni lotta per vincere deve liberarsi delle quinte colonne interne: ” la gente che si pensa bianca” per i fratelli africani, le donne che insultano una ragazzina stuprata perché veste in modo indecente, in generale tutte le donne che offendono altre donne: fossero ragazzine violate, fidanzate di cantanti, attori, registi, e così via, per le rivendicazioni femminili.

Grandi lavoratori e crumiri sono la stessa cosa. Badate bene: non parlo di chi fa il suo lavoro con serietà, impegno, passione, ma di quelli per cui esiste solo il lavoro e l’approvazione del padrone. Questi sono nemici da sempre e vanno contenuti e screditati il più possibile

Un gregge di uomini chini su un lavoro non troppo stabile, e il datore dei lavoro o i datori di lavoro che controllano tutto: dalla produzione, ai licenziamenti, assunzioni, e sopratutto la vita degli operai e dei sottoposti

Succedeva anche nei decenni passati. Costruivano case, scuole, dopo lavoro. Così che tu fossi perennemente grato al padrone. Perché il lavoro fosse la tua vita. Non il riconoscimento di classe, perché quello porta a lotte e altro.

Assunzioni? Ecco, leggevo oggi di una ragazza non assunta come commessa perché il suo compagno è un africano. e quel cittadino italico puro del suo futuro datore di lavoro, non se la sentiva di lasciare la sua cassa nelle mani di un’italiana traditrice della sua razza.

Fa pensare come un padrone possa far quel cazzo che gli pare e un dipendente no. Perché nelle testa di cazzo di costoro non sei una persona con idee, emozioni, pensieri tuoi: no! Sei un oggetto creato a immagine e somiglianza di una testa di cazzo in pieno delirio di grandezza.

Tutto questo è sempre avvenuto, ma se prima la coscienza di classe ti poneva le basi per sentirti altro rispetto alle mire espansionistiche del padronato, ora è sempre più difficile

La paura della miseria, di allontanarci dal magnifico sogno di consumi, che consumeremo poco e male visto che siamo sempre al lavoro o alla ricerca di esso, ci spingono ad accettare

Perché gli altri che diranno? Perché in tempi di dominio borghese le masse sono belle quando non hanno gioia e pretesa alcuna che faticare e vantarsi di farsi il culo per niente

Il lavoro è un mezzo economico gestito da classi agiate per mantenere i loro agi, Il lavoro del futuro e fatto da numerosissimi giovani e meno giovani si basa sulla instabilità delle vendite e di un immaginario dove siete tutti fichissimi per al massimo 800 euro al mese. Lordi.

Per altro leggendo diversi libri di economisti, questo sistema di intendere il lavoro e i mercati che domina la nostra vita da quel lontano e ignobile 1989, è dannosissimo anche per i capitalisti, almeno per una buona percentuale di loro. Vi  è da dire che fino a quando non verranno colpiti, come è successo nell’ultima crisi e radicale cambiamento del capitale, piccoli e medi imprenditori se ne fregheranno allegramente.

Poi piangeranno miseria, prendendosela con lo Stato e non col capitale che ha deciso di sbarazzarsi di loro. La classe media non è mai stata quella classe portatrice di benessere o altro, i passi in avanti sono stati fatti grazie alla coesione e forza delle classi subalterne e proletarie. Ora si parla di classe media in difficoltà, si parla di poveri laureati in crisi, che vivono in un paese cattivo, come se il paese cattivo non avesse devastato e distrutto la classe sociale più forte e motivata di ogni società : quella proletaria. La sua riduzione, esclusione, non ha sconvolto nessuno

Da una parte,a sinistra, tutti volevano essere liberali, dall’altra, a destra: cazzo non ci posso credere! Venti anni di berlusconismo poi hanno fatto il resto.

Eppure è la classe proletaria, sono i lavoratori nel settore dell’educazione, delle scienze, della psicologia, della cultura, dell’insegnamento, quelli su cui puntare per risollevare la nostra società.

Questo non avverrà mai, non ora. Forse i nipoti dei nostri nipoti, forse loro.. Comunque noi non dobbiamo arrenderci: combattiamo anche per il gusto di rompere i coglioni a padroni, borghesi, e proletari servi. In particolare contro costoro.

13

7 Nov

Dicono che siano tredici. Che poi cosa vuol dire? Un numero, a noi piace tanto spararli! Sei milioni di morti, centomila dispersi, quaranta feriti. Numeri. Dicono tanto, ma non tutto.

Per esempio chi sono questi morti, dispersi, feriti. Cosa desideravano, che sognavano, cosa li divertiva e cosa li faceva arrabbiare. Perché dietro a un numero poi c’è la persona, eh!

E le persone sono strane: mica per forza buoni, non necessariamente cattivi. Tutto un casino di nobiltà e grettezza, semmai.

Spesso anche solo dei simboli, il lavoro che fai – senza indagare per quale ragione fai quel tipo di professione- ignorando che si possa vestire un panno, ma non condividere tutta la linea di comportamenti che spesso si è “costretti” a dover metter in pratica.

Bello, no? La buttiamo sull’umanità tutta meritevole e uguale, e non badiamo ai fatti politici, alle scelte e responsabilità sociali. Perché queste cose pesano e anche molto.

Esse ci spingono ad analizzare i fatti, a partecipare non tanto emotivamente e in balìa del sentimento spontaneo, ma socialmente e guardando alla classe e alle sue contraddizioni.

La non violenza è una materia complessa, come anche il pacifismo, nessuno mette in dubbio che siano modi di intender la vita e la politica nobilissimi. Ammiro chi con coerenza rifiuta ogni tipo di uso della violenza. Non la sua idea, ma la sua coerenza.

Sapete cosa invece non tollero: la strumentalizzazione e manipolazione dei fatti e delle analisi politiche, da parte di quelli che si considerano scevri di ogni populismo, incoerenza, di quelli che – glielo hanno detto i debunker- hanno ragione perché si.

Non tollero che si proibisca un percorso ad una manifestazione, che si lasci ribollire gli animi, che si arrivi a uno scontro per metter in moto la propaganda idiota del: “manifestante= terrorista”. Che si rappresenti una grande fetta di popolazione come degli idioti che parlano a vanvera, violenti, cretini e una parte invece pacata, equidistante, sempre ben informata.

Lo scontro e il dissenso sono cose per le quali ci piace bombardare di critiche, quando non di vere bombe, tutti i regimi non allineati alla dottrina liberal-capitalista.  La libertà di parola, espressione, stampa, di manifestare, è la base più solida su cui costruiamo le nostre certezza di razza superiore che ha i suoi sacri valori occidentali. Stigmatizziamo e condanniamo con veemenza quando in altre parti la polizia si mobilita contro i poveri ragazzi, la migliore gioventù, gli inermi cittadini.

I quali, tanto per dire, non è che stiano a prender randellate con l’occhio umido a favor di telecamera. Reagiscono e anche con violenza, ma sta parte la dimenticano sempre, i nostri amici liberal-capitalisti.

Dimenticano, ad esempio, i soldati cinesi bruciati vivi e impiccati da quei pacifici studenti tanto buoni e bravi.  Dimenticano che i giovani ribelli hanno trasformato un paese come la Libia, per quanto si possa anche criticare Gheddafi, in uno stato diviso e senza un vero e proprio governo. Loro dimenticano

Però, magia delle magie, inorridiscono, sbraitano, fanno la voce grossa, come tutti i codardi che bramano il sangue ma gli fa schifo sporcarsi le mani, per arginare il grossissimo problema della violenza di chi è antagonista politico nel paese delle meraviglie e del benessere che è l’Italia, ma la cosa viene ampliata a tutto il magnifico mondo occidentale. Più o meno.

Certo dobbiamo aver dei limiti, ci devono esser per forza.Non è che uno debba o possa fare tutto ciò che vuole! C’è la legge! Infatti: visto che siete tanto legalitari  vi rammento una cosa: vivete nel paese in cui sistematicamente viene ignorata una sua legge.

Quale? La numero 645 del 1952. Perché per voi è normale veder manifestare i fascisti ed estremisti di destra. Si, dai sono carucci eh! Gli sta a cuore l’italia e gli italiani  Nulla da dire che una legge vieti le loro manifestazioni, d’altronde in democrazia siamo liberi di esprimere i nostri pensieri .

Oh, bene! Sicché per quale motivo si è cercato e voluto lo scontro diretto a Firenze? Per aver 13 poveri cristi da usare come martiri del terrorismo locale? Per distruggere civilmente e democraticamente  il dissenso interno?

Perché la critica a chi manifesta non è solo diretta contro chi ” è sceso in piazza”, abbandonando l’isola comoda e protetta del dissenso e scontro su e da social network. In realtà è molto più profondo e amplio.

Come vengono considerati gli scioperi? Cosa pensiamo delle lotte da parte della classe operaia o dei lavoratori? Che idea abbiamo come democratici del lavoro altrui?

Individualista, ecco che idea abbiamo. Si pretende dal momento che siamo passati da “cittadino” a “cliente” di poter esprimere in modo spesso villano o disinformato le nostre preziose idee sul lavoro altrui e su come debba esser eseguito.  Vediamo con immenso fastidio ogni tentativo da parte operaia, sopratutto, di ricordarci i loro problemi. Di ricordarci che i padroni non camminano sulle acque e non hanno nessuna santità, questa cosa è sconveniente visto che nella libera impresa e nel libero mercato si fonda la nostra fragilissima società. Tutti giovani, tutti imprenditori. Gli altri sono meno giovani, sono sicuramente dei pezzenti che non hanno brillanti idee.

Quanto dissenso è possibile nel mondo del lavoro in un sistema democratico? La crisi ha contribuito certamente a ridurci servi di un sistema del lavoro anche ampiamente criticabile. Si lavora con malumore e la paura di perderlo quel posto, sentendoci ormai inoffensivi e senza nessuna solidarietà di classe. Ogni tanto giunge notizia sui giornali, ma è cosa quasi folkloristica, vista con paternalista nostalgia.  Ci sono questi che poverini fanno tanto casino, compatiamoli.  D’altronde il mercato.. Una società liberale e progressista che non crede in Dio, ma ne ha inventato uno anche peggiore: il Libero Mercato. Che chiede, domanda, pretende, quasi sempre dalle classi proletarie e dalla piccola e media borghesia. Ai secondi, per macabro umorismo, gli vende pure l’idea che sono meglio dei primi, che loro si godranno il miracolo, basta esser furbi, poi …Finiscono in rovina. Perché il libero mercato mica viene in pace, ma còlla spada .

Quindi il dissenso non è accettabile nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nel libero scambio di opinioni?

Ma che sei matto? Siamo in guerra contro il Populismo. Ecco, questo è il vero tocco di genio, la vera arte della comunicazione e della propaganda.

Far credere che vi sia un’urgenza reale per la democrazia che è il populismo.  Parliamoci chiaramente: esso è un problema. Uno dei tanti che abbiamo e se dovessimo davvero controllare da vicino, si capirebbe che a subire i fortissimi colpi dei cretini del 1111!!!!! sono le opposizioni politiche e sociali. Il populismo è la metastasi assoluta dell’opposizione. Che finisce screditata, distrutta, da una serie di scemenze, complotti ridicoli, parole a caso, semplificazioni bestiali

Mentre corre in soccorso al pochissimo credito che avrebbe, di norma, l’attuale democrazia liberal-capitalista.  I saputi e intelligenti di Facebook, si sentono tale, perché nei mezzi di comunicazione moderni non manca mai una stronzata dei populisti. Si critica il loro atteggiamento di fanatici, la strumentalizzazione dei fatti e delle persone per ottenere consenso o far pubblicità alle loro idee.  Per cui, anche se volessi criticare le riforme e le politiche governative, nel nome del “meno peggio” si arriva a puntare il dito contro un nemico barbaro e incivile e sostenere, magari turandosi il naso, una parte che ci pare civile e ragionevole.

Ci pare perché in realtà noto poca differenza tra i fanatici cri cri e quelli del “bomba”. Entrambi convinti di esser l’unica reale risorsa del paese, entrambi convinti che il loro o i loro leader/s abbiano sempre ragione, entrambi incapaci di dubbi e dissensi sia interni che esterni.

D’altronde la simpatica onorevole che strumentalizza la morte della Anselmi, pubblicando la foto della Iotti, per dire di votare si, le piazze a un tratto riempite da persone che ivi transitavano anni prima, il terremoto che ci dovrebbe spinger a sostenere il sì, giusto per citare alcune prelibatezze, non mi paiono così diverse rispetto alle becere manovre dei populisti.

Solo che se dovessimo analizzare bene codesta cosa, magari ci verrebbe voglia di pensare ad organizzare un dissenso e scontro contro il nemico principale e non perder tempo con una deriva politica figlia della scomparsa e inerzia di molta sinistra.

Esisterà un modo per gestire in modo intelligente l’ordine pubblico e garantire l’esercizio democratico del dissenso politico, in particolare in un sistema che lo gradisce assai a casa degli altri, ma ha difficoltà a comprenderlo tra le sue fila.

Un sistema scevro e libero da ogni opposizione ben formata e preparata a livello ideologico e organizzativo, avrà sempre la meglio su qualsiasi forma di protesta. Poiché la rabbia e in parte anche l’idiozia dei “minchia, zio bordello”, metterà sempre in crisi il risultato di una sana operazione politica di dissenso sociale .

Per quanto mi riguarda, in un contesto come il nostro, non posso che esser solidale con i manifestanti, gli operai e i lavoratori in sciopero e con chi voglia far sentire la sua voce, la sua presenza, contro le leggi ed organizzazioni politiche liberal-capitaliste da una parte e per il più totale isolamento e cancellazione dalle lotte politiche di populisti legaioli e di altra forma.

è normale

28 Lug

Probabilmente aveva ragione Eco: dai a un imbecille la possibilità di esprimersi liberamente e ne vedremo delle “belle”. Non tanto perchè la rete sia il male assoluto, ma perché la vergogna urlata , fai girare e condividi, vale solo per la fantomatica casta e non per gli individui, sempre più mostruosi e meschini, che dovrebbero chiamarsi cittadini

D’altronde appare normale. Un tizio qualsiasi cosa sente durante la sua vita: attacchi agli intellettuali, ai radical chic, agli ipocriti che parlano di bontà, empatia, condivisione. Sono loro i veri e unici nemici del paese. E chi sono gli eroi? I pirla. I cafoni arricchiti. Gli ignoranti ruspanti. Questa gente è il nostro orgoglio.

La vergogna sarebbe invece necessaria. Vuol dire aver idea anche dell’altro da sé e che se dovessimo aver un momento di rabbia, una repulsione, dovremmo controllarla, ragionare, e poi eventualmente scrivere o parlare.

Le mamme di Peschiera Borromeo e il padre scioccato dalla presenza di disabili nel suo rifugio di quiete estiva, evidentemente non la conoscono la vergogna. O forse si. Vivono esistenze talmente mediocri, vittime di paure, pregiudizi, allarmismi, che la vergogna per loro sono quelle esistenze talora tragiche, talora con diversità evidenti, che per loro non devono esistere. Sporcano il paesaggio tranquillo delle loro vite.

In più sanno che il popolo è con loro. Codesto popolo mitizzato, idolatrato, al centro di tantissime leggende metropolitane, sopratutto fra compagni che, per mancanza di coraggio ideologico e politico, devono ciecamente seguirlo. Quando non si accorgono o lo sanno, ma il lavoro è troppo pesante e duro, esso senza coscienza di classe è portato naturalmente alla reazione.

Salvini e compagnia non fanno nulla di speciale, dicono e scrivono quello che un popolo di masse amorfe, succube della sua stessa frustrazione, represso e stressato, pensa e fa.

Così mentre fanno crociate contro gli anormali, dal loro miope punto di vista, a costoro par normale – usando sempre come scusa i bambini, farabutti e vigliacchi che non siete altro, non nascondetevi dietro ai figlioli, pezzenti codardi, ma palesate la vostra squallida ignoranza e idiozia- togliere il figlio da un centro estivo, perché – orrore orrore- vi lavora anche un rifugiato del Ghana.Non un pericoloso terrorista, non un bigotto frustrato, non un decerebrato di estrema destra, non una legaiola che se la prende con le parole di Imagine, ma un ragazzo che viene da un paese che ha i suoi bei problemi. Uno che forse ha fatto anche un viaggio drammatico e duro, o forse no. Ma sicuramente, care mamme, a lui non viene in mente di giudicare la vostra bassezza morale ed etica, la vostra mania di esser sempre giovani e tirate, le vostre macchine, la merce che diventa la vostra vita, vita soffocata dalla paura che tanto vi tiene compagnia  e voi preferite la sua, di compagnia, piuttosto che conoscere l’altro

Perché la paura è comoda, tipo quelle poltrone che si distendono e ti permettono di dormire bene. Conoscere invece è duro, difficile, pieno di delusioni e sorprese. No, meglio urlare: ruspaaaa!!! O dire italia agli italiani.

Quelli che aggrediscono gli altri, i diversi. E che voi ritenete vostri simili. Che un giorno potrebbero esser vostri figli, e visto che educazione del cazzo avete dato a loro, non mi stupisco che possano, a parole o nei fatti, dar notizie di loro sui giornali o in tv. Brutte e spiacevoli notizie, per me. ” Ragazzate”, per voi.

Ora: lo confesso.Sono un nemico del popolo, eh! Ebbene sì. Nell’ordine sono: radical chic, buonista, ipocrita perché credo e applico la bontà, l’empatia, la condivisione. ” Gente lontana venuta dall’est, credeva in un altro e non mi hanno fatto del male”, ecco questa frase da una vecchia canzone di De Andrè illustra bene il mio rapporto con lo straniero, che poi è un uomo come me. Non un mostro, non si ciberà dei vostri figlioli. Dispiace, lo so che nel profondo delle vostre anime nere, non vi dispiacerebbe, ma non succederà.

Certo la disabilità ci inquieta, ci colpisce, non riusciamo a gestire bene i nostri sentimenti, ma se dovessimo fermarci a questo, ci parrebbe normale scrivere un commento/recensione su un social, dove con la consueta codardia e cioè usando i figli, diciamo palese e chiaro che i disabili nei luoghi di vacanza non devono proprio esserci. O almeno avvisate noi gente normale e per bene. Che non veniamo. Nel mondo, infatti, non esistono diversi e disabili, ma solo dei simpatici coglioni pieni di pensieri scadenti e senza un po’ di bellezza nel cuore.

Loro però sono normali. Normali, anzi da capire perché figli di un reale disagio, i loro commenti violenti e rancorosi, per ogni argomento. Non è solo infatti il diverso e il disabile ad esser il nemico, o il buonista radical chic. Leggete i commenti dei signori per bene ed onesti cittadini, ad esempio, sul lavoro scientifico fatto da Samantha Cristoferretti nello spazio. Un tale odio legato al sesso di costei, da parte di maschi bavosi e vomitanti idiozie, che poi sono le stesse cose scritte contro la Boldrini o altre donne dentro nella politica, manifesta una involuzione della specie. I danni della sincerità gestita dalle teste di cazzo. Qualunque sia la ragione di tale rabbia. Se non fosse giusta, va combattuta senza troppa galanteria, se fosse giusta- vedi il sostegno al governo fascista ucraino da parte di certe donne della politica- non si combatte con l’insulto, ma rendendo credibile  la nostra idea anti imperialista. Mi preoccuperei di più dei malati di mente che giocano con la geopolitica e i complotti, che fanno danni clamorosi dalle nostre parti, piuttosto che perder tempo dando della donna di dubbia moralità a chi non apprezziamo.

Qualcuno diceva che le parole sono importanti. Ed è vero. Come è importante abitare in un paese decente, aver voglia di conoscere e confrontarsi, e combattere aspramente ogni idiota che dice o scrive cazzate di cattivo gusto. Vale la pena esser giudicati ipocriti buonisti da costoro. Vale davvero la pena

La Normalizzazione

3 Giu

Lo spunto di questo post mi è venuto leggendo questo: https://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/2015/06/03/e-che-sara-mai/ . In questo post si denuncia il modo leggero con cui si affronta, in una nota serie tv, lo stupro. Giustamente si denuncia il cuore del problema: la normalizzazione

Nella nostra società si avverte sempre di più una forte indifferenza verso l’altro. Che non è solo il discorso: altro=nemico, ma una cosa ancora più preoccupante: altro= nulla. Che non ha sentimenti, obiettivi, sogni, illusioni, non vive insomma. Discorso che ha una sua variazione anche nella nostra vita affettiva. Quanti sanno cosa significhi esser ” una coppia”? Vivere con un’altra persone e amarla proprio per il suo essere altro rispetto a noi? Un individualismo anestetizzato verso quello che capita fuori.

Che sia il partner, che siano persone fuggite a guerra e miseria, non è un fatto di classe o almeno non solo: è la fine dell’occidente come parte del mondo patria della filosofia e della cultura umanista.

L’economicismo gretto e sguaiato ha vinto su tutto. Questo da una parte ci spiega il perché sia quasi più importante un mezzo di trasporto privato e si spendano milioni di euro in pubblicità per farteli comprare, rispetto a educare il popolo alla solidarietà, alla cooperazione, alla condivisione. La macchina sei tu. Acciaio e quattro ruote, sono il tuo corpo. Libero di fare il ganassa, visto che poi ci tengono a dire di andare oltre alle regole.

Quindi; pensa solo a te stesso. Dopo l’auto, ovviamente.

Che rapporto abbiamo con il dolore? Cosa sappiamo di esso? L’abbiamo mai affrontato? Non so quanto possa esser vero che il dolore ci renda forti, magari anche no. So però che rifiutare di soffrire è un metodo altrettanto sbagliato. Non ti serve per costruire un percorso di comprensione, analisi, riflessione ed uscita . La donna ti lascia? Invece di passar del tempo a stare male, sopratutto ad analizzare le motivazioni di lei, i tuoi sbagli, che fai? A  puttane e a sbronzarmi. Negandoti sicuramente la sofferenza, e anche il poter imparare dal tuo errore o dai suoi. Poi ci ricaschi e la colpa è dell’amore che non esiste e tanto “ok i primi tempi, ma poi tutto finisce”. Sei un pirla, sappilo.

Quando una persona vive in modo così indifferente il suo vissuto sentimentale, come si rapporterà agli altri? Allo stesso modo. Peggio perché gli altri non meritano attenzione. Sono tutti coglioni, cattivi, pleonastici. Gli altri sono altri.

Sicché dal non comprendere il dolore per una relazione finita, passiamo a fregarcene per certe violenze. Almeno che non siamo in campagna elettorale. Lo stupro fa notizia perché possiamo criticare un’etnia, un popolo, o una classe. Non frega nulla della vittima in sé. 

Tempo fa due ragazzini avevano dato fuoco a un barbone. La famiglia di uno di loro disse: “sono ragazzi che si annoiavano”. Come si dice anche di quello che Napoli mise nel retto di un povero ragazzino un tubo per l’aria compressa. “Scherzava”  Non sentono il dolore. Negandolo a sé stessi, non affrontandolo mai, non riflettendoci mia, non provandolo sulla loro pelle o quello di un famigliare. La risposta è: minchia zio, si scherzava . Erano annoiati.

Tutto è possibile, la tua libertà d’azione non deve scontrarsi con nessun limite. Sopratutto: cosa è la morale? Una parolaccia per noi. Non fare il moralista, e basta con la morale, il moralista è un sessuofobo bacchettone. Togliendo la morale, che prima di tutto è esercizio intellettuale: la capacità di distinguere tra bene e male, giusto e sbagliato, ci pone due traguardi facili: non fare mai autocritica e quindi ritenersi sempre dei ragazzini vivaci o dei viveur della madonna, oppure non porci limiti nei confronti degli altri.

I bambini sono soggetti dalla nascita alla distorsione dei rapporti tra i sessi . Nemmeno il femminismo, nella sostanza un movimento spesso di devianza borghese e portatore anche esso di libertà individualiste ed isolazioniste, è riuscita a porre freno alla deriva della cultura patriarcale

Che da noi è fascista. Il bambino viene spinto a comportarsi da Uomo: non piangere, non rallegrarsi della bellezza e dell’arte, non vedere nella donna l’altra da sé. Proprio per questo così importante,  da trattare con massimo rispetto. Un rispetto non tanto perché donna, ma in quanto persona come te.

L’educazione sessuale e sentimentale che si dà ai figlioli è un disastro assoluto: prendila, sbattila, se dice no è si, sono tutte troie,e così via. Taluni hanno invece una figura femminile che vive male la sua condizione e non è del tutto risolta, così scatenano sul figliolo la violenza che non possono rovesciare su mariti, padri, capi.

Educare ad amare, a riconoscersi negli altri,a non aver paura della diversità, costa fatica. Troppa. Certo alla lunga avrai effetti migliori, rispetto ad altri,ma è meglio dire: cosa vuoi che sia. Vale per una serie tv, vale nella vita. Ormai non esiste una separazione, con grande predominio della finzione-indifferenza, rispetto alla difesa dell’umanità

Per questo si dà spazio a un bimbo frustrato e non cresciuto che risolve tutto con le ruspe, per questo stiamo malissimo e non comprendendolo diamo colpa agli altri, anestetizzati da troppe notizie di cronaca nera, non comprendiamo che quella foto, quella vita spezzata, appartiene a una persona. Nella cultura reazionaria italiana viene tutto etichettato sotto la voce: chissà che avrà fatto, in fondo rompono i coglioni, se lo meritano. In nome del politicamente scorretto, dell’anti buonismo, del fatto che sincerità è solo odio e coglioneria a seguito, ecco che non ci si vergogni nemmeno più di dire e pensare certe cose.

Sì: la vergogna non è quella cosa da mettere con tanti punti esclamativi a seguito e un condividete finale.Io credo sia un sentimento più sottile,importante. Ci permette di ragionare sui nostri errori e degli altri e non solo aspettarsi delle scuse,ma anche farle.

Ritenere normale che una serie usi lo stupro con leggerezza, ci porta a non soffermarci sulla sofferenza dei singoli quando capita nella vita reale. Tanto è finzione, tanto non capita a me.

Ogni cosa che colpisce e crea sofferenza nell’altro, riguarda me. Sempre. Trattasi di responsabilità sociale.

Il nuovo che avanza…a manganellate

30 Ott

La storia è sempre la stessa: ogni tanto ci dicono che il nuovo avanza. Si discute e parla per mesi sui giornali, in tv, persino i cittadini. Qualcuno ritiene il caso avvisar che nulla di nuovo si è palesato nel paese. ” Stai zitto scurnacchiato! ” e ti guardano come se tu fossi un residuato bellico, di quei tempi dove – pensi lei- c’erano manifestazioni, occupazioni, lotte politiche e popolari. Cose brutte, meglio affidarsi alla lamentela, al sacro blog, ai video su youtube, al complottismo tascabile. State buoni se potete e sopratutto collegati.

I problemi della sinistra sono principalmente due: 1 ) la deviazione in senso liberal e capitalistica delle sue rappresentanze parlamentari. Senza un minimo di discussione sul metodo e merito del libero mercato,del capitale, del tema del lavoro.  Tanto che pure una normale svolta socialdemocratica è vista come un’azione di sobillazione , sovversione, una rottura del dialogo con i padroni che so tanto belli e buoni.

Questa area si è allargata a macchia d’olio in tutte le istituzioni principali della sinistra di governo e sindacato. Con alcune frange di ” resistenti” seppure inquadrati in discorsi vagamente social democratici o liberali di sinistra. Per quanto fastidiosissimi, e detestabili, talora sono utili come cooperatori in certe occasioni, ( manifestazioni ecc..ecc..)

2 ) lo ripeto: gli ultra rivoluzionari. E non parlo di quelli che lucidamente per uno spirito romantico e politicizzato assai nobile, sono convinti che questi tempi alla lunga produrranno una risposta rivoluzionaria  e allora si preparano da oggi,per comandare le masse inferocite verso i veri colpevoli. No, io dico quelli che devono riversare bile contro i revisionisti traditori tutti i giorni e alla cazzo.

Vi faccio un esempio paradossale,ma concreto: dovessero le forze di polizia o le destre assassinare un alto dirigente della Cgil, loro subito direbbero che in fin dei conti era uno stronzo traditore ed è stato sistemato dai suoi,poi slogan battaglieri,linguaggio da caserma,gulag e siberia a ogni virgola,e poi? Spengono il computer  e vanno a letto.

A differenza degli esponenti del primo punto, questi non creano grossi danni. Ma sono la deriva settaria-individualista, ( loro attraverso una militanza fittizia in gruppuscoli di pochissime entità,contro il mondo cattivo. Loro intatti e puri,ai margini della società e delle lotte,contro traditori,revisionisti, masse che non li considerano), di un movimento di massa che se ben inserito nel contesto sociale, abbandonando nostalgismi inutili, azzardate revisioni storiche, geopolitica come piace a noi,ecco nonostante questi enormi difetti,questi compagni e queste compagne hanno forza,volontà,passione da vendere. Sono solo troppo scioccamente divisi in piccoli gruppi spesso in lotta tra di loro

Ma hanno la forza e la volontà del militante. La serietà anche. Per questo sarebbe auspicabile un contatto e collaborazione maggiore,creare un polo di comunisti per egemonizzare il malcontento delle masse ingabbiate nelle sfilate a presso i punti di riferimento del centrismo liberale o pallidamente social democratico, e sopratutto-il vero nemico- la deriva populista dalle quali nascono le peggiori reazioni.

Questa è la situazione della sinistra nell’epoca del nuovo che avanza.

Sia quando esso era emanazione del peggior spirito italico, cioè quella sciagura del Berlusconismo, sia con i passi sempre più diretti verso la deriva liberista-liberale delle sinistre di governo.

Tanto che da anni possiamo pure dire che il Pd non rappresenti nulla di sinistra. Per questo sono ridicolissimi i compagni che rimproverano e attaccano il pd sotto questo punto. Va che Stalin si incazzerebbe con voi,e il vostro ridicolo senso dell’analisi dei fatti reali.

La sinistra ufficiale sopravvive nelle lotte per i diritti civili, ma non sociali e questo è un grosso guaio, la quale pure con tutti i punti discutibilissimi e criticabili, è pur sempre l’unica forza a combattere il pericolo di derive reazionarie,anche sfruttando il tema del matrimonio dei gay. Il quale è certamente il problema di una minoranza, ma un comunista intelligente, dovrebbe sapere che il nemico , lo ripeto, è la reazione e l’affacciarsi sulla scena nazionale di forze estremiste di destra. Quindi anche il matrimonio dei gay, il femminicidio, ecc.. Dovrebbero essere terreni di militanza e lotta da parte dei comunisti. Abbandonarli si rischia di fare come con l’anti imperialismo,lasciare che siano altre forze ad approfittarne e devastare le radici solide e di sinistra.

In fin dei conti,come dimostrano i fatti di ieri – la carica contro i lavoratori in manifestazione e contro i sindacalisti- per quanto sputtanata la classe operaia fa ancora paura al capitale. Sei libero di navigare,insultare, arrabbiarti e denunciare il potere,ma non di mettere in discussione la base economica che permette la salvezza e bella vita di una notevole minoranza. Il vecchio discorso della lotta di classe senza la quale non si arriverà a nulla, al massimo a diventare amici di certi rossobruni mattacchioni.

Sono sempre loro: studenti, operai,sindacati, quelli che sono visti come nemici da contrastare. Gli stessi che applaudono la polizia qui da noi,sono quelli che sostengono i giovani ribelli in Libia, Siria, Ucraina. Sembrerebbe un contro senso,ma non lo è.

Sempre di reazione e derive destrose si parla.

 

Poi ci sono quelli che si illudono di aver trovato il nuovo nella figura di Matteo Renzi. E nella compagine di Picierno e varie ed eventuali che lo sostiene. In realtà nessuno è più vecchio di renzi: nel linguaggio aggressivo e votato a propagandare un Nuovo più percepito che vissuto, nella base di una borghesia media che vuol difendere il suo stato e danari, di giovinetti fighetti e modernisti, e di gente che si improvvisa e a cui il dono della parola senza intelletto dona momenti imbarazzanti davvero incredibili

L’unica novità vera  e reale sarebbe un fronte comunista unito,senza nostalgie e teste calde ,ma anche di cazzo,capace di affrontare i tempi in cui deve agire e di porsi alla guida delle masse lavoratrici.

Questo sarebbe : il nuovo che avanza