Bordelli culturali e crisi di lisa simpson

14 Dic

Uno dei pilastri dell’Ipocrisia Istituzionalizzata è il seguente:nelle democrazie liberali tu cittadino puoi sciegliere,pensare,agire,in modo autonomo rispetto al tuo Stato. Tanto che sia nei confronti dei paesi del socialismo reale,che in quelli attuali nazionalisti,popolari,talora religiosi ,si tende a mostrare come essi siano del tutto incapaci di Pensare e Scegliere il loro “stile di vita”,rispetto a quei figaccioni che sono gli occidentali.
Sarebbe divertente riflettere su questi due elementi:scelta e pensiero.Quando il nostro pensiero è stato critico?Lo abbiamo condiviso ed abbiamo ottenuto qualche risultato soddisfacente?Attenzione!Non dico un pensiero conformista alle prese con la classica indignazione sociale ben voluta dal nostro sistema,ma un vero atto sovversivo di reale critica alla dittatura del libero mercato,alle falsificazioni di ideali,valori,concetti ribaltati secondo la convenienza del momento.E sopratutto quando hai scelto?Anche in questo caso non vuol dire scegliere la merce,intesa sia come prodotto fisico e anche come culturale,esposta nel supermercato della roba e delle idee.No,una scelta altra rispetto alla convenzione e fino a che punto è stata vissuta?
Una pubblicità di una nota marca di macchine,la mena con l’inno alle scelte ribelli e anticonformiste,con una spruzzatina di “riprendiamoci la nostra vita e il nostro tempo”,che sarebbe come un aguzzino nazista che dicesse a un condannto alle camere a gas:riprendi a sperare e a vivere.Non c’è spazio di dissidenza politica o culturale viva,perchè anche questo spazio è stato riempito da concetti innocui,svuotato da istanze rivoluzionarie e riempite di miti e azioni simboliche e ribellistiche.La guerra non è solo contro la classe politica e quindi contro i Partiti,la loro capacità di organizzare e disciplinare uno stato e una società.No,la lotta del capitale si spinge -naturalmente direi- anche a distruggere quella serie di ostacoli che potrebbero frenarne l’azione di “blobbamento”cioè ingoiare e far sparire ogni forma di pensiero critico,senso della critica e autocritica,desiderio di apprendere e capacità di discussione.
Per questo capita spesso di leggere feroci critiche contro non specificati intellettuali,mentre si esalta l’aspetto peggiore delle masse amorfe,cioè una solida ignoranza tamarra che si infastidisce per ogni occasione di conoscenza ulteriore rispetto a quello che in un certo modo consola e rincuora. Strano che l’occidente sempre pronto a portare la civiltà nei paesi esteri,non sia capace di insegnarla ai suoi cittadini.
Certo questa operazione che agli ingenui potrebbe sembrare una rivincita del pensiero popolare e delle sue istanze contro un mondo borghese ,ingessato,snob,ha bisogno di aiuto da parte degli intellettuali stessi.Non tutti,ma di quelli che il sistema potrebbe usare per il loro appeal e a seconda del pubblico e dei clienti di riferimento. Perchè se la volgarità intellettuale dei prodotti di massa è spicciola ed evidente,consolatoria perchè mantiene i tamarri come fenomeno sociale da baraccone,porelli mica lo comprendono questo,facendo in modo che naufragando nella loro ignoranza,(non grammaticale ,di lessico,ortografica,ma sociale ),si sentano beati e non rompano i coglioni,vi è anche una sorta di ignoranza vestita a festa da donare a quelli che sono gli intellettuali percepiti.Anzi che si autopercepiscono in quel modo. Basta un Saviano,e subito Israele ci potrà sembrare un paese meraviglioso,un Travaglio e la guerra in Ossetia sembrerà cominciata dai Russi. Il danno qui è gravissimo perchè colpiamo e plasmiamo quelle menti che avrebbero i mezzi per agire concretamente contro la fabbrica del conformismo e del “falsoreale”-cioè quella particolare forma di controllo popolare che usa elementi di realtà nel falso,il cormorano della prima guerra in Iraq è un esempio perfetto-tutto questo colpisce anche la capacità di scegliere. Tanto che va di moda ,in campo culturale,di unire alto e basso alla cazzo di cane,di dare il patentino di filoso a tutti-anche a Califano- di usare il termine cultura sia per Tolstoj che per il videogioco della play,che per il film di serie b che per un film di Fellini.
Non riconoscendo che essa non è la figlia dei tempi,ma la parte che ha resistito alle mode e al tempo.Noi non possiamo parlare della nostra cultura perchè ancora in costruzione o demolizione,quando diventerà una tradizione capace di superare i suoi ostacoli naturali,si potrà comprendere cosa è culturale e cosa no.
Sopratutto non è un concetto legato al nostro gusto,più una certa abilità a motivare ragioni del tutto istintive e irrazionali.Perchè c’è sempre bisogno di una lunga preparazione,senza ombra di dubbio legata alle nostre capacità,questo ci porta a dire che è naturale la divisione tra Maestri e Allievi. Ci sono cattivi maestri e pessimi allievi,come brillanti allievi nelle mani di mediocri maestri,o bravissimi maestri sprecati in classi di allievi presuntuosi e impreparati.Nondimeno questa è la natura delle cose. Dobbiamo sforzarci di imparare,applicarci nell’arte della curiosità intellettuale
Non è cosa che fa :figo,meglio l’ennesima imitazione del burino di “Sacco Bello”,certo.Però le cose che fanno figo,dopo un po’ mettono imbarazzo forte a chi li riteneva tali,se normodotato ovviamente.
Qui entra in campo la scelta:che deve riguardare l’evoluzione del proprio pensiero.
Fa figo unire Bergman a un Polselli di passaggio,fa tanto intellettuale moderno no?Tuttavia quale è la scelta in questo caso?Non esiste.Trattasi di paraculata anche facilona.Perchè gran parte dei sostenitori dell’ignoranza da reality è in sostanza gente che ha buone capcità intellettuali,ma le disperde per stare nella massa:amorfa,reazionaria,oscurantista.
Anzi,una scelta si è fatta:quella della comodità.Che a ben vedere non è affatto tale,perchè è proprio quella tracciata sin dall’inizio dal sistema.
Distrutto il senso critico,essendo rimasto solo l’opinionismo selvaggio,perchè cercare la verità?Perchè avere valori,cultura,pensiero socio politico?
L’appiattimento non è solo dovuto all’uso della tv,perchè certa gente richiama a sè le castronerie della televisione spazzatura o il morboso desiderio di morte e violenza dei casi di cronaca nera.
Trattasi ormai di una metastasi dell’individuo che decide di recarsi nei bordelli culturali e di prendersi allegramente la sifilide.Fa figo.

Io invece mi sento come lisa simpson.Lincapacità di poter sostenere una guerra contro questa deriva,pur avendo i mezzi.Che non sono nulla quando non hai il controllo della produzione in serie dei concetti di servilismo e ridicolismo culturale e politico.
Si resiste,non posso fare altro.

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4 Risposte to “Bordelli culturali e crisi di lisa simpson”

  1. akio dicembre 14, 2011 a 2:27 pm #

    in particolare oggi che tutti gridano la loro preoccupazione per la crisi di beni materiali si continuano a spingere i modelli produttivi e di marketing ce ne hanno determinato la sovravalutazione al punto da far indebitare la gente per oggetti di cui si può (anzi, si deve!) fare a meno. i periodi di crisi (di fame) hanno sempre generato false forme di sviluppo successivo che ha inevitabilmente ricreato il circolo vizioso di iper-produzione. se è vero che il “figo” cioè l’immagine ha contribuito a spingere verso la vendita di beni di inutile consumo è anche vero che gli intellettuali hanno fatto i “fighi” parlandosi addosso e senza portare un contributo concreto alle società L’ultimo intellettuale che ha detto e fatto qualcosa per la società italiana è stato Pasolini uno che ha combattutto contro i servilismi ed i ridicolismi culturali e politici di cui tu parli così efficacemente in questo post.

    • davide dicembre 14, 2011 a 4:08 pm #

      concordo.
      Ripeto la parola è fondamentale e importante,così come il pensiero,perchè la sssr mica è nata da sola,ma dal pensiero e parola che diventa azione dei compagni sovietici.
      Il fallimento consentito della classe intellettuale va messo sotto accusa proprio partendo da essi,solo che oggi si offre solo la caccia all’intellettuale senza indicare la rieducazione.Non è possibile Vivere nel senso politico del termine senza di loro.

  2. akio dicembre 15, 2011 a 8:30 am #

    non proponevo la caccia all’intellettuale ma la presa in considerazione solo di quelli che hanno qualcosa da dire e il cui contributo può essere concreto per il maggior numero di persone

  3. davide dicembre 15, 2011 a 11:43 am #

    Eh,certo:ma quelli che hanno un qualcosa da dire spesso sono fuori dalle logiche della cultura liberale e delle democrazie colonialiste,indi per cui non credo avranno mai lo spazio per poter dialogare e porsi come avanguardia con le masse.

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