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L’indifferenza non risolve nulla

5 Dic

A me capita spesso di leggere sui Social Network, o di ascoltare durante le discussioni colle persone, inni all’indifferenza come metodo giusto e sicuro per ostacolare la devianza fascista.

Questa idea è la sorella militante di un’altra grande idea di questi tempi: non fare la morale. In poche parole non criticare e giudicare gli altri e le loro azioni.

Chi espone codesti pensieri, spesso è in buona fede.  Egli o ella motiva il tutto ponendo al centro del loro dire una giusta distanza nei confronti degli altri. L’idea sarebbe: “Ognuno di noi è debole e misero per cui perché rompere le palle agli altri. Che ne sappiamo della loro vita e delle loro scelte?” Non nego che possa sembrare giusto un ragionamento simile ma a mio avviso si notano anche certe debolezze

La massa di persone che critica gli altri di far la morale, insegnare come si vive, e tutte quelle scemenze lì, a loro volta stanno moralizzando e insegnando cosa sia giusto dire o fare nei Social Network o nella vita. Il tono è lo stesso: categorico, chiuso nel proprio pensiero e visione del mondo, con una spruzzata di progressismo libertario all’acqua di rose.

Io penso che il famoso detto “vivi e lascia vivere” non sia affatto un modo umano di rispettare gli altri, ma una pessima imitazione di Ponzio Pilato :” Me ne lavo le mani”.

Un fatto letto, sentito, che coinvolga un conoscente o no, ci dovrebbe portare a riflettere e prendere posizione circa le “non scelte” e la mancanza di responsabilità individuale e sociale, che ci spingono a compiere grossi errori.

I consigli degli altri per quanto possano dar fastidio e risultare inopportuni, in realtà ci offrono un punto di vista altro e oltre su una situazione che , direttamente o indirettamente, stiamo vivendo.

A volte sono anche delle immense cazzate ma ci spingono a non giustificarci, chiuderci in un nostro recinto in cui siamo sempre le vittime, quelle che hanno bisogno di consolazione e di sentirsi dire: “Hai ragione, che male c’è?”

Io giudico e critico; lo faccio in primis con me stesso e poi si allarga il discorso agli altri. Condanno il peccato e non il peccatore, non mi interessa il nome e il cognome, ma il gesto.  Tutto questo perché son convinto che noi uomini siamo esseri morali ed etici, portati anche a compiere cose orribili ma dalle quali possiamo e dobbiamo prender distanza, grazie all’auto critica e al giudizio e consiglio altrui.

Noi dovremmo esser sempre e comunque partigiani, militanti, precisi e decisi nel valutare il mondo e l’uomo.

Questo distacco progressista dalle cose e dalle persone, in molti casi diventa “l’indifferenza buona” nei fatti politici.

Vi è questa curiosa e fallace idea per cui non si debba dar spago alle stronzate dei fascisti. Molti sono convinti che ignorando la loro presenza, i nazifascisti si sgonfino da soli.

Io ho una domanda: ” Il fascismo e il nazismo sono stati sconfitti dall’indifferenza codarda dei più, o dalla lotta contro di essi?”

Hitler e camerati si sono stancati a un certo punto perché nessuno gli faceva una resistenza forte ed ostinata, oppure sono stati i valorosi soldati dell’Armata Rossa e gli alleati a stroncare il nazismo?

Quante vite di oppositori o semplici nemici del nazifascismo ha salvato l’indifferenza e quante l’azione diretta contro questi aguzzini?

Basterebbe riflettere su queste cose.

Ogni epoca ha i suoi regimi, certo, i cani al servizio di esso  sono sempre fascisti.  Il sistema pesca sempre nell’estrema destra, la quale si evolve e confonde le masse con piccoli aggiustamenti teorici alla loro fede nel manganello.  Per cui ritenere che i fascisti oggi siano quattro gatti spelacchiati,  ridicoli e poco pericolosi è un grave errore.

Questo sbaglio ha due ragioni: 1) si prendono le cose a cuor leggero, 2) si è complici con loro.

In questi ultimi tempi si è dato ad essi troppo spazio. Noi abbiamo lasciato che facessero a pezzi la storia della resistenza, accettato ogni forma di revisionismo idiota e campato in aria, considerato casa pound un non problema, siamo già stati indifferenti nei confronti di costoro. Non mi par che si siano ottenuti grandi risultati. Se non la crescita di elementi nazi fascisti nei settori popolari dei quartieri di periferia e nelle scuole.

Basterebbe conoscere la storia e notare come una certa indulgenza verso il fascismo, la non comprensione della portata del fenomeno, le beghe per unir la sinistra,  la codardia liberal-capitalista e l’indifferenza delle masse, abbia portato al potere il nazifascismo cento anni fa.

L’indifferenza non è mai una soluzione. Non salva o aiuta i nostri amici quando compiono delle clamorose cazzate, non guarisce il paese dall’infezione del fascismo.

Un comunista che sottovaluta anche un solo pirla nazista non è un compagno di cui ci si possa fidare. Perché non comprende che il fascista ucraino, argentino, americano, israeliano, del brukina faso, o del pianerottolo di casa, non sono diversi. Tutti loro obbediscono alla legge del più forte contro il più debole, di violenza nei confronti di ogni compagno, portatori di un’idea della patria errata e dannosa.

Il legame col capitale è chiaro e diretto. Come colle forze dell’ordine e di certa Chiesa.  Per cui quando ce la prendiamo col capitalismo, l’imperialismo, il colonialismo, non deve mai mancare la condanna al fascismo. Che essi siano quaranta milioni o due coglioni.

Ernesto Rossi scrisse un bellissimo e fondamentale libro sul rapporto capitale- regime fascista: I padroni del vapore. L’autore in questo libro dimostra come il terrore per le lotte operaie, abbia spinto il padronato a finanziare il fascismo.  La stessa cose successe sul finire degli anni 60. Non dovremmo forse parlare di fascisti, quando si parla di stragi di stato? O si pensa che siano tutti democristiani i terroristi neri?

Sicché denunciare, combattere, contrastare, l’estrema destra è un dovere e obbligo di qualsiasi comunista o, mal che vada, democratico sincero.

Non solo per un reale pericolo di presa del potere da parte di questi imbecilli. Anche come semplice rivendicazione politica e quindi morale ed etica: noi coi fascisti non abbiamo nulla a che fare e non li tolleriamo.

Il fascismo non è un’opinione ma un crimine.

 

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Ritorno alle origini: militanza e nuove collaborazioni

28 Ago

Prima dell’arrivo di Facebook, il massimo per sentirsi cool era avere un blog. C’era in quel periodo ormai lontano, una sorta di eccitazione forte e profonda: il pensiero di ogni singolo cittadino veniva letto da altri che commentando, aumentavano l’ego dei pirla, certo, ma creavano anche amicizie, partecipazione, non eri più un povero comunista in una terra di fasciolegaioli, c’era qualcuno di un’altra città, che la pensava come te.

Ecco, io ho un po’ nostalgia di quei tempi: non era ancora il momento di sentirsi delle blogstars, ci si accontentava di condividere un pensiero, un’idea. Alcuni usavano codesto nuovo mezzo malissimo, altri meglio. Si cominciava a comprendere che la vita non è mai divisa tra reale/virtuale: tutto è vero. Lo sono le parole, le riflessioni, pure le menzogne.

A quei tempi andavo fiero del mio blog: malgoverno. splinder. com . Il diario politico passionale e ironico, di un militante comunista. Bastava quello, complottari deliranti e debunker a protezione dell’imperialismo, erano ancora lontani,

Sono stati cinque meravigliosi anni. Poi Splinder ha chiuso i battenti, e ho trasferito il blog su codesta piattaforma.

Però ero cambiato io

Dal 2009 al 2013 ho detto e scritto delle clamorose cazzate sia livello politico che  cinematografico.  La mia militanza comunista messa un po’ in crisi da tentazioni rossobrune e altre pacchianate. Ci stanno, non c’è niente di cui vergognarsi. Saper essere lucidi e capire gli sbagli è fondamentale.

In realtà, però, mi sentivo orfano e staccato di/da una base solida in termini di partito e organizzazione. Abbandonato definitivamente il trockjismo, ero alla ricerca di un partito che non si rifugiasse in ottime teorie, ma che avesse anche una certa riconoscibilità sul territorio.  Perché o fai la guerra rivoluzionaria oppure cerchi di usar al meglio i pochi e pessimi spazi a disposizione. Questi sono tempi di soldati da tastiera, sicché ho optato per un ritorno in quel di Rifondazione, perché a Firenze, il partito, si occupa di cose concrete e lo fa al suo meglio. Sarà che la Toscana è diversa assai rispetto alla Lombardia, e un minimo di aderenza alla realtà locale non manca mai.

Sto ricominciando a far militanza. Con calma, forse anche troppa, ma la passione per la politica non si è mai estinta.

Inoltre ho cominciato a collaborare con una rivista online davvero ottima in quanto approfondimento politico, sociale e anche culturale, il cui nome è : Il Becco

Qui di seguito vi metto gli articoli che ho scritto finora, sono due, ma aumenteranno di sicuro, perché mi piace collaborare con una rivista giovane e capace di dar una rappresentanza alle idee di socialismo e cambiamento della società.

Da settembre riprendiamo a far militanza seriamente e Malgoverno  e il Becco, avranno un ruolo sempre più profondo e decisivo.

 

Nel frattempo, buona lettura! Mi raccomando: diventate lettori de Il Becco e ricordatevi di Malgoverno

http://www.ilbecco.it/cultura/cinema/film-della-settimana/item/3836-the-chosen-cinema-e-propaganda,-tra-trockij-e-mercader.html

Esiste un legame tra industria cinematografica e propaganda liberal- capitalista, il link qui sopra cerca di farvi comprendere perché la risposta è : sì

 

http://www.ilbecco.it/nazionale-2/politica/item/3892-in-un-mondo-libero-non-ci-sarebbe-una-guerra-contro-i-poveri.html

Il mio ultimo articolo, forse il più ambizioso mai scritto da me. Attraverso alcuni temi fondamentali: povertà, lavoro, economia liberista, colonialismo, razzismo, giustizia classista ai danni dei poveri, si vuol dimostrare come l’idea di vivere in un mondo libero sia del tutto falsa.

Spero siano di vostro gradimento, io non posso che non ringraziare il compagno Dmitij Palagi, segretario provinciale del Prc e collega ne il Becco.

 

Quanto a me: sicuramente da oggi in avanti, questo blog tornerà a rivivere i vecchi fasti. Son tempi davvero orribili e scrivere di politica, per amor di essa, è un modo per resistere

Spero mi seguirete e commenterete !

 

 

 

Il lavoro

9 Ago

Il lavoro ha un suo senso quando diventa collante sociale, quando di fatto è utile al bene comune, aiuta a far progredire la società,  si prende cura ed assistenza di masse disagiate.

Quando punta sulla cultura, arte, al servizio di qualsiasi cittadino.

Vuol dire alzarsi la mattina ed essere orgoglioso di far parte di una classe sociale ben definita  e definibile.  La classe operaia ha creato nel concreto i mezzi per un progresso sociale del nostro paese: macchine, elettrodomestici e via dicendo.  Pressoché dimenticati o abbandonati, sono una base fondamentale per la società occidentale. Gli insegnanti non devono far divulgazione a caso, o esser trattati come dei presunti privilegiati, essi devono infondere la passione per lo studio, che richiede tempo-passione-fatica, e l’arricchimento personale di ciascuno di noi.

Il vero profitto non è tanto quello economico, ma quello personale e culturale.  Avere cittadini in grado di poter diventare i politici di domani, senza improvvisarsi paladini delle masse e rivoluzionari da tastiera, masse in grado di gestire al meglio la complessità e idiozia del sistema liberal-capitalista. Lavoratori dignitosi che sappiano rispondere con i mezzi che reputano più opportuni, all’arroganza padronale.

Questa sarebbe una società perfetta. Dove il lavoro occupa lo spazio che gli compete: essere la rappresentazione di classe, di progetti, di avanzamento verso cambiamenti individuali e di masse.

Tutto questo non succede nel nostro mondo.

Basti prendere gli ultimi tre casi: al sud dipendenti di una stazione di servizio, costretti a ridare ai padroni metà del loro stipendio, turni di lavoro massacranti, nessun diritto nel gestire la propria vita sul posto di lavoro e a casa.

http://meridionews.it/articolo/57377/siracusa-dipendenti-di-un-bar-pagati-500-euro-per-8-ore-costretti-a-restituire-meta-stipendio-societa-sequestrata/

Ad Adrara San Martino un’altra brutta storia di lavoro in nero, per poco più di un euro all’ora

http://www.bergamonews.it/2017/08/03/non-solo-stranieri-anche-3-bergamaschi-sfruttati-a-domicilio-dallazienda-di-adrara/261511/

Infine la storia di un uomo, licenziato per assenza ingiustificata, quando al suo datore di lavoro chiede espressivamente di cambiargli il turno perché la moglie sta partorendo.

Questi casi non sono isolati. Non si può liquidare il tutto come nefandezze di un gruppo di mele marce, perché La Mela Marcia, è il mondo del lavoro.

Da quando, attraverso la precarietà si è di fatto  disorganizzato il legame sociale e umano tra lavoratori. Creando persone ansiose di trovar un posto, uno  vale l’altro, tenerselo stretto più a lungo possibile, in competizione con altri disgraziati come te.

La propaganda di vivere in un bellissimo mondo pieno di oggetti che aspettano solo te, la fine dell’ideologia comunista per masse di lavoratori, spesso gente che fin quando andava bene erano i compagni della fabbrica, poi improvvisamente tutti legaioli e affini, ha debellato per molto tempo l’idea che il lavoratore abbia un ruolo centrale nella società. Conta il profitto e la produzione di beni da vendere. Per vendere  ti tocca pur veder la psicologia sputtanata da sedicenti guru delle vendite.

L’uomo è solo al cospetto della decisione aziendale.  La debolezza dell’individualismo è ben evidente in tutto il suo splendore: non hai una classe di riferimento, o meglio c’è ma non vuoi riconoscerti in essa, non hai un progetto di lunga durata e questo ti porta a non affezionarti al tuo luogo di lavoro, tempi ed orari ti portano via la vita. Ogni ambizione è sottoposta al sonnifero del: prendi quel che capita, di questi tempi si accetta di tutto.

Ragionamenti cretini che però sono accettati dalla società Meglio uno impiegato male, ma che “lavora”, piuttosto di uno che nonostante tutto e con mille difficoltà non vuol vendere il suo tempo a lavori a provvigione,  o di nessuna reale importanza. Tanti sono i lavoratori, tante anche le aziende. Se non assicurano un contratto serio, lasciate perdere.

Ci vuole coraggio a prendere questa decisione, non per niente ce l’hanno tolto da tanto tempo.

La crisi profonda comincia negli anni 80, precisamente dopo che 40.000 leccaculi, borghesucci squallidi, e proletari servi, fecero fallire l’occupazione della Fiat. Piano piano, giorno dopo giorno, scala mobile dopo scala mobile, il lavoratore diventa sempre più la merce che desidera e che compra e sempre meno un elemento sociale, di lotta, di classe.

Nel 1998 il pacchetto Treu, segna la rottura forte col passato. Da lì è un peggiorare senza freni.

Sicchè ancora prima del tanto bersagliato e malvisto “esercito di riserva” che poi sarebbero quelle persone- non poveracci, non martiri e santi o criminali ad oltranza- che sbarcano da noi. Fa specie che molti compagni si rendano conto ora di come sia ridotto malissimo il lavoro e non ricordino più gli oltre trent’anni di smantellamento della legge 300 del 1970: Lo Statuto dei Lavoratori

Fa specie anche di come molti progressisti liberal democratici, in primissima linea sul fronte giusto e importante, sia scritto e detto senza alcun filo di sarcasmo, ma con reale e sincera condivisione di idee civili,  siano rimasti zitti per tutto questo tempo, mentre il capitale si prendeva tutto e non dava nulla

L’uomo è tante cose, tra queste, anche il ruolo sociale che ricopre. Fino a trenta anni fa c’era ed era presente una sorte di soddisfazione di massa e personale, di stabilità e speranza nel futuro. Non perché fossero tempi migliori di questi, anzi sotto molti punti di vista: tecnologia, durata della vita, progressi scientifici, questi sono anni notevoli. Non per questo, dunque. Ma per un motivo ben più valido: la coscienza di classe.

L’operaio sapeva quel che valeva. E cosa chiedeva? Tempo per vivere, anche fuori dai turni massacranti della fabbrica. Chiedeva di poter decidere sul posto di lavoro, di democratizzare la produzione.

Cioè aveva una visione sia del suo posto di lavoro, che della sua vita.

La fatica non va mai idolatrata sopratutto quando è fine a sé stessa,  far vedere ai borghesi che culo ci facciamo, o non ti porta a un miglioramento anche umano.

Di fatti il padrone sa che lodando il lavoro del suo sottoposto avrà soltanto un cagnolino servizievole.

La benedizione della fatica fine a sé stessa è una delle tante arme usate dal padronato per amicarsi i sottoposti. Lodando il grande lavoratore di turno, spesso un idiota contentissimo di sprecare la sua vita in un posto di produzione e profitto di cui vedrà sempre una piccolissima e irrisoria parte, si loda non tanto un uomo, ma un servo.

Uno contento di non vivere, ma dar tutto al suo padrone. Spesso costoro creano fratture interne, non essendo per nulla d’aiuto ai compagni/colleghi.

Ogni lotta per vincere deve liberarsi delle quinte colonne interne: ” la gente che si pensa bianca” per i fratelli africani, le donne che insultano una ragazzina stuprata perché veste in modo indecente, in generale tutte le donne che offendono altre donne: fossero ragazzine violate, fidanzate di cantanti, attori, registi, e così via, per le rivendicazioni femminili.

Grandi lavoratori e crumiri sono la stessa cosa. Badate bene: non parlo di chi fa il suo lavoro con serietà, impegno, passione, ma di quelli per cui esiste solo il lavoro e l’approvazione del padrone. Questi sono nemici da sempre e vanno contenuti e screditati il più possibile

Un gregge di uomini chini su un lavoro non troppo stabile, e il datore dei lavoro o i datori di lavoro che controllano tutto: dalla produzione, ai licenziamenti, assunzioni, e sopratutto la vita degli operai e dei sottoposti

Succedeva anche nei decenni passati. Costruivano case, scuole, dopo lavoro. Così che tu fossi perennemente grato al padrone. Perché il lavoro fosse la tua vita. Non il riconoscimento di classe, perché quello porta a lotte e altro.

Assunzioni? Ecco, leggevo oggi di una ragazza non assunta come commessa perché il suo compagno è un africano. e quel cittadino italico puro del suo futuro datore di lavoro, non se la sentiva di lasciare la sua cassa nelle mani di un’italiana traditrice della sua razza.

Fa pensare come un padrone possa far quel cazzo che gli pare e un dipendente no. Perché nelle testa di cazzo di costoro non sei una persona con idee, emozioni, pensieri tuoi: no! Sei un oggetto creato a immagine e somiglianza di una testa di cazzo in pieno delirio di grandezza.

Tutto questo è sempre avvenuto, ma se prima la coscienza di classe ti poneva le basi per sentirti altro rispetto alle mire espansionistiche del padronato, ora è sempre più difficile

La paura della miseria, di allontanarci dal magnifico sogno di consumi, che consumeremo poco e male visto che siamo sempre al lavoro o alla ricerca di esso, ci spingono ad accettare

Perché gli altri che diranno? Perché in tempi di dominio borghese le masse sono belle quando non hanno gioia e pretesa alcuna che faticare e vantarsi di farsi il culo per niente

Il lavoro è un mezzo economico gestito da classi agiate per mantenere i loro agi, Il lavoro del futuro e fatto da numerosissimi giovani e meno giovani si basa sulla instabilità delle vendite e di un immaginario dove siete tutti fichissimi per al massimo 800 euro al mese. Lordi.

Per altro leggendo diversi libri di economisti, questo sistema di intendere il lavoro e i mercati che domina la nostra vita da quel lontano e ignobile 1989, è dannosissimo anche per i capitalisti, almeno per una buona percentuale di loro. Vi  è da dire che fino a quando non verranno colpiti, come è successo nell’ultima crisi e radicale cambiamento del capitale, piccoli e medi imprenditori se ne fregheranno allegramente.

Poi piangeranno miseria, prendendosela con lo Stato e non col capitale che ha deciso di sbarazzarsi di loro. La classe media non è mai stata quella classe portatrice di benessere o altro, i passi in avanti sono stati fatti grazie alla coesione e forza delle classi subalterne e proletarie. Ora si parla di classe media in difficoltà, si parla di poveri laureati in crisi, che vivono in un paese cattivo, come se il paese cattivo non avesse devastato e distrutto la classe sociale più forte e motivata di ogni società : quella proletaria. La sua riduzione, esclusione, non ha sconvolto nessuno

Da una parte,a sinistra, tutti volevano essere liberali, dall’altra, a destra: cazzo non ci posso credere! Venti anni di berlusconismo poi hanno fatto il resto.

Eppure è la classe proletaria, sono i lavoratori nel settore dell’educazione, delle scienze, della psicologia, della cultura, dell’insegnamento, quelli su cui puntare per risollevare la nostra società.

Questo non avverrà mai, non ora. Forse i nipoti dei nostri nipoti, forse loro.. Comunque noi non dobbiamo arrenderci: combattiamo anche per il gusto di rompere i coglioni a padroni, borghesi, e proletari servi. In particolare contro costoro.

la giusta distanza

11 Gen

Un bel film di Mazzacurati aveva un titolo che, potremmo dire, rappresenta la mia visione della vita: la giusta distanza. Che non significa, come pensano i talebani del libero pensiero nel libero mondo o nel linguaggio violento e sciatto degli ultra rivoluzionari, che non ho il coraggio delle mie idee,ma che mantengo sempre un difficile equilibrio tra razionalità e istinto.
Le grandi cause spesso porta la gente ad avere comportamenti assolutamente estremisti,piegati dal fatto di sentirsi superiori agli altri che non seguono la nostra idea del mondo. Spesso vengono accusati di avere questi comportamenti le persone che professano una fede o militano in un partito, io questa deriva la vedo anche nei difensori delle democrazie e libertà individuali. Quelli che partono con le crociate contro le religioni ritenendo folli,cretini,barbari,tutti i credenti, o quelli che vedono come dittatori e tiranni tutti quelli che preferiscono un sistema politico socialista, statalista, di condivisione,cooperazione sociale,piuttosto che le libertà individuali o di espressione,ritenute troppo fragili per essere veramente la soluzione a tutti i problemi del mondo.
In cosa credo io? Nella responsabilità sociale e individuale. La mia parola, il mio comportamento, le mie idee si confrontano con quelle degli altri. Nascono dibattiti,anche scontri vivaci,ma io non insulterò mai una persona perché diversa da me. Non sarò certamente io ,convinto di esser nel giusto e quindi portatore di verità e libertà, ad attaccare una persona che vive diversamente da me. Io parlo e discuto e mi assumo le responsabilità del come mi pongo con gli altri. Con lucidità, porto avanti le mie battaglie e mi confronto prima di tutto con i miei limiti, partendo dal fatto che non esiste un Io combattente della sacra causa contro le teste di cazzo,( almeno che non siano legaioli e fascisti,ma guardando bene nella base qualcuno che si convinca di dir cazzate magari lo trovi, basta cercare),ma io che mi confronto con gli altri.
I fondamentalisti di ogni tipo questa cosa non la comprendono mai. Non parlo solo dei peggiori,quei farabutti che usano una religione per uccidere,massacrare, eliminare gente che si permette di ironizzare, ( per me non proprio felicemente), su un’idea religiosa. Non si deve morire per queste cose,per mano di feroci e imbecilli assassini.
Detto questo non mancano i nostri fondamentalisti: quelli che vedono il male nella religione e i credenti come degli idioti , tutti. Quelli che reputano normale fare guerre per l’esportazione di democrazia senza contare i cosiddetti : danni collaterali. E chi sarebbero costoro? Civili. Cioè quelli che noi dovremmo salvare da feroci dittatori. Trovo deprimente come molti, tra i bianchi occidentali, considerino meritevoli di pianti, indignazione, orrore, solo le nostre morti. Tanto le vittime del fondamentalismo estremista islamico che quelle delle bombe per la democrazia valgono il nostro dolore. Sono innocenti che si ritrovano in mezzo a un gioco politico sporco.
Gioco politico ed imperialista che da tredici anni dovrebbe combattere il terrore e in sostanza è riuscito a creare un califfato tra Iraq e Siria, una stampa libera che ha sostenuto i terroristi in funzione anti gheddafiana e anti assadiana, ” i giovani ribelli”, errore commesso anche dagli ultra rivoluzionari alla cazzo di cane,” i rivoluzionari delle primavere arabe”, in realtà gli stessi assassini ignobili e da eliminare che hanno commesso atrocità a Parigi e non solo. A questi aggiungeteci i reazionari guerrafondai. Quelli che parlano di scontri di civiltà, che se la prendono con chi giunge sui barconi da noi, quelli che vomitano odio razziale, che straparlano di altre religioni e nazioni dall’alto della loro ignoranza, ( in ottima compagnia con certi estremisti dello stile occidentale), questi ultimi li disprezzo. Ripeto vadano a fare la loro guerra, invece che augurare morte e tragedia agli altri.

Si sono condotte con gli anni guerre a quei paesi che erano usciti dal colonialismo occidentale e si erano costituiti come stati laici. Certo nessuno dice che in quei posti regnasse l’armonia e la pace,ma d’altronde anche noi abbiamo avuto il nostro periodo di bombe e stragi di stato, di mafia,in alcuni posti basta esser neri che la polizia ti spara addosso,in altri per poter divorziare la donna deve aver il permesso del marito e del responsabile religioso e così via. Nondimeno credo che imperialismo e fanatismo religioso vadano di pari passo. Tanto che siamo da ben 13 anni in guerra e non se ne vede la fine.
Noi abbiamo la dorata chimera delle libertà. Proprio mentre te le tolgono e quelle importanti: quelle sociali. Davvero libero un uomo che non possa contare su un posto di lavoro fisso,sulla certezza di una casa, di istruzione e sanità pubbliche e garantite? Davvero libero un uomo che vive in attesa di cosa faranno i liberi mercati? Che vive in realtà dove pochissimi ricchi possono sottomettere masse amorfe?Non lo so.
Sicuramente penso che se dovessi prendere uno schiavo e gli dicessi: ” da domani puoi insultare me che sono il tuo padrone, puoi scriverlo sui giornali, urlarlo in piazza con i tuoi compagni di sventura”,a quel tizio starei donando una grande soddisfazione.Ma se quello mentre urla,si indigna,protesta,avesse ancora i piedi legati alle sue catene? Otterrei di aver un tizio convinto di esser libero e migliore degli altri che ancora stanno sotto un regime di assoluta repressione,ma le chiavi per la sua libertà ce le ho io. E decido del suo lavoro, lo rinchiudo nella sua capanna dello zio tom e così via.
Solo che queste cose noi imbevuti di abilissima propaganda non le comprendiamo. Viviamo forse sereni e soddisfatti? Siamo davvero così padroni delle nostre vite? Non penso.

Io non penso nemmeno, cambiando discorso, che vi sia una differenza fra liberi pensatori e no. Ti faccio un esempio: dal momento che accetto le linee di una religione o di un partito,io lo faccio in piena libertà. E mi sento liberissimo. Io per esempio, che non mi riconosco nel pensiero liberale, vivrei benissimo in un paese socialista ,anzi in un regime di socialismo reale. Benissimo e mi sentirei liberissimo. Per altri invece la libertà è la democrazia liberal-capitalista. Fanno bene a sostenerla se ne son fieri, fanno malissimo quando – e questo capita spesso- si sentono i tutori assoluti del bene . La cosa ironica è che sono convintissimi di lottare per la libertà di espressione e pensiero,quando non fanno altro che voler combattere la diversità di pensiero. Sono quelli che vi attaccano sul personale se doveste sostenere un’idea storica,politica, religiosa,diversa dalla loro. Manifestando quell’ipocrisia imperialista fatta di ricatti morali e intellettuali davvero sconfortanti.

Io invece vivo seguendo un pensiero preciso: non la libertà assoluta,totale,basata sull’egocentrismo infallibile di chi sta dalla parte giusta,ma la responsabilità sociale e individuale. Perché non penso mai con Io,ma con noi. Perché credo nella felicità e nel vivere a pieno la nostra vita non nelle somiglianze ,ma nelle diversità e non accetto nemmeno i piccoli fondamentalismi di chi vorrebbe insegnare a me la sua libertà da esportazione,( dimostrando che più che al pensiero dei grandi filosofi liberali,si rifacciano al take away delle pizze da trasporto), riconosco ogni mia singola responsabilità su ogni mia azione ,mia parola, mio modo di essere. Non ho il delirio del : io sono libero di fare questo e dire quello e tu zitto.Mi pare un atteggiamento di egocentrismo reazionario e fascista non tanto diverso dai legaioli
Ecco cominciare a chiederci quali siano i nostri limiti, quale le nostre responsabilità, non ritenerci invulnerabili e sempre nel giusto,comprendere che esistano altre vittime,altri massacri,altri orrori,alcuni antichissimi e altri nuovi , che la vittima non ha colore,passaporto,identità sessuale,e che se difendiamo la vita e la memoria delle vittime occidentali ed europee ,è quanto meno idiota non domandarsi cosa abbiamo commesso in Ucraina, chi abbiamo sostenuto e che i russi bruciati vivi dai fasci ucraini sono le vittime. Non commettono massacri e atti criminali solo quelli che sono lontani dal sacro e libero occidente.
E a livello personale ritenerci padroni di niente e di nulla,nemmeno di noi stessi,ma persone che vivono in una società , insieme agli altri. Con un solo compito fondamentale: confrontarsi. Sempre.
Cosa difficile dal momento che molti liberi pensantori non fanno altro che aizzare folle e singoli a un assurdo scontro tra tifoserie. Semplicismi, ottusità, idiozie ,ecco cosa vedo e leggo nei social network, ecco cosa dovremmo debellare noi che effettivamente abbiamo avuto il grande dono dell’illuminismo. Per esser quel esempio di libertà civili,umane,individuali,che ci piace pensare di essere,quando siamo solo dei fetenti ottusi partigiani del tifo scomposto del nostro egocentrismo massificato e del pressapochismo ignorante,ma che si permettono di giudicare popoli e persone che non conosciamo in base alla razza,alla confessione,al sistema politico.
Io prendo la giusta distanza da costoro: assassini ignobili di vignettisti e di “infedeli”, talebani delle libertà occidentali, complottisti dementi, reazionari guerrafondai. Sto con quelli che sono lucidi,che pensano al plurale,che credono nel socialismo.

Cercavi giustizia,trovasti la legge.

3 Nov

Io sono uno che rispetta le regole. Mi dici: “Metti il casco!” Lo metto.  “Allaccia le cinture” Taaac,allacciate. Sto in fila , aspettando il mio turno, non parcheggio nei posti lasciati per chi ha un handicap, faccio sempre lo scontrino,anche se mi dicono di non farlo, mi reputo una persona civile che vuole vivere tra civili. E non ci vedo nulla di rivoluzionario nell’illegalità spicciola,rebelde. Mai . Non è nemmeno questione “nasci incendiario, muori pompiere”, per rispetto ai grandi piromani della storia ( Lenin, Stalin, Mao, Ho chi min), e in totale disprezzo per i pirlomani dello spontaneismo caciarone.

Amo l’umanità, l’ho sempre detto e dimostrato con la mia vita, ( chi mi conosce lo sa), e reputo che chiunque compia atti criminali,si ponga al di fuori della civiltà.  Reputo fondamentale da parte dello Stato una sanzione, una punizione, una possibilità di rieducazione e cosa importante: reinserimento nella società. Si può esser severi,mai sadici .

Quindi non sono uno di quelli che scrive: potrebbe capitare anche a te. Non amo gli allarmismi, non amo questi mezzi assolutamente banali e fuorvianti per far passare una teoria.  Non parlo mai di gulag o siberia,quando devo spiegare perché credo nel comunismo  e reputo ridicole quelle persone che per farti cambiare idea o farti sostener la loro tesi puntano sulle paure comuni: esser prelevati, imprigionati,assassinati. Non credo affatto che questo modo di porsi  possa attirare attenzioni e riflessioni da parte delle masse.

Però credo nella giustizia. E non mi pare che essa giri con una divisa. Non credo che essa debba fare distinzione: “ah,vabbè te sei un poliziotto? Si manganella pure sti cazzo di operai,va! Non ti preoccupare. Però ,oh, mi raccomando ai mafiosi portaci il caffè in cella. E salutali, porta rispetto. Poi se sei incazzato , perché capisco che ti incazzi, va: ci sono dei tossici più vivi che morti. Stanno sul cazzo a tutti,vai tu e i tuoi colleghi e giù di botte.”

Alcuni criminali fanno più schifo di altri. Si,perché all’italiano piace chi è forte. Guarda quello : è un capo mafioso,fa paura a tutti. Sai che ha sciolto tanta gente nell’acido “VIVA” , ha messo bombe contro giudici che non si facevano i cazzi loro, troppo figo! Il mafioso è l’amico che con mezzi poco ortodossi e civili ci fa giustizia. Ti trova anche lavoro eh. E poi la mafia aveva una morale.

Te dimmi che morale hanno questi tossici pericolosissimi,come quello..Come si chiama? Stefano.

Ora capisco tutto,ma andiamo! Vuoi mettere il boss che va a messa con la famiglia, gente per bene eh. E sto tossico?Ma sarà mai stato a messa? Non penso.Quindi al popolo va bene che i loro amici poliziotti lo ammazzino di botte.

Ma a me no. E non ti dico:era innocente. Non mi interessa. Odio i santi . Non li sopporto. Avrà fatto i suoi sbagli, sarà stato fragile,ma che ne sappiamo? Perché ci sentiamo in dovere di giudicare una persona attraverso il sentito dire,il pregiudizio?

Non è che sia un tossico. Non è quello. Non meritava quella fine. Non meritava il sadismo di stato.

Era nelle mani dello Stato e della giustizia, doveva scontare una pena, se colpevole di qualcosa,ma sopratutto – e questo lo dimentichiamo sempre- doveva aver la sua occasione per reinserirsi nella società.  La famiglia  e lo stato servono a questo: a inserirti nella tua società. Per essere sereno

E chi decide che Stefano non sarebbe diventato un cittadino sereno?Come si fa a negare questa possibilità?

Lo puoi fare se appartieni a un sindacato di poliziotti non proprio sani di mente. D’altronde se lo meritava per la vita che conduceva. Quindi una prostituta merita lo stupro? Non può fermare uno di questi agenti per cercare giustizia?No,perché conduce una vita irresponsabile

Io credo nella responsabilità e nelle conseguenze e mi pare che Stefano Cucchi, stesse già pagando le conseguenze. Lo stato dovrebbe fermarsi lì. Invece si è voluto colpire un ragazzo, strappargli la vita ,come se fosse un atto dovuto.

Una sorta di macabro “colpirne uno per educarne cento”, ma in salsa fascista: quindi prendi il più debole e massacralo.

Io credo nella giustizia, nella legge, credo nelle regole e penso che questo paese vada male proprio perché incivile, vigliacco, lecca culo dei potenti che possono farci male, sostenitore dei farabutti, dei disonesti, dei “furbi”

E tutti questi lati negativi li puoi trovare anche in chi serve lo stato.  Da quanto tempo vedi bastonare i lavoratori? La puoi chiamare giustizia? No.

Dici : siamo stati provocati. E tu ci devi passare sopra.  Come fai quando hai a che fare con criminali organizzati o colleghi corrotti.

Non sei il solo sotto pressione, lo sono anche quei lavoratori che hai bastonato. Non ti rivedi in loro? Non pensi che ti sia , per classe di provenienza, più vicino un operaio, un sindacalista, pure un tossico,che un imprenditore , un politico,un mafioso? Va bene, bastona pure. Ma cambia soggetto.

Sopratutto: sai che fai parte degli esseri umani? Si. ti sembra bello e giusto mostrare il dito medio ai famigliari del morto? Ti sembra un atto di persona irreprensibile ,che fa una vita sana?

Io non credo che la polizia sia mia nemica sempre e comunque. Non temo di finire in galera o altre cose. Non voglio santificare nessuno. Penso che la giustizia sia sopra agli uomini e non tenga conto delle divise. E un delitto odioso commesso da uno sbirro sotto pressione è identico al delitto odioso di un operaio sotto pressione. Entrambi non devono rimanere liberi. Devono essere assicurati alle patrie galere e pagare per il loro reato. Ma non sia mai una punizione continua,un abbrutimento dell’essere umano, un abbandono alla inedia e alle regole d’onore di gente senza onore.

La seconda possibilità dovrebbe essere una garanzia in una società civile. Quello che avete negato a Stefano e non solo.

Per questo non vi considero agenti di polizia,ma criminali. Per le parole che usate, il pensiero che avete , per quello che siete.

 

Il nuovo che avanza…a manganellate

30 Ott

La storia è sempre la stessa: ogni tanto ci dicono che il nuovo avanza. Si discute e parla per mesi sui giornali, in tv, persino i cittadini. Qualcuno ritiene il caso avvisar che nulla di nuovo si è palesato nel paese. ” Stai zitto scurnacchiato! ” e ti guardano come se tu fossi un residuato bellico, di quei tempi dove – pensi lei- c’erano manifestazioni, occupazioni, lotte politiche e popolari. Cose brutte, meglio affidarsi alla lamentela, al sacro blog, ai video su youtube, al complottismo tascabile. State buoni se potete e sopratutto collegati.

I problemi della sinistra sono principalmente due: 1 ) la deviazione in senso liberal e capitalistica delle sue rappresentanze parlamentari. Senza un minimo di discussione sul metodo e merito del libero mercato,del capitale, del tema del lavoro.  Tanto che pure una normale svolta socialdemocratica è vista come un’azione di sobillazione , sovversione, una rottura del dialogo con i padroni che so tanto belli e buoni.

Questa area si è allargata a macchia d’olio in tutte le istituzioni principali della sinistra di governo e sindacato. Con alcune frange di ” resistenti” seppure inquadrati in discorsi vagamente social democratici o liberali di sinistra. Per quanto fastidiosissimi, e detestabili, talora sono utili come cooperatori in certe occasioni, ( manifestazioni ecc..ecc..)

2 ) lo ripeto: gli ultra rivoluzionari. E non parlo di quelli che lucidamente per uno spirito romantico e politicizzato assai nobile, sono convinti che questi tempi alla lunga produrranno una risposta rivoluzionaria  e allora si preparano da oggi,per comandare le masse inferocite verso i veri colpevoli. No, io dico quelli che devono riversare bile contro i revisionisti traditori tutti i giorni e alla cazzo.

Vi faccio un esempio paradossale,ma concreto: dovessero le forze di polizia o le destre assassinare un alto dirigente della Cgil, loro subito direbbero che in fin dei conti era uno stronzo traditore ed è stato sistemato dai suoi,poi slogan battaglieri,linguaggio da caserma,gulag e siberia a ogni virgola,e poi? Spengono il computer  e vanno a letto.

A differenza degli esponenti del primo punto, questi non creano grossi danni. Ma sono la deriva settaria-individualista, ( loro attraverso una militanza fittizia in gruppuscoli di pochissime entità,contro il mondo cattivo. Loro intatti e puri,ai margini della società e delle lotte,contro traditori,revisionisti, masse che non li considerano), di un movimento di massa che se ben inserito nel contesto sociale, abbandonando nostalgismi inutili, azzardate revisioni storiche, geopolitica come piace a noi,ecco nonostante questi enormi difetti,questi compagni e queste compagne hanno forza,volontà,passione da vendere. Sono solo troppo scioccamente divisi in piccoli gruppi spesso in lotta tra di loro

Ma hanno la forza e la volontà del militante. La serietà anche. Per questo sarebbe auspicabile un contatto e collaborazione maggiore,creare un polo di comunisti per egemonizzare il malcontento delle masse ingabbiate nelle sfilate a presso i punti di riferimento del centrismo liberale o pallidamente social democratico, e sopratutto-il vero nemico- la deriva populista dalle quali nascono le peggiori reazioni.

Questa è la situazione della sinistra nell’epoca del nuovo che avanza.

Sia quando esso era emanazione del peggior spirito italico, cioè quella sciagura del Berlusconismo, sia con i passi sempre più diretti verso la deriva liberista-liberale delle sinistre di governo.

Tanto che da anni possiamo pure dire che il Pd non rappresenti nulla di sinistra. Per questo sono ridicolissimi i compagni che rimproverano e attaccano il pd sotto questo punto. Va che Stalin si incazzerebbe con voi,e il vostro ridicolo senso dell’analisi dei fatti reali.

La sinistra ufficiale sopravvive nelle lotte per i diritti civili, ma non sociali e questo è un grosso guaio, la quale pure con tutti i punti discutibilissimi e criticabili, è pur sempre l’unica forza a combattere il pericolo di derive reazionarie,anche sfruttando il tema del matrimonio dei gay. Il quale è certamente il problema di una minoranza, ma un comunista intelligente, dovrebbe sapere che il nemico , lo ripeto, è la reazione e l’affacciarsi sulla scena nazionale di forze estremiste di destra. Quindi anche il matrimonio dei gay, il femminicidio, ecc.. Dovrebbero essere terreni di militanza e lotta da parte dei comunisti. Abbandonarli si rischia di fare come con l’anti imperialismo,lasciare che siano altre forze ad approfittarne e devastare le radici solide e di sinistra.

In fin dei conti,come dimostrano i fatti di ieri – la carica contro i lavoratori in manifestazione e contro i sindacalisti- per quanto sputtanata la classe operaia fa ancora paura al capitale. Sei libero di navigare,insultare, arrabbiarti e denunciare il potere,ma non di mettere in discussione la base economica che permette la salvezza e bella vita di una notevole minoranza. Il vecchio discorso della lotta di classe senza la quale non si arriverà a nulla, al massimo a diventare amici di certi rossobruni mattacchioni.

Sono sempre loro: studenti, operai,sindacati, quelli che sono visti come nemici da contrastare. Gli stessi che applaudono la polizia qui da noi,sono quelli che sostengono i giovani ribelli in Libia, Siria, Ucraina. Sembrerebbe un contro senso,ma non lo è.

Sempre di reazione e derive destrose si parla.

 

Poi ci sono quelli che si illudono di aver trovato il nuovo nella figura di Matteo Renzi. E nella compagine di Picierno e varie ed eventuali che lo sostiene. In realtà nessuno è più vecchio di renzi: nel linguaggio aggressivo e votato a propagandare un Nuovo più percepito che vissuto, nella base di una borghesia media che vuol difendere il suo stato e danari, di giovinetti fighetti e modernisti, e di gente che si improvvisa e a cui il dono della parola senza intelletto dona momenti imbarazzanti davvero incredibili

L’unica novità vera  e reale sarebbe un fronte comunista unito,senza nostalgie e teste calde ,ma anche di cazzo,capace di affrontare i tempi in cui deve agire e di porsi alla guida delle masse lavoratrici.

Questo sarebbe : il nuovo che avanza

Le contraddizioni di classe

30 Giu

La nostra società si evolve attraverso il cambiamento e la modificazione delle sue classi.  In quanto il capitale ha bisogno di rinnovamenti atti a far pulizia di settori ormai obsoleti.

Questo per dire che in sostanza la lotta di / fra classi potrà anche esser rifiutata su basi più o meno solide, con motivazioni più o meno scientifiche e in buona fede,ma , ( per quanto mi riguarda),  il mondo sarà sempre uno scontro -incontro tra classi in movimento.

Il problema è relegare questa lotta e questo scontro sotto un dogma di comportamenti stabili e standardizzati delle classi. Come se la lotta di un contadino del 1800 fosse la stessa di un giovane ricercatore precario. Non è così, o almeno non lo è del tutto, perchè cambia completamente la società di riferimento. E le classi sono espressioni delle loro società, a loro volta creazioni di ben precise istanze politiche e delle relative regole ideate dai governi.

Ci si scorda che la precarietà abbia avuto una sua responsabilità effettiva, nel creare una società interclassista non aperta a un dialogo tra classi , a uno scambio alla pari, a un mescolare esistenze e rivendicazioni,ma semmai nell’impoverire quella piccola borghesia che negli anni passati guardava con interesse le classi medio-alte.

Viene difficile ritenere solo l’operaio esponente del proletariato, perché la crisi economica e non solo ha spinto settori di collegamento o posti nel mezzo tra proletariato e piccola borghesia a un certo impoverimento.

Non sono crollate le classi,ma quelle forme di condivisione , quelle ideologie e istanze che rendevano chiare e precise le motivazioni  e le azioni dei gruppi sociali,alla base della composizione di una classe.

Questo viene confuso con la fine della lotta di classe, questo viene fatto passare come la testimonianza attiva di un mondo interclassista .

In realtà è una delle illusioni del capitale.  Che fa e bene il suo lavoro,cioè quello di ridicolizzare ogni altra forma di politica, di attaccarla con scuse legate alla democrazia o altre scuse.  Una pennellata di buoni sentimenti legate alle libertà padronali dell’opinione personale,( sacra e inviolabile), e larghe fasce di onesta gente di sinistra, senza partiti e ideologie, si farà  e lascerà ingannare.

L’alternativa si è persa quando ci è bastato esser testimoni, semplici indignati, petulanti richiedenti bontà e regole solide a chi vorrebbe farti pagare anche l’aria che respiri.

L’arrivo del grillismo con il suo pressapochismo ha spinto al massimo questo contesto classista confuso e furente, unendo varie parti sociali sotto una marea di cazzate clamorose. Dando maggiore forza alle classi dominanti e ai loro partiti di riferimento

Far passare la complessità del Capitale,come una cosa tratta da 007 , avvallare complottismi di ogni risma e sopratutto i più ridicoli, non fa bene sicuramente a una riscossa classista , degna di codesto nome.

Nondimeno tutti questi elementi  e altri che verranno fuori in questi anni, non faranno altro che evidenziare le contraddizioni di classe. A discapito sempre di un proletariato sempre più povero di iniziative e legato a scontri tra poveri o di genere. Il nemico è lo straniero o il gay che mina le nostre famiglie. Non comprendendo che lo straniero lavora con te in cantiere e in fabbrica , o in altri posti come la grande distribuzione e così via. Lavoratori, ecco cosa siete. Per cui l’interesse di ciascuno di voi è difendere quel poco di dignità umana, se proprio non riuscite a difendere il posto di lavoro. E il gay non mina o rovina nessuna famiglia ” normale”, non è che donar a loro diritti naturali come il matrimonio o una famiglia, vi sterilizzi. Voi potreste sempre metter al mondo figlioli e figliole che , ma guarda un po’, un giorno si scopriranno omosessuali. E allora?

Le contraddizioni della classe proletaria esplodono violente perché manca una guida e una disciplina di partito. Movimenti e centro sociali potranno pure agire bene nel locale, offrire spunti interessanti,ma è solo un partito a dare : disciplina, organizzazione, formazione politica ,e a porsi in testa alle masse . Oggi, putroppo, amorfe, disorganizzate, abbandonate ai loro istinti peggiori di sopravvivenza.

Ma la contraddizione di classe è anche a suo modo interclassista in modo netto e positivo. Non penso sia necessario il pedigree , la purezza della fonte.

Nella classe proletaria, da sempre , vi sono ampi settori che in tutte le condizioni possibili e immaginabili, si pongono come quinte colonne interne. Loro sanno che un certo “buonismo” teorico e di prassi, tra molti compagni, li proteggeranno.

In sostanza codesti sottoproletari sono ancora più pericolosi di un borghese o di un ricco capitalista. Si pongono come ascari del capitale, portando avanti un discorso di vergogna di appartenenza, collaborazionismo per disprezzo non solo delle sue origini,ma anche nel senso fascista di prendersela con i più deboli.

Sono la manovalanza abbietta dei peggiori gesti di violenza nei confronti di minoranze e avversari politici del capitale. Sono i vocianti rancorosi di movimenti populisti,  la ciurma del dio po. Legati spesso a superstizioni e riti oscurantisti, nemici del progresso e sostenitori della reazione.

La contraddizione è legata come dicevamo al fatto che non esista più la cultura dell’egemonia sulle classi attraverso un partito politico. Partito politico , comunista, ma non legato ai dogmi dei classici e alla nostalgia, capace di esser dalla parte di chi richiede diritti e progresso, ( qui si ripete lo stesso errore del proletario allo sbando: criticare i movimenti lgbt perchè alcuni di loro siano liberali atlantisti non significa che il matrimonio gay sia una lotta sbagliata, per questo non dobbiamo mai perder di vista l’importanza di una lotta. E semmai ampliarla ad altre istanze,ma senza scossoni violenti),un partito che sappia dare ai lavoratori la dignità di combattenti per diritti inviolabili, non li abbandoni sui tetti, non li riempa la testa di trattative pleonastiche, un partito anche aperto a compromessi se è il caso,ma da un punto di forza. Non servono slogan, programmi economici seri.

Per questo la contraddizione di classe apre anche inaspettate occasioni di confronto e collaborazione con elementi borghesi, i quali talora sono davvero interessati a cause nostre. La storia ci porta tanti nomi di valorosissimi padri del comunismo, nati in ambienti della buona borghesia.

Questi settori e le loro avanguardie intellettuali,artistiche,economiche , non vanno allontanate per una stolida questione di provenienza.

La lotta di classe è sempre presente nella storia degli umani, subisce pesantissimi processi di evoluzione o devoluzione , che ci deve portare ad esser sempre pronti a ricominciare e ad agire nel preciso contesto politico e non troppo prima o penosamente dopo.

La nostalgia del passato non serve a nulla, abbiamo imparato le lezioni,ma non ci serve in questa aula e ora. Sono le basi sacre da rispettare,ma non il santino da portare in processione.

Il comunismo e i comunisti non temano modificazioni e strategie forse ancora non del tutto chiare,ma la classe con le sue contraddizioni che ne minano l’efficacia, prosegue la sua strada. La lotta non è mai finita e per annientarla usano ogni mezzo.

La nostra risposta deve essere perfetta sia in teoria che in pratica.