Archivio | novembre, 2017

Una riflessione

27 Nov

Noi dovremmo fermarci e riflettere circa le cose che scriviamo sui Social Network

Io vorrei portare alla vostra attenzione codesto esempio: “Ogni maschio è un possibile molestatore”.  Quanto un giudizio tanto sommario e sciocco è figlio di una giusta rabbia o quanto invece sia una pericolosa generalizzazione? Le generalizzazioni, allo stesso modo dei luoghi comuni, contengono una loro plausibile verità oppure sono sempre sbagliate? Queste sono le prime domande che vi vorrei porre e alle quali mi piacerebbe aver risposta.

Il sottoscritto che ne pensa? Sono convinto che un tal pensiero vada a braccetto con altre sacrosante verità, ecco alcuni  casi: 1) i napoletani sono potenziali camorristi, 2) i musulmani sono terroristi, 3) gli omosessuali pederasti, 3) le donne paranoiche.

Sono sicuro che certe bestialità sarebbero subito condannate, anche dalle stesse persone le quali senza batter ciglio son convinte che esser maschi sia sinonimo di violentatori.

Posso anche comprendere una simile idea, la cronaca ultimamente offre a noi uomini spunti di amara riflessione su un tema molto importante e serio come quello delle molestie.

Un tema che non merita frizzi e lazzi, ironie e distingui poco opportuni. L’unica cosa fondamentale è la lotta senza quartiere contro di essa, prima che perda il peso all’interno delle notizie acchiappa ascolti, e tutto torni come prima.

Una divisione netta fra chi possa parlare di certi argomenti e chi no, chi possa partecipare alle manifestazioni e chi no, chi possa scrivere o fare film su un tema sociale e chi no, mi par assolutamente sbagliata.

Il motivo è proprio quello di creare divisioni e scontri anche tra persone che potrebbero condividere una lotta insieme.

Vi voglio far riflettere su un punto: come nasce e viene portato avanti un conflitto/cambiamento radicale in una società che ha tutti i mezzi, leciti e no, per spegnere ogni ribellione. Entriamo nello specifico: 1) Si tende a minimizzare l’accaduto ,2) Si punta sui disagiati e le disperate che estremizzano le cause e gli elementi di una ribellione, una lotta, un’accusa. Queste persone sono utili alla lotta stessa perché colgono brillantemente i punti fondamentali e allo stesso tempo arrecano danni, perché non controllandosi danno motivi al nemico di ridicolizzare la questione. Questo si nota benissimo nel caso delle molestie denunciate in questo periodo. 3) Non dimentichiamo che opportuniste e sciacalli esistono in ogni settore. Tanto il caso è importante, quanto vi saranno uomini e donne pronti a ritagliarsi uno spazio pubblicitario personale. 4) Qualora la lotta dovesse diventare concreta si troverà il modo per smontarla. Esempio calzante è l’uomo cacciato dalle organizzatrici alla manifestazione contro la violenza sulle donne.

Su questo specifico caso apro un’analisi a parte. Io penso che ogni comitato organizzativo sia libero di scegliere chi far partecipare e chi no alla propria manifestazione. Ho preso parte a diverse proteste in piazza e ricordo benissimo di quanti “intrusi” abbiamo allontanato perché, a torto o a ragione, pensavamo fossero presenze inopportune all’interno della nostra lotta e manifestazione.

L’indomani, per quanto la nostra manifestazione sia perfettamente riuscita, tutti i giornali e media riportano dell’atto anti democratico che ha impedito a un libero cittadino di partecipare alla protesta per le strade della città.

Di nuovo non è il tema della manifestazione e cosa si andava denunciando,  a riempire pagine, telegiornali, chiacchiere su Facebook o al bar ma l’elemento di distrazione.

Sono argomenti di distrazione quando diciamo ” i maschi sono potenziali stupratori, per questo non li vogliamo MAI accanto a noi, nelle nostre lotte”, ” oppure un maschio non sa cosa significhi una molestia sessuale e non ha diritto di scrivere o fare film su di essa. Figurarsi manifestare la sua solidarietà, la quale è sicuramente solidarietà di facciata”.

Ripeto: proviamo a dire o scriver certe cose pensando ad altri ambiti. Un musulmano non potrà mai essere sincero quando esprime solidarietà ai morti provocati dai terroristi? Oppure oltre che musulmano è anche un essere umano, capace di empatia nei confronti degli altri? Un siciliano non dovrebbe partecipare ai funerali degli eroi dell’anti-mafia, perché potrebbe esser un potenziale mafioso? Ma non sono proprio i siciliani i primi a subire la presenza di quei criminali? Non è un gesto forte che si ribellino all’omertà e manifestino le vicinanze alle vittime di Cosa Nostra?

Lo stesso discorso è utilizzabile quando capita un fatto di sangue e prendiamo la razza del criminale per dire: “Sono tutti così. Quelli che sembrano onesti, ma..Staranno preparando qualcosa”

Non si vince nessuna guerra, lotta, conflitto, non si conquista nulla, se pensiamo di dividere gli esseri umani. Pur con argomenti che potrebbero sembrarci giusti.

L’altro punto interessante è quello del diritto di scrivere, o far film, o canzoni; insomma esprimere in modo culturale/ artistico, una nostra visione su un certo argomento.

Io chi sono? Un uomo. Solo questo, oppure anche altro? Sì, anche altro: un uomo bianco, occidentale.

Ecco, prendiamo nota: bianco e occidentale. Posso comprendere la vita di un africano, arabo, asiatico, sottomesso al nostro imperialismo e colonialismo? Posso da maschio, bianco, occidentale metter in scena il dolore procurato da quelli della mia etnia, nei confronti di altri uomini e donne? Per me si

Perché esiste la presa di coscienza che unita all’empatia mi permette di capire e comprendere il dolore degli altri. Dovrebbe essere chiaro a tutti che questi elementi positivi non cadano dal cielo.  Come ogni aspetto dell’essere umano deve essere alimentato e allenato.

Per questo dobbiamo aprirci agli altri e confrontarci, anche se vuol dire incazzarsi, discutere ferocemente.

Tornando al tema della molestia, riguarda solo le donne e gli uomini no. O meglio: solo una donna può subire molestie e violenze fisiche e psicologiche e un uomo no? Io non credo ci sia bisogno nemmeno di una risposta

Però diamola: anche gli uomini possono subire molestie o violenze fisiche e psicologiche. Non sono pochi i bimbi molestati e per essi, forse, è anche più difficile denunciare questo fatto. Gioca molto la giovane o giovanissima età delle vittime, ma non dimenticherei nemmeno discorsi più machisti e ignobili che mettono in profondo imbarazzo le vittime. Proprio la lotta alle molestie e alle violenze che prendono corpo e sostanza in questi tempi, sono utili perché molti uomini possano parlar delle violenze subite.

Certo, si potrà obiettare: ” Sempre da altri uomini” Vero. Nondimeno se dovessimo parlare di denuncia e lotta contro la violenza psicologica potremmo notare come non siano pochi i casi di bambini maltrattati duramente da madri opprimenti, violente, inadatte a gestire quel ruolo e responsabilità.

Questo appare evidente anche in Mind Hunter.

Quindi un modo giusto di lottare contro un problema reale, vero, concreto, è quello di non cedere mai al lusso di creare divisioni. In particolare di genere. Dato per morto, superato, in quanto esistono solo le persone, per poi esser dissepolto e riportato in auge, per i motivi sbagliati.

Voglio essere chiaro: vi è anche il tempo di star da soli, di riunirsi tra “simili”,  scambiarsi le proprie esperienze. Non è sbagliato, ma deve rimanere un breve periodo transitorio.

Perché solo quando un uomo capirà profondamente e farà suo cosa significhi essere vittime di una molestia, o un eterosessuale capirà che significhi vivere per anni di nascosto la propria inclinazione sessuale, o un bianco occidentale comprenderà tutto il male fatto ad altri popoli  si potrà ritenere superato il problema.  Tutto questo richiede enormi sforzi e fatiche, per questo motivo è più facile smontare o dividere.

Io sono convinto che vi sia sempre un carnefice e una vittima. Il carnefice potrà essere anche gentile coi vicini, amare il suo cane, esser affettuoso con i propri figli, ma la vittima, anche quelle che piace indicare come “poco di buono”, ha perso la vita. Oppure è stata distrutta come persona. Un carnefice potrà rivedere il suo cane e i suoi figli, la vittima no.  Lei è stata tolta ai suoi figli e ai suoi cari.

La differenza c’è sempre e non va scordata. In questi casi di molestie ci cono vittime e carnefici. Io credo sia doveroso liberarci dei secondi, e senza troppi complimenti.

Un cavallo di battaglia di chi tende a minimizzare (ricordiamo che è un classico per smontare ogni lotta far passar il pensiero che non sia successo nulla di tanto grave) è che vengono denunciate per molestie cose che non lo sono.

Io mi e vi chiedo: come possiamo affermare che sia una molestia o no?  Lo dirà la legge, senza ombra di dubbio. Va bene, ma a livello più profondo e psicologico, che cosa è una molestia? Qui entra in gioco il vissuto di ognuno di noi. Per molti esser toccati non è una cosa piacevole. Una carezza o un abbraccio possono esser visti come violazione del proprio spazio. Per cui credo si possa parlare di “molestia” anche in questo caso, nondimeno credo che un aiuto psicologico possa aiutare anche chi si sente minacciato da carezze o abbracci. Io, alla mia psicologa, dico spesso che non amo esser toccato. Ci sto lavorando sopra, forse sarebbe anche un modo per portare il problema su livelli più consoni e specifici , caso per caso. Evitando di polemizzare, minimizzare o condannare a cuor leggero.

Io temo solo che una volta esauriti i nomi delle stars del cinema o dello spettacolo, si torni come prima: silenzio, onta per le vittime e casi insabbiati. Temo che tutto questo casino venga presa come una storia che capita in certi luoghi, per cui i proletari e proletarie abusati/e, continueranno a non denunciare.

Temo che si pensi , da una parte e dall’altra, che riguardi solo un sesso contro l’altro.  Col risultato che nessun ragazzo denunci le attenzioni poco piacevoli di adulti molestatori, che siano insegnanti, preti, vicini di casa o famigliari.

La lotta non esclude mai, ma al contrario include. Ricordiamolo la prossima volta che scriviamo post, commentiamo su Facebook oppure organizziamo manifestazioni.

Perché in tanti e tante possiamo cambiare la società.

 

Aggiungo a questo articolo un mio intervento precedente , comparso sulla rivista online  : Il Becco.

Il testo di quel mio articolo è più politico e analizza i rapporti di forza nelle relazioni umane. Sicché interesserà chi ha una visione decisamente politica della vita.

Però potrebbe piacere molto anche agli altri!

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/societa/item/4010-il-privato-%C3%A8-politico.html

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The song remains the same

17 Nov

Visto che mi appresto ad aggiungere una penosa, confusa, riflessione politica sulla sinistra, il lavoro e quello che man mano mi salta in mente, ho deciso di deliziarvi con un po’ di ottima musica: Led Zeppelin, e la canzone da cui è tratto il titolo di codesto post

 

Un po’ di chitarre elettriche ci possono far dimenticare i fatti del Brancaccio, o della novità politica del momento: La mossa del cavallo.

Dopotutto l’occidente si basa sulla cultura dello sballo, ben saldo in mani capitaliste – questo non l’hanno capito quelli che reputano il rock musica di rottura e rivoluzionaria. visto che esso è solo un prodotto del capitale pensato per le masse giovanili-  per cui sballiamoci con i nostri amici inglesi, che peraltro saluto: Ciao Robert! Ciao Jimmi!

Ora: per esser un buon militante della sinistra sono fondamentali tre cose 1) egocentrismo, 2) autocommiserazione spacciata per autocritica, 3) elaborare teorie e creare nuove formazioni a sinistra, che chiaramente salveranno il mondo, ma che dico il mondo? L’universo! Ma che dico l’Universo? Tutte cose!

Più o meno ne siamo afflitti tutti. Prendi il primo punto: l’egocentrismo. In buonissima fede e per via del fatto che comunque ci interessiamo davvero a quello che capita di sbagliato nella società, siamo portati a credere di aver elementi atti a sconvolgere il sistema, per far questo: basta seguire gli insegnamenti dei nostri padri, e dar spazio al tema del lavoro, tornare nei quartieri.

Sono cose che ho detto e dico anche io, perché sono giuste. Però: quale sinistra o idea di comunismo hanno avuto peso e rilievo nel nostro mondo, quello occidentale? Dico questo per due motivi, legati al “riprendere le lezioni dei maestri”: 1) In occidente abbiamo avuto rivoluzioni borghesi in almeno due grandi stati europei, la più famosa sappiamo come è andata a finire, colla Restaurazione. Dopodiché nel 1800, la nostra vita è stata sconvolta da due rivoluzioni industriali. In tutta la nostra storia sono stati i Re, gli Imperatori e poi i borghesi legati al grande capitale a segnare la differenza. Il popolo ha partecipato, ma come massa utile per raggiungere lo scopo. Il pensiero dominante, nato già nei primi tentativi parlamentari, repubblicani, e così via, è gestito di fatto da classi agiate e ricche. Il salto in avanti è stato quello di donare le briciole, nemmeno le brioche, alle classi subalterne.Certo, abbiamo anche lottato e versato sangue per diritti sul lavoro, e al riconoscimento della classe proletaria come fondamentale per ogni democrazia. Quello che passa, però, è l’idea di una sinistra e anche di un certo comunismo, duro nelle parole, negli slogan, portato a gesti simbolici, anche forti, ma che non fanno mai il passo successivo: la rivoluzione.  Tentativi ce ne sono stati, ma indeboliti per mille ragioni.

Alla fine conta l’uomo, l’individuo, più che il riscatto astratto di una classe, per cui – da sempre- siamo più o meno portati a una visione anti autoritaria, umanista, libertaria, bilanciata chiaramente da posizioni più ortodosse, classiste, potenzialmente rivoluzionarie. Non fosse altro per la storia gloriosa della resistenza in Spagna, durante la guerra civile, o la presenza comunista nella lotta di liberazione durante la Seconda Guerra Mondiale.

Tuttavia, ci avviciniamo sempre a una svolta rivoluzionaria, che viene sempre rimandata per scrupoli, oltre che per un discorso oggettivo di rapporti di forza

Ecco: i rapporti di forza.

Io smitizzerei l’idea che vi fosse stato un periodo dove noi eravamo uniti, forti e ganzi, di teoria e prassi che funzionava a meraviglia.

Basterebbe leggere i libri scritti da Paolo Spriano, sulla lunga e travagliata vita del Pci, per notare come divisioni, appelli persi nel vento, e altro, sono un po’ il nostro marchio di fabbrica

Il meglio è ovviamente il sigillo finale: tutta colpa dei traditori, dei revisionisti.

Questa è l’idea fissa della compagine comica dentro la storia della sinistra e del comunismo: i duri e puri della sezione ” Quattro amici al bar”.

Dopo c’è sempre quello che ti dice: ” Lo sapevo! Te lo dicevo che fallivate! Bisogna..”

E poi ti dicono sempre le stesse cose sui lavoratori, che non conoscono o in minima parte, o sul popolo da organizzare dal basso.

Io non mi stupisco che si vada in Russia a parlar di comunismo democratico e libertario, perché ogni elemento della sinistra porta a questa considerazione finale.

Dai vecchi sessantottini extraparlamentari che trovano noiosi i libri di Lenin, o che si preoccupano di far notare a tutti che alla fine dai: un po’ di libertà sessuale, un po’ di fumo, il fatto che tanto puoi far quello che vuoi che le cose si sistemano, sono vittorie del popolo, i proletari in testa.  Conta infine più un’utopia di assoluta libertà dell’individuo senza responsabilità sociale e di scelta politica, che l’organizzazione delle classi, la disciplina di partito, il controllo di mezzi di produzione. Sbagliato? Non lo so. In fin dei conti, la felicità dell’uomo non può esser trascurata, non possiamo ingabbiare un essere umano all’obbedienza cieca, o al sottomettersi sotto rigide regole senza che vi sia una minima comprensione di esse.

Però dobbiamo anche evitare la narrazione utopista di suoni, colori, emozioni, come se bastassero queste belle cose a cambiare il sistema.

Le belle parole, le ottime intenzioni, i cambiamenti marginali, ma anche quelli forti a livello di solo diritto civile, possono avvenire ed essere accettate. Non sono in contraddizione alcuna col liberal-capitalismo.

Penso che ogni comunista dovrebbe sapere che non siamo né liberali, né libertari. Per questo tanto dobbiamo combattere quelle sciagure umane che sono i rossobruni, a cui dedicherò un post più avanti,  fascisti e reazionari; tanto dobbiamo metter in evidenza le contraddizioni, ipocrisie, del sistema liberale-capitalista. Certo non aiuta la causa prendersela costantemente con l’esercito di riserva e altre cazzate tipiche dei social-confusi. Ma saper smontare la struttura liberale, conoscendola, studiandola, demolendola con proposte concrete per le classi meno abbienti.

La Sinistra e i Comunisti, per tornare a contare devono abbandonare piazze, luoghi, social network dove veniamo rinchiusi dal potere, per occupare spazi autonomi, spiazzando il sistema vigente. Dobbiamo esser agenti del disordine, della riscossa, del conflitto con tutti i mezzi a disposizione, liberarci dalla rappresentazione di forza in ogni caso legalitaria, pacifista, non violenta.

Pur non cedendo al simbolismo fine a sé stesso, o alla commozione per qualche piccola vittoria, rifiutata persino da Pirro.

Il problema della sinistra e dei comunisti, non è tanto il buonismo o i radical chic, soluzione di comodo,  semmai un insistere su utopie pacifiste ad oltranza o sogni di cambiamento senza lotta, più che altro quello che avverto come un problema serio è la riscrittura della nostra storia, attraverso un’autocritica frettolosa e poco discussa, che ci porta a sostenere la narrazione capitalista e imperialista come se fosse vera

Dal 1989 non facciamo altro che chieder scusa per non esser stati abbastanza democratici, liberali, attenti alle esigenze dell’impresa e cazzate simili.

L’implosione dell’Unione Sovietica non è stata vista come colpa di un certo revisionismo venuto alla luce e alla ribalta non proprio “democraticamente” dopo il 1954, ma come colpa di quel cattivon de cattivonis che è Stalin

L’autocritica a sinistra e tra i comunisti sta tutta lì. Spesso basandosi su documenti della propaganda occidentale, su comunisti eretici, perché ci piace tanto immaginar di esserlo

Critiche imposte, democraticamente che nessuno sa imporsi sugli altri meglio dei compagni democratici e libertari, superate come se la faccenda sul nostro passato rivoluzionario possa esser deciso da Bertinotti, Occhetto e gli altri che hanno scavato la fossa alla sinistra e al comunismo in Italia.

Attenzione! Non sono nemmeno un sostenitore degli stalinisti a cuor leggero, quelli che lo vedono come un dio in terra che non fa altro che picconare e mandar in Siberia. Loro sono i peggiori anti stalinisti possibili e immaginabili, visto la pochezza degli argomenti e lo scambiare un passato ormai legato a un contesto storico, con una storia che risorga dalle ceneri, così magicamente.

Dico solo che non possiamo cancellare la nostra storia e accomodarla affinché sia, come ha tenuto a dir il leader di quella cosa chiamata Podemos, più ” sexy” per il pubblico.

Questo sbaglio sta alla base della mancata credibilità delle segreterie nazionali, della formazione nei confronti delle nuove generaz..Ah, no! La formazione del militante non la facciamo più, da! Scusate, sono un anacronistico comunista ❤

Su questo tema, però torneremo in altre occasioni

2) Si , c’era anche il punto due! A quali maestri, per cortesia, dovremmo far riferimento? Anche all’interno dello stesso partito vi sono diverse guide. Non so, rammento che i bertinottiani/vendoliani avevano Gandhi, Jobs, Obama e poi dai un etto di Gramsci. C’erano i trockjisti, occupati a dividersi in sottogruppi, gli stalinisti. Un po’ di tutto.

Marx ed Engels, poveri vengono citati ma non letti o compresi.

Per cui quando diciamo ” partire dai maestri”, ecco quali sono i motivi di incomprensione e di smarrimento.

Dar spazio al lavoro 

Questo è un cavallo di battaglia dei compagni “benaltristi”, i quali concludono le loro battaglie contro vegani, femministe, gay, gente che posta foto dei loro animali, con questo richiamo forte e vincente , immediatamente!

Ovviamente scherzo, non sono solo loro a richiamare giustamente l’attenzione sul punto centrale e fondamentale del lavoro.

L’unita delle classi subalterne è alla base di tutte le lotte e delle rivoluzioni. Quando un lavoratore dipendente sente che non è solo, ma fa parte di una classe è più forte e motivato a far valere i suoi diritti,  aggiungo: con ogni mezzo a disposizione, anche – e sopratutto- quelli che non vanno a Tommasi ( che peraltro stimo per alcune cose e saluto!)

Il punto è. quale classe lavoratrice oggi rappresenta il mondo del lavoro? Quella operaia? Assolutamente. Per la grande storia passata e perché , in ogni caso, hai sempre bisogno di  operai per costruire le cose. Nondimeno: i giovani che lavorano come venditori e promoter a provvigione, non sono anche loro operai del sistema vincente in questi tempi: quello delle vendite appunto. O sono ascari del capitale, visto che talora indossano vestiti eleganti? Pagati di tasca loro, spesso? E i piccoli artigiani, esercenti? Non sono forse accecati da un’idea traviata di imprenditoria? Ma subiscono la pressione del capitale come i proletari?

Cosa sappiamo dire di utile e concreto ai precari? Ai lavoratori sommersi? A tutte le nuove tipologie di moderni schiavi? Come possiamo essere utili se parliamo a cazzo di cane di esercito di riserva, quando la questione razziale nel lavoro non deve contare un cazzo, come in tutti gli altri campi. Semmai, visto che a parte su faceboook, poi facciamo fatica anche a unire noi stessi con la propria prole e mogli, non sarebbe utile unire i lavoratori sfruttati, italiani o no, sotto un’unica grande battaglia? Comunque Marx mi sa che difendeva i proletari irlandesi e non tanto quelli reazionari- anche in buonafede- inglesi.

Per ripartire dal lavoro bisogna conoscer bene il tema, cambiato rispetto a dieci anni fa, pensa se rimani legato agli anni 70.  Avanzare su lotte e scioperi selvaggi, e saper proporre leggi a favore delle masse. La buona volontà e la nostalgia servono fino a un certo punto.

Io ho grosse difficoltà e per questo reputo necessario che su questi temi si lavori con impegno, come comunisti.

Vedere il quartiere

Il quartiere è come una città, il posto in cui passiamo la nostra vita. Centrale per ogni azione politica. Per questo è fondamentale essere presenti. Ma anche qui: come? Oggi spesso i quartieri sono dormitori, dove al massimo c’è un Arci in mano ai destrosi del pd, o con piccole realtà confinate, che non diventano quasi mai prassi di lotta comune. Passa la demagogia xenofoba, vedi il successo di Casa pound,

Il posto di lavoro e il quartiere sono i simboli forti delle nostre sconfitte, perché proprio lì sta il nostro mondo, le radici, la forza. Abbiamo perso peso per molte ragioni politiche, il Pacchetto Treu è solo un esempio, per la stanchezza di una militanza simbolica dove corri di qui, corri di là, ma appari e scompari senza lasciare traccia. O poca roba.

Come sono cambiati i quartieri? Come è possibile battere la demagogia xenofoba? Io credo che l’attacco continuo al fascismo sia doveroso.

Non solo il fascismo ucraino, ma anche quello italiano. Smettendola di dire che son quattro gatti, per un comunista anche un solo fascista isolato e indifeso, è sempre un nemico da stanare ed eliminare. La vittoria della destra giovanile negli istituti scolastici a Firenze promette malissimo.

Un fascista non fa fatica a far proseliti: va nei quartieri popolari, dà la colpa di tutto agli stranieri,  pompa un po’ il fatto che siamo italiani e che dobbiamo riprenderci la nostra patria, un po’ di complottismo, un po’ di signoria mia dove siamo finiti con sti gay in giro, un po’ di cazzate in libertà, ma il proletario, senza coscienza di classe ci casca. Pure certi compagni, ma questo discorso sarà affrontato nel post sui rossobruni.

Ogni volta che siamo in un quartiere dobbiamo porre la questione di classe, non con parole astratte ma basandoci sui fatti e dicendo che i fascisti mai e poi mai stanno dalla parte dei lavoratori, semmai da quella dei padroni.

 

L’autocommiserazione confusa con l’autocritica.

Come ho scritto dopo il 1989 è diventato tutto un casino. Tangentopoli poi, cancellando interi partiti e uomini di potere, ci ha dato un po’ alla testa. Convinti di poter governare, di vincere, perché quelli diversi, nonostante l’anomalia Greganti. Per cui subito ci è venuta la smania di far mea culpa, mea massima culpa. Buttando via il nostro passato, con tutto quello che di ottimo aveva, Anche se la via non era quella del pacifismo ad oltranza, ma quando liberi una classe dalla schiavitù le maniere non possono e devono essere buone.

Ci siamo rinchiusi nel ruolo di persona per bene, moralmente ed eticamente superiore, che riconosce nel sistema capitalista e nel mercato libero la sola dottrina politica possibile e immaginabile. I più ribelli puntano su una critica al solo liberismo, senza mai  toccare il capitale.

Questa voglia di piacere, di renderci moderati, piano piano ci ha fatto perdere il contatto colla nostra storia e ruolo, e con i punti di riferimento

Anti imperialismo, anti capitalismo, sostegno ed organizzazione delle lotte dei lavoratori sono passate in mano ai social confusi o alle destre, alle quali si contrappone una parte di sinistra e di comunisti indeboliti, per quanto molto impegnati

Come se avessimo perso del tutto, attraverso questo distacco dalla nostra funzione politica e storica anche l’idea di perché eravamo comunisti. Diventando quelli che ” la società civile cambierà tutte le cose”, basta partiti, oppure burocratici stanchi

Elaborare nuove teorie per la sinistra

Non passa tempo che alla nascita e alla fine delle varie formazioni per unire la sinistra, ci siano compagni che ti dicono : oh, si capiva benissimo che sarebbe finita male! Fate sempre gli stessi errori.

Come sempre dopo, lontani da ogni tentativo.

Si, perché siamo fatti così: ogni due parole una teoria, lo faccio io, lo fate voi. Ci innamoriamo di nuovi eroi, di formazioni che son composte dalla società civile, oppure abbiamo il partito comunista del portogallo che spiega la vita agli italiani.

Quanta tristezza questa corsa verso nuovi schieramenti, sigle,  per aver un risultato elettorale, anche minimo, ma cazzo! Che si torni in Parlamento.

I pirla di ieri, diventano i compagni di oggi. Così che la memoria, sai, è una brutta bestia!

E allora Tsiparas e allora la Falcone e allora tutto.

Ogni volta con impegno, sputando sangue e fatica, non capendo che gli altri giocano, tanto poi le cose vanno male e noi diamo la colpa ai comunistu

E i comunisti? A testa bassa per lavorare, perché le cose buone le abbiamo sempre e comunque fatte noi. Non i social democratici per le privatizzazioni, non la società civile allo sbaraglio, ma noi: disciplinati e forse un po’ noiosi, grigi, comunisti

Lo so, fa ridere. D’altronde i grandi rivoluzionari ce lo dicono sempre e hanno anche ragione: sono decenni che volete unire la sinistra, teorie su teorie e niente.

Hanno ragione.

D’altra parte mentre criticano, loro danno l’assalto al Palazzo d’ Inverno, no? Avanguardie sempre in prima fila, seguiti dal popolo, non è così?

Non mi pare.

Ed è triste avere ragione, quando non si è in grado di dare una vera soluzione.

 

Dolci note

Comunque, nonostante tutto: io rimango comunista. Non solo: litigo, mi incazzo, lancio madonne molotov contro ai “sinistrati” e ai compagni che sbagliano sulla nostra storia, ma questa è la mia famiglia. Il nemico è il capitale e i fascisti.

Per gli altri rieducazione ^_^

Per questo a fine articolo, non posso che dedicare a tutti voi, compagni cari e a me, questa canzone

Bastava questa canzone, per spiegare parole e parole di questo articolo!