La Normalizzazione

3 Giu

Lo spunto di questo post mi è venuto leggendo questo: https://ilgiornodeglizombi.wordpress.com/2015/06/03/e-che-sara-mai/ . In questo post si denuncia il modo leggero con cui si affronta, in una nota serie tv, lo stupro. Giustamente si denuncia il cuore del problema: la normalizzazione

Nella nostra società si avverte sempre di più una forte indifferenza verso l’altro. Che non è solo il discorso: altro=nemico, ma una cosa ancora più preoccupante: altro= nulla. Che non ha sentimenti, obiettivi, sogni, illusioni, non vive insomma. Discorso che ha una sua variazione anche nella nostra vita affettiva. Quanti sanno cosa significhi esser ” una coppia”? Vivere con un’altra persone e amarla proprio per il suo essere altro rispetto a noi? Un individualismo anestetizzato verso quello che capita fuori.

Che sia il partner, che siano persone fuggite a guerra e miseria, non è un fatto di classe o almeno non solo: è la fine dell’occidente come parte del mondo patria della filosofia e della cultura umanista.

L’economicismo gretto e sguaiato ha vinto su tutto. Questo da una parte ci spiega il perché sia quasi più importante un mezzo di trasporto privato e si spendano milioni di euro in pubblicità per farteli comprare, rispetto a educare il popolo alla solidarietà, alla cooperazione, alla condivisione. La macchina sei tu. Acciaio e quattro ruote, sono il tuo corpo. Libero di fare il ganassa, visto che poi ci tengono a dire di andare oltre alle regole.

Quindi; pensa solo a te stesso. Dopo l’auto, ovviamente.

Che rapporto abbiamo con il dolore? Cosa sappiamo di esso? L’abbiamo mai affrontato? Non so quanto possa esser vero che il dolore ci renda forti, magari anche no. So però che rifiutare di soffrire è un metodo altrettanto sbagliato. Non ti serve per costruire un percorso di comprensione, analisi, riflessione ed uscita . La donna ti lascia? Invece di passar del tempo a stare male, sopratutto ad analizzare le motivazioni di lei, i tuoi sbagli, che fai? A  puttane e a sbronzarmi. Negandoti sicuramente la sofferenza, e anche il poter imparare dal tuo errore o dai suoi. Poi ci ricaschi e la colpa è dell’amore che non esiste e tanto “ok i primi tempi, ma poi tutto finisce”. Sei un pirla, sappilo.

Quando una persona vive in modo così indifferente il suo vissuto sentimentale, come si rapporterà agli altri? Allo stesso modo. Peggio perché gli altri non meritano attenzione. Sono tutti coglioni, cattivi, pleonastici. Gli altri sono altri.

Sicché dal non comprendere il dolore per una relazione finita, passiamo a fregarcene per certe violenze. Almeno che non siamo in campagna elettorale. Lo stupro fa notizia perché possiamo criticare un’etnia, un popolo, o una classe. Non frega nulla della vittima in sé. 

Tempo fa due ragazzini avevano dato fuoco a un barbone. La famiglia di uno di loro disse: “sono ragazzi che si annoiavano”. Come si dice anche di quello che Napoli mise nel retto di un povero ragazzino un tubo per l’aria compressa. “Scherzava”  Non sentono il dolore. Negandolo a sé stessi, non affrontandolo mai, non riflettendoci mia, non provandolo sulla loro pelle o quello di un famigliare. La risposta è: minchia zio, si scherzava . Erano annoiati.

Tutto è possibile, la tua libertà d’azione non deve scontrarsi con nessun limite. Sopratutto: cosa è la morale? Una parolaccia per noi. Non fare il moralista, e basta con la morale, il moralista è un sessuofobo bacchettone. Togliendo la morale, che prima di tutto è esercizio intellettuale: la capacità di distinguere tra bene e male, giusto e sbagliato, ci pone due traguardi facili: non fare mai autocritica e quindi ritenersi sempre dei ragazzini vivaci o dei viveur della madonna, oppure non porci limiti nei confronti degli altri.

I bambini sono soggetti dalla nascita alla distorsione dei rapporti tra i sessi . Nemmeno il femminismo, nella sostanza un movimento spesso di devianza borghese e portatore anche esso di libertà individualiste ed isolazioniste, è riuscita a porre freno alla deriva della cultura patriarcale

Che da noi è fascista. Il bambino viene spinto a comportarsi da Uomo: non piangere, non rallegrarsi della bellezza e dell’arte, non vedere nella donna l’altra da sé. Proprio per questo così importante,  da trattare con massimo rispetto. Un rispetto non tanto perché donna, ma in quanto persona come te.

L’educazione sessuale e sentimentale che si dà ai figlioli è un disastro assoluto: prendila, sbattila, se dice no è si, sono tutte troie,e così via. Taluni hanno invece una figura femminile che vive male la sua condizione e non è del tutto risolta, così scatenano sul figliolo la violenza che non possono rovesciare su mariti, padri, capi.

Educare ad amare, a riconoscersi negli altri,a non aver paura della diversità, costa fatica. Troppa. Certo alla lunga avrai effetti migliori, rispetto ad altri,ma è meglio dire: cosa vuoi che sia. Vale per una serie tv, vale nella vita. Ormai non esiste una separazione, con grande predominio della finzione-indifferenza, rispetto alla difesa dell’umanità

Per questo si dà spazio a un bimbo frustrato e non cresciuto che risolve tutto con le ruspe, per questo stiamo malissimo e non comprendendolo diamo colpa agli altri, anestetizzati da troppe notizie di cronaca nera, non comprendiamo che quella foto, quella vita spezzata, appartiene a una persona. Nella cultura reazionaria italiana viene tutto etichettato sotto la voce: chissà che avrà fatto, in fondo rompono i coglioni, se lo meritano. In nome del politicamente scorretto, dell’anti buonismo, del fatto che sincerità è solo odio e coglioneria a seguito, ecco che non ci si vergogni nemmeno più di dire e pensare certe cose.

Sì: la vergogna non è quella cosa da mettere con tanti punti esclamativi a seguito e un condividete finale.Io credo sia un sentimento più sottile,importante. Ci permette di ragionare sui nostri errori e degli altri e non solo aspettarsi delle scuse,ma anche farle.

Ritenere normale che una serie usi lo stupro con leggerezza, ci porta a non soffermarci sulla sofferenza dei singoli quando capita nella vita reale. Tanto è finzione, tanto non capita a me.

Ogni cosa che colpisce e crea sofferenza nell’altro, riguarda me. Sempre. Trattasi di responsabilità sociale.

le parole sono importanti, applicarle ancora di più

30 Mag

Definirci qualcosa automaticamente ci fa diventare quella cosa. E se anche lo diventassimo, sapremmo incidere sul nostro tempo? La gente quando dice: “io sono” è credibile o usa certi termini per travestire, con il desiderio di esser in quel modo, altro. Quando ci definiamo comunisti, rivoluzionari, cosa intendiamo? Conoscere Marx? Lenin? Sperare che come per magia ritorni Stalin o l’Urss? Mostrando anche una deriva visionaria degna dei peggiori credenti?

O siamo comunisti perché figli di operai, perché ho vissuto il precariato, perché sono anti sistema, perché viva la libertàààà, per quale motivo lo siamo?

Esser comunisti è una rivendicazione personale, come la maggior parte delle ultra rivoluzionarie e degli ultra rivoluzionari, o un modo per stare con gli altri. Non uno stare passivo e da osservante, ma per propagandare le nostre idee. Esse sono preziose e complesse, per questo non basta la buona volontà di dir io sono troppo comunista e gli altri non sono un cazzo. Altrimenti diventa il modo più facile per esternare le proprie problematiche attraverso un vagheggiamento ostentato di cose che abbiamo imparato a memoria o non conosciamo affatto.

Un comunista senza un partito, senza l’organizzazione e una solida scuola quadri, è ben poca cosa. Un volontario appassionato, un idealista dalla morale solida, tutte cose preziose,ma non un comunista. Figurati un rivoluzionario.

A leggere i post su facebook hai l’impressione di trovarti in piena rivoluzione, dai zio che mo becchiamo il palazzo d’inverno!. Non è così. Sembra più che altro il canto di tanti splendidi uccellini in gabbia. Il linguaggio è esplicitamente rissoso, urlato, arrabbiato, incazzoso forte, ma fermo allo slogan e all’invettiva personale. La difesa di Stalin, del suo operato, ma in genere dell’Unione Sovietica del periodo post- guerra civile / dopo guerra, non può esser affidata a chi ogni volta si limita a : gulag, picconate,  siberia. Come se non ci fosse stata una costituzione avanzatissima per i tempi e anche per oggi, come se non ci fosse stato un grande piano politico. In questo ultra rivoluzionari “staliniani” e trockjisti sono uguali furore ideologico carico di rabbia repressa senza approfondimento di sorta. Mi sa che Stalin non la prenderebbe bene.

IO SONO RIVOLUZIONARIO! Capita spesso, scrivevo poco fa, di imbattersi in costoro. Ora: mi sapete dire cosa è la rivoluzione? Un atto di guerra. Che copre ogni settore della vita sociale e politica, ma principalmente è un atto di guerra. Ora come state a munizioni e preparazione militare? Scrivere con rancore che siete pronti a fare questo e quello ai nemici, è un conto, ma siete anche capaci di stare in un esercito? Eviterei di definirmi in un modo che mi piacerebbe essere, ma che non ho mai sperimentato in vita mia. Molti eroi ed eroine si sciolgono al sole cocente della violenza controrivoluzionaria, quindi per non scadere nel ridicolo evitiamo proclami.

Il rivoluzionario vero comunista da social vive anche di altro, ma come per i casi precedenti, è sintomo di una lunga e sgangherata militanza(spesso in correnti invisibili da dove è facile fare del purismo spicciolo) quello di compilare l’album dei traditori e di chi non applica assolutamente le sacre regole del comunismo.  Un atteggiamento dogmatico sterile che altro non è che una coperta di Linus. Un modo di pontificare dall’esterno delle lotte, ai margini assoluti del contesto storico. Ancora una volta certi marxisti-leninisti e trockjisti vanno a braccetto e non sarebbe una cosa impossibile, visto che un partito marxista-leninista, di stalinisti di ferro sostiene insieme alle quinte colonne trockjiste i ribelli contro gheddafi e assad e va oltre sostenendo anche che certi barbari assassini siano forze anti imperialiste. Il T..S O.  è raccomandato.

Come si ripete il classico né né . Criticatissimo, giustamente, ma abbandonato nella pratica da opinionista da social.

Le cose non accadono perché ci impuntiamo che devono accadere, il mondo non cambia perché siamo giusti e puri e sappiamo a memoria la lezione e allora vedi che. I comunisti devono vivere nel loro mondo reale, far i conti con le contraddizioni, usare ogni tipo di strumento a disposizione in quel determinato periodo.Non puoi assaltare la fortezza se hai sassi e bastoni, mentre quelli hanno i cannoni. Cerca di aver delle armi più consone e se per acquistarle devi vendere qualcosa di importante per te, ma che al fine della causa risulterà una cosa buona, falla.

Non si è rivoluzionari ai margini, a far da strilloni, a fare le pulci agli altri, a sognare mondi perfetti. Evitando di fare lotte perché non sono veramente comuniste.Mi dite cosa avete fatto in questi anni? Non mi interessa : ho detto, scritto, voglio sapere quanti scioperi avete organizzato e quanti operai vi hanno seguito e per quanto tempo, quanti iscritti avete e se siete riconosciuti dai cittadini e dagli avversari, quale è il programma di uscita dall’europa e dall’euro: siete in grado di muovere le masse e resistere agli attacchi dell’imperialismo. Tsiparas sicuramente è un leader che ci fa mettere le mani nei capelli dalla disperazione, ma voi siete in grado di far meglio?

La differenza fra sovversione e rivoluzione è fondamentale. La prima è un attacco violento al sistema, gestito in modo spontaneista. L’altra è organizzata e pianificata. Siamo in grado?

Il paese è tendenzialmente reazionario. Sul popolo, che dite di conoscere bene, fanno presa discorsi razzisti, omofobi, di guerra tra poveri. Se non riusciamo ad entrare nelle contraddizioni democratiche di certe richieste legate ai diritti civili, per spostare l’attenzione sui diritti sociali, saltiamo l’occasione di farci le ossa. Di ampliare il consenso, di sferrare un violento attacco alle forze reazionarie. Mentre difendi il matrimonio dei gay, puoi rammentare che certi partiti di fascisti hanno governato con berlusconi e danneggiato la scuola italiana con le varie riforme del centro-destra. Non vengano ora a difendere i professori precari. Smontare la loro propaganda di allarmismi sociali spiccioli, attraverso la strada del diritto civile che è quella più facile, ma anche quella di cui il paese ha pur bisogno. Come fai a muovere masse che hanno una certa coscienza se queste sono formate da gente che reputa le donne due buchi da riempire, i gay pericolo per la famiglia e le tradizioni, i migranti terroristi e delinquenti? Tu veramente pensi che basterebbe la tua apparizione, come un novello profeta, per far capire a queste masse amorfe, abbandonate, reazionarie, quanto sia fondamentale il diritto sociale al lavoro, all’istruzione, alla sanità? Ti seguirebbero solo per comodo e alla prima problematica, come han fatto certi eroici operai degli anni sessanta, ti lascerebbero in perfetta solitudine. Dando colpa al comunismo di illuderli. Quando in realtà sono solo degli opportunisti. Esistono anche questi tipi nella tua classe operaia e nel tuo popolo tanto perfetto. La classe non è mai una e unita, ma ha contraddizioni e quinte colonne che vanno eliminate. Ne hai mai eliminato uno? Se non nei post.

La lotta è contro i reazionari e le destre. Quella è la lotta fondamentale, mentre le farai, sarai organizzato, riconoscibile, toglierai terreno anche ai democretini del Pd. A questo pachidermico concentramento di ideali liberali più conservatorismo italico o copia e incolla del modello americano. Un nemico decisamente potente, capace di sfruttare tematiche fondamentali per sostegno all’imperialismo. Capisci che se li lasci in mano loro, hai perso. Per questo sono importanti e fondamentali. Togliere terreno alle destre reazionarie e metter in crisi le basi del liberal-capitalismo. Perché questi sono i tempi: non tornerà stalin, sicuramente non è la Russia di Putin, che peraltro sostengo in chiave di equilibrio geopolitico, non tornerà l’urss, non vivi in paesi socialisti, non stai in condizioni di dettare la tua agenda politica, non hai forze a sufficienza. Questo è il quadro. Come esci? Possiamo stare ore a discutere sui social, fare la voce grossa, a far proclami di guerra, spedire in siberia, nei gulag, possiamo fossilizzarci su lezioni a memoria, dogmi, settarismi, nostalgici bei tempi andati, o possiamo agire da comunisti, organizzati e motivati in questo tempo, con le lotte di questo tempo, con i mezzi di questo tempo. Facendo anche cose che non ci vanno, che non apprezziamo,ma che sono le uniche a disposizione.

Noto che molti usano un tono esageratamente violento. Sinonimo di rancore, insoddisfazione personale. Cioè sfogate la vostra voglia di menar le mani contro il padrone, il marito, la moglie, il vicino di casa, i genitori, e tutto questo lo proiettate nel mondo della rivoluzione e della purezza teorica e pratica. Tutto questo umilia la militanza, la pratica rivoluzionaria e comunista. Non vogliamo gente che non è risolta con sé stessa. Ma persone sempre presenti e lucide.

Tutto questo in chiave di autocritica è rivolta anche a me. Come mi giudico io? Un semplice militante per il comunismo. Come siamo più o meno tutti. Più o meno. In questi anni ho militato con passione, con rabbia, e anche gioia.ma in modo del tutto inefficace a livello pratico. Si è perso tempo nelle beghe di partito, nelle divisioni, nel pettegolezzo, ma di fatto non vi è un radicamento forte e riscontrabile. Non mi interessa stare con i puri e duri del 0,1 %  Non voglio farmi il fegato amaro perché cazzo non è una lotta veramente comunista. E stare fermi a sentenziare, giudicare, senza sporcarsi con la realtà. Sicuramente tornerò, appena mi trasferisco a Firenze,a far politica, ma di quella attiva e con effetti pratici riscontrabili. Che siano anche piccolezze, ma almeno si sposti la direzione sempre più lontano dalle chiacchiere dei reazionari destronzi e dei liberal-capitalisti.

La rivoluzione si crea pezzo dopo pezzo con fatica, rallentamenti, inconvenienti, sconfitte pesanti e piccole, ma si costruisce pezzo dopo pezzo. Tutto e subito, lo slogan, la rabbia che offusca il pensiero, certamente non ci aiutano.

700

20 Apr

Ben forte e radicato in me è l’odio per i vigliacchi. E non parlo affatto di chi, per paura e sacrosanta voglia di vivere, abbandoni una guerra voluta da altri. No, parlo di quelle masse amorfe che comodamente, nel caldo delle loro case, al sicuro e lontano da guerre e miseria, si permettono di gioire per la morte di esseri umani.

Li odio. Odio la loro esistenza repressa, frustrata, inutile, che li spinge a gioire per le disgrazie altrui. Dal collega troppo in gamba, alle coppie felici, fino alla morte di 700 persone. D’altronde perché non dovrebbero? Non siamo noi occidentali, la razza superiore? Non siamo noi quelli che sono in pericolo? Non siamo noi quelli che “la merce ci è entrata fin dentro i polmoni” e “ci chiamano cose diventate persone?”

La libertà di pensiero e parola,di espressione è alla base di questa corsa, affannata e disperata, nel dar il peggio di noi. Tra una risata con un nostro simile, una sensazione di impunibilità, di esercizio del nostro libero pensiero.

Ma la libertà non è nulla, se prima non ti reputi responsabile. Senza responsabilità non sei libero,ma solo un pirla che vomita il suo rancore, la sua inadeguatezza nei confronti della tua vita

E visto che sei vigliacco/a te la prendi con chi è facile attaccare. Hai anche la scusa per gli imbecilli: il buonismo. Tanto non guardi mai le origini del problema ( bombardare paesi, rubare risorse, finanziare colpi di stato e gruppi terroristici), no tu sei convinto che si debba dire abbbasta e tutto si sistemi. Hai gioco facile visto le politiche imperialiste e colonialiste disastrose, le parole a vuoto della classe politica. Non ti accorgi nemmeno che il capitalismo d’assalto, fuori prepara guerre, alimenta il terrorismo (gli stessi che avete appoggiato contro gheddafi e assad) devasta popoli, è lo stesso che ti impone la precarietà, ti toglie diritti sociali e non vuole che diventino realtà quelli civili.

700. Che ti piaccia o no, erano persone. Dici che codesta è retorica buonista? Certo, per una testa di cazzo lo è. Però pensa che il sangue, il cuore, le vene, un po’ d’amore, alcune risate, qualche lacrima per un abbandono, un parente che manca e uno che invece è di troppo, ecco queste cose mica sono divise dalla religione, dalla politica. Non credo.

Non vuol dire che siamo tutti uguali  e meritiamo tutti lo stesso rispetto. Tu che gioisci della morte di questi 700 non lo meriteresti. Non ti auguro nulla, solo di vivere la tua miserabile vita e di leggere i tuoi miserabili giornali. L’idiozia è peggio rispetto a qualsiasi condanna a morte. Non crea nemmeno martiri, dissidenti santi. Solo stronzi,anzi no…Dalla merda nascono i fiori e tu aspiri a troppo,no. Non sei nulla. Solo invidia,rancore,malessere che non vuol esser curato.

Vivere è difficile e complesso, non sempre facciamo le azioni giuste. Sbagliamo tutti. Difficile essere coerenti e senza contraddizioni, è facile lasciarsi travolgere dalla ferocia, dal cinismo alla cazzo di cane. Tutti più o meno ci siamo passati. Poi rifletti. E puoi chiedere scusa.

Non solo per questi 700,ma anche per le maledizioni che hai tirato contro alle gente che reputi più fortunata di te, e invece di lottare per migliorare, ti senti al sicuro nel tuo scialbo rancore e nella tua acida invidia. Non è questione di razza, perché tu non sei razzista, sei misantropa/o. Affoghi nel mare della tua disperata futilità. In fin dei conti sei annagata/o come quei 700.

Loro però non volevano annegare. Scappavano. Sai, se ti bombardano casa, se vivi nella miseria, forse scapperesti anche te. A bordo della ruspa di Salvini. Vi vedo già in fila,perché siete vigliacchi e non lottereste, non vi ribellereste, nonostante ora facciate capire tutto il contrario. Vi hanno invaso la vostra sacra terra, quelli della mafia.Ma voi nulla. Nessuna sceneggiata sotto casa dei mafiosi. Quelli sparano.

Meglio gioire per la morte dei 700.

Il mio odio mi oscura la capacità di riflettere, per un attimo vi augurerei la stessa fine. L’idiozia ti trascina sempre al suo livello. Ma io sono anche far autocritica e riprendermi. Facciamo così noi comunisti

Cosa che a voi non capita. Tanto siete lontani dalle guerre, dalle pallottole, dalle torture, Poveracci.

l’eroe delle teste di cazzo

10 Apr

Il tizio che ieri, nel palazzo di giustizia di Milano, ha ucciso barbaramente delle persone, non può che esser visto come un eroe in questo sciagurato paese.

L’essenza, l’anima, del fascismo sono ben presenti in questo codardo popolino, che nascondendosi dietro allo squadrismo o a una pagina di facebook vomitano tutta la loro inutilità di esseri post-umani.  La cattiveria gratuita, mescolata ora a una sorta di purezza della razza,ora a un rivoltante vittimismo, è la linea che unisce quelli che inneggiano a codesto assassino e quelli che difendono la polizia e le sue azioni alla Diaz.

Da una parte i liberali più scemi, ( quelli della medio borghesia repressa) e i fascistoidi scarto del popolo, sono uniti da sempre su due punti:la ricerca di un nemico più debole da sottomettere, e l’entusiasmo per quelle forze che applicano la violenza in loro vece. Per questo chi esalta la figura di un delinquente senza buona causa, è molto vicino a chi non trova nulla da ridire sulle forze della polizia, durante la mattanza in quella scuola a Genova.

In tempo di crisi la rabbia aumenta e non si può contenere. Il popolo agisce d’istinto e spesso sbaglia,perché vede dei nemici in categorie nette e precise, che non richiedono conoscenze e organizzazione. Meglio alzare la voce contro la casta, il rom, il gay,un nemico che possa attirare l’attenzione immediata di altri disperati. Perché attaccando loro e non il capitalismo, non ci mettiamo mai in gioco. Così possiamo fare la file per l’ultimo modello dello smartphone e in fila fare la figura dell’eroe del popolo, bestemmiando contro i politici. Possiamo sentirci difesi da chi vuol spianare i campi dei nomadi, che effettivamente rompono i coglioni, ma non ci domandiamo mai: ” Scusa Salvini,ma quando vai a spianare le case dei mafiosi, quando vai sotto la casa di un boss e lo inviti ad andarsene o peggio per lui?” Non lo faranno mai. Il rom è un bersaglio perfetto, perché unisce un sentimento popolare diffuso ed è un elemento da secoli poco gradito. La mafia spara, la mafia detiene l’economia in zone dove si doveva tutelare la sacralità del suolo, del suo modello di vita, eppure era meglio prendersela con i neri, i marocchini. Il popolo festante applaude e cosi sia.

Un atto come la Diaz dovrebbe universalmente metter d’accordo tutti. I codardi, i vigliacchi, hanno attaccato delle persone che stavano dormendo. Un’azione svoltasi all’interno di un istituto, non nella guerriglia della strada. Eppure qualche oligofrenico,anzi chiedo venia agli oligofrenici, qualche avanzo umano ha avuto il coraggio di dire: dovevano pestare di più.

Si dice: non raccogliamo le provocazioni. Ebbene non ne abbiamo raccolte abbastanza penso. Quanto meno una forte azione politica,deve far in modo che certe persone non abbiano la facoltà di insultare quotidianamente e in modo grossolano, squallido, schifoso, gente vittima di una inaccettabile violenza dello stato .

Il crollo dell’ideologia comunista ha lasciato le masse a sguazzare nella merda del populismo. Il quale è sempre un elemento che guarda e porta a destra. Quella reazionaria, violenta, di pochissimi contenuti, se non l’odio gratuito e la vigliaccheria di prendersela con i bersagli più comodi.

La mancanza di un partito comunista organizzato capace di saper donare il senso della critica e lotta politica alle masse, si sente e anche tanto.

Venti anni di dialoghi fumosi, per quanto giusti nella forma e sostanza, non hanno coinvolto un popolo del tutto abbandonato a sé stesso e alle sue paure. Nondimeno questi atteggiamenti squallidi sono stati presi dalle classi medio-alte per creare un’unione tra borghesia conservatrice e chiusa nei suoi privilegi e masse di zoticoni. felici di sentirsi rappresentare da coloro i quali, in teoria, sarebbero i loro nemici di classe. D’altronde il padrone, sfruttando venti e passa anni di berlusconismo-anti berlusconismo, ha astutamente portato le classi meno abbienti a credere che, dopotutto, loro sono quelli che si prendono cura di loro. Non i comunisti o la sinistra, la quale invece vuole portare alla fame l’italia e gli italiani difendendo solo gli stranieri e i pervertiti, ( come se leggere la croce,libero, il giornale, non sia una perversione stile bdsm),mentre non si ha nulla da ridire, a parte slogan e lamentele, contro i capitalisti che ti condannano alla precarietà, a un ventennio di dominio del capitale che è stata una sciagura per i popoli, ( quelli colpiti dalle crisi economiche e quelli colpiti dal terrorismo e dalle bombe per la libertàààààà),si preferisce avere un popolino formato da gente gretta, rabbiosa, incapace di formulare pensieri che non siano una serie di squallide invettive.

Un paese con un popolo che parla di eroi, di maggior botte alla diaz. Un paese di viventi morti

la giusta distanza

11 Gen

Un bel film di Mazzacurati aveva un titolo che, potremmo dire, rappresenta la mia visione della vita: la giusta distanza. Che non significa, come pensano i talebani del libero pensiero nel libero mondo o nel linguaggio violento e sciatto degli ultra rivoluzionari, che non ho il coraggio delle mie idee,ma che mantengo sempre un difficile equilibrio tra razionalità e istinto.
Le grandi cause spesso porta la gente ad avere comportamenti assolutamente estremisti,piegati dal fatto di sentirsi superiori agli altri che non seguono la nostra idea del mondo. Spesso vengono accusati di avere questi comportamenti le persone che professano una fede o militano in un partito, io questa deriva la vedo anche nei difensori delle democrazie e libertà individuali. Quelli che partono con le crociate contro le religioni ritenendo folli,cretini,barbari,tutti i credenti, o quelli che vedono come dittatori e tiranni tutti quelli che preferiscono un sistema politico socialista, statalista, di condivisione,cooperazione sociale,piuttosto che le libertà individuali o di espressione,ritenute troppo fragili per essere veramente la soluzione a tutti i problemi del mondo.
In cosa credo io? Nella responsabilità sociale e individuale. La mia parola, il mio comportamento, le mie idee si confrontano con quelle degli altri. Nascono dibattiti,anche scontri vivaci,ma io non insulterò mai una persona perché diversa da me. Non sarò certamente io ,convinto di esser nel giusto e quindi portatore di verità e libertà, ad attaccare una persona che vive diversamente da me. Io parlo e discuto e mi assumo le responsabilità del come mi pongo con gli altri. Con lucidità, porto avanti le mie battaglie e mi confronto prima di tutto con i miei limiti, partendo dal fatto che non esiste un Io combattente della sacra causa contro le teste di cazzo,( almeno che non siano legaioli e fascisti,ma guardando bene nella base qualcuno che si convinca di dir cazzate magari lo trovi, basta cercare),ma io che mi confronto con gli altri.
I fondamentalisti di ogni tipo questa cosa non la comprendono mai. Non parlo solo dei peggiori,quei farabutti che usano una religione per uccidere,massacrare, eliminare gente che si permette di ironizzare, ( per me non proprio felicemente), su un’idea religiosa. Non si deve morire per queste cose,per mano di feroci e imbecilli assassini.
Detto questo non mancano i nostri fondamentalisti: quelli che vedono il male nella religione e i credenti come degli idioti , tutti. Quelli che reputano normale fare guerre per l’esportazione di democrazia senza contare i cosiddetti : danni collaterali. E chi sarebbero costoro? Civili. Cioè quelli che noi dovremmo salvare da feroci dittatori. Trovo deprimente come molti, tra i bianchi occidentali, considerino meritevoli di pianti, indignazione, orrore, solo le nostre morti. Tanto le vittime del fondamentalismo estremista islamico che quelle delle bombe per la democrazia valgono il nostro dolore. Sono innocenti che si ritrovano in mezzo a un gioco politico sporco.
Gioco politico ed imperialista che da tredici anni dovrebbe combattere il terrore e in sostanza è riuscito a creare un califfato tra Iraq e Siria, una stampa libera che ha sostenuto i terroristi in funzione anti gheddafiana e anti assadiana, ” i giovani ribelli”, errore commesso anche dagli ultra rivoluzionari alla cazzo di cane,” i rivoluzionari delle primavere arabe”, in realtà gli stessi assassini ignobili e da eliminare che hanno commesso atrocità a Parigi e non solo. A questi aggiungeteci i reazionari guerrafondai. Quelli che parlano di scontri di civiltà, che se la prendono con chi giunge sui barconi da noi, quelli che vomitano odio razziale, che straparlano di altre religioni e nazioni dall’alto della loro ignoranza, ( in ottima compagnia con certi estremisti dello stile occidentale), questi ultimi li disprezzo. Ripeto vadano a fare la loro guerra, invece che augurare morte e tragedia agli altri.

Si sono condotte con gli anni guerre a quei paesi che erano usciti dal colonialismo occidentale e si erano costituiti come stati laici. Certo nessuno dice che in quei posti regnasse l’armonia e la pace,ma d’altronde anche noi abbiamo avuto il nostro periodo di bombe e stragi di stato, di mafia,in alcuni posti basta esser neri che la polizia ti spara addosso,in altri per poter divorziare la donna deve aver il permesso del marito e del responsabile religioso e così via. Nondimeno credo che imperialismo e fanatismo religioso vadano di pari passo. Tanto che siamo da ben 13 anni in guerra e non se ne vede la fine.
Noi abbiamo la dorata chimera delle libertà. Proprio mentre te le tolgono e quelle importanti: quelle sociali. Davvero libero un uomo che non possa contare su un posto di lavoro fisso,sulla certezza di una casa, di istruzione e sanità pubbliche e garantite? Davvero libero un uomo che vive in attesa di cosa faranno i liberi mercati? Che vive in realtà dove pochissimi ricchi possono sottomettere masse amorfe?Non lo so.
Sicuramente penso che se dovessi prendere uno schiavo e gli dicessi: ” da domani puoi insultare me che sono il tuo padrone, puoi scriverlo sui giornali, urlarlo in piazza con i tuoi compagni di sventura”,a quel tizio starei donando una grande soddisfazione.Ma se quello mentre urla,si indigna,protesta,avesse ancora i piedi legati alle sue catene? Otterrei di aver un tizio convinto di esser libero e migliore degli altri che ancora stanno sotto un regime di assoluta repressione,ma le chiavi per la sua libertà ce le ho io. E decido del suo lavoro, lo rinchiudo nella sua capanna dello zio tom e così via.
Solo che queste cose noi imbevuti di abilissima propaganda non le comprendiamo. Viviamo forse sereni e soddisfatti? Siamo davvero così padroni delle nostre vite? Non penso.

Io non penso nemmeno, cambiando discorso, che vi sia una differenza fra liberi pensatori e no. Ti faccio un esempio: dal momento che accetto le linee di una religione o di un partito,io lo faccio in piena libertà. E mi sento liberissimo. Io per esempio, che non mi riconosco nel pensiero liberale, vivrei benissimo in un paese socialista ,anzi in un regime di socialismo reale. Benissimo e mi sentirei liberissimo. Per altri invece la libertà è la democrazia liberal-capitalista. Fanno bene a sostenerla se ne son fieri, fanno malissimo quando – e questo capita spesso- si sentono i tutori assoluti del bene . La cosa ironica è che sono convintissimi di lottare per la libertà di espressione e pensiero,quando non fanno altro che voler combattere la diversità di pensiero. Sono quelli che vi attaccano sul personale se doveste sostenere un’idea storica,politica, religiosa,diversa dalla loro. Manifestando quell’ipocrisia imperialista fatta di ricatti morali e intellettuali davvero sconfortanti.

Io invece vivo seguendo un pensiero preciso: non la libertà assoluta,totale,basata sull’egocentrismo infallibile di chi sta dalla parte giusta,ma la responsabilità sociale e individuale. Perché non penso mai con Io,ma con noi. Perché credo nella felicità e nel vivere a pieno la nostra vita non nelle somiglianze ,ma nelle diversità e non accetto nemmeno i piccoli fondamentalismi di chi vorrebbe insegnare a me la sua libertà da esportazione,( dimostrando che più che al pensiero dei grandi filosofi liberali,si rifacciano al take away delle pizze da trasporto), riconosco ogni mia singola responsabilità su ogni mia azione ,mia parola, mio modo di essere. Non ho il delirio del : io sono libero di fare questo e dire quello e tu zitto.Mi pare un atteggiamento di egocentrismo reazionario e fascista non tanto diverso dai legaioli
Ecco cominciare a chiederci quali siano i nostri limiti, quale le nostre responsabilità, non ritenerci invulnerabili e sempre nel giusto,comprendere che esistano altre vittime,altri massacri,altri orrori,alcuni antichissimi e altri nuovi , che la vittima non ha colore,passaporto,identità sessuale,e che se difendiamo la vita e la memoria delle vittime occidentali ed europee ,è quanto meno idiota non domandarsi cosa abbiamo commesso in Ucraina, chi abbiamo sostenuto e che i russi bruciati vivi dai fasci ucraini sono le vittime. Non commettono massacri e atti criminali solo quelli che sono lontani dal sacro e libero occidente.
E a livello personale ritenerci padroni di niente e di nulla,nemmeno di noi stessi,ma persone che vivono in una società , insieme agli altri. Con un solo compito fondamentale: confrontarsi. Sempre.
Cosa difficile dal momento che molti liberi pensantori non fanno altro che aizzare folle e singoli a un assurdo scontro tra tifoserie. Semplicismi, ottusità, idiozie ,ecco cosa vedo e leggo nei social network, ecco cosa dovremmo debellare noi che effettivamente abbiamo avuto il grande dono dell’illuminismo. Per esser quel esempio di libertà civili,umane,individuali,che ci piace pensare di essere,quando siamo solo dei fetenti ottusi partigiani del tifo scomposto del nostro egocentrismo massificato e del pressapochismo ignorante,ma che si permettono di giudicare popoli e persone che non conosciamo in base alla razza,alla confessione,al sistema politico.
Io prendo la giusta distanza da costoro: assassini ignobili di vignettisti e di “infedeli”, talebani delle libertà occidentali, complottisti dementi, reazionari guerrafondai. Sto con quelli che sono lucidi,che pensano al plurale,che credono nel socialismo.

il privato è politico

12 Dic

Fra i tanti slogan passati, spesso carichi di visionario rancore di classe e di scarsissime prospettive per le masse e i loro reali bisogni, ce ne è uno che amo profondamente: il privato è politico.
Proprio perché mi dichiaro- senza aspettare il permesso di qualche ultra rivoluzionario minoritario,di un social confuso, men che meno un rebelde movimentista- compagno ho una concezione della vita pubblica che collima con quella privata.
Niente doppia morale, niente indulgenza e giustificazione per i miei atti pubblici e ” saranno fatti miei”,come borbottava raz degan, ( giusto per risvegliar l’interesse delle lettrici,poco propense a lunghe filippiche politiche),quando in pubblico predico la parità dei sessi e il rispetto totale della donna, nel privato non posso permettermi il lusso di tradire la mia moglie. Quando in pubblico difendo i lavoratori, non posso far lavorare in nero nelle mie cooperative. Dici: bravo è coerenza. Non solo,perché la coerenza è anche una prigione nella quale rischi di scontare un ergastolo per esser ridicolo ad oltranza.
Qualcosa di più: coscienza immacolata. Cioè quel voler praticare la rivoluzione non solo come dolce chimera,utopia sanguinaria, rivendicazioni astiose e urgenti,strategia militare ,ma come atto concreto di trasformazione dell’essere umano nel suo vissuto.Continua e motivata critica e autocritica, rifiutando il conformismo,le facili scappatoie,anche e sopratutto nelle relazioni sentimentali. Le quali non sono per nulla altro e diverso rispetto alle relazioni sociali e alla società che plasma l’individuo e gli impone repressioni,ma – non sottovalutiamolo e dimentichiamolo- libertà.
“Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia”, una frase ignobile vero? Sarebbero da denunciare tutti i disfattisti che ci allontanano dalle nostre responsabilità verso gli altri, verso il miglioramento politico , ( e quindi umano e sociale), del nostro mondo. Anche quello piccolo,minuto,trascurato,della quotidianità. Che va rivoluzionato non accettando le debolezze e le miserie, riconoscendole come umane e comprendendole,ma non perdonarle.
La frase continua poi con : ” che crea falsi miti di progresso”. Vero. E i peggiori sono quelli legate alla nostra vita sentimentale. Nascondere l’infelicità in una promiscuità forzata da catena montaggio, il corpo desiderante prima di un sentimento profondo di unione e condivisione, l’avversità non come ostacolo da superare insieme,ma come capolinea, il tutto per nascondere la debolezza assoluta dell’essere umano non solo come animalo de foresta politica,ma anche come persona che sappia relazionarsi con e negli altri.
Un certo lassismo morale assolutamente facile e comodo,che tanto conto io e i miei istinti,non la costruzione di un rapporto duraturo,pur con tantissimi alti e bassi,momenti di dolore e stanchezza,ma la caparbietà di piegarli,di uscirne.
La comunicazione si è interrotta da tempo,per colpa dei sogni rivoluzionari finiti a bombe e proiettili, servizi segreti e terroristi,la grande idea di radicale cambiamento ha lasciato spazio a diatribe pleonastiche,ridicole, idiote tra i falliti delle lezioni a memoria, i rivoluzionari senza masse al seguito ma che hanno tanti mi piace su facebook, la sinistra ufficiale a pezzi e l’unico grande partito devastato dal liberal-capitalismo,insostenibile.
Però anche qui, urge un chiarimento. Cosa fare? Abbandonarsi a un purismo tutto da dimostrare, a una indignazione volgare, sciatta,a un attacco furioso contro la casta e la politica. Ma noi dove eravamo quando si votava? Dove eravamo quando ci dicevano i nomi,quando andavano in tv? E dove siamo quando facciamo i furbi ? Quando pensiamo ” ma chi se ne frega”? Ci turbiamo per questa corruzione e decadenza morale ed etica che colpisce anche e sopratutto la società civile? Un paese con cittadini onesti ,(anzi : cittadini honestàààà honestààààààà honestààààà),quanto ci metterebbe ad allontanare e debellare una casta composti da pochi marpioni e vil marrani di ogni risma?Proprio perché non comprendiamo che il privato è pubblico e privato. Che siamo sempre responsabili verso di noi e gli altri per tutto quello che facciamo,perché quello che facciamo è una nostra scelta, non una costrizione. Mai.Quindi tradire la moglie,crescere i figli secondo la peggior cultura machista, sostenere la reazione omofoba e xenofoba, considerare le donne come meri oggetti sessuali,trofei da esibire,e poi prendersela con la corruzione, con il malcostume, contro l’indecente condizione del paese, è a mio avviso quanto di più aberrante si possa fare.
La politica corrotta si combatte facendo politica,militando nei partiti. L’idea di togliere ai partiti una garanzia di autonomia economica,attraverso il finanziamento pubblico di essi, li ha trasformati in mezzi di sostegno delle politiche capitalistiche. Chi ha più soldi finanzierà un partito con lo scopo di arricchire le sue aziende ed affari. Questo punto i populisti- causa e danno mai cura- non lo comprenderanno mai e continueranno placidamente a criticare la casta.
La passione politica e della lotta nella società non dovrebbe mai mancare, io dopo che mi sarò trasferito a Firenze ,comincerò a rifare politica. Per un motivo semplice: in questi anni da bottegaio mi sono distaccato dalla lotta reale, non quella dei padroncini frignoni, non quella dei commercianti che si reputano brillanti imprenditori,ma quella del popolo dei lavoratori ,( non solo gli operai,e questa cosa dovrebbero capirla quei mentecatti di rivoluzionari alla cazzo di cane,ma di quelle fasce di lavoratori dipendenti e piccoli indipendenti-ma non troppi),devo quindi ritornar a rendermi utile per gli altri. L’attività politica in un partito che abbia numeri sufficienti per contare ora e qui, non nel futuro immaginato,è una cosa che dovrò fare
Ma prima…Che militante sarei se lasciassi andare la mia vita privata su altri binari? Non credibile. Non del tutto,ma non tanto come militante. Direi come uomo.

Dicevo che la vita privata è atto politico: legato alla responsabilità della condivisione,cioè applicazione pura del comunismo. Proprio nelle relazioni sentimentali e di famiglia si manifestano le contraddizioni del capitale e del comunismo.
Una relazione,come quella che sto vivendo,basata sulla totale e assoluta sincerità, su una discussione interna viva e democratica, sulla condivisione totale di gioie e sofferenze, sulla fedeltà come valore fondativo e irrinunciabile della coppia, in nome non di un dogma ,ma di una scelta e del rispetto dell’altra/o, sulla parità sessuale , non è facile. Ma è un atto dovuto se ci dichiariamo comunisti. Non possiamo abbandonarci al lassismo piccolo borghese,alle giustificazioni per ogni nostro vizio,non è la vita come la intendo e voglio viverla.
Esempio che diventerà eredità per i figli. Se non spiego loro che le battute sessiste,il machismo cretino, non li rendono veri uomini come vogliono far credere a loro,ma dei deficienti tamarri , uomini debolissimi che impazziscono per un rifiuto,bè che educazione ho dato ai miei figli? A loro spiegherò che l’umanità è divisa tra aggressori e aggrediti,occupanti e occupati, fascisti da appendere e compagni da sostenere. Che siamo umani e tutti meritiamo amore,rispetto,comprensione,che si debba cooperare,collaborare,ma mai perdonare facilmente,mai prendere le distanze dalla politica -che non sono affari miei- mai sostener la reazione, il liberalcapitalismo ,e la violenza a volte è un rimedio odioso,squallido,ma necessario. Ecco la differenza fra fasci e comunisti,a noi non fa piacere far del male a nessuno.
Il privato è politico. Sempre.

Cercavi giustizia,trovasti la legge.

3 Nov

Io sono uno che rispetta le regole. Mi dici: “Metti il casco!” Lo metto.  “Allaccia le cinture” Taaac,allacciate. Sto in fila , aspettando il mio turno, non parcheggio nei posti lasciati per chi ha un handicap, faccio sempre lo scontrino,anche se mi dicono di non farlo, mi reputo una persona civile che vuole vivere tra civili. E non ci vedo nulla di rivoluzionario nell’illegalità spicciola,rebelde. Mai . Non è nemmeno questione “nasci incendiario, muori pompiere”, per rispetto ai grandi piromani della storia ( Lenin, Stalin, Mao, Ho chi min), e in totale disprezzo per i pirlomani dello spontaneismo caciarone.

Amo l’umanità, l’ho sempre detto e dimostrato con la mia vita, ( chi mi conosce lo sa), e reputo che chiunque compia atti criminali,si ponga al di fuori della civiltà.  Reputo fondamentale da parte dello Stato una sanzione, una punizione, una possibilità di rieducazione e cosa importante: reinserimento nella società. Si può esser severi,mai sadici .

Quindi non sono uno di quelli che scrive: potrebbe capitare anche a te. Non amo gli allarmismi, non amo questi mezzi assolutamente banali e fuorvianti per far passare una teoria.  Non parlo mai di gulag o siberia,quando devo spiegare perché credo nel comunismo  e reputo ridicole quelle persone che per farti cambiare idea o farti sostener la loro tesi puntano sulle paure comuni: esser prelevati, imprigionati,assassinati. Non credo affatto che questo modo di porsi  possa attirare attenzioni e riflessioni da parte delle masse.

Però credo nella giustizia. E non mi pare che essa giri con una divisa. Non credo che essa debba fare distinzione: “ah,vabbè te sei un poliziotto? Si manganella pure sti cazzo di operai,va! Non ti preoccupare. Però ,oh, mi raccomando ai mafiosi portaci il caffè in cella. E salutali, porta rispetto. Poi se sei incazzato , perché capisco che ti incazzi, va: ci sono dei tossici più vivi che morti. Stanno sul cazzo a tutti,vai tu e i tuoi colleghi e giù di botte.”

Alcuni criminali fanno più schifo di altri. Si,perché all’italiano piace chi è forte. Guarda quello : è un capo mafioso,fa paura a tutti. Sai che ha sciolto tanta gente nell’acido “VIVA” , ha messo bombe contro giudici che non si facevano i cazzi loro, troppo figo! Il mafioso è l’amico che con mezzi poco ortodossi e civili ci fa giustizia. Ti trova anche lavoro eh. E poi la mafia aveva una morale.

Te dimmi che morale hanno questi tossici pericolosissimi,come quello..Come si chiama? Stefano.

Ora capisco tutto,ma andiamo! Vuoi mettere il boss che va a messa con la famiglia, gente per bene eh. E sto tossico?Ma sarà mai stato a messa? Non penso.Quindi al popolo va bene che i loro amici poliziotti lo ammazzino di botte.

Ma a me no. E non ti dico:era innocente. Non mi interessa. Odio i santi . Non li sopporto. Avrà fatto i suoi sbagli, sarà stato fragile,ma che ne sappiamo? Perché ci sentiamo in dovere di giudicare una persona attraverso il sentito dire,il pregiudizio?

Non è che sia un tossico. Non è quello. Non meritava quella fine. Non meritava il sadismo di stato.

Era nelle mani dello Stato e della giustizia, doveva scontare una pena, se colpevole di qualcosa,ma sopratutto – e questo lo dimentichiamo sempre- doveva aver la sua occasione per reinserirsi nella società.  La famiglia  e lo stato servono a questo: a inserirti nella tua società. Per essere sereno

E chi decide che Stefano non sarebbe diventato un cittadino sereno?Come si fa a negare questa possibilità?

Lo puoi fare se appartieni a un sindacato di poliziotti non proprio sani di mente. D’altronde se lo meritava per la vita che conduceva. Quindi una prostituta merita lo stupro? Non può fermare uno di questi agenti per cercare giustizia?No,perché conduce una vita irresponsabile

Io credo nella responsabilità e nelle conseguenze e mi pare che Stefano Cucchi, stesse già pagando le conseguenze. Lo stato dovrebbe fermarsi lì. Invece si è voluto colpire un ragazzo, strappargli la vita ,come se fosse un atto dovuto.

Una sorta di macabro “colpirne uno per educarne cento”, ma in salsa fascista: quindi prendi il più debole e massacralo.

Io credo nella giustizia, nella legge, credo nelle regole e penso che questo paese vada male proprio perché incivile, vigliacco, lecca culo dei potenti che possono farci male, sostenitore dei farabutti, dei disonesti, dei “furbi”

E tutti questi lati negativi li puoi trovare anche in chi serve lo stato.  Da quanto tempo vedi bastonare i lavoratori? La puoi chiamare giustizia? No.

Dici : siamo stati provocati. E tu ci devi passare sopra.  Come fai quando hai a che fare con criminali organizzati o colleghi corrotti.

Non sei il solo sotto pressione, lo sono anche quei lavoratori che hai bastonato. Non ti rivedi in loro? Non pensi che ti sia , per classe di provenienza, più vicino un operaio, un sindacalista, pure un tossico,che un imprenditore , un politico,un mafioso? Va bene, bastona pure. Ma cambia soggetto.

Sopratutto: sai che fai parte degli esseri umani? Si. ti sembra bello e giusto mostrare il dito medio ai famigliari del morto? Ti sembra un atto di persona irreprensibile ,che fa una vita sana?

Io non credo che la polizia sia mia nemica sempre e comunque. Non temo di finire in galera o altre cose. Non voglio santificare nessuno. Penso che la giustizia sia sopra agli uomini e non tenga conto delle divise. E un delitto odioso commesso da uno sbirro sotto pressione è identico al delitto odioso di un operaio sotto pressione. Entrambi non devono rimanere liberi. Devono essere assicurati alle patrie galere e pagare per il loro reato. Ma non sia mai una punizione continua,un abbrutimento dell’essere umano, un abbandono alla inedia e alle regole d’onore di gente senza onore.

La seconda possibilità dovrebbe essere una garanzia in una società civile. Quello che avete negato a Stefano e non solo.

Per questo non vi considero agenti di polizia,ma criminali. Per le parole che usate, il pensiero che avete , per quello che siete.