Archive | luglio, 2016

è normale

28 Lug

Probabilmente aveva ragione Eco: dai a un imbecille la possibilità di esprimersi liberamente e ne vedremo delle “belle”. Non tanto perchè la rete sia il male assoluto, ma perché la vergogna urlata , fai girare e condividi, vale solo per la fantomatica casta e non per gli individui, sempre più mostruosi e meschini, che dovrebbero chiamarsi cittadini

D’altronde appare normale. Un tizio qualsiasi cosa sente durante la sua vita: attacchi agli intellettuali, ai radical chic, agli ipocriti che parlano di bontà, empatia, condivisione. Sono loro i veri e unici nemici del paese. E chi sono gli eroi? I pirla. I cafoni arricchiti. Gli ignoranti ruspanti. Questa gente è il nostro orgoglio.

La vergogna sarebbe invece necessaria. Vuol dire aver idea anche dell’altro da sé e che se dovessimo aver un momento di rabbia, una repulsione, dovremmo controllarla, ragionare, e poi eventualmente scrivere o parlare.

Le mamme di Peschiera Borromeo e il padre scioccato dalla presenza di disabili nel suo rifugio di quiete estiva, evidentemente non la conoscono la vergogna. O forse si. Vivono esistenze talmente mediocri, vittime di paure, pregiudizi, allarmismi, che la vergogna per loro sono quelle esistenze talora tragiche, talora con diversità evidenti, che per loro non devono esistere. Sporcano il paesaggio tranquillo delle loro vite.

In più sanno che il popolo è con loro. Codesto popolo mitizzato, idolatrato, al centro di tantissime leggende metropolitane, sopratutto fra compagni che, per mancanza di coraggio ideologico e politico, devono ciecamente seguirlo. Quando non si accorgono o lo sanno, ma il lavoro è troppo pesante e duro, esso senza coscienza di classe è portato naturalmente alla reazione.

Salvini e compagnia non fanno nulla di speciale, dicono e scrivono quello che un popolo di masse amorfe, succube della sua stessa frustrazione, represso e stressato, pensa e fa.

Così mentre fanno crociate contro gli anormali, dal loro miope punto di vista, a costoro par normale – usando sempre come scusa i bambini, farabutti e vigliacchi che non siete altro, non nascondetevi dietro ai figlioli, pezzenti codardi, ma palesate la vostra squallida ignoranza e idiozia- togliere il figlio da un centro estivo, perché – orrore orrore- vi lavora anche un rifugiato del Ghana.Non un pericoloso terrorista, non un bigotto frustrato, non un decerebrato di estrema destra, non una legaiola che se la prende con le parole di Imagine, ma un ragazzo che viene da un paese che ha i suoi bei problemi. Uno che forse ha fatto anche un viaggio drammatico e duro, o forse no. Ma sicuramente, care mamme, a lui non viene in mente di giudicare la vostra bassezza morale ed etica, la vostra mania di esser sempre giovani e tirate, le vostre macchine, la merce che diventa la vostra vita, vita soffocata dalla paura che tanto vi tiene compagnia  e voi preferite la sua, di compagnia, piuttosto che conoscere l’altro

Perché la paura è comoda, tipo quelle poltrone che si distendono e ti permettono di dormire bene. Conoscere invece è duro, difficile, pieno di delusioni e sorprese. No, meglio urlare: ruspaaaa!!! O dire italia agli italiani.

Quelli che aggrediscono gli altri, i diversi. E che voi ritenete vostri simili. Che un giorno potrebbero esser vostri figli, e visto che educazione del cazzo avete dato a loro, non mi stupisco che possano, a parole o nei fatti, dar notizie di loro sui giornali o in tv. Brutte e spiacevoli notizie, per me. ” Ragazzate”, per voi.

Ora: lo confesso.Sono un nemico del popolo, eh! Ebbene sì. Nell’ordine sono: radical chic, buonista, ipocrita perché credo e applico la bontà, l’empatia, la condivisione. ” Gente lontana venuta dall’est, credeva in un altro e non mi hanno fatto del male”, ecco questa frase da una vecchia canzone di De Andrè illustra bene il mio rapporto con lo straniero, che poi è un uomo come me. Non un mostro, non si ciberà dei vostri figlioli. Dispiace, lo so che nel profondo delle vostre anime nere, non vi dispiacerebbe, ma non succederà.

Certo la disabilità ci inquieta, ci colpisce, non riusciamo a gestire bene i nostri sentimenti, ma se dovessimo fermarci a questo, ci parrebbe normale scrivere un commento/recensione su un social, dove con la consueta codardia e cioè usando i figli, diciamo palese e chiaro che i disabili nei luoghi di vacanza non devono proprio esserci. O almeno avvisate noi gente normale e per bene. Che non veniamo. Nel mondo, infatti, non esistono diversi e disabili, ma solo dei simpatici coglioni pieni di pensieri scadenti e senza un po’ di bellezza nel cuore.

Loro però sono normali. Normali, anzi da capire perché figli di un reale disagio, i loro commenti violenti e rancorosi, per ogni argomento. Non è solo infatti il diverso e il disabile ad esser il nemico, o il buonista radical chic. Leggete i commenti dei signori per bene ed onesti cittadini, ad esempio, sul lavoro scientifico fatto da Samantha Cristoferretti nello spazio. Un tale odio legato al sesso di costei, da parte di maschi bavosi e vomitanti idiozie, che poi sono le stesse cose scritte contro la Boldrini o altre donne dentro nella politica, manifesta una involuzione della specie. I danni della sincerità gestita dalle teste di cazzo. Qualunque sia la ragione di tale rabbia. Se non fosse giusta, va combattuta senza troppa galanteria, se fosse giusta- vedi il sostegno al governo fascista ucraino da parte di certe donne della politica- non si combatte con l’insulto, ma rendendo credibile  la nostra idea anti imperialista. Mi preoccuperei di più dei malati di mente che giocano con la geopolitica e i complotti, che fanno danni clamorosi dalle nostre parti, piuttosto che perder tempo dando della donna di dubbia moralità a chi non apprezziamo.

Qualcuno diceva che le parole sono importanti. Ed è vero. Come è importante abitare in un paese decente, aver voglia di conoscere e confrontarsi, e combattere aspramente ogni idiota che dice o scrive cazzate di cattivo gusto. Vale la pena esser giudicati ipocriti buonisti da costoro. Vale davvero la pena

L’alibi del populsimo

22 Lug

Che racconteremo ai nostri nipoti? Quale esempio potremmo mai essere per i nostri figli? Quali ideali stiamo difendendo? In quale fede poniamo la nostra fiducia? Quali certezze abbiamo? Il dubbio così tanto propagandato, non è in molti casi un elegante distacco dalla presa di posizione, una raffinata ritirata di fronte a tempi complessi e alla crisi assoluta dell’occidente, non in quanto tale e su tutti i fronti, ma in particolare quello liberal-capitalista con le sue ossessive credenze per inerzia nella Legge Del Mercato. Si dice che i nostri nemici siano degli esaltati legati a un dogma, ma in un certo senso.. Ecco, primo: chi sono i nostri nemici? Gli stessi che abbiamo o finanziato in tempi non troppo lontano, oppure ignorato colpevolmente? O sono i nostri governi con le continue modifiche al mondo del lavoro? Dello studio? Chissà perché ci si accanisce così tanto su questi temi.

Di fatto si vive, anche bene per certi punti di vista o per certe cose, in un sistema fragile di precarietà perpetua.  La rivoluzione permanente dei padroni e dei suoi servitori. Che comunque non sono degli sciocchi, degli improvvisati e fanno benissimo il loro dovere.

Il resto si divide tra il ripetere, e io lo trovo affascinante e stimolante, vecchi schemi di unità, accordi, nuovi e allo stesso tempo vecchissimi soggetti politici. Ci si impegna nella costruzione di nuovi idoli, che poi amiamo distruggere per primi, metaforicamente come dei fondamentalisti che se la prendono con le icone. Però, mentre loro poi rivendono a ricchi europei, americani, ebrei, i pezzi delle varie opere d’arte devastate, noi col cazzo! Ammiriamo le rovine e diciamo: vedi? ci rovinano i nostri idoli. Geni! Artisti!

Avverto una reale e potente incapacità di comprendere e agire su questi tempi. Crolla la solidarietà di classe sul lavoro, si disfa l’unità, anche apparente ma pur sempre costruttiva, delle sinistre. Si rivolta la politica, strappandola ai partiti, alle formazioni, ci ritroviamo con movimenti populisti e razzisti, che alimentano l’ignoranza sociale delle persone.  Delle masse amorfe. Le quali come unico sfogo hanno solo il diritto di perdersi e naufragare nel dolce mare dei social e dei commenti. Anestetizzati al loro dolore, non comprendono, non ” sanno”, quello degli altri. Tutto è reazione, di pancia, di rabbia smodate, di irriverenza feroce. Una ribellione popolare senza coscienza di classe porta il popolo a destra, perché esso, di sua natura, è fragile e spaventato, sicché il ricorso al manganello virtuale, o alla violenza insensata sul debole, è un passo naturale. Il populismo è l’alibi delle sinistre che perdono il terreno delle comunicazioni con le masse allo sbando. Troppo litigiosi tra di noi, forse. Lo vedi dagli ultimi atti. Il presunto attentatore dell’Isis, quanto pare solo un folle solitario – pare- è servito per schernire la parte avversa, vuoi che sia quella che eccede in complottismi oppure quella- per me la più detestabile, perché nemmeno mi fa ridere- eurocentrica di sinistra, che divide i buoni europei e americani portatori di diritti civili, contro i barbari. La crisi politica è ben evidente perché dalla scontro comunisti- capitalisti, si è passato all’avanspettacolo misero e ridicolo di complottisti paranoici contro debunker.

Non avendo solidarietà e coscienza di classe, partiti organizzati in grado di dettare linee e comportamenti politici chiari ai suoi militanti, una netta divisione tra destra e sinistra, è chiaro che si agisce secondo lo stimolo del momento, ed è chiarissimo che l’attaccarsi a dogmi è condivisibile sia dai populisti che da quelli che si palesano come democratici.

Che significa però esser democratici? Come dovrebbe comportarsi una democrazia nei riguardi dei suoi cittadini e con le altre nazioni? Quanto si possono sostenere mezzi di espressione popolari generalizzati o metterli in discussione anche con veemenza? La democrazia, l’esser democratico, è un vezzo? Un accessorio ornamentale, di abbigliamento, oppure è una idea, un ideale, una fede e per cui quanto dovremmo sostenere l’apparato e idea democratico e di democrazia, quando le cose si mettono male?

Io, di questi tempi, non vedo tanto o solo l’avanzare di un populismo reazionario pericoloso, quanto noto la debolezza del pensiero comune circa la democrazia. La pigrizia intellettuale dei suoi sostenitori, che enfatizzano un problema certamente concreto, ma d’altra parte non fanno quasi nulla- se non con l’uso dell’effimero, elemento che contraddistingue la nostra epoca- per rendere appetibile la democrazia come è ora e qui, non come ideale o figlia di illustri pensatori e politici, cioè un sistema appiattito su esigenze economiche e di classe, ma quella padronale e dei ricchi. Dove lo stato sociale, necessario e fondamentale in ogni sistema libero e democratico, è pressoché smantellato e inutilizzato. Non penso per colpa dei populisti. O perlomeno, volendo esser buoni, solo per colpa loro.

Ma cosa dovrebbe essere un pensiero e un agire democratico? Lo vediamo messo in pratica? Non so. Questo “non so” è nel vederlo messo in pratica o quanto meno: la pratica della democrazia, è pur sempre legata a motivi a prescindere validi?Mi viene in mente un discorso sulla legge e giustizia. I giudici applicano la legge, ma questa applicazione, giusta e di fatto figlia di millenni di attenzioni sul diritto e i diritti, è sempre infallibile, anche quando si applica e in modo corretto i suoi codici? Ecco, io credo che i nostri attuali democratici pur ritenendosi diversi usino metodi assai legati a sistemi dogmatici. Mi spiego: per essi si deve sostenere e difendere “la democrazia” un entità superiore e infallibile seppur fallace e mendace a volte. Come un cristiano difende il suo dio, un bolscevico i valori del comunismo, un populista il suo esser contro un tanto al chilo e le sue bislacche idee cariche di idiotismo non autorizzato.

La crisi economica, le difficoltà di gestione dei flussi migratori, l’inconsistenza politica nazionale e internazionale, non sono invenzioni di chiassose e inopportune minoranze politiche o di masse amorfe abbandonate alla loro cretineria. Queste sono le conseguenze, le derive e deviazioni. Lo dico per portar a riflettere quelli che condividendo le divertentissime pagine come ” siamo la gente il potere ci temono”, siano convinti di aver un pensiero politico, di aver colto quello che le masse di plebaglie non coglieranno mai.

Noto, nascosta bene e sicuramente inconscia, una certa deriva di velato “razzismo di classe”. Il democratico medio nell’era dei social è infastidito dai suoi concittadini rozzi, volgari, ignoranti, e fa benissimo. Dà molto fastidio anche a me. Però a maggior ragione, concedetemelo, mi infastidisce l’uso di un linguaggio poco consono da parte di persone che hanno studiato, vengono da famiglie “bene”, eppure devono scimmiottare un ambiente che odiano e da cui si sentono attratti come il proletariato. Il quale è rozzo e infame perchè è destino che sia così, in quanto certi mezzi, certe possibilità gli vengono negate. Con modi e metodi diversi, ma negati.

Questa fetta di popolazione si è ritrovata privata di alcuni elementi fondamentali per renderla migliore e realmente nociva al capitale: la solidarietà e coscienza di classe, in primis. Senza codesti componenti abbiamo un proletariato, che ha assimilato in sè parte della piccola/ media borghesia, umiliato, scosso, che nella lotta al debole trova la sua unica e vigliacca soluzione. Da qui il populismo. Figlio dell’incapacità dei democratici di saper gestire la democrazia.

In fin dei conti che democrazia sarebbe quella che, all’indomani del Brexit, ha usato metodi e linguaggio degni dei peggiori populisti, con tanto di attori e gente di spettacolo usati come testimoni della sciocchezza delle masse. Ma come non siete voi degli appassionati debunker che pretendono la qualifica con tanto di attestato, ogni volta che si esprime un concetto sui social networks?  L’idea di democrazia mi par una difesa di classe di alcuni privilegiati, o aspiranti tali, o chi si reputano tali, contro il risultato in termini umani della loro democrazia di apparenza e rappresentanza.

Scagliarsi contro chi non vota come noi, pretendere che non possano aver voce e rappresentanza, è tipica delle mie adorate dittature proletarie e socialiste. Non di delicati, raffinati, umanissimi, pensatori democratici. Nella democrazia è fondamentale una cosa: pensare che possiamo esser sconfitti, che le cose non vadano come ce le aspettiamo e interrogarci e agire sul malessere che una parte consistente e traversale del popolo mette in evidenza.

Non è tanto questione di ripetere la frase di Voltaire,  ma accettare un verdetto spontaneo, genuino che evidenzia una distorsione nel sistema. Non si può esser democratici quando passa e vince la nostra aspettativa e idea e dar di matto quando si perde.  In quei giorni la differenza fra i peggiori populisti e i valorosi democratici si è andata assottigliando sempre di più.  Mostrando e palesando la debolezza del pensiero e della pratica, e di come definirsi democratici( e si badi bene: democrazia occidentale e anglofila, non altro.  L’altro è di per sé cattivo e manigoldo, va abbattuto con rivolte che finiscono presto per esser strumentalizzate e manipolate da orde di criminali che usano la religione come scusa per le loro bestialità) sia un vezzo, che fa figo e non impegna.

Il dogma però non deve esser messo in discussione, migliorato, analizzato seriamente. I fondamentalisti della democrazia, che siano liberali, liberisti, libertari light, usano tutti i mezzi per creare nemici di comodo e lasciare a casa un pensiero critico libero e stimolante.

Il populista ha poche idee e confuse e le difende, come difende il suo leader. L’editorialista che sulle pagine dell’Unità difende Blair, fa la stessa cosa. Nonostante possa sentirsi migliore, democratico. A sinistra invece si preferisce elaborare tesi che ci svelano dopo pochi secondi la vera natura del mancato golpe turco, si rievoca per l’ennesima volta l’avvicinarsi e palesarsi del “fascismo”, ma si tacciono le convivenza forti che ci sono state tra capitale e fascismo, leggere il bellissimo libro di un grande liberale come Ernesto Rossi: i padroni del vapore, potrebbe aiutare.

La difesa della propria certezza, praticata anche da chi si reputa sostenitore del dubbio, è alla base della deriva protezionistica di un sistema che genera mostri sociali e politici, incapace di fermare il terrore, anzi aumentandolo con guerre espansionistiche o quantomeno gestite male. Le nostre democrazie partoriscono i populismi che giustamente detestiamo, in quanto il pensiero e agire politico è avulso da un reale specchiarsi con i propri problemi e limiti, meglio un bel trucco da photoshop, meglio la certezza di un debole dogma. Per distruggere il populismo si deve aver il coraggio di esser davvero democratici con le dovute riconsiderazioni sulle proprie idee e aspettative, si deve cambiare e riformare questo pasticcio liberal-capitalista  e cercare di passare dalla democrazia reale a quella dal volto umano. Oppure, sai che il socialismo non è così male !