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Il lavoro

9 Ago

Il lavoro ha un suo senso quando diventa collante sociale, quando di fatto è utile al bene comune, aiuta a far progredire la società,  si prende cura ed assistenza di masse disagiate.

Quando punta sulla cultura, arte, al servizio di qualsiasi cittadino.

Vuol dire alzarsi la mattina ed essere orgoglioso di far parte di una classe sociale ben definita  e definibile.  La classe operaia ha creato nel concreto i mezzi per un progresso sociale del nostro paese: macchine, elettrodomestici e via dicendo.  Pressoché dimenticati o abbandonati, sono una base fondamentale per la società occidentale. Gli insegnanti non devono far divulgazione a caso, o esser trattati come dei presunti privilegiati, essi devono infondere la passione per lo studio, che richiede tempo-passione-fatica, e l’arricchimento personale di ciascuno di noi.

Il vero profitto non è tanto quello economico, ma quello personale e culturale.  Avere cittadini in grado di poter diventare i politici di domani, senza improvvisarsi paladini delle masse e rivoluzionari da tastiera, masse in grado di gestire al meglio la complessità e idiozia del sistema liberal-capitalista. Lavoratori dignitosi che sappiano rispondere con i mezzi che reputano più opportuni, all’arroganza padronale.

Questa sarebbe una società perfetta. Dove il lavoro occupa lo spazio che gli compete: essere la rappresentazione di classe, di progetti, di avanzamento verso cambiamenti individuali e di masse.

Tutto questo non succede nel nostro mondo.

Basti prendere gli ultimi tre casi: al sud dipendenti di una stazione di servizio, costretti a ridare ai padroni metà del loro stipendio, turni di lavoro massacranti, nessun diritto nel gestire la propria vita sul posto di lavoro e a casa.

http://meridionews.it/articolo/57377/siracusa-dipendenti-di-un-bar-pagati-500-euro-per-8-ore-costretti-a-restituire-meta-stipendio-societa-sequestrata/

Ad Adrara San Martino un’altra brutta storia di lavoro in nero, per poco più di un euro all’ora

http://www.bergamonews.it/2017/08/03/non-solo-stranieri-anche-3-bergamaschi-sfruttati-a-domicilio-dallazienda-di-adrara/261511/

Infine la storia di un uomo, licenziato per assenza ingiustificata, quando al suo datore di lavoro chiede espressivamente di cambiargli il turno perché la moglie sta partorendo.

Questi casi non sono isolati. Non si può liquidare il tutto come nefandezze di un gruppo di mele marce, perché La Mela Marcia, è il mondo del lavoro.

Da quando, attraverso la precarietà si è di fatto  disorganizzato il legame sociale e umano tra lavoratori. Creando persone ansiose di trovar un posto, uno  vale l’altro, tenerselo stretto più a lungo possibile, in competizione con altri disgraziati come te.

La propaganda di vivere in un bellissimo mondo pieno di oggetti che aspettano solo te, la fine dell’ideologia comunista per masse di lavoratori, spesso gente che fin quando andava bene erano i compagni della fabbrica, poi improvvisamente tutti legaioli e affini, ha debellato per molto tempo l’idea che il lavoratore abbia un ruolo centrale nella società. Conta il profitto e la produzione di beni da vendere. Per vendere  ti tocca pur veder la psicologia sputtanata da sedicenti guru delle vendite.

L’uomo è solo al cospetto della decisione aziendale.  La debolezza dell’individualismo è ben evidente in tutto il suo splendore: non hai una classe di riferimento, o meglio c’è ma non vuoi riconoscerti in essa, non hai un progetto di lunga durata e questo ti porta a non affezionarti al tuo luogo di lavoro, tempi ed orari ti portano via la vita. Ogni ambizione è sottoposta al sonnifero del: prendi quel che capita, di questi tempi si accetta di tutto.

Ragionamenti cretini che però sono accettati dalla società Meglio uno impiegato male, ma che “lavora”, piuttosto di uno che nonostante tutto e con mille difficoltà non vuol vendere il suo tempo a lavori a provvigione,  o di nessuna reale importanza. Tanti sono i lavoratori, tante anche le aziende. Se non assicurano un contratto serio, lasciate perdere.

Ci vuole coraggio a prendere questa decisione, non per niente ce l’hanno tolto da tanto tempo.

La crisi profonda comincia negli anni 80, precisamente dopo che 40.000 leccaculi, borghesucci squallidi, e proletari servi, fecero fallire l’occupazione della Fiat. Piano piano, giorno dopo giorno, scala mobile dopo scala mobile, il lavoratore diventa sempre più la merce che desidera e che compra e sempre meno un elemento sociale, di lotta, di classe.

Nel 1998 il pacchetto Treu, segna la rottura forte col passato. Da lì è un peggiorare senza freni.

Sicchè ancora prima del tanto bersagliato e malvisto “esercito di riserva” che poi sarebbero quelle persone- non poveracci, non martiri e santi o criminali ad oltranza- che sbarcano da noi. Fa specie che molti compagni si rendano conto ora di come sia ridotto malissimo il lavoro e non ricordino più gli oltre trent’anni di smantellamento della legge 300 del 1970: Lo Statuto dei Lavoratori

Fa specie anche di come molti progressisti liberal democratici, in primissima linea sul fronte giusto e importante, sia scritto e detto senza alcun filo di sarcasmo, ma con reale e sincera condivisione di idee civili,  siano rimasti zitti per tutto questo tempo, mentre il capitale si prendeva tutto e non dava nulla

L’uomo è tante cose, tra queste, anche il ruolo sociale che ricopre. Fino a trenta anni fa c’era ed era presente una sorte di soddisfazione di massa e personale, di stabilità e speranza nel futuro. Non perché fossero tempi migliori di questi, anzi sotto molti punti di vista: tecnologia, durata della vita, progressi scientifici, questi sono anni notevoli. Non per questo, dunque. Ma per un motivo ben più valido: la coscienza di classe.

L’operaio sapeva quel che valeva. E cosa chiedeva? Tempo per vivere, anche fuori dai turni massacranti della fabbrica. Chiedeva di poter decidere sul posto di lavoro, di democratizzare la produzione.

Cioè aveva una visione sia del suo posto di lavoro, che della sua vita.

La fatica non va mai idolatrata sopratutto quando è fine a sé stessa,  far vedere ai borghesi che culo ci facciamo, o non ti porta a un miglioramento anche umano.

Di fatti il padrone sa che lodando il lavoro del suo sottoposto avrà soltanto un cagnolino servizievole.

La benedizione della fatica fine a sé stessa è una delle tante arme usate dal padronato per amicarsi i sottoposti. Lodando il grande lavoratore di turno, spesso un idiota contentissimo di sprecare la sua vita in un posto di produzione e profitto di cui vedrà sempre una piccolissima e irrisoria parte, si loda non tanto un uomo, ma un servo.

Uno contento di non vivere, ma dar tutto al suo padrone. Spesso costoro creano fratture interne, non essendo per nulla d’aiuto ai compagni/colleghi.

Ogni lotta per vincere deve liberarsi delle quinte colonne interne: ” la gente che si pensa bianca” per i fratelli africani, le donne che insultano una ragazzina stuprata perché veste in modo indecente, in generale tutte le donne che offendono altre donne: fossero ragazzine violate, fidanzate di cantanti, attori, registi, e così via, per le rivendicazioni femminili.

Grandi lavoratori e crumiri sono la stessa cosa. Badate bene: non parlo di chi fa il suo lavoro con serietà, impegno, passione, ma di quelli per cui esiste solo il lavoro e l’approvazione del padrone. Questi sono nemici da sempre e vanno contenuti e screditati il più possibile

Un gregge di uomini chini su un lavoro non troppo stabile, e il datore dei lavoro o i datori di lavoro che controllano tutto: dalla produzione, ai licenziamenti, assunzioni, e sopratutto la vita degli operai e dei sottoposti

Succedeva anche nei decenni passati. Costruivano case, scuole, dopo lavoro. Così che tu fossi perennemente grato al padrone. Perché il lavoro fosse la tua vita. Non il riconoscimento di classe, perché quello porta a lotte e altro.

Assunzioni? Ecco, leggevo oggi di una ragazza non assunta come commessa perché il suo compagno è un africano. e quel cittadino italico puro del suo futuro datore di lavoro, non se la sentiva di lasciare la sua cassa nelle mani di un’italiana traditrice della sua razza.

Fa pensare come un padrone possa far quel cazzo che gli pare e un dipendente no. Perché nelle testa di cazzo di costoro non sei una persona con idee, emozioni, pensieri tuoi: no! Sei un oggetto creato a immagine e somiglianza di una testa di cazzo in pieno delirio di grandezza.

Tutto questo è sempre avvenuto, ma se prima la coscienza di classe ti poneva le basi per sentirti altro rispetto alle mire espansionistiche del padronato, ora è sempre più difficile

La paura della miseria, di allontanarci dal magnifico sogno di consumi, che consumeremo poco e male visto che siamo sempre al lavoro o alla ricerca di esso, ci spingono ad accettare

Perché gli altri che diranno? Perché in tempi di dominio borghese le masse sono belle quando non hanno gioia e pretesa alcuna che faticare e vantarsi di farsi il culo per niente

Il lavoro è un mezzo economico gestito da classi agiate per mantenere i loro agi, Il lavoro del futuro e fatto da numerosissimi giovani e meno giovani si basa sulla instabilità delle vendite e di un immaginario dove siete tutti fichissimi per al massimo 800 euro al mese. Lordi.

Per altro leggendo diversi libri di economisti, questo sistema di intendere il lavoro e i mercati che domina la nostra vita da quel lontano e ignobile 1989, è dannosissimo anche per i capitalisti, almeno per una buona percentuale di loro. Vi  è da dire che fino a quando non verranno colpiti, come è successo nell’ultima crisi e radicale cambiamento del capitale, piccoli e medi imprenditori se ne fregheranno allegramente.

Poi piangeranno miseria, prendendosela con lo Stato e non col capitale che ha deciso di sbarazzarsi di loro. La classe media non è mai stata quella classe portatrice di benessere o altro, i passi in avanti sono stati fatti grazie alla coesione e forza delle classi subalterne e proletarie. Ora si parla di classe media in difficoltà, si parla di poveri laureati in crisi, che vivono in un paese cattivo, come se il paese cattivo non avesse devastato e distrutto la classe sociale più forte e motivata di ogni società : quella proletaria. La sua riduzione, esclusione, non ha sconvolto nessuno

Da una parte,a sinistra, tutti volevano essere liberali, dall’altra, a destra: cazzo non ci posso credere! Venti anni di berlusconismo poi hanno fatto il resto.

Eppure è la classe proletaria, sono i lavoratori nel settore dell’educazione, delle scienze, della psicologia, della cultura, dell’insegnamento, quelli su cui puntare per risollevare la nostra società.

Questo non avverrà mai, non ora. Forse i nipoti dei nostri nipoti, forse loro.. Comunque noi non dobbiamo arrenderci: combattiamo anche per il gusto di rompere i coglioni a padroni, borghesi, e proletari servi. In particolare contro costoro.

13

7 Nov

Dicono che siano tredici. Che poi cosa vuol dire? Un numero, a noi piace tanto spararli! Sei milioni di morti, centomila dispersi, quaranta feriti. Numeri. Dicono tanto, ma non tutto.

Per esempio chi sono questi morti, dispersi, feriti. Cosa desideravano, che sognavano, cosa li divertiva e cosa li faceva arrabbiare. Perché dietro a un numero poi c’è la persona, eh!

E le persone sono strane: mica per forza buoni, non necessariamente cattivi. Tutto un casino di nobiltà e grettezza, semmai.

Spesso anche solo dei simboli, il lavoro che fai – senza indagare per quale ragione fai quel tipo di professione- ignorando che si possa vestire un panno, ma non condividere tutta la linea di comportamenti che spesso si è “costretti” a dover metter in pratica.

Bello, no? La buttiamo sull’umanità tutta meritevole e uguale, e non badiamo ai fatti politici, alle scelte e responsabilità sociali. Perché queste cose pesano e anche molto.

Esse ci spingono ad analizzare i fatti, a partecipare non tanto emotivamente e in balìa del sentimento spontaneo, ma socialmente e guardando alla classe e alle sue contraddizioni.

La non violenza è una materia complessa, come anche il pacifismo, nessuno mette in dubbio che siano modi di intender la vita e la politica nobilissimi. Ammiro chi con coerenza rifiuta ogni tipo di uso della violenza. Non la sua idea, ma la sua coerenza.

Sapete cosa invece non tollero: la strumentalizzazione e manipolazione dei fatti e delle analisi politiche, da parte di quelli che si considerano scevri di ogni populismo, incoerenza, di quelli che – glielo hanno detto i debunker- hanno ragione perché si.

Non tollero che si proibisca un percorso ad una manifestazione, che si lasci ribollire gli animi, che si arrivi a uno scontro per metter in moto la propaganda idiota del: “manifestante= terrorista”. Che si rappresenti una grande fetta di popolazione come degli idioti che parlano a vanvera, violenti, cretini e una parte invece pacata, equidistante, sempre ben informata.

Lo scontro e il dissenso sono cose per le quali ci piace bombardare di critiche, quando non di vere bombe, tutti i regimi non allineati alla dottrina liberal-capitalista.  La libertà di parola, espressione, stampa, di manifestare, è la base più solida su cui costruiamo le nostre certezza di razza superiore che ha i suoi sacri valori occidentali. Stigmatizziamo e condanniamo con veemenza quando in altre parti la polizia si mobilita contro i poveri ragazzi, la migliore gioventù, gli inermi cittadini.

I quali, tanto per dire, non è che stiano a prender randellate con l’occhio umido a favor di telecamera. Reagiscono e anche con violenza, ma sta parte la dimenticano sempre, i nostri amici liberal-capitalisti.

Dimenticano, ad esempio, i soldati cinesi bruciati vivi e impiccati da quei pacifici studenti tanto buoni e bravi.  Dimenticano che i giovani ribelli hanno trasformato un paese come la Libia, per quanto si possa anche criticare Gheddafi, in uno stato diviso e senza un vero e proprio governo. Loro dimenticano

Però, magia delle magie, inorridiscono, sbraitano, fanno la voce grossa, come tutti i codardi che bramano il sangue ma gli fa schifo sporcarsi le mani, per arginare il grossissimo problema della violenza di chi è antagonista politico nel paese delle meraviglie e del benessere che è l’Italia, ma la cosa viene ampliata a tutto il magnifico mondo occidentale. Più o meno.

Certo dobbiamo aver dei limiti, ci devono esser per forza.Non è che uno debba o possa fare tutto ciò che vuole! C’è la legge! Infatti: visto che siete tanto legalitari  vi rammento una cosa: vivete nel paese in cui sistematicamente viene ignorata una sua legge.

Quale? La numero 645 del 1952. Perché per voi è normale veder manifestare i fascisti ed estremisti di destra. Si, dai sono carucci eh! Gli sta a cuore l’italia e gli italiani  Nulla da dire che una legge vieti le loro manifestazioni, d’altronde in democrazia siamo liberi di esprimere i nostri pensieri .

Oh, bene! Sicché per quale motivo si è cercato e voluto lo scontro diretto a Firenze? Per aver 13 poveri cristi da usare come martiri del terrorismo locale? Per distruggere civilmente e democraticamente  il dissenso interno?

Perché la critica a chi manifesta non è solo diretta contro chi ” è sceso in piazza”, abbandonando l’isola comoda e protetta del dissenso e scontro su e da social network. In realtà è molto più profondo e amplio.

Come vengono considerati gli scioperi? Cosa pensiamo delle lotte da parte della classe operaia o dei lavoratori? Che idea abbiamo come democratici del lavoro altrui?

Individualista, ecco che idea abbiamo. Si pretende dal momento che siamo passati da “cittadino” a “cliente” di poter esprimere in modo spesso villano o disinformato le nostre preziose idee sul lavoro altrui e su come debba esser eseguito.  Vediamo con immenso fastidio ogni tentativo da parte operaia, sopratutto, di ricordarci i loro problemi. Di ricordarci che i padroni non camminano sulle acque e non hanno nessuna santità, questa cosa è sconveniente visto che nella libera impresa e nel libero mercato si fonda la nostra fragilissima società. Tutti giovani, tutti imprenditori. Gli altri sono meno giovani, sono sicuramente dei pezzenti che non hanno brillanti idee.

Quanto dissenso è possibile nel mondo del lavoro in un sistema democratico? La crisi ha contribuito certamente a ridurci servi di un sistema del lavoro anche ampiamente criticabile. Si lavora con malumore e la paura di perderlo quel posto, sentendoci ormai inoffensivi e senza nessuna solidarietà di classe. Ogni tanto giunge notizia sui giornali, ma è cosa quasi folkloristica, vista con paternalista nostalgia.  Ci sono questi che poverini fanno tanto casino, compatiamoli.  D’altronde il mercato.. Una società liberale e progressista che non crede in Dio, ma ne ha inventato uno anche peggiore: il Libero Mercato. Che chiede, domanda, pretende, quasi sempre dalle classi proletarie e dalla piccola e media borghesia. Ai secondi, per macabro umorismo, gli vende pure l’idea che sono meglio dei primi, che loro si godranno il miracolo, basta esser furbi, poi …Finiscono in rovina. Perché il libero mercato mica viene in pace, ma còlla spada .

Quindi il dissenso non è accettabile nelle piazze, nei luoghi di lavoro e nel libero scambio di opinioni?

Ma che sei matto? Siamo in guerra contro il Populismo. Ecco, questo è il vero tocco di genio, la vera arte della comunicazione e della propaganda.

Far credere che vi sia un’urgenza reale per la democrazia che è il populismo.  Parliamoci chiaramente: esso è un problema. Uno dei tanti che abbiamo e se dovessimo davvero controllare da vicino, si capirebbe che a subire i fortissimi colpi dei cretini del 1111!!!!! sono le opposizioni politiche e sociali. Il populismo è la metastasi assoluta dell’opposizione. Che finisce screditata, distrutta, da una serie di scemenze, complotti ridicoli, parole a caso, semplificazioni bestiali

Mentre corre in soccorso al pochissimo credito che avrebbe, di norma, l’attuale democrazia liberal-capitalista.  I saputi e intelligenti di Facebook, si sentono tale, perché nei mezzi di comunicazione moderni non manca mai una stronzata dei populisti. Si critica il loro atteggiamento di fanatici, la strumentalizzazione dei fatti e delle persone per ottenere consenso o far pubblicità alle loro idee.  Per cui, anche se volessi criticare le riforme e le politiche governative, nel nome del “meno peggio” si arriva a puntare il dito contro un nemico barbaro e incivile e sostenere, magari turandosi il naso, una parte che ci pare civile e ragionevole.

Ci pare perché in realtà noto poca differenza tra i fanatici cri cri e quelli del “bomba”. Entrambi convinti di esser l’unica reale risorsa del paese, entrambi convinti che il loro o i loro leader/s abbiano sempre ragione, entrambi incapaci di dubbi e dissensi sia interni che esterni.

D’altronde la simpatica onorevole che strumentalizza la morte della Anselmi, pubblicando la foto della Iotti, per dire di votare si, le piazze a un tratto riempite da persone che ivi transitavano anni prima, il terremoto che ci dovrebbe spinger a sostenere il sì, giusto per citare alcune prelibatezze, non mi paiono così diverse rispetto alle becere manovre dei populisti.

Solo che se dovessimo analizzare bene codesta cosa, magari ci verrebbe voglia di pensare ad organizzare un dissenso e scontro contro il nemico principale e non perder tempo con una deriva politica figlia della scomparsa e inerzia di molta sinistra.

Esisterà un modo per gestire in modo intelligente l’ordine pubblico e garantire l’esercizio democratico del dissenso politico, in particolare in un sistema che lo gradisce assai a casa degli altri, ma ha difficoltà a comprenderlo tra le sue fila.

Un sistema scevro e libero da ogni opposizione ben formata e preparata a livello ideologico e organizzativo, avrà sempre la meglio su qualsiasi forma di protesta. Poiché la rabbia e in parte anche l’idiozia dei “minchia, zio bordello”, metterà sempre in crisi il risultato di una sana operazione politica di dissenso sociale .

Per quanto mi riguarda, in un contesto come il nostro, non posso che esser solidale con i manifestanti, gli operai e i lavoratori in sciopero e con chi voglia far sentire la sua voce, la sua presenza, contro le leggi ed organizzazioni politiche liberal-capitaliste da una parte e per il più totale isolamento e cancellazione dalle lotte politiche di populisti legaioli e di altra forma.

Berlusconismo come Highlander

8 Giu

Il berlusconismo è un fenomeno sociale e politico, di cui faremo fatica a liberarci. Esso non finisce assolutamente con la vita del suo fondatore, ma -a vari livelli- ha a che fare con la storia del paese. Ha a che fare con gli italiani.

La cosa divertente è la sua presunta novità, quando comparì , sulla scena politica italiana, all’indomani di Tangentopoli. Ricordate? “Il nuovo che avanza!” Molti italiani ci credettero. Per credere non è necessario esser dei gran farabutti, basta esserlo anche di veramente piccoli. Oppure anche esser delle brave persone, spaventate dai rossi che mi portano via la “roba”. No, brave non direi.. Diciamo che risulterebbe difficile votare per costui.

La storia ha dato a costui il compito di portare le costanti dei personaggi “sordiani” nella politica. Svelando un pensiero altamente democratico, e che ho sentito anche fare da molti libertari in libera uscita: ma che ci vuole a fare politica? Essa è come la pubblicità, non devi avere un’idea, devi venderla.

Il nuovo apparente era questo. Gli italiani preferirono e preferiscono ancora oggi, esser dei clienti, piuttosto che dei cittadini.

Il sogno americano, il pragmatismo materialista liberal-capitalista, in salsa festosa, televisiva, facile da comprendere e divertente il giusto. Un mix tra marketing e feste estive.

Questo è durato, con due piccole parentesi, per quasi venti anni.

Ora, cercate di comprendermi, non diciamolo troppo forte che il tg 5 ci rimane male, ma è un progetto verso il viale del tramonto. Che potrà anche vincere qualche battaglia, ma non la guerra. Per cui pare brutto prendersela con il caro Silvio e ritornare a discutere degli effetti nefasti che ha avuto sulla nazione.

Però: cosa sarebbe stato Berlusconi senza il riflusso? Lui non è altro che un prodotto sociale ed economico ampiamente vedibile negli anni 80. La Milano da bere (e da papparsi) dei socialisti, di quelli che son passati da avanguardia operaia ai socialisti. Molti “creativi” hanno abbandonato gli slogan ribellistici e velleitari per vendere merendine e macchine.

 

Vendere. Comprare. Il capitalismo in poche parole. Per questo reputo il berlusconismo non nuovo, lo saranno i metodi e i gesti, forse, ma nulla di innovativo all’interno di un sistema capitalistico che si basa su promesse altisonanti, allarmismi, nemici  di facile presa sugli istinti popolari. Per questo Berlusconi si è portato a presso la Lega e i post fascisti.

Vincendo una battaglia, allora, data per persa. Come persa e perché? Ma come non siete informati sulla Britania? Quel simpatico ritrovo di agenti c.i.a. e del servizio inglese, si mormora ci fosse pure il cappellino della regina e quindi lei stessa, pronti a consegnare, previa colpo di stato, la nazione a quel malvagio agente bolscevico che era Occhetto.

Chiaramente, quando si muovono i complottisti è quasi sempre così, le cose andarono diversamente.

Vinse l’Italia. Perchè il berlusconismo non riguarda solo l’aver votato o no Forza Italia, esso riguarda noi. Ogni volta che non ci siamo comportati correttamente dal punto di vista civile. La macchina parcheggiata a cazzo, che tanto sono solo due minuti, lo scontrino non fatto, la tassa evasa, il chiuder gli occhi davanti alla deriva dei costumi, dell’educazione, il pressapochismo accompagnato da un tifo di stile calcistico quando parliamo di politica, la battuta volgare con relativa strizzatina d’occhio. L’idea del mio che è più importante del nostro. Le piccole truffe che impariamo dai genitori, cbe ne so..dal padre?

Ecco il popolo del ” ma si, tanto!” Senza sapere che dietro a queste cose c’è qualcuno che pagherà la nostra negligenza, l’indulgenza, l’inettitudine.

Ci vuole forza per opporsi e non sempre io l’ho avuta ed ho, mi faccio metter in mezzo, non è colpa mia, sono sciocche giustificazioni.  Come la moda di perdonarsi, perché umani, le nostre debolezze.  Attenzione non vuol dire essere rigidi e schematici, possiamo comprender il perché a volte dimentichiamo la questione morale, l’etica e caschiamo in piccoli e gretti errori, ma non dobbiamo giustificarli, dire “fanno tutti”, “cosa sarà mai”, sopratutto se, da genitori, abbiamo a che fare con la formazione di un nuovo cittadino.

Per questo il berlusconismo non può mai esser preso sotto gamba, per questo sono squallide e ignobili i tentativi di sdoganarlo perché ” quando c’era lui perlomeno protestavi e ora?” e via di sciocchezze di questo tipo. Ripeto ai compagni che sostengono codesta linea: anche il peggiore dei criminali, in vita sua, potrà dire due o tre cose buone. Non cambia per nulla il suo operato e quello che è, inoltre ogni governo ha le sue debolezze e dovremmo parlare di quelle, senza dar spazio a notizie non fondate o false solo perché contro il capo del governo.

Perso il grande prestigio politico, penso resisterà a livello comunale/regionale,  ma non a livello di presenza e potere nazionale, il berlusconismo non scomparirà affatto dalla scena sociale e culturale italiana, cambierà nome ed aspetto, ma rimarrà quello che è sempre stato: l’aspetto comune e peggiore dell’esser italiani. In modo traversale, al di là del sesso, idee, classe.

Insieme al fondatore dovremmo superare e seppellire anche quegli elementi che ci avvicinano a questa pagina indelebile di orribile politica nazionale e degrado etico-intellettuale.